Ilva, incostituzionale il decreto 2015 del governo Renzi

Roma – La Corte Costituzionale ha dichiarato incostituzionale il decreto “Salva Ilva” del 2015 (governo Renzi) che autorizzò l’utilizzo dell’altoforno 2 del siderurgico tarantino, sequestrato a giugno dal gip Martino Rosati dopo la morte di un operaio, ucciso poche settimane prima da un getto di ghisa mentre lavorava nell’impianto.

Ilva, nuovo decreto. Via libera al prestito ponte, ma niente sblocco dei fondi dei Riva

La delusione dei sindacati e l’addio del subcommissario Ronchi: “Non ci sono le condizioni per andare avanti”

Taranto – Se l’Ilva dovesse fallire le garanzie ci saranno per le banche, ma non per gli operai. È una delle novità introdotte dall’ultimo decreto “salva Ilva” approvato poche ore fa dal Consiglio dei ministri. È stato il premier Matteo Renzi, nel corso della conferenza stampa, ad accennare che il “il decreto Ilva è stato approvato”, ma non “nella forma che avevo visto sui giornali e che era stata proposta”.

Non ci sarà infatti lo sdoppiamento del commissario: resta confermata la struttura esistente, che prevede un subcommissario ambientale a coadiuvare il commissario straordinario Piero Gnudi. Nella nuova versione del decreto, quindi, ci sono esclusivamente “la riorganizzazione dei tempi di risanamento” e le garanzie per il prestito ponte delle banche: il testo afferma che “l’impresa commissariata” può chiedere “di essere autorizzata a contrarre finanziamenti, prededucibili” per “porre in essere le misure e le attività di tutela ambientale e sanitaria ovvero funzionali alla continuazione dell’esercizio dell’impresa e alla gestione del relativo patrimonio”.

Resta fuori dal decreto, invece, la possibilità di utilizzo dei soldi sequestrati ai Riva dalla magistratura milanese.

Poi, il decreto dispone che per “l’osservanza” del Piano di risanamento devono essere attuate almeno l’80% delle prescrizioni entro il 31 luglio del 2015″; per il resto delle prescrizioni il termine è fissato al 4 agosto 2016, a parte l’applicazione della decisione della commissione Ue del 2012 sulle migliori tecniche disponibili per produrre ferro e acciaio.

Il decreto è stato accolto con parole di delusione dai sindacati metalmeccanici e apre la strada ad una serie di perplessità. Anche Edo Ronchi ha gettato la spugna e anticipato il suo “no” all’eventuale proposta di riconferma nell’incarico di subcommissario ambientale.

Il decreto salva-Ilva è legge. Ok dal Senato senza modifiche

Via libera definitivo al decreto che nomina Enrico Bondi commissario per il risanamento del colosso siderurgico.

Roma – Via libera definitivo dell’aula del Senato con 206 sì, 19 no e 10 astenuti al decreto legge che consente il commissariamento di imprese di interesse strategico nazionale che comportino pericolo ambientale e commissaria l’Ilva di Taranto. Maggioranza e governo avevano deciso di ‘blindare’ il provvedimento a Palazzo Madama e quindi di escludere modifiche, motivando la decisione con i tempi ristretti di approvazione (la conversione del dl doveva arrivare entro il 3 agosto) che avrebbero reso difficile una terza lettura alla Camera.

Nel decreto il governo ha affidato l’azienda al commissario Enrico Bondi, al quale successivamente si è unito come subcommissario Edo Ronchi. Il decreto svincola gli 8,1 miliardi di euro che erano stati messi sotto sequestro dalla magistratura a fine maggio e li affida al commissario che dovrà utilizzarli per garantire l’attuazione dell’Aia e dunque la bonifica dell’area.

Ilva, un anno dopo. Tutto cambi perché nulla cambi.

Il 26 luglio 2012 il gip Patrizia Todisco dispone il sequestro di sei reparti dell’area a caldo dell’impianto siderurgico. Dopo 365 giorni, due governi, un’Aia ad hoc e due decreti ad aziendam la situazione è identica. E il siderurgico continua ad inquinare.

Taranto – E’ passato un anno dal 26 luglio 2012, quando il gip Patrizia Todisco dispose il sequestro di sei reparti dell’area a caldo dell’impianto siderurgico. Lo stesso giorno furono disposti gli arresti domiciliari per sette persone, tra cui i vertici della famiglia Riva. E’ passato un anno, ma la situazione sembra identica. L’impianto siderurgico continua ad inquinare nonostante i provvedimenti dei due governi che si sono succeduti, un’Aia ad hoc e due decreti ad aziendam. Un interessante articolo del Fatto Quotidiano ripercorre i momenti salienti dlel’annata.

La notizia del giorno invece è il ritorno in libertà per il patron Emilio Riva, suo figlio Nicola e l’ex direttore dello stabilimento di Taranto, Luigi Capogrosso. Ai tre è stata notificata un’ordinanza del gip del Tribunale di Taranto Patrizia Todisco. Il provvedimento è stato adottato per decorrenza dei termini di custodia cautelare. Ai tre indagati è stato comunque imposto l’obbligo di dimora e, per Emilio Riva e Capogrosso, il divieto di espatrio.

La Camera ha approvato il decreto salva-Ilva bis.

L’approvazione avvenuta tra le polemiche, per la conversione definitiva occorre il voto del Senato entro il 3 agosto.

Roma – Via libera al decreto legge sul commissariamento dell’Ilva. Oggi pomeriggio la Camera ha approvato il provvedimento con 299 voti favorevoli, quelli della maggioranza. Il provvedimento passa adesso al Senato per la definitiva conversione in legge. Il decreto, varato dal Governo lo scorso 4 giugno a fronte delle inadempienze dell’Ilva nell’attuazione dell’Autorizzazione integrata ambientale, delle dimissioni del cda dell’azienda e del sequestro preventivo del gip di Taranto per 8 miliardi sui beni della capogruppo Riva Fire, è stato ampiamente modificato dalle commissioni Attivitá produttive e Ambiente della Camera e nella nuova versione è stato poi approvato dall’assemblea di Montecitorio. Un’approvazione avvenuta tra le polemiche.

Nel frattempo per la famiglia Riva continuano i guai giudiziari. La Procura di Milano ha chiesto il rinvio a giudizio per il patron Emilio Riva e per tre manager, responsabili dei conti, con l’accusa di false rappresentazioni delle scritture contabili al fine di evadere le imposte sui redditi. La presunta frode fiscale operata dall’Ilva sarebbe di 52 milioni di euro.

Sempre nei giorni scorsi il tribunale del riesame di Taranto ha motivato la decisione con cui ha respinto il ricorso contro il sequestro dei beni disposto dal gip Todisco. All’Ilva, dicono i giudici, c’era un “governo aziendale occulto (non ufficiale) operante all’interno dello stabilimento di Taranto, una struttura ombra costituita da soggetti denominati ‘fiduciari’, che di fatto governavano il siderurgico”. Un’altra brutta notizia per la famiglia Riva. 

Il tribunale di Taranto ha anche rigettato l’istanza di revoca degli arresti domiciliari presentata da Michele Conserva, l’ex assessore provinciale all’Ambiente coinvolto nell’inchiesta «Ambiente svenduto».

Ilva, stop all’altoforno 2. Progetti di riconversione presentati dagli studenti

Tre mesi di chiusura, restano attivi solo gli altiforni 4 e 5. Tra le ipotesi sul futuro dell’azienda spunta il trasferimento in Cina.

Taranto – L’Ilva fermerà da oggi l’altoforno 2 per la crisi del mercato siderurgico. La scorsa notte è avvenuta l’ultima carica di materiali per consentire l’ultima colata di ghisa, dopodiché l’impianto resterà inattivo per tre mesi, periodo nel quale, utilizzando la fermata, saranno effettuati in anticipo sul programma dell’Autorizzazione integrata ambientale i lavori di ammodernamento che riguarderanno fra l’altro il sistema di raffreddamento e la parte alta dell’altoforno.

Nel frattempo Peacelink ha presentato un dossier sulla crisi della siderurgia e due tesi di laurea, progetti di studiosi e giovani universitari tarantini impegnati per la riconversione ecologica. La prima tesi è di Gabriele Cometa e ha come titolo “I mass media anglo-americani e il caso Ilva: una prospettiva linguistica”. La tesi è in lingua inglese, con traduzione in Italiano. La seconda tesi è finalizzata a descrivere un progetto per la trasformazione e riqualificazione in parco verde dell’area a caldo dell’Ilva. Si intitola “Progetto di riqualificazione dell’area industriale Ilva di Taranto – Ilva verde” ed è stata scritta da Alice Martemucci. Questo mentre si rincorrono le ipotesi sul futuro dell’azienda, ipotesi che comprendono anche soluzioni nuove come il trasferimento dell’azienda in Cina.

Ilva, il Gip conferma i domiciliari per i Riva e Capogrosso. Edo Ronchi nominato subcommissario.

Taranto – Il gip del Tribunale di Taranto Patrizia Todisco ha rigettato le istanze di rimessione in libertà avanzate una settimana fa dai legali di Emilio Riva, del figlio Nicola e dell’ex dirigente dello stabilimento Ilva di Taranto Luigi Capogrosso.

Nei giorni scorsi Edo Ronchi è stato nominato subcommissario per l’Ilva. Il suo compito sarà quello di affiancare il commissario Enrico Bondi in un ruolo di tutela ambientale, e seguirà in particolare i lavori della commissione di esperti che verrà nominata prossimamente, incaricata di contribuire a formulare il piano ambientale per l’azienda.

Ilva, Bondi nominato commissario per 36 mesi.

Il ministro dello Sviluppo economico avverte che dalle decisioni che riguardano l’acciaieria pugliese dipende il futuro della siderurgia italiana e più in generale la credibilità del nostro Paese.

Taranto – Via libera del Governo alla nomina di Enrico Bondi come commissario straordinario dell’Ilva. Il Consiglio dei ministri ha approvato un nuovo decreto salva-Ilva, dopo quello approvato a dicembre scorso, per tentare di assicurare il salvataggio dell’acciaieria di Taranto.

Il decreto approvato prevede anche, rispetto all’ipotesi originaria, una modifica sui tempi del commissariamento che durerà 12 mesi, rinnovabile per due volte fino a un massimo di 36 mesi (nel testo entrato in Cdm si parlava solo di 36 mesi). Il provvedimento prevede anche lo svincolo delle somme finite nel maxisequestro da 8,1 miliardi di euro deciso dalla procura tarantina.

Ilva, le dimissioni del CdA. La società impugna il provvedimento di sequestro.

Lasciano i consiglieri Ferrante, Bondi e De Iure. Rinunceranno alle rispettive cariche con effetto dalla data dell’assemblea dei soci, che il Consiglio ha convocato per il giorno 5 giugno.

Taranto – Si è dimesso l’intero Cda dell’Ilva. “Vista la gravità della situazione e incidendo il provvedimento di sequestro anche sulla partecipazione di controllo di Ilva detenuta da Riva Fire“, si legge in una nota, “i consiglieri Bruno Ferrante, Enrico Bondi e Giuseppe De Iure hanno presentato le dimissioni dalle rispettive cariche, con effetto dalla data dell’assemblea dei soci, che il Consiglio ha convocato per il giorno 5 giugno ore 9, ponendo all’ordine del giorno la nomina del nuovo Consiglio di amministrazione”. La decisione del vertice della società è stata presa dopo una riunione durata oltre tre ore, convocata in seguito al maxi sequestro da 8,1 miliardi emesso dal gip di Taranto.

Il Consiglio di amministrazione, come si legge nella stessa nota, ha dato mandato ai propri legali di impugnare nelle sedi competenti il provvedimento di sequestro.

Ai Riva la licenza di inquinare (Il Fatto Quotidiano)

 

Taranto, indagato il sindaco Stefàno. La Procura nega ancora il dissequestro delle merci.

La Procura ha detto sì, invece, allo sblocco della materia prima acquistata nel dicembre 2011 dalla società irachena Scop.

Taranto – La procura di Taranto nega ancora una volta il dissequestro del milione e 700mila tonnellate di acciaio a cui il 26 novembre la Guardia di finanza aveva apposto i sigilli. La procura ha infatti trasmesso l’ennesima istanza dell’Ilva al gip Patrizia Todisco chiedendo anche questa volta di dichiararla inammissibile perché non sono ancora giunti dalla Corte costituzionale né il dispositivo né le motivazioni in base alle quali la Consulta ha dichiarato legittima la legge “salva Ilva”, che consentirebbe all’azienda anche la commercializzazione dei prodotti. La decisione segue la minaccia dell’azienda, decisa a chiedere allo Stato italiano un risarcimento danni per circa 27 milioni di dollari.

Intanto il lavoro degli inquirenti sull’inchiesta ‘ambiente svenduto‘ prosegue. Nella bufera giudiziaria ora è ufficialmente coinvolto anche il sindaco di Taranto, Ippazio Stefàno. Nella richiesta della proroga di indagini firmata dal procuratore Franco Sebastio, dall’aggiunto Pietro Argentinoe dai sostituti Mariano Buccoliero, Giovanna Cannarile e Remo Epifani, compare per la prima volta anche il nome del primo cittadino. Per lui le ipotesi di reato sono di abuso e omissione di atti d’ufficio.