Fisco, sei miliardi di euro non dichiarati nel primo quadrimestre del 2012.

FirenzeNei primi quattro mesi del 2012 la Guardia di Finanza ha scoperto 2.192 evasori totali. Dalle indagini è emerso che gli evasori hanno nascosto al fisco redditi per oltre 6 miliardi di euro. In materia di Iva, sempre nel primo quadrimestre 2012, la Guardia di Finanza ha scoperto 650 milioni di euro di Iva evasa. Le persone denunciate all’autorità giudiziaria sono 853 e altre 530 per occultamento o distruzione della contabilità. I maggiori “picchi” di evasione, riferisce in una nota la Guardia di Finanza, sono stati riscontrati nel settore del commercio all’ingrosso e al dettaglio (quasi il 25% del totale), delle costruzioni edili (circa il 22%), delle attività manifatturiere (11), delle attività professionali, scientifiche e tecniche (5,7) e delle attività di alloggio e ristorazione (5,5) (link).

 

 

 

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Sicurezza sul lavoro, nessuna buona notizia

Firenze - ll giorno 28 aprile sarà la giornata mondiale della Sicurezza sul Lavoro, un giorno sui cui riflettere e cercare di comprendere, nella sua complessità, il triste fenomeno delle morti per infortunio sul lavoro in Italia.
Dal 1 gennaio 2008, dopo la tragedia della Thyssenkrupp di Torino in cui morirono bruciati vivi sette operai, ho dedicato buona parte del mio tempo libero all’Osservatorio Indipendente di Bologna per monitorare i morti sul lavoro in Italia.

In poco tempo di raccolta dei dati delle vittime come la loro attività, età, luogo dell’evento, mi sono accorto della disinformazione e del pressapochismo con i quali vengono affrontate queste tragedie da parte di tutti gli organi competenti e dell’informazione.
Sul fenomeno ci sono molti luoghi comuni e purtroppo anche tanti interessi economici.
Dal mio osservatorio privilegiato posso affermare, documenti alla mano, che non è affatto vero che i morti sul lavoro stanno calando, solo tra il 2008 e il 2009 abbiamo registrato un leggero calo mentre nel 2011 l’aumento è stato dell’11,5% rispetto al 2010 e l’anno scorso sono stati superati sui luoghi di lavoro addirittura i morti del 2008. Nel 2011 sono morti sui luoghi di lavoro oltre 650 lavoratori, più di 1100 aggiungendo quelli deceduti sulle strade e in itinere; 139 agricoltori sono morti schiacciati dal trattore e in questa categoria si supera il 30% di tutti i morti sul lavoro se si considerano anche altre cause di decesso per infortunio.

Quando penso a queste morti mi viene una grande rabbia. Basterebbero pochi lavori mirati sulla cabina dei vecchi trattori senza protezioni, che impediscono al guidatore di essere sbalzato fuori in caso di manovra errata, per salvare la maggior parte degli agricoltori. Purtroppo il nostro Parlamento è impegnato in cose ben più importanti della tutela dei propri cittadini. Occorrerebbe anche sottoporre ad una visita medica d’idoneità chi si mette alla guida ad una certa età: i trattori sono “mostri” che non perdonano il più piccolo errore e il territorio in gran parte collinare del nostro paese con i riflessi poco pronti sono componenti micidiali.

Un’altra categoria che paga un prezzo elevatissimo di sangue è l’edilizia. La maggior parte degli edili muore cadendo dall’alto ed a morire sono quasi tutti stranieri o meridionali, anche nei cantieri del centro-nord. Le vittime lavorano in piccole e piccolissime aziende dove è difficile vedere indossare anche il casco. Gli stranieri morti per infortuni sul lavoro sono oltre il 13% del totale. Questi lavoratori spesso non parlano l’italiano e non conoscono neppure le più semplici norme di autotutela. In questo caso occorrerebbe l’obbligo di frequenza a corsi sulla sicurezza e un esame d’idoneità prima di impiegarli in lavori pericolosi. Qualche volta è l’artigiano proprietario dell’impresa a morire per infortunio. Noto spesso, da parte di chi ha altri interessi, il tentativo di scaricare sui lavoratori la responsabilità delle tragedia. Ma il proprietario o il superiore che spesso lavora con la vittima è responsabile della sua integrità fisica ed ha l’obbligo di far indossare le protezioni, pena anche il licenziamento degli inadempienti. Ma ciò, oltre ad avere un costo, rallenta i lavori e quindi si preferisce trascurare l’aspetto della sicurezza per accelerare i lavori e aumentare il margine di guadagno.

I morti nelle fabbriche sono intorno al 10% sul totale: anche nell’industria, come nei cantieri, a morire sono soprattutto lavoratori di aziende artigiane, dove il sindacato non è presente. Nei grandi cantieri e nelle fabbriche dove c’è un responsabile della Sicurezza le morti per infortuni si contano sulle dita di una mano, nonostante gli addetti siano milioni. Numerosi sono anche i morti nei servizi all’impresa. Spesso si ha un controllo molto efficace sulla sicurezza tra i dipendenti, ma nessuno tra i lavoratori esterni e gli artigiani chiamati a svolgere lavori di manutenzione.

Purtroppo anche quest’anno assistiamo ad un numero elevatissimo di morti, siamo già ad oltre 150 dall’inizio dell’anno solo sui luoghi di lavoro, e oltre 300 contando i decessi sulle strade e in itinere.
Le statistiche ufficiali ci dicono che anche il 2011 è stato “migliore” del 2010, con un calo dei morti sul lavoro rispetto al 2010 di oltre il 4%, cosa non vera, anche sui morti sul lavoro si tira la coperta dove fa più comodo. C’è da chiedersi come mai l’Osservatorio Indipendente di Bologna registra molti morti in più, mentre le statistiche ufficiali mediamente il 15% in meno tutti gli anni. Su questo punto occorre fare la massima chiarezza. Il calo dei morti per infortuni sul lavoro registrato dalle statistiche ufficiali, ma non dall’Osservatorio è sulle strade e in itinere, ma non sui luoghi di lavoro, e questo non per una migliore prevenzione, ma per merito di automobili tecnologicamente più sicure che per fortuna vengono comprate anche dai lavoratori una volta rottamate le vecchie. Questo significa che in realtà i controlli sui posti di lavoro sono diminuiti e i morti aumentati, e che nessuno può esultare per un risultato positivo che non esiste.

L’Osservatorio Indipendente di Bologna segnala come morti sul lavoro tutti i lavoratori che muoiono mentre lavorano, indipendentemente da chi sono, dal lavoro che svolgono e dalla loro posizione assicurativa. L’Inail  probabilmente considera morti sul lavoro solo i suoi assicurati: non sono assicurati all’Inail i tantissimi agricoltori che muoiono in tarda età e già pensionati che rimangono schiacciati dal trattore, chi lavora in nero, i militari ecc. Non sono inseriti tra le vittime i contenziosi, fino alla conclusione del processo che quasi sempre dura anni. In pratica noi registriamo tutti gli anni oltre un centinaio di morti sui luoghi di lavoro in più.

I morti sul lavoro in “nero” meritano un approfondimento particolare, spesso sono lavoratori sfruttati da terzi. Qualche volta ci sono anche tentativi di far passare l’infortunio mortale come una disgrazia avvenuta altrove. Ma in diversi casi sono la faciloneria e l’improvvisazione le causa della morte di tanti che lavorano in “nero”. Ad esempio spesso accade che si chiamino parenti, amici e conoscenti “esperti” per fare lavori di potatura di alberi che poi travolgono i malcapitati, oppure ci si improvvisa muratori e si cade dai tetti, oppure guidando trattori come già evidenziato in precedenza, e si potrebbe continuare con innumerevoli altre situazioni. Chi commissiona questi lavori non si rende conto delle gravissime conseguenze a cui va incontro in caso d’infortunio mortale.
Come si evince il fenomeno è molto complesso e con molte sfaccettature.

Tra pochi giorni ci sarà il 1° maggio, il giorno di festa dei Lavoratori, ma credo che ci sia poco da festeggiare. Un governo classista, non eletto dai cittadini, appoggiato da partiti di destra, di centro e di sinistra, ha preso misure a senso unico per risanare il paese: è stata bloccata la contingenza sulle pensioni superiori a 100 euro, stravolta la normativa sull’articolo 18 che rende più facili i licenziamenti senza giusta causa, reintrodotta una tassa sulla prima casa e triplicata quella per le seconde, una tassa che non distingue tra chi possiede una casetta di montagna ereditata dai genitori e chi ha decine d’appartamenti in affitto e che scaricherà l’aumento sugli inquilini.

Per il 10% degli italiani che hanno visto aumentare la ricchezza a dismisura in questi ultimi anni non è stata introdotta nessuna patrimoniale. Ma la misura che più fa arrabbiare è il notevole allungamento dell’età per avere i requisiti per andare in pensione, non facendo nessuna distinzione tra chi svolge lavori faticosi e pericolosi e chi lavora con un computer. Lavorare fino a 65 anni ed oltre, con riflessi poco pronti e non in perfetto stato di salute, nelle fonderie, nelle officine, sui tetti o alla guida di un trattore provocherà un forte aumento delle morti sul lavoro e questo accadrà con la colpevole complicità di quasi tutti i nostri parlamentari.

Firma: Carlo Soricelli (metalmeccanico in pensione e curatore dell’Osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro)

Fonte: Articolo 21 

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Morti sul lavoro: 1080 nel 2010

FirenzeIl totale dei morti sui luoghi di lavoro è di 593 , più 6,5% rispetto al 2009. Se si considerano i lavoratori morti in itinere o che lavorano sulle strade spostandosi con mezzi di trasporto propri o aziendali si arriva a contare 1080 vittime e oltre 25.000 invalidi.  Le categorie con più vittime sono sempre quelle degli anni scorsi: l’ediliza ha superato quest’anno l’agricoltura e ha registrato il 28,4% sul totale (167 morti), l’agricoltura il 28,1% (165 morti), l’industria il 12,5% (73 morti), l’autotrasporto l’8,7% (51 morti), l’artigianato il 4,4% (30 morti nell’installazione o manutenzione di impianti elettrici, fotovoltaici, revisione caldaie ecc.), l’esercito italiano il 2,1% (14 vittime di cui 13 in afghanistan). Gli stranieri morti sono stati il 10,1% sul totale (60 vittime), di cui il 41% sono romeni. Nella fascia d’età compresa tra i 19 e i 39 anni, la percentuale raggiunge il 15% sul totale degli stranieri.

MORTI PER INFORTUNI SUI LUOGHI DI LAVORO NELLE REGIONI

PIEMONTE 28 (21 nel 2009).
LOMBARDIA 81 (69 nel 2009).
VAL D’AOSTA 3 (5 nel 2009).
LIGURIA 16 (17 nel 2009).
VENETO 54 (37 nel 2009).
TRENTINO ALTO ADIGE 32 (25 nel 2009).
FRIULI 7 (16 nel 2009).
EMILIA ROMAGNA 40 (53 nel 2009).
TOSCANA 29 (32 nel 2009).
UMBRIA 6 (10 nel 2009).
LAZIO 42 (44 nel 2009).
MARCHE 13 ( 20 nel 2009).
ABRUZZO 21 (26 nel 2009).
MOLISE 3 (9 nel 2009).
CAMPANIA 47 (41 nel 2009).
PUGLIA 46 (24 nel 2009).
BASILICATA 6 (7 nel 2009).
CALABRIA 18 (10 nel 2009).
SICILIA 42 (44 nel 2009).
SARDEGNA 24 (15 nel 2009).

Le Regioni con il maggior incremento di vittime sono state: Puglia +96%, Calabria +95%, Sardegna + 35% e  Veneto + 31,5%. Le Regioni che hanno registrato un forte calo delle vittime sono state: Molise -300%, Val D’Aosta -60%, Friuli -57%, Umbria -50%, Marche - 35%, Emilia Romagna -27%. Sulle autostrade e all’estero sono state documentate 36 vittime nel 2010.

PROVINCE CON IL MAGGIOR NUMERO DI VITTIME

BOLZANO E BRESCIA 21
ROMA
21
MILANO
19
NAPOLI
17
FOGGIA
16
BARI E VICENZA
13
PALERMO
12
TREVISO E TRENTO 11

ETÀ DELLE VITTIME

Dai 16 ai 19 anni 3 (0,55%).
Dai 20 ai 29 anni 52 ( 8,9%)
Dai 30 ai 39 anni 98 (16,8%)
Dai 40 ai 49 anni 113 (19,3%)
Dai 49 ai 59 anni 116 (19,8%)
Dai 59 ai 69 anni 87 (14,4%)
Dai 70 ai 79 anni 37 (3,7%)
Dagli 80 ai 90 anni 13 (1,8%)

Dai 69 ai 90 sono morti quasi esclusivamente agricoltori schiacciati dai trattori che guidano.

CONCLUSIONI

In realtà le vittime per infortuni sul lavoro propriamente dette, cioè i lavoratori deceduti esclusivamente a causa di infortuni sui luoghi di lavoro non calano, ma aumentano.
Il calo complessivo delle vittime registrato in questi ultimi anni non è imputabile alla prevenzione messa in campo nelle aziende, ma a causa di una diminuzione dei decessi che si registra in itinere o più genericamente “sulle strade”. Le ragioni di questo calo derivano soprattutto dall’acquisto da parte dei lavoratori di automobili nuove più sicure, dopo la rottamazione delle vecchie. Questo fa pensare che ci sia una maggiore attenzione verso il fenomeno degli infortuni sul lavoro soprattutto da parte delle imprese, purtroppo non è così. Al contrario la crisi ha fatto aumentare i morti sui luoghi di lavoro perchè nel clima generale di difficoltà la “Sicurezza” viene messa in secondo piano. Pur di evitare il fallimento, le aziende accettano commesse a prezzi più bassi e i lavoratori per non perdere il lavoro aumentano i ritmi e accettano senza contestazioni condizioni di maggior rischio.
I meridionali e gli stranieri rappresentano quasi la totalità delle vittime in edilizia e i romeni hanno registrato quasi la metà dei morti tra gli stranieri.
Gli agricoltori hanno registrato percentualmente un calo dei morti, dovuto perlopiù alla casualità, così com’era accaduto in alcune regioni l’anno scorso; nulla è stato fatto per incentivare la rottamazione dei vecchi trattori, veri e propri killer che uccidono centinaia di agricoltori a causa del ribaltamento del mezzo e di riflessi poco pronti dovuti all’età avanzata.
Attraverso l’analisi delle tabelle excel e degli istogrammi elaborati con la raccolta delle notizie è possibile prevedere con anticipo quando ci saranno più vittime in edilizia e in agricoltura, ma nonostante gli allarmi inviati più volte preventivamente, politici, giornalisti e media non hanno fatto niente per allertare le categorie a rischio. Occorrerebbe sensibilizzare queste categorie e non solo sdegnarsi quando si danno notizie di infortuni particolarmente atroci.
Alla maggioranza dei mass-media non interessa fare un lavoro oscuro e con poca risonanza mediatica, cosa che avviene quasi ogni giorno nel caso di vittime anonime che muoiono nella profonda provincia.
Nelle piccole e piccolissime aziende, dove non esiste un sindacato organizzato, non si fa nessun tipo di prevenzione.
C’è da chiedersi se sia una politica saggia quella di diminuire la “burocrazia” e depenalizzare i reati per i datori di lavoro e per i responsabili della sicurezza sui luoghi di lavoro.
Ciascun morto sul lavoro, oltre alla perdita umana, rappresenta sempre una tragedia sociale, ma anche un ingente costo di denaro, centinaia di migliaia di euro, che lo Stato paga per il mantenimento dei familiari della vittima, spesso bambini in tenera età.
In conclusione possiamo dire che diminuire i controlli, i reati e le normative sulla Sicurezza è poco lungimirante se non addirittura criminale.

Firma: Carlo Soricelli

A cura di
Elisa Soricelli

Fonte: http://cadutisullavoro.blogspot.com

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Incidenti sul lavoro: 135 morti nell’edilizia nei primi undici mesi del 2010. Cifra registrata da Vega Engineering.

FirenzeNei primi undici mesi di quest’anno, 135 sono le persone morte sul lavoro nel settore dell’edilizia. La regione più colpita è la Campania con 18 decessi, seguita da Lazio e Lombardia (14), da Veneto ed Emilia Romagna (12) e dalla Sicilia (11). Sei su dieci morti sul lavoro sono stati provocati da una caduta dall’alto. Le fasce d’età più colpite sono quelle che vanno dai 40 ai 49 anni (32 casi) e dai 50 ai 59 anni (33 casi). A fornire i dati e lanciare l’allarme è l’Osservatorio sicurezza sul lavoro di Vega Engineering. Tra le cause esaminate dagli esperti di Vega Engineering emergono anche lo schiacciamento dovuto alla caduta dall’alto di oggetti pesanti (13 casi), il ribaltamento di mezzi e veicoli in movimento (10), il contatto elettrico diretto (6), il contatto con oggetti o mezzi in movimento (5). E a perdere la vita sono anche i lavoratori stranieri (oltre il 15% del totale). <<Il problema di questo Paese quando si parla di edilizia – spiega il presidente di Vega Engineering Mauro Rossato – è la mancanza di formazione e di sensibilità sul tema della sicurezza. A partire proprio dai datori di lavoro>>. <<La loro prima responsabilità – prosegue Rossato – infatti è quella di organizzare preventivamente le attività lavorative scegliendo i sistemi di sicurezza da utilizzare, adeguandoli di volta in volta alle specificità del cantiere. Tutto questo è previsto dalla legge che obbliga ogni azienda a redigere il Pos ovvero il Piano operativo sulla sicurezza>>. <<In molti casi, però – precisa Rossato – si tratta di documenti non conformi, di “faldoni” interminabili, prestampati con misure mai applicate, magari elaborati da qualche “consulente” improvvisato>>. <<Ed ancora una volta la responsabilità è del datore di lavoro e dei dirigenti – conclude Rossato – che sottovalutano le conseguenze, tralasciando il corretto uso di dispositivi di protezione individuale. Imbragature ed elmetti, infatti, vengono acquistati e forniti, ma troppe volte vengono lasciate dentro un furgone>>.  Altri dati. A registrare una sola vittima nel settore sono solo Basilicata e Molise. Precedute dal Friuli Venezia Giulia e Umbria (2), Trentino Alto Adige e Sardegna (3), Abruzzo e Liguria (4), Marche e Toscana (5), Piemonte, Puglia e Calabria (8). La città più colpita è Napoli dove nei primi undici mesi del 2010 vi sono stati sette morti nel settore del mattone.

 

 

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Lavoro: oltre 3600 le violazioni della sicurezza accertate dai carabinieri nei primi tre mesi del 2010

Firenze3.636: è il numero delle violazioni in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro, accertate dai carabinieri nel primo trimestre di quest’anno. La cifra ricavata è il frutto delle 1.758 ispezioni nei settori dell’edilizia, agricoltura, industria, commercio e servizi svolte dal comando dei Carabinieri per la Tutela del Lavoro in Italia. La maggioranza delle violazioni – ben 1.369 – riguarda la prevenzione degli infortuni nelle costruzioni. Sempre nel primo trimestre del 2010, su 50.736 lavoratori controllati, 7.551 sono risultati in “nero”, ovvero senza nessun tipo di copertura, e su 333 minori, 161 sono risultati “occupati illecitamente”. 

Tra le violazioni della sicurezza accertate con una frequenza maggiore rientrano anche la carenza di informazione e formazione dei lavoratori (616), la carenza di sicurezza durante il lavoro (611), le misure da adottare per la salute e la sicurezza nei cantieri temporanei (566) e l’insufficienza di norme igieniche (384).

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Una campagna per la sicurezza nei cantieri della Regione Toscana

Firenze - La Regione Toscana lancia una campagna per la sicurezza sui cantieri edili.L’iniziativa, dal titolo “Sicuro non cado”, consiste in un vademecum di 8 punti rivolto sia ai datori di lavoro che ai lavoratori: il vademecum è stato tradotto in albanese, rumeno, francese e arabo.

L’edilizia è uno dei settori più a rischio e le cadute rappresentano il 60% degli incidenti mortali del settore nella nostra regione.

Il comunicato della Regione

Leggi il vademecum

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