“Il dolore non va in prescrizione”. L’appello dei familiari delle vittime della strage di Viareggio

Viareggio – L’Associazione “Il Mondo Che Vorrei” onlus accoglie positivamente l’intervento del presidente della Corte di Cassazione, dottor Canzio, in occasione dell’apertura dell’anno giudiziario, che ha definito con queste testuali parole l’istituto della prescrizione: “Quanto alla prescrizione, si è più volte ribadito che essa, irragionevolmente, continua a proiettare la sua efficacia pure nel corso del processo, dopo l’avvenuto esercizio dell’azione penale o addirittura dopo che è stata pronunciata la sentenza di condanna di primo grado, mentre sarebbe logico, almeno in questo caso, che il legislatore ne prevedesse il depotenziamento degli effetti”

Parole pesanti, parole giuste. Questa la reazione dell’associazione. «Le parole del dottor Canzio – viene detto nel comunicato – sono chiare. Si è più volte ribadito che la prescrizione, irragionevolmente, continua a proiettare la sua efficacia pure nel corso del processo, dopo l’avvenuto esercizio dell’azione penale o addirittura dopo che è stata pronunciata la sentenza di condanna di primo grado, mentre sarebbe logico, almeno in questo caso, che il legislatore ne prevedesse il depotenziamento degli effetti».

E per questo viene rivolto un altro appello, l’ennesimo, alla politica.

«La politica tutta, il capo di governo Renzi e il ministro della giustizia Orlando devono attivarsi affinché questi reati non cadano in prescrizione. Il nostro dolore non è caduto, non cade e mai cadrà in prescrizione».

Strage Viareggio, ancora al centro picchetto e zampa di lepre

Continua l’esame delle cause dello squarcio della cisterna. L’arma del prof-testimone si rivolge contro Ferrovie

Lucca – Picchetto e zampa di lepre ancora al centro del processo per la strage di Viareggio in corso al Polo fieristico di Lucca. Il professor Antonio Di Iorio, docente di progettazione meccanica all’Università di Napoli e consulente per Rfi, ha sostenuto con forza che l’unico oggetto che poteva squarciare la cisterna era la zampa di lepre. L’incrollabile sicurezza del professore napoletano è stata però minata dai pubblici ministeri Giuseppe Amodeo e Salvatore Giannino che ne hanno messo in luce diverse contraddizioni.

Nel prosieguo dell’udienza, il presidente del Collegio Gerardo Boragine non ha ammesso la deposizione di Gabriele Malavasi, docente del’università “La Sapienza” di Roma, indicato come testimone della difesa.

Boragine è stato irremovibile accogliendo di fatto tutte le obiezioni dei due pm e dell’avvocato Gabriele Dalle Luche, per alcune parti civili, ferrovieri compresi.

Gli avvocati degli imputati hanno tentato di far deporre il testimone (e non il consulente, perché la testimonianza di Malavasi non era stata indicata come consulenza, in quanto lo stesso non ha lavorato al disastro ferroviario di Viareggio) su argomenti come i suoi rapporti con il mondo ferroviario, ma anche sugli studi in materia di sicurezza sviluppati in ambito ferroviario, e sul concetto di “rischio accettabile” lungo i binari. Una dicitura che Daniela Rombi, vice presidente dell’associazione dei familiari delle vittime “Il Mondo che vorrei” ha commentato così: «Come si quantifica il “rischio accettabile”? Quanti morti/feriti sono accettabili: più o meno di dieci? Assurdo…».

Strage Viareggio, Moretti potrebbe rinunciare alla prescrizione

L’ipotesi formulata dall’avvocato difensore Armando D’Apote. I familiari delle vittime: per ora sono parole.

Viareggio – Hanno smosso mari e monti. I familiari delle vittime della strage sono arrivati fin sotto Montecitorio, sono saliti al Colle dal presidente Sergio Mattarella, hanno incontrato il guardasigilli Orlando. Ogni passo possibile, per evitare che i reati di incendio doloso plurimo e lesioni dolose possano cadere in prescrizione. Perché è stato proprio quell’incendio, innescato dal deragliamento di un treno carico di Gpl, a stravolgere senza appello le loro vite e ad interrompere la vita di 32 persone, le ‘loro’ persone. Su questa ipotesi, e su questa battaglia, interviene ora l’avvocato Armando D’Apote, difensore dell’ex ad di Fs Mauro Moretti, oggi a Finmeccanica, imputato nel processo. «Se quello della prescrizione dovesse diventare il vero problema, personalmente – ha dichiarato il legale di Moretti – non avrei alcun dubbio a consigliare al mio assistito di rinunciarvi, per spazzare via ogni ulteriore strumentalizzazione». Secondo D’Apote, comunque, i reati a rischio prescrizione sono “assorbiti” «da altri ben più gravi», come l’omicidio colposo aggravato plurimo e il disastro ferroviario colposo: «La difesa – ricorda – non ha mai compiuto un solo atto dilatorio. La vera causa della lunghezza abnorme di questo processo – ha concluso – è stata la dilatazione smisurata di una indagine preliminare».

Per ora sono parole, vedremo durante il processo se seguiranno i fatti. Se lo farà sarà un modo per mettere il processo in condizione di dimostrare la verità”. Ha detto Marco Piagentini, neopresidente dell’associazione che raggruppa i familiari delle vittime. “Il processo deve fare il suo corso – ha spiegato Piagentini – e accertare tutta la verità. Per farlo i giudici si devono esprimere su tutti i reati ipotizzati, anche l’incendio: le sue conseguenze io le porto sul mio corpo. Il difensore di Moretti non esclude di rinunciare alla prescrizione? Bene, spero che lo faccia e che lo facciano anche gli altri imputati”.

Strage di Viareggio, incontro al Quirinale. Ma la prescrizione incombe

Daniela Rombi e Marco Piagentini, due dei familiari-simbolo di quelle vittime hanno incontrato il Presidente Mattarella e il ministro della Giustizia Orlando

ROMA – Niente leggi retroattive per la strage ferroviaria di Viareggio del 29 giugno 2009 in cui persero la vita 32 persone, a causa dell’incendio provocato dalla fuoriuscita di gpl dal vagone di un treno merci deragliato a poche centinaia di metri di distanza dalla stazione. La conferma è arrivata dal ministro della giustizia Andrea Orlando, che ha incontrato a Roma Daniela Rombi e Marco Piagentini, due dei familiari – simbolo di quelle vittime.

L’incontro con Mattarella

L’incontro col Guardiasigilli ha seguito quello che Rombi e Piagentini avevano avuto in tarda mattinata al Quirinale col presidente della Repubblica Sergio Mattarella. «La verità sulla strage ferroviaria di Viareggio deve venir fuori, affinché sia da monito per il futuro e per far sì che certe tragedie non si verifichino mai più». Queste le parole di Mattarella, che ha espresso ai due i propri sentimenti di solidarietà e vicinanza.

Il ministro della Giustizia

Dopo il presidente della Repubblica, Rombi e Piagentini hanno incontrato anche il ministro della giustizia Andrea Orlando, con il quale hanno toccato il tema della prescrizione per i reati collegati a stragi colpose. «Il ministro – aggiunge Rombi – ci ha rassicurato sull’impegno del governo di realizzare una riforma che riazzeri i tempi processuali nel momento in cui andrà ad iniziare un processo d’appello, e poi di nuovo ancora nel momento in cui il processo stesso approderà in Cassazione. Purtroppo, ci è stato ribadito che tale riforma, come tutte le altre leggi, non sarà retroattiva e dunque non avrà validità per Viareggio».

La prescrizione che incombe

Il processo per la strage di Viareggio, scattato il 13 novembre 2013 con 33 imputati alla sbarra tra cui l’ex ad di Ferrovie dello Stato Mauro Moretti, è in pieno corso di svolgimento al Polo Fiere di Lucca. La sentenza di primo grado è attesa per la tarda primavera del 2016. Pochi mesi dopo, il 29 dicembre 2016, il capo d’imputazione di incendio colposo andrà in prescrizione, seguito all’inizio del 2017 da quello di lesioni gravissime.

Strage di Viareggio: “Carenze e falle nel sistema dei controlli”

Dure accuse dell’ex direttore dell’Agsf a Gatx, Trenitalia e Rfi: “Trenitalia non dette i documenti sul carromerci”

Lucca – “Sicuramente ci fu una falla nel sistema dei controlli, e una carenza nella procedura di manutenzione nella verifica a ultrasuoni». Le parole dell’ingegner Alberto Chiovelli, giunte al termine della mattinata al processo per la strage di Viareggio, pesano come macigni e chiamano in causa eventuali responsabilità di Gatx, proprietaria del carro merci della morte, di Trenitalia, che era l’impresa ferroviaria abilitata con certificato di sicurezza e Rfi in quanto gestore della rete ferroviaria. L’ingegner Alberto Chiovelli ha parlato come ex direttore dell’Agsf, l’agenzia nazionale per la sicurezza ferroviaria, nata nel 2008, e creata apposta, su sollecitazione della Comunità europea, come organismo terzo e indipendente rispetto alle varie imprese ferroviarie con l’obiettivo di disciplinare, normare e vigilare sul trasporto ferroviario. L’ingegner Chiovelli ha illustrato al Collegio giudicante (presieduto dal giudice Gerardo Boragine) cosa era stato fatto e disposto prima dell’incidente del 29 giugno del 2009 e cosa è stato fatto dopo.

Dalla deposizione di Chiovelli è emerso che Trenitalia non riuscì a dare i documenti e le informazioni relativi alla manutenzione del carromerci che provocò il disastro del 29 giugno 2009.

L’udienza è stata seguita dal neoletto sindaco di Viareggio Giorgio del Ghingaro, che si è intrattenuto per alcuni minuti con Daniela Rombi dell’associazione Il Mondo che Vorrei, onlus che raccoglie i familiari delle vittime.

Lunedì il sesto anniversario della strage verrà ricordato con una fiaccolata che inizierà alle 20.45.

Strage di Viareggio, in aula Della Valle e Montezemolo

L’esperienza della nascita di Italo nel rapporto con Mauro Moretti, all’epoca amministratore delegato di Ferrovie. La mamma di Emanuela, una delle 32 vittime del disastro al presidente di Ntv: “Solo la verità…”

Lucca – Al processo per la strage di Viareggio sono comparsi oggi in aulaDiego Della Valle e Luca Cordero di Montezemolo, citati come testi dell’accusa dalla Procura di Lucca, per riferire della nascita di Ntv, con Italo concorrente nel settore dei trasporti su rotaia, circa i rapporti con Mauro Moretti, che all’epoca ricopriva la carica di amministratore delegato di Ferrovie e che è uno dei 33 imputati.

I due testimoni, che erano stati già ascoltati dalla polizia giudiziaria, hanno risposto alle domande dei pm Giuseppe Amodeo e Salvatore Giannino, che hanno cercato di individuare le responsabilità di Moretti nella gestione della sicurezza ferroviaria, e poi delle parti civili.

“Ogni volta che avevamo a che fare con Mauro Moretti, era netta la sensazione che all’interno delle Ferrovie non si muovesse foglia senza il suo consenso”, ha detto tra l’altro Luca Cordero di Montezemolo.

“All’interno delle Ferrovie esisteva un vero e proprio ‘metodo Moretti’, con lui non c’era possibilità di dialogo”, ha affermato tra l’altro Diego Della Valle. Montezemolo e Della Valle hanno poi ricostruito le difficoltà frapposte alla nascita del concorrente Ntv. Entrambi i testi però hanno precisato di non essersi mai occupati delle questioni relative alla sicurezza ferroviaria, perchè “tecniche”.

Al momento del suo arrivo, Montezemolo è stato avvicinato da Daniela Rombi, madre di Emanuela Menichetti, una delle 32 vittime: “Le ho scritto e la ringrazio per avermi risposto. Oggi le chiedo la verità, la verità soltanto…”, queste le parole della signora.

Con l’ultima udienza, il processo per il disastro ferroviario del 29 giugno 2009 è arrivato ad una svolta: la Procura ha rinunciato ad un gran numero di testimoni, dando un segnale di avere sufficienti elementi per accelerare l’iter giudiziario. Ora sta ai legali (di imputati e parti civili) riposizionare il proprio numero di testimoni e poi al presidente del Collegio (Tribunale di Lucca) ridefinire nel dettaglio il calendario delle udienze, tenuto anche conto della disponibilità o meno della struttura che ospita le udienze.

Strage Viareggio: lite tra legale Fs e familiare vittima (Fonte: video.repubblica.it)

Strage di Viareggio, in aula la testimonianza di Daniela Rombi

La mamma di Emanuela Menichetti, donna simbolo della battaglia per la verità sulla strage del 29 giugno 2009, racconta il suo dramma

Lucca – Da brividi. La deposizione di Daniela Rombi, presidente dell’associazione «Il Mondo che vorrei», madre di Emanuela Menichetti, una delle 32 vittime della strage alla stazione ferroviaria di Viareggio, ha fatto calare una cappa di dolore nell’aula del Polo fieristico di Lucca.

«Dal giorno in cui è accaduto il disastro – ha raccontato – fino a quando è morta Emanuela sono trascorsi 42 giorni: in quell’arco di tempo sono rimasta davanti alla stanza del Centro grandi ustionati dell’ospedale di Pisa, facendo anche l’uncinetto, sperando che mia figlia ce la facesse…. E pensare che quella maledetta sera, quando Emanuela mi telefonò dall’ospedale Versilia mi disse ‘mamma, non preoccuparti, vicino a noi c’è stato un grande incendio. Ora mi portano a Pisa’….».

«Per mesi e mesi dopo la morte di Emanuela ho apparecchiato per tre persone…E dall’agosto 2009 non ho più cucinato le bracioline fritte con gli zucchini fritti», un altro stralcio della sua deposizione.

Dopo il giuramento, Daniela Rombi ha chiesto 30 secondi di silenzio in onore delle vittime. Non sono stati concessi. Gaetano Scalise, avvocato di Rfi, è intervenuto: “Vorrei che fosse messo agli atti che la signora Rombi è stata sempre presente a tutte le udienze”, lasciando intendere che i testimoni non dovrebbero assistere alle udienze.

Ha parlato anche la figlia di Mario Pucci, il novantenne morto in casa insieme alla badante Ana Habic, carbonizzata con la maniglia della porta tra le dita. Mario aveva paura della ferrovia: non solo la sua firma era tra quelle di chi chiedeva, inascoltato, a Ferrovie di ergere un muro di protezione tra i binari e le case, ma Mario quel muro se l’era pure costruito da solo, nel disperato tentativo di sentirsi al sicuro. E’ il dettaglio emerso solo oggi.

Alla prossima udienza, mercoledì 28, torneranno a parlare i periti sulle cui relazioni si basano le accuse della Procura, fondamentali in un processo che si gioca soprattutto su questioni tecniche.

Strage Viareggio, i parenti protestano contro il rischio prescrizione

I familiari hanno ricoperto trentadue sedie con altrettante magliette bianche raffiguranti le foto dei volti di ciascun morto nell’incidente ferroviario

Lucca – Trentadue sedie vuote, coperte dalle magliette bianche con i volti delle 32 vittime della strage ferroviaria di Viareggio del 29 giugno 2009. Così i familiari delle persone uccise dall’esplosione e dall’incendio che seguì al deragliamento del treno carico di gpl hanno manifestato questa mattina nell’aula del centro fiere di Lucca, dove è in corso il processo per il disastro ferroviario. Ricordando che le 32 persone le cui immagini sorridenti campeggiano sulle magliette “non sono morte di infarto”, il presidente della associazione delle vittime “Il mondo che vorrei”, Daniela Rombi, ha dichiarato: “Non permetteremo che a causa della prescrizione la giustizia non possa fare il suo corso”.

L’udienza è stata caratterizzata da un piccolo colpo di scena: non fu costruito nella vecchia Germania dell’Est, ma in Ungheria l’assile della morte, quello che spaccandosi all’ingresso della stazione di Viareggio causò il deragliamento del treno merci. Il consulente della Procura, ingegnere Paolo Toni, alla quarta udienza sul banco dei testimoni non si scompone: «Il problema non è dove nasce o non nasce l’asse. Il problema è la rottura a fatica che subisce…».

Si torna in aula lunedì prossimo, per l’ultima udienza del 2014: la parola ancora ai difensori dei 42 imputati.

Strage di Viareggio, il 1° ottobre riprende il processo

Si ricomincia con le udienze dopo la pausa estiva. Nuovo appello alla partecipazione dall’associazione parenti delle vittime.

Lucca – Dopo la pausa estiva, lunga oltre due mesi, mercoledì 1 ottobre alle 9.30 al Polo fieristico (ex Bertolli) a Lucca, riprenderà il processo per la strage di Viareggio del 29 giugno 2009, dove morirono 32 persone. 

Leggi la cronaca di tutte le udienze del processo

Alla vigilia della nuova udienza parte un appello alla partecipazione dall’associazione parenti delle vittime: “Abbiamo bisogno di tanti e tante, del vostro concreto aiuto – si legge in un comunicato di Daniela Rombi, dell’associazione ‘Il Mondo che vorrei” -, perché la nostra voce sia più forte per rivendicare e pretendere verità, giustizia e sicurezza”. “Per questo chiediamo, a chi e’ sensibile a questa battaglia e a chi e’ disponibile il 1 ottobre – continua l’appello -, di essere insieme a noi, ognuno con il proprio corpo, la propria mente, il proprio striscione di appartenenza, la propria fascia istituzionale per dare forza, per sostenere, per un gesto d’affetto, per farci capire che non siamo stati dimenticati, per comunicarci che ci siete e che ci sarete ancora…”.

Strage Viareggio, in appello confermato il no al reintegro di Antonini

Firenze – Riccardo Antonini non riavrà il suo posto di ferroviere. Lo ha deciso la corte d’appello di Firenze, confermando la decisione di primo grado del tribunale di Lucca dopo il licenziamento avvenuto nel 2011, a un anno dalla pensione.

Antonini, 62 anni, è uno dei volti-simbolo della strage di Viareggio: non si è tirato indietro quando la famiglia di una delle 32 vittime della tragedia del 29 giugno 2009 gli ha chiesto una consulenza tecnica per l’incidente probatorio, consulenza che Antonini ha prestato gratuitamente.

La lettera di licenziamento era stata giustificata con delle presunte ingiurie che Mauro Moretti, all’epoca amministratore delegato di Ferrovie, sosteneva di aver ricevuto da Antonini. Ma la querela di Moretti contro Antonini è stata archiviata dal giudice di Genova. Ed è dunque caduta questa motivazione per il licenziamento poi confermato dal giudice del lavoro del Tribunale di Lucca.

Adesso ad Antonini non resta altro da fare — una volta che saranno depositate le motivazioni di questa sentenza — che rivolgersi alla Cassazione. Queste le sue parole: «Questa sentenza è uno schiaffo a tutti i lavoratori che si battono per la sicurezza nei luoghi di lavoro. Anzi, istiga i datori di lavoro a tralasciare la sicurezza nei luoghi di lavoro. Questa è una sentenza che gronda sangue di tutte e 32 le vittime della strage. A mio avviso è un fatto gravissimo, ma non riusciranno a fermarmi».

Parole di fuoco e di sostegno arrivano anche da Daniela Rombi, presidente dell’associazione Il mondo che vorrei. «E’ la dimostrazione — ha detto — che i poteri forti riescono sempre a imporre la propria legge».