Ilva, domiciliari a Fabio Riva

Il processo Ambiente Svenduto inizierà il prossimo 17 maggio a Taranto

Taranto – Il tribunale del Riesame di Taranto ha concesso gli arresti domiciliari a Fabio Riva, ex vicepresidente dell’Ilva e di Riva Fire, detenuto dal giugno dell’anno scorso nell’ambito dell’inchiesta ‘Ambiente svenduto’. E’ figlio del defunto presidente dell’Ilva Emilio – morto ad aprile 2014. Riva è stato recentemente sottoposto ad intervento chirurgico e deve fare periodicamente trattamenti terapeutici.

Il processo a carico di 44 persone fisiche e tre società inizierà il prossimo 17 maggio a Taranto. Il Riesame di Taranto non ha valutato una richiesta di scarcerazione o revoca della misura cautelare per motivi di salute ma ha dato seguito alla sentenza con la quale la Corte di Cassazione il 9 dicembre scorso ha annullato con rinvio l’ordinanza con la quale il 6 agosto 2015 era stato confermato il carcere per lo stesso Riva.

Ilva, restano in Svizzera i 1,2 miliardi sequestrati ai Riva. Il Tribunale ha accolto il ricorso delle figlie di Emilio.

Resteranno in Svizzera i 1,2 miliardi sequestrati ai Riva. L’ha deciso il tribunale di Bellinzona, in Svizzera.

Firenze Il tribunale federale di Bellinzona, in Svizzera, ha detto no al rientro in Italia di circa 1,2 miliardi di euro che erano stati sequestrati più di due anni fa dai magistrati di Milano in una delle inchieste sulla gestione dell’Ilva. La Corte dei reclami penali del tribunale svizzero ha così accolto il ricorso delle figlie dello scomparso Emilio Riva perché ha riscontrato gravi irregolarità nella procedura. La decisione di annullare il provvedimento con il quale a giugno la Procura di Zurigo, su richiesta della magistratura italiana, aveva disposto la revoca del sequestro del denaro perché potesse essere trasferito è motivata con la presenza di “vizi materiali e formali particolarmente gravi” nella richiesta dell’Italia. Ma soprattutto con il fatto che “l’origine criminale” di quei fondi è ritenuta da giudici “soltanto presumibile” ma attualmente “non manifesta”, per cui il trasferimento “costituirebbe un’espropriazione senza un giudizio penale”. E “non esiste una dichiarazione di garanzia delle autorità italiane secondo la quale le persone perseguite, se dichiarate innocenti, non subirebbero nessun danno“. Il provvedimento del tribunale svizzero è impugnabile entro dieci giorni. 

Processo Ambiente Svenduto, udienza rinviata per omessa notifica

Taranto – Doveva cominciare oggi, davanti alla Corte d’assise di Taranto, il processo “Ambiente svenduto”, che vede coinvolti 47 imputati (di cui tre sono società), un imprecisato numero di testimoni (210 quelli chiamati dalla Procura), un migliaio di parti civili e centinaia di avvocati.

In realtà, un’annunciata omessa notifica ha fatto rinviare tutto e la prossima udienza è stata fissata per il 1° dicembre.

Il nostro sito seguirà tutte le udienze del processo, come abbiamo già fatto per i processi Thyssen, Eternit e per quello in corso sulla strage ferroviaria di Viareggio del 2009.

“Ambiente Svenduto”, al via il processo Ilva (MicroMega)

Ilva, nuovo decreto. Via libera al prestito ponte, ma niente sblocco dei fondi dei Riva

La delusione dei sindacati e l’addio del subcommissario Ronchi: “Non ci sono le condizioni per andare avanti”

Taranto – Se l’Ilva dovesse fallire le garanzie ci saranno per le banche, ma non per gli operai. È una delle novità introdotte dall’ultimo decreto “salva Ilva” approvato poche ore fa dal Consiglio dei ministri. È stato il premier Matteo Renzi, nel corso della conferenza stampa, ad accennare che il “il decreto Ilva è stato approvato”, ma non “nella forma che avevo visto sui giornali e che era stata proposta”.

Non ci sarà infatti lo sdoppiamento del commissario: resta confermata la struttura esistente, che prevede un subcommissario ambientale a coadiuvare il commissario straordinario Piero Gnudi. Nella nuova versione del decreto, quindi, ci sono esclusivamente “la riorganizzazione dei tempi di risanamento” e le garanzie per il prestito ponte delle banche: il testo afferma che “l’impresa commissariata” può chiedere “di essere autorizzata a contrarre finanziamenti, prededucibili” per “porre in essere le misure e le attività di tutela ambientale e sanitaria ovvero funzionali alla continuazione dell’esercizio dell’impresa e alla gestione del relativo patrimonio”.

Resta fuori dal decreto, invece, la possibilità di utilizzo dei soldi sequestrati ai Riva dalla magistratura milanese.

Poi, il decreto dispone che per “l’osservanza” del Piano di risanamento devono essere attuate almeno l’80% delle prescrizioni entro il 31 luglio del 2015″; per il resto delle prescrizioni il termine è fissato al 4 agosto 2016, a parte l’applicazione della decisione della commissione Ue del 2012 sulle migliori tecniche disponibili per produrre ferro e acciaio.

Il decreto è stato accolto con parole di delusione dai sindacati metalmeccanici e apre la strada ad una serie di perplessità. Anche Edo Ronchi ha gettato la spugna e anticipato il suo “no” all’eventuale proposta di riconferma nell’incarico di subcommissario ambientale.

Ilva, è morto Emilio Riva

E’ morto Emilio Riva

Firenze – Aveva 88 anni, al suo nome è legato un pezzo importante di storia della siderurgia italiana e, da almeno due anni, lo scandalo giudiziario che ha coinvolto il gioiello di famiglia: l’Ilva di Taranto. Emilio Riva è morto oggi dopo una lunga malattia. Era lo storico patron dell’omonimo gruppo che rilevò la ferriera del capoluogo ionico dall’Iri.

Ilva, chiesti quattro anni per i Riva e l’ex direttore della fabbrica

Firenze La procura di Taranto ha chiesto quattro anni di reclusione per il patron dell’Ilva Emilio Riva, suo figlio Fabio e l’ex direttore dello stabilimento pugliese Luigi Capogrosso. I reati contestati sono disastro ambientale e omicidio colposo per la morte degli operai che per anni hanno lavorato a stretto contatto con l’amianto e si sono ammalati di mesotelioma pleurico. Il pm Raffaele Grazione ha inoltre chiesto la stessa condanna per altri 26 imputati che sono stati al vertice della fabbrica dal 1978 a oggi.

Ilva, lavoratori sui tetti dopo il licenziamento dell’operaio che aveva denunciato irregolarità. Venerdì altri cinque arresti.

E’ un atto “vile e infame”. Così l’Unione sindacale di base ha definito la cacciata di Marco Zanframundo, uno dei dipendenti attivisti del sindacato che da mesi attaccava l’azienda per le carenze sulla sicurezza

Taranto – Rimane incandescente la situazione all’Ilva di Taranto. E’ iniziato alle 7 di questa mattina lo sciopero con presidio a oltranza davanti alla portineria A dello stabilimento proclamato dall’Usb (Unione sindacale di base). Un gruppo di lavoratori è salito sui tetti della direzione dello stabilimento di Taranto per manifestare contro il licenziamento di Marco Zanframundo (dirigente del sindacato di base) e dei lavoratori della ditta d’appalto ‘Emmerrè’. Zanframundo avevano presentato un esposto alla magistratura per denunciare le anomalie della fabbrica. Forse troppo per l’azienda, che lo ha ripagato con la stessa moneta contestando una serie di violazioni alle norme di sicurezza che avrebbero messo in pericolo lui e i suoi colleghi. Una contestazione disciplinare dietro l’altra che si sono concluse con il suo licenziamento.

Venerdì scorso ci sono stati nuovi arresti: cinque dirigenti dello stabilimento con le accuse di associazione a delinquere finalizzata alla commissione di reati contro la pubblica incolumità in relazione al testo unico ambientale. Nel provvedimento firmato dal gip Patrizia Todisco si parla di una struttura ombra che rispondeva direttamente alla famiglia Riva e governava il siderurgico inquinando Taranto. Inquietante appare la lettura della parte finale del provvedimento in cui i magistrati chiariscono che “l’obiettivo che da sempre ha accomunato i fiduciari è quello caro alla proprietà ovvero quello legato alla produzione, fulcro su cui si muove il solo ed unico interesse dei Riva”. Un obiettivo da perseguire a qualunque costo. Magari sacrificando la salute di operai e cittadini di Taranto.

Ilva, le notizie dell’estate. Il governo autorizza una discarica interna, scoperti altri fondi neri della famiglia Riva, piano industriale rimandato a novembre

Il riepilogo dei principali fatti del mese di agosto sull’impianto siderurgico di Taranto. Peacelink ha denunciato che ai Tamburi c’è un caso di tumore ogni 18 abitanti.

Taranto – Un riepilogo delle principali notizie del mese di agosto sulla questione dell’Ilva. Il mese si era aperto con l’approvazione definitiva del decreto salva-Ilva da parte del Parlamento. Attorno a Ferragosto sono arrivate le critiche di Arpa Puglia al commissario Enrico Bondi per il suo approccio negazionista ai problemi di salute causati dall’impianto, il ritorno dell’ipotesi di integrazione tra Ilva e Lucchini di Piombino e l’avvio dei primi interventi di bonifica dell’area. Verso la fine del mese si è riaperto un nuovo fronte di polemica a seguito della decisione del governo di autorizzare con un decreto la discarica di ‘Mater Gratiae’, ribattezzata la “discarica della vergogna”, che ricade nel Comune di Statte (Taranto) e che l’Ilva da tempo vuole utilizzare. Anche il fronte giudiziario ha continuato a muoversi, con la scoperta in Inghilterra di altri 700 milioni di euro riconducibili alla famiglia Riva, che portano a oltre 2 miliardi di euro la cifra totale individuata dalla Finanza.

Settembre è iniziato con la denuncia di Peacelink, che ha diffuso i dati sui malati di tumore a Taranto: sono 8.916, di cui oltre 4mila nel quartiere Tamburi, dove l’incidenza è quella di un malato ogni 18 abitanti. Nel frattempo il commissario Bondi ha incontrato per la prima volta i sindacati, un incontro interlocutorio che ha rimandato per l’ennesima volta il piano industriale a novembre.

Ilva, un anno dopo. Tutto cambi perché nulla cambi.

Il 26 luglio 2012 il gip Patrizia Todisco dispone il sequestro di sei reparti dell’area a caldo dell’impianto siderurgico. Dopo 365 giorni, due governi, un’Aia ad hoc e due decreti ad aziendam la situazione è identica. E il siderurgico continua ad inquinare.

Taranto – E’ passato un anno dal 26 luglio 2012, quando il gip Patrizia Todisco dispose il sequestro di sei reparti dell’area a caldo dell’impianto siderurgico. Lo stesso giorno furono disposti gli arresti domiciliari per sette persone, tra cui i vertici della famiglia Riva. E’ passato un anno, ma la situazione sembra identica. L’impianto siderurgico continua ad inquinare nonostante i provvedimenti dei due governi che si sono succeduti, un’Aia ad hoc e due decreti ad aziendam. Un interessante articolo del Fatto Quotidiano ripercorre i momenti salienti dlel’annata.

La notizia del giorno invece è il ritorno in libertà per il patron Emilio Riva, suo figlio Nicola e l’ex direttore dello stabilimento di Taranto, Luigi Capogrosso. Ai tre è stata notificata un’ordinanza del gip del Tribunale di Taranto Patrizia Todisco. Il provvedimento è stato adottato per decorrenza dei termini di custodia cautelare. Ai tre indagati è stato comunque imposto l’obbligo di dimora e, per Emilio Riva e Capogrosso, il divieto di espatrio.

La Camera ha approvato il decreto salva-Ilva bis.

L’approvazione avvenuta tra le polemiche, per la conversione definitiva occorre il voto del Senato entro il 3 agosto.

Roma – Via libera al decreto legge sul commissariamento dell’Ilva. Oggi pomeriggio la Camera ha approvato il provvedimento con 299 voti favorevoli, quelli della maggioranza. Il provvedimento passa adesso al Senato per la definitiva conversione in legge. Il decreto, varato dal Governo lo scorso 4 giugno a fronte delle inadempienze dell’Ilva nell’attuazione dell’Autorizzazione integrata ambientale, delle dimissioni del cda dell’azienda e del sequestro preventivo del gip di Taranto per 8 miliardi sui beni della capogruppo Riva Fire, è stato ampiamente modificato dalle commissioni Attivitá produttive e Ambiente della Camera e nella nuova versione è stato poi approvato dall’assemblea di Montecitorio. Un’approvazione avvenuta tra le polemiche.

Nel frattempo per la famiglia Riva continuano i guai giudiziari. La Procura di Milano ha chiesto il rinvio a giudizio per il patron Emilio Riva e per tre manager, responsabili dei conti, con l’accusa di false rappresentazioni delle scritture contabili al fine di evadere le imposte sui redditi. La presunta frode fiscale operata dall’Ilva sarebbe di 52 milioni di euro.

Sempre nei giorni scorsi il tribunale del riesame di Taranto ha motivato la decisione con cui ha respinto il ricorso contro il sequestro dei beni disposto dal gip Todisco. All’Ilva, dicono i giudici, c’era un “governo aziendale occulto (non ufficiale) operante all’interno dello stabilimento di Taranto, una struttura ombra costituita da soggetti denominati ‘fiduciari’, che di fatto governavano il siderurgico”. Un’altra brutta notizia per la famiglia Riva. 

Il tribunale di Taranto ha anche rigettato l’istanza di revoca degli arresti domiciliari presentata da Michele Conserva, l’ex assessore provinciale all’Ambiente coinvolto nell’inchiesta «Ambiente svenduto».