Strage di Viareggio, “abitanti chiesero a Fs una barriera di sicurezza: nessuno rispose”

Nell’udienza odierna anche le testimonianze del padre di una vittima e dell’ispettore della Polfer che ha condotto le indagini

Lucca – Per avere un muro di protezioneRolando Pellegrini, 76 anni, uno degli abitanti di via Ponchielli, aveva promosso una raccolta firme. Lo racconta davanti ai giudici di primo grado del tribunale di Lucca, dove si svolge il processo per la strage del 29 giugno 2009 a Viareggio. “La lettera è datata 17 ottobre 2001, spedita alla direzione di Ferrovie dello Stato per raccomandata. Riscontri non ne abbiamo mai avuti”. Quella barriera protettiva, che dopo la strage di Viareggio è stata eretta, forse avrebbe evitato la distruzione della strada che corre a fianco della ferrovia.

Dopo la testimonianza di Pellegrini, uno dei difensori ha ricordato che ”il progetto per la barriera antirumore era già in iter, ma è stato bloccato dalla Regione, che negò il permesso”.

Quella di Pellegrini è stata una delle testimonianze dell’udienza odierna. Hanno deposto anche Claudio Menichetti, padre di Emanuela, deceduta 42 giorni dopo la tragedia. Emanuela aveva 21 anni. Sua madre, Daniela Rombi, è l’anima dell’associazione ‘Il mondo che vorrei’, che raggruppa i familiari delle vittime.

Ha testimoniato anche Angelo Laurino, ispettore della Polfer che ha condotto le indagini, che non esclude che a provocare la fuoriuscita di Gpl fu un picchetto posizionato a lato dei binari. Dettaglio decisivo, sempre smentito dai consulenti di Ferrovie.

Il processo è stato aggiornato al 4 giugno.

Strage di Viareggio, nuovi ostacoli per il processo. Presentato un ricorso al Tar

Lucca – Continuano gli ostacoli sulla strada dell’accertamento giudiziario delle responsabilità della strage di Viareggio del 2009. Sul nostro sito seguiamo tutte le udienze del processo in corso di svolgimento a Lucca, un processo che ha visto una sola udienza nell’arco di oltre due mesi.

Ora si profila un nuovo ostacolo. E’ dei giorni scorsi la notizia del ricorso presentato al Tar della Toscana da parte delle società Gatx Austria, Gatx Germania e Jungenthal, con lo scopo di contestare  l’assegnazione del processo ai giudici Gerardo Boragine, Valeria Marino e Nidia Genovesi, provenienti dalla soppressa sezione distaccata di Viareggio del tribunale di Lucca.

Una simile eccezione è già stata presentata e respinta dal tribunale. Ora sarà il Tar a valutare la legittimità di quella assegnazione. La ripresa del processo è fissata per il 14 maggio, quando saranno ascoltati i primi testimoni, fra cui i due macchinisti del treno merci che trasportava Gpl.

Nei giorni scorsi si è tenuta anche la manifestazione di protesta dei familiari delle vittime a Firenze, in occasione del congresso nazionale della Filt-Cgil, a cui era stato invitato l’amministratore delegato delle Fs Mauro MorettiDaniela Rombi, presidente dell’associazione Il mondo che vorrei, ha letto i nomi delle 32 vittime e le loro età, terminando con i bambini bruciati vivi.

Associazione familiari delle vittime strage di Viareggio: “Moretti rinviato a giudizio, qualcuno lo ricorda? Dimissioni”.

Firenze «Sono Daniela Rombi, la presidente dell’associazione dei familiari della strage ferroviaria di Viareggio del 29 giugno 2009, “Il Mondo Che Vorrei” onlus. In questi giorni tutti i media hanno parlato dell’esilarante esternazione di Moretti per il suo stipendio, ma nessuno e ribadisco nessuno ha ricordato, detto, sottolineato che quella persona è rinviata a giudizio per la strage ferroviaria di Viareggio avvenuta il 29 giugno 2009, per la quale sono morte 32 persone innocenti che erano al sicuro nelle loro case». «Siamo soli – aggiunge Daniela Rombi -, tutti ci hanno isolato, non fatelo anche voi, ricordate questa strage, figlia della insicurezza delle nostre ferrovie gestite dal Cavalier moretti. Siamo sicuri che ci sono altre validissime persone che saprebbero fare meglio di lui. Economicamente non rischia niente delle sue tasche, perchè quello stipendio? Dimissioni subito o il Governo Renzi abbia il coraggio di licenziarlo immediatamente, è persona non gradita e inopportuna a quel posto!».

Fonte: Articolo 21

Viareggio, il processo per la strage va avanti

I giudici hanno respinto l’istanza di annullamento dell’assegnazione del procedimento al loro collegio. Va esclusa qualunque ipotesi di nullità

Lucca – Il processo per il disastro ferroviario di Viareggio non si interrompe. Il tribunale di Lucca ha respinto l’istanza delle difese che contestavano i criteri con cui sono stati scelti i giudici e chiedevano, quindi, l’annullamento degli atti con cui è stato loro assegnato il procedimento. Se l’eccezione fosse stata accolta il processo sarebbe dovuto ripartire da capo, con altri giudici.

Una notizia accolta con sollievo dai familiari delle vittime, che seguono le udienze con grande dignità. “Questo processo s’ha da fare”, ha dichiarato Daniela Rombi, madre di Emanuela, morta a 21 anni per le gravissime ustioni riportate nel rogo.

Strage di Viareggio, è iniziato il processo. Lo Stato non si costituisce parte civile

L’avvocato che rappresenta il governo: “In corso di definizione una transazione con le assicurazioni di Ferrovie e Gatx”. I familiari delle vittime: “Ora basta prenderci in giro”

Lucca – E’ iniziato oggi a Lucca il processo sulla strage di Viareggio, a distanza di quasi 4 anni e 5 mesi dalla terribile notte del 29 giugno 2009 in cui persero la vita 32 persone.

La prima udienza è stata prettamente tecnica e ha permesso di dare l’avvio alla parte dibattimentale del processo che vede chiamati alla sbarra come imputate 33 tra persone e aziende. C’è però già una notizia importante, la decisione dello Stato di non costituirsi parte civile. Lo ha annunciato l’avvocato di Stato Gianni Cortigiani, che ha spiegato che fra lo Stato e le assicurazioni di Fs e Gatx (la società proprietaria del convoglio che deragliò) “c’è una transazione in fase di definizione” per un risarcimento che il legale definisce “sostanzioso” (si parla di alcune decine di milioni di euro).

Una decisione criticata aspramente dai familiari delle vittime: «Lo Stato se ne frega dei 32 morti e se ne frega di avere la verità» ha commentato Daniela Rombi, presidente dell’associazione «Il mondo che vorrei». Il sindaco di Viareggio Leonardo Betti ha scritto una lettera al Presidente del Consiglio Letta per chiedere un ripensamento.

L’udienza era stata aperta da un corteo dei familiari delle vittime che si è concluso davanti al Polo Fieristico di Lucca (le foto), un corteo con striscioni e foto dei morti sul petto

Gli imputati, accusati di disastro ferroviario, incendio, lesioni e omicidi colposi, sono l’amministratore delegato delle Ferrovie Mauro Moretti e responsabili, dirigenti e tecnici delle società del gruppo Fs (Trenitalia, Rfi, Fs Logistica), della multinazionale Gatx, proprietaria della cisterna che trasportava Gpl e che si forò dopo essersi rovesciata sui binari a causa della rottura di un asse che sosteneva le ruote, della Officina Jungenthal di Hannover (di proprietà Gatx, dove l’asse era stato controllato pochi mesi prima della tragedia senza che fosse rilevata la profonda frattura, o cricca, che ne minava la struttura), e della Cima Riparazioni di Mantova, dove quell’asse che avrebbe dovuto essere rottamato venne invece montato sotto una cisterna adibita al trasporto di merci pericolose. Gli unici imputati presenti oggi erano Daniele Gobbi Frattini, Giuseppe Pacchioni, Paolo Pazzadini e Massimo Vighini della Cima Riparazioni. 

Il processo è stato aggiornato a mercoledì 27 novembre.

Strage di Viareggio, tutti rinviati a giudizio. Processo al via il 13 novembre

Tra le persone che andranno alla sbarra, c’è anche l’ad delle Ferrovie Moretti. I familiari delle vittime: “Decisione frutto di prove schiaccianti”.

Lucca – Sono stati rinviati a giudizio tutti e 33 gli imputati nel procedimento per la strage ferroviaria di Viareggio (32 vittime) avvenuta quattro anni fa. Tra loro anche l’ad di Ferrovie dello Stato, Mauro Moretti. In base alla decisione presa dal gup di Lucca, Alessandro dal Torrione, a processo finiranno anche altri funzionari del Gruppo Fs. Fra i reati ipotizzati, disastro ferroviario colposo, incendio colposo, omicidio e lesioni colposi plurimi. Il gup ha inoltre accolto la richiesta di rinvio a giudizio per illecito amministrativo per nove società. Tra queste la Gatx multinazionale proprietaria del convoglio che deragliò il 29 giugno 2009, la Jungenthal, l’officina tedesca che lo aveva revisionato, e la Cima, ditta italiana che lo montò. Il processo si aprirà il 13 novembre a Lucca.

“Grazie alla procura della Repubblica, per il grande lavoro che ha svolto in questi mesi”. Queste le prime parole del sindaco di Viareggio Leonardo Betti. “Sono molto contento che siano state accolte per intero le posizioni relative a tutte le imputazioni”. Così il presidente della Provincia di Lucca, Stefano Baccelli. “Siamo contenti del risultato ottenuto: è stato dimostrato che l’impostazione accusatoria, al momento, ha retto”. Così il procuratore capo di Lucca, Aldo Cicala. Gelida la prima reazione di Mauro Moretti: “Non ho niente da dire”. L’assemblea dei familiari delle vittime ha chiesto le sue dimissioni: ”Moretti deve dimettersi da Ad delle Ferrovie dello Stato italiane, ritirare tutti i provvedimenti disciplinari (licenziamenti, sospensioni, ecc.) nei confronti dei ferrovieri impegnati sulla sicurezza e la salute, affrontare il processo senza alcun tentativo di fuga”. Daniela Rombi, presidente dell’associazione, chiosa: “Non abbiamo più paura di nulla”. Anche il Codacons chiede le dimissioni e annuncia ”un dossier circa la pessima gestione delle Ferrovie da parte di Moretti”.

Per ricordare la strage vi invitiamo a vedere queste immagini girate dai Vigili del fuoco e pubblicate dal quotidiano Il Tirreno. Ecco come si presentavano la stazione i binari di Viareggio all’alba del 30 giugno, a poche ore dall’esplosione della cisterna di Gpl. Queste le immagini della notte della strage.

Strage di Viareggio, attesa per la decisione del gup

Ultima giornata di repliche. L’avvocato di Ferrovie: Nel sistema ci sono lacune latenti, ma non le possiamo colmare individuando dei capri espiatori.

Lucca – Ultima giornata di repliche all’udienza preliminare prima della decisione del Gup Dal Torrione, attesa per la giornata di domani. “Non facciamo dell’udienza preliminare una catarsi”, ha detto l’avvocato di Ferrovie Ambra Giovene “Nel sistema ci sono  lacune latenti. Ma non è all’interno di un processo che dobbiamo colmare queste lacune. Ci sono lacune ma non possiamo colmare individuando dei capri espiatori”, questa la sua conclusione.

In vista dell’udienza di domani Daniela Rombi, presidente dell’Associazione fra i familiari delle vittime il “Mondo che vorrei”, lancia un appello alla più ampia partecipazione: sarà un giorno importantissimo e molto atteso e la nostra grande partecipazione è doverosa.

Strage ferroviaria, le cisterne passavano da Viareggio perché meno abitata di Bologna

La difesa dei legali di Rfi: non si soddisfa l’esigenza di giustizia condannando degli innocenti. Se i carri merci vanno più piano c’è più pericolo. Tra una settimana la decisione del giudice

Lucca – Nuova giornata di aula all’udienza preliminare per il processo sulla strage ferroviaria di Viareggio. Oggi hanno parlato gli avvocati degli imputati (33 persone fisiche, più le imprese) per rispondere alle repliche di Procura e avvocati delle parti civili. L’avvocato Luigi Stortoni ha replicato così alle parole di Enrico Marzaduri, legale della Provincia, costituitasi parte civile, e di Daniela Rombi. «Chi ha il coraggio di dire che non siamo sensibili a queste vittime? Non si soddisfa esigenza di giustizia condannando innocenti, assolvere innocenti non è far torto alle vittime!».

L’avvocato di Rfi Gaetano Scalise ha spiegato che è stato applicato il Piano di rischio delle Ferrovie, datato 2001, che prevedeva il passaggio delle cisterne cariche di Gpl attraverso linee «poco antropizzate», e per questo la linea di Viareggio era stata preferita a quella di Bologna.

Un’altra tesi portata dai legali di Trenitalia è che ridurre la velocità dei carri merci che trasportano materiali pericolosi significa creare situazioni di pericolo. Tesi smentita dai fatti però, perché a Viareggio, subito dopo il disastro ferroviario, la velocità è stata ridotta: dai 100 chilometri l’ora ai 50 consentiti.

Strage di Viareggio, per la difesa di Rfi è stata una «disgrazia»

L’avvocato Giovene: “Il dispositivo antisvio non sarebbe servito a nulla”. Momenti di tensione coi familiari delle vittime

Lucca – «Non si parli di strage, è stata una disgrazia». Parole pronunciate in aula durante l’udienza odierna dall’avvocato Ambra Giovene, difensore di Michele Mario Elia, amministratore delegato di Rete ferroviaria italiana, ed altri imputati di Rfi.  Parole che hanno provocato momenti di leggera tensione al termine della seduta, quando, all’uscita dell’avvocato, alcuni familiari delle vittime si sono fermati davanti a lei mettendo in mostra le magliette con su riprodotti i volti dei loro cari che non ci sono più. Ma tutto è finito lì.

L’avvocato Giovene ha sottolineato che Ferrovie dello Stato viene raffigurata nella parte del cattivo “ma ha una storia -sostiene- che merita rispetto, fatta di persone competenti e qualificate”. Per difendere le quali, l’avvocato Giovene è entrata nel dettaglio tecnico approfondendo in particolare la questione legata all’antisvio, vale a dire, il particolare strumento che, a detta di molti tecnici, avrebbe potuto evitare il deragliamento del treno merci. L’installazione del dispositivo -si domanda in maniera retorica l’avvocato- avrebbe impedito l’evento? Era idoneo questo strumento tecnico ad evitare l’evento? Il poter impedire quanto accaduto è attribuibile ai miei assistiti?”. Secondo l’avvocato Giovene la Procura “con maggiore onestà intellettuale avrebbe dovuto leggere gli atti senza accanimento perché il dispositivo antisvio intanto non è obbligatorio e poi non ha potere di impedire l’evento”. L’avvocato Giovene è intervenuta anche sulla questione delle barriere. A suo dire queste ultime non avrebbero avuto influenza sulla quantità di gas che passa.

Prima di lei aveva preso la parola l’avvocato Filippo Sgubbi che difende Giuseppe Farneti e Stefano Rossi, funzionari di Rfi, il primo oggi in pensione. “Sono dipendenti di grande competenza e scrupolo -ha detto l’avvocato Sgubbi- e si trovano sbalzati in un meccanismo spaventoso di tipologia di reati enormi. Vengono accusati solo perché fanno parte di un’organizzazione. Ma l’enorme disgrazia non deve trasformarsi in un’ingiustizia per gli imputati. Gli addebiti che vengono mossi devono essere documentati con prove”. Entra nel merito anche della questione del picchetto. “Ammesso e non concesso che sia stato quello la causa dello squarcio nella cisterna – ha detto – come si poteva prevedere l’evento, se mai in passato nulla di analogo era mai successo?”. Sulla base di queste considerazioni l’avvocato Filippo Sgubbi ha chiesto il proscioglimento per i suoi assistiti.

Quattro anni dalla strage, Viareggio non dimentica. Al processo la difesa contesta il diritto di replica della Procura

Proclamato il lutto cittadino. Previsti un convegno e un corteo fino al luogo della tragedia.

Viareggio – Quattro anni dopo, Viareggio non dimentica. Né potrà mai farlo, in futuro. Sabato 29 giugno ricorre il quarto anniversario del disastro ferroviario in cui persero la vita 32 persone, e i familiari dei parenti delle vittime, come sempre, commemoreranno i loro cari con una giornata per ricordare che si aprirà al mattino da un convegno e terminerà in serata con un corteo fino al luogo della tragedia. All’abbraccio parteciperanno come al solito anche i ferrovieri con i fischi dei loro treni. Ogni convoglio che transiterà dalla stazione di Viareggio infatti emetterà un lungo e prolungato rumore per far sentire in qualche modo vicinanza e affetto alla città. Un anniversario che giunge mentre è in pieno svolgimento l’udienza preliminare del processo che vede indagate le 33 persone considerate dall’accusa, a vario titolo, responsabili della strage.

Le udienze della settimana sono state dedicate alle arringhe delle difese. Nell’ultima udienza l’avvocato Ennio Amodio ha sfoderato il colpo di scena dichiarando di ritenere che la Procura non abbia diritto alla replica, avendo rinunciato a motivare le richieste di rinvii a giudizio e non avendo fatto i nomi degli imputati in aula. Dura la replica della Procura: «Niente replica? È un’invenzione». Parole pronunciate dal Pm Salvatore Giannino, che assieme a Giuseppe Amodeo affianca il Procuratore capo Aldo Cicala nel procedimento giudiziario.