Berlusconi ce l’ha fatta. Il reato è caduto in prescrizione.

I giudici della decima sezione penale di Milano hanno prosciolto Silvio Berlusconi perché il reato è caduto in prescrizione.. Questa la sentenza emessa oggi dal tribunale di Milano, dopo due ore di camera di consiglio.

MilanoI giudici della decima sezione penale di Milano hanno prosciolto per prescrizione Silvio Berlusconi a conclusione del processo sul caso Mills. Questo significa che i giudici non hanno ravvisato le condizioni per assolvere l’imputato perché, in quel caso, avrebbero dovuto farlo con la formula più favorevole. L’accusa aveva chiesto cinque anni di reclusione per corruzione in atti giudiziari (link).

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La notizia e alcuni giornali stranieri: El Pais, The New York Times, Le Monde, Le Figaro,

Ed ancora: BildThe Guardian, The Telegraph, El Mundo, Frankfurter Allgemeine,

Processo breve, arriva il sì della Camera.

La Camera con 314 voti a favore e 296 contrari ha approvato il cosiddetto processo breve, l’ennesima legge ad personam per il Presidente del Consiglio. Adesso, il testo passerà di nuovo all’esame del Senato per l’approvazione definitiva.

Roma – La Camera ha approvato il testo sulla prescrizione breve con 314 voti a favore e 296 contrari. Con questi numeri è passato a Montecitorio il provvedimento che riduce i tempi della prescrizione per gli incensurati non ancora colpiti da una sentenza di primo grado. L’articolo 3 del testo, noto come processo breve, modificato da un emendamento di Maurizio Paniz riduce i tempi della prescrizione per gli incensurati passando da un quarto ad un sesto della pena. Si applica ai processi che non sono ancora giunti a sentenza di primo grado. Non coinvolge i reati per terrorismo e mafia. Ha superato l’esame anche l’articolo 4, inerente alla «durata ragionevole del processo» e sull’«obbligo di segnalazione» . Tale articolo, modificato sempre dal relatore Paniz, prevede che il capo dell’ufficio giudiziario segnalerà al ministro della Giustizia e al Csm le toghe che “sforano” i tempi del processo stabiliti dalla legge: tre anni in primo grado, due anni in appello, e un anno e sei  mesi in Cassazione, per quanto riguarda i reati con la pena massima di dieci anni. L’opposizione ha votato stringendo tra le mani una copia della Costituzione, mentre  i deputati dell’Idv hanno alzato diversi cartelli con le scritte: “Crac Parmalat, nessuna giustizia”, “Rogo Thyssen, nessuna giustizia” e altri cartelli.  Adesso, il processo breve passerà al Senato per la sua approvazione definitiva. Se sarà così – difficile immaginarsi il contrario – assisteremo alla prescrizione del processo Mills, a seguire quello di Mediaset e Mediatrade dove il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi è imputato. Una legge che provocherà un’ulteriore ferita in quei cittadini, tanti, in attesa di avere giustizia per le tanti stragi che sono avvenute nel nostro Paese (link).

Il presidio dei parenti delle vittime… (video, Il Fatto Quotidiano)

Dalla Camera sì al processo breve (La Repubblica)

Intervista all’onorevole Angela Napoli (Articolo 21)

 

Mills, confermata in appello la condanna a quattro anni e sei mesi.

Confermata in appello la condanna, inflitta in primo grado, all’avvocato inglese David Mills.

MilanoLa seconda sezione della Corte d’appello ha confermato la condanna a quattro anni e sei mesi nei confronti dell’avvocato inglese David Mills per corruzione in atti giudiziari. Confermato anche il risarcimento alla presidenza del Consiglio, pari a 250mila euro, che si era costituita parte civile. I legali dell’avvocato inglese hanno annunciato ricorso in Cassazione. Mills era stato condannato in primo grado lo scorso 17 febbraio dal tribunale di Milano.

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Sentenza Mills, interviene l’Associazione Nazionale Magistrati

Dopo la pubblicazione della sentenza in primo grado nei confronti dell’avvocato Mills che ha suscitato non pochi attacchi personali, interviene l’Associazione Nazionale Magistrati

RomaLa pubblicazione della sentenza nei confronti dell’avvocato inglese David Mills ha innescato una discussione animosa, non nuova nella storia del nostro Paese. Una polemica, un po’ come tutte le dispute, priva di obiettività e per nulla incentrata sulle motivazioni di giudizio. I cittadini avrebbero il sacrosanto diritto di conoscere e approfondire le ragioni che hanno portato alla condanna in primo grado dell’avvocato Mills. L’attenzione invece si focalizza su attacchi personali, frasi ad effetto, uso di slogan che non aiutano ad accrescere il valore del rispetto verso il potere giudiziario, cardine di uno Stato assieme a quello legislativo ed esecutivo. Per l’uso di parole offensive della stessa dignità umana, almeno così crediamo, abbiamo pensato di pubblicare in forma integrale la replica dell’Associazione nazionale magistrati dal titolo «L’Anm sulle reazioni alla sentenza Mills» ricordando che, grazie ai tre gradi di giudizio per fortuna in vigore in Italia, il provvedimento giudiziario emerso in primo grado potrà non trovare conferme in sede di Appello o in Cassazione. Prescrizione permettendo. Esprimiamo, senza entrare questa volta nel merito del giudizio, la nostra solidarietà ai giudici Gandus, Caccialanza e Dorigo.

 

«La pubblicazione delle motivazioni della sentenza del Tribunale di Milano sul cd. caso Mills ha suscitato diverse reazioni nel mondo politico. L’Associazione Nazionale Magistrati ritiene inaccettabile che da parte di esponenti politici e di rappresentanti del governo vengano rivolte invettive e accuse di carattere personale nei confronti dei componenti del collegio del Tribunale di Milano ed in particolare del suo presidente. La critica dei provvedimenti giudiziari è sempre legittima, ma è grave che vengano messi in discussione, e con questi toni denigratori utilizzati nelle ribalte mediatiche, non il merito del provvedimento, ma l’indipendenza e l’imparzialità dei giudici. In questo modo si minano fondamentali principi costituzionali posti a garanzia del corretto equilibrio tra poteri dello Stato. Sorprende, ancora una volta, il “garantismo a corrente alternata” utilizzato come chiave di lettura di vicende giudiziarie che riguardano esponenti del mondo politico-imprenditoriale a fronte del disinvolto giustizialismo con cui si commentano fatti di criminalità diffusa. Ogni giorno i tribunali della Repubblica decidono della libertà e della responsabilità di persone accusate anche di gravi delitti. La credibilità di tali provvedimenti è un pilastro irrinunciabile del sistema democratico e del corretto vivere civile. E dovrebbe stare a cuore in primo luogo a chi ha responsabilità nel governo del Paese. Esprimiamo solidarietà e vicinanza ai colleghi Gandus, Caccialanza e Dorigo».

Associazione Nazionale Magistrati. La Giunta Esecutiva Centrale.