Ddl lavoro: Camera approva testo, passa al Senato

I sì al ddl sono stati 259, i no 214 e 35 gli astenuti. Non è detto che la modifica sull’arbitrato non sia corretta a Palazzo Madama.

Roma  – L’Aula della Camera ha approvato il ddl Lavoro, che era stato rinviato alle Camere dal presidente della Repubblica. I voti a favore sono stati 259, 214 quelli contrari, 35 gli astenuti (Udc e Liberaldemocratici). Ora il provvedimento passa all’esame del Senato.

Il ddl era stato rinviato alle Camere dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che aveva chiesto correzioni su due punti in particolare: l’arbitrato e i risarcimenti per le cause di lavoro legate all’amianto. Sul primo punto, il governo e’ stato battuto ieri su un emendamento del Pd che ha fissato al momento del licenziamento, e non piu’ alla firma del contratto, la possibilita’ per il lavoratore di optare per l’arbitrato anziche’ per la giustizia ordinaria. Non e’ detto che la modifica non sia corretta a Palazzo Madama.

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Governo battuto alla Camera sull’arbitrato

L’emendamento presentato da Cesare Damiano (Pd) aveva il parere contrario dell’esecutivo e del relatore Cazzola. Novantacinque i deputati assenti del Pdl.

Roma – Il governo è stato battuto per un solo voto (225 contro 224) alla Camera su un emendamento del Pd all’articolo 31 (arbitrato) del Ddl sul lavoro. Il relatore, Giuliano Cazzola, che aveva dato parere contrario così come il governo, ha immediatamente chiesto una sospensione dei lavori. Esponenti di maggioranza che erano intervenuti in dichiarazione di voto avevano sottolineato come l’emendamento potesse “scardinare” le norme sull’arbitrato, attualmente in fase di revisione dopo che il presidente della Repubblica Napolitano aveva rinviato il testo del provvedimento alle Camere.

Dopo mezz’ora di sospensione, alla ripresa dei lavori Cazzola ha chiesto l’accantonamento dell’articolo 31, perché la commissione Lavoro non è ancora riuscita ad accertare l’impatto dell’emendamento sulla normativa.

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No all’arbitrato per i licenziamenti

Approvati gli emendamenti che recepiscono le richieste di modifica al Ddl sul lavoro richieste dal Presidente Napolitano

Roma – Non si potrà impugnare un licenziamento davanti a un arbitro e il lavoratore potrà accettare volontariamente di firmare la clausola compromissoria che lo vincola all’arbitrato per la composizione delle controversie solo dopo aver superato il periodo di prova o, nel caso non fosse previsto, dopo un mese dall’assunzione. E ancora: all’arbitrato secondo equità si potrà ricorrere non solo nel rispetto «dei principi generali dell’ordinamento» ma anche «dei principi regolatori della materia, anche derivanti da obblighi comunitari», mentre si semplificano le controverse sulla validità del lodo arbitrale irrituale: il giudice del lavoro decide in grado unico entro 30 giorni e in caso di bocciatura si va direttamente in Cassazione.

Questo in sintesi il sunto degli emendamenti al Ddl sul lavoro approvati dalla competente Commissione della Camera a seguito dei rilievi mossi dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Gli emendamenti sono stati messi a punto dal relatore del Pdl, Giuliano Cazzola.

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Il Presidente Napolitano rinvia alle Camere la legge sul lavoro

E’ la prima volta che il Capo della Stato esercita questa sua prerogativa.

Roma – Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha rinviato alle Camere il ddl sul lavoro. E’ la prima volta che il Capo dello Stato si avvale di questa prerogativa. Le motivazioni sono illustrate nella lettera inviata ai Presidenti di Camera e Senato. Nel merito, gli articoli che hanno suscitato le perplessità di Napolitano sono due: il primo è l’art. 31 relativo all’arbitrato, che stabilisce la possibilità di inserire clausole compromissorie (quelle che consentono alle parti di far decidere da arbitri sulle controversie tra loro insorte) anche nei contratti di lavoro se lo prevedono accordi fra le parti sociali e a patto che tali clausole siano certificate.

La seconda norma contestata è l’art. 20, che esclude dall’applicazione della normativa (legge 12 febbraio 1995 n°51) in materia di infortuni e igiene del lavoro alcuni lavori. Quindi consente ai lavoratori in questione, che hanno subito danni per il mancato rispetto delle norme in materia di infortuni e di igiene del lavoro, di essere risarciti ma non di adire le vie legali.

Per saperne di più

Le reazioni (1)

Le reazioni (2)

Approvato il ddl sul lavoro. Meno tutele per i lavoratori più giovani con l’arbitrato

Via libera definitivo del Senato al disegno di legge collegato alla Finanziaria, che include la norma che allarga il ricorso all’arbitrato.

Roma – “Una vera e propria controriforma delle basi del diritto del lavoro italiano”. Non usa mezzi termini il segretario della Cgil Guglielmo Epifani per commentare l’approvazione da parte del Senato del ddl sul lavoro. Il principale motivo del contendere col governo, che col ministro Sacconi assicura che “il diritto sostanziale del lavoro, incluso l’articolo 18 dello Statuto, non è stato minimamente toccato”, è l’inserimento di norme sull’arbitrato per la risoluzione delle controversie di lavoro.

In pratica, il Ddl limita la competenza del giudice e privilegia il canale dell’arbitrato e della conciliazione per tutte le controversie di lavoro, tra cui quelle legate al trasferimento di azienda e al recesso. Si indeboliscono così le tutele per il singolo lavoratore, specialmente per quelli più giovani, che potranno essere costretti a firmare dei contratti che prevedono il ricorso all’arbitrato secondo equità per risolvere le controversie.

La legge è stata approvata con 151 voti favorevoli, 83 contrari e 5 astenuti. Il provvedimento contiene fra l’altro norme sui lavori usuranti, gli ammortizzatori sociali e l’apprendistato.

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