Crisi, Boeri: “In 6 anni i poveri sono cresciuti da 11 a 15 milioni”

Firenze Le famiglie italiane che vivono sotto la soglia di povertà sono passate, durante la crisi, dal 18 al 25% del totale. E le persone coinvolte, che erano 11 milioni, sono salite a 15 milioni. Lo ha detto Tito Boeri, presidente dell’Inps, in audizione in commissione Affari sociali alla Camera. «È la povertà il nodo centrale» per l’Italia, ha avvertito l’economista.  «Il 10% più povero nella distribuzione dei redditi ha subito una riduzione del 27% del proprio reddito disponibile, mentre il 10% più ricco della popolazione ha subito una riduzione del 5%». Quanto al ceto medio, «ha subito una riduzione del reddito del 5%». A conti fatti, dunque, «i costi della crisi sono sulle persone più povere del Paese». E sulle più deboli, considerato che la crescita della povertà ha riguardato soprattutto la fascia dai 55 ai 65 anni, i giovani e le famiglie con figli.

Napoli, si uccide operaia Fiat in cassa integrazione.

La donna di 47 anni lavorava allo stabilimento di Nola. Due anni fa scrisse: “Non si può vivere sul ciglio del burrone dei licenziamenti”.

Napoli – In un lunedì dominato dai commenti sui risultati elettorali è passata quasi inosservata una drammatica notizia di cronaca: il suicidio di Maria B., 47 anni, operaia del reparto logistico Fiat a Nola. Da sei anni era in cassa integrazione, ma l’ammortizzatore sociale sarebbe scaduto il prossimo 13 luglio. La donna è morta martedì scorso nella propria abitazione di Acerra (Napoli), ma il cadavere è stato ritrovato solo sabato sera.

La donna il 2 agosto 2011 aveva scritto sul sito del Comitato mogli operai Pomigliano D’Arco: “Non si può continuare a vivere per anni sul ciglio del burrone dei licenziamenti”. Una sorta di articolo intitolato dal titolo “Suicidi in Fiat”, che prendeva spunto dal tentativo di suicidio di un operaio dello stabilimento Fiat di Pomigliano D’Arco che aveva tentato di togliersi la vita ferendosi più volte con un’arma da taglio. “L’intero quadro politico-istituzionale – scriveva la donna – che da sinistra a destra ha coperto le insane politiche della Fiat, è corresponsabile di questi morti insieme alle centrali confederali”. Nello scritto, la donna accusa Fiat e Marchionne di “fare profitti letteralmente sulla pelle dei lavoratori che sono costretti ormai da anni alla miseria di una cassa integrazione senza fine ed a un futuro di disoccupazione”.

L’ennesimo dramma causato dalla solitudine e dalla crisi economica. Una situazione a cui il governo uscito rafforzato dalle urne deve dare risposte immediate.

Crisi editoria, numeri allarmanti: meno copie e pubblicità in picchiata. Cresce solo internet

Giornali, in 5 anni persi un milione di copie. Il Presidente della Fieg Anselmi: «La crisi dell’editoria in Occidente è violenta. Spostare le risorse dai contributi agli incentivi»

Roma – Numeri da brivido per l’editoria italiana. Il 2012 è il quinto anno consecutivo con dati negativi per l’editoria. Secondo il rapporto della Federazione degli editori (Fieg) “La Stampa in Italia”, nel 2012 le copie di quotidiani vendute sono scese del 6,6% e negli ultimi cinque anni il calo è del 22%: più di un milione di persone ha smesso di comprare il giornale. Per la prima volta, nel 2012, diminuiscono anche i lettori.

Solo da Internet arriva qualche segnale positivo, pur insufficiente a controbilanciare i risultati negativi dei comparti tradizionali. Internet è l’unico mezzo su cui cresce la pubblicità nel 2012 (+5,3%, da 631 a 664 milioni). I ricavi da editoria online sono in costante crescita e nei gruppi di maggiori dimensioni la loro incidenza sul fatturato complessivo ha superato la soglia del 5,5%. Le prime rilevazioni della diffusione delle copie digitali di quotidiani e periodici mostrano una vendita di copie digitali già significativa, di oltre 185mila copie al giorno.

Le richieste della FIEG sono quattro: interventi che accompagnino la necessaria trasformazione industriale come il riconoscimento di un credito d’imposta per gli investimenti finalizzati all’innovazione e allo sviluppo nella produzione e nella diffusione di contenuti digitali; misure che favoriscano il ricambio generazionale dei lavoratori; modernizzazione della vendita dei giornali; regole chiare che garantiscano un livello adeguato di protezione e remunerazione dei contenuti editoriali in rete.

In 85 si riducono lo stipendio per assumere 29 colleghi precari. Succede ai Servizi Ifoa di Reggio Emilia

Applicato per la prima volta in Italia il contratto di solidarietà espansiva. Tagli del 5% su stipendi e ore lavorate per regolarizzare i lavoratori a rischio licenziamento

Prato – Una buona notizia dal mondo del lavoro arriva da Reggio Emilia. Ottantacinque dipendenti dell’ente per i Servizi Ifoa hanno deciso di ridurre del 5% il proprio stipendio e le ore di lavoro per permettere a ventinove lavoratori di essere regolarizzati con contratti a tempo indeterminato. Una scelta unica in Italia, resa possibile grazie al contratto di solidarietà espansiva (previsto dall’art.2 della legge 863/1984), applicato per la prima volta sul territorio nazionale. Nella pratica le ore di lavoro sono scese da 40 a 38 settimanali, consentendo una stabilizzazione a tempo indeterminato degli altri lavoratori e più garanzie per gli ulteriori precari.

Trapani, operaio edile si suicida: “Senza lavoro non c’è dignità”

Giuseppe Burgarella, operaio edile con una storia dentro ai sindacati, si è suicidato una settimana fa. In un biglietto ha lasciato la sua disperazione per i diritti violati.

Trapani – Ha suscitato grande emozione e commozione la notizia dell’operaio edile di Trapani che si è suicidato lasciando un biglietto d’addio all’interno di una copia della Costituzione: “L’articolo 1 dice che l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro. Perché lo Stato non mi aiuta a trovarlo?”, queste le ultime drammatiche parole dell’operaio, che ha aggiunto l’elenco dei morti di disoccupazione degli ultimi due anni: l’ultimo nome in fondo alla lista è il suo.

Giuseppe Burgarella era un sindacalista della Cgil, lavorava nel settore dell’edilizia, che anche in Sicilia attraversa una profonda crisi (in provincia di Trapani il comparto ha quasi 4mila senza lavoro, rispetto al 2012 siamo già a un 20 per cento in più di disoccupati) e in una recente riunione sindacale aveva detto: “Dobbiamo suicidarci tutti per fare capire quanto grave sia la crisi che stiamo vivendo?”.

Le crisi in Toscana, dalla Ginori alla Lucchini

Settanta tavoli di crisi, a rischio ventimila posti. Il caso Ginori finisce in Procura, a Piombino riparte l’altoforno.

Firenze – Cento crisi e un freno tirato, così titola il Corriere Fiorentino. Dalla Richard Ginori alla Seves, dalla Mabro di Grosseto alla Lucchini, il 2013 non comincia sotto buoni auspici per tanti, troppi lavoratori.

Il caso che ha fatto più discutere è il fallimento della Richard Ginori, la storica azienda di porcellane di Sesto Fiorentino, attiva dal 1735. L’azienda era in liquidazione dallo scorso aprile, i 314 lavoratori sono in cassa integrazione da agosto. Il tribunale ha ritenuto insufficiente l’offerta di 13 milioni di euro della cordata composta dalle aziende Lenox e Apulum e ha decretato il fallimento. Il caso finirà anche in Procura.

A Piombino è prossima la ripartenza dell’altoforno Lucchini, fermo dal 13 dicembre. Nel frattempo sindacati e istituzioni locali sono stati convocati il 23 gennaio al tavolo del Ministero dello Sviluppo Economico. All’incontro prenderà parte anche il commissario straordinario Piero Nardi, che avrà sei mesi di tempo per elaborare un piano industriale di rilancio da sottoporre all’approvazione del tribunale. Piombino e l’Ilva di Taranto sono i due impianti siderurgici italiani a ciclo integrale. Anche in questo caso non sono mancate interessanti suggestioni su progetti di riconversione industriale. Vedremo i prossimi sviluppi.

Le crisi industriali non vanno in vacanza: 187 tavoli di crisi, 225mila lavoratori coinvolti

La denuncia del dipartimento Industria della Cgil su dati del Ministero dello Sviluppo economico: 54 vertenze verso una soluzione, 133 da dirimere urgentemente

Roma – Le crisi industriali non vanno in vacanza e la pausa estiva lascia in sospeso i 187 tavoli di crisi che risultano aperti presso il ministero dello Sviluppo economico e, di conseguenza, incerto il futuro, nonché il prossimo autunno, di circa 225mila lavoratori. Sono i numeri che emergono da una mappatura sulle vertenze aziendali, prodotta dal dipartimento Industria della Cgil su dati del Mise.

Secondo quanto risulta alla Cgil, alla luce dell’andamento dei tavoli, ci sarebbero inoltre 54 vertenze indirizzate al momento verso una “soluzione individuata” ma ne rimarrebbero ancora 133 da dirimere urgentemente.

Il punto della situazione per settori

Gli ultimi dati dal mondo del lavoro. Disoccupazione record, più cassa integrazione e stipendi bassi

I dati dell’Organizzazione internazionale del Lavoro e del rapporto Eurispes fotografano una situazione sempre più difficile.

Prato – Non arrivano buone notizie dal mondo del lavoro. L’Ilo, International Labour Office, afferma che nel 2009 il numero di disoccupati a livello mondiale ha raggiunto l’astronomica cifra di 212 milioni di persone. L’incremento rispetto al 2007 è spaventoso: in due anni 34 milioni di persone si sono ritrovate senza posto di lavoro. Ma non finisce qui: 633 milioni di lavoratori e le loro famiglie vivono con meno di 1,25 dollari al giorno e altri 215 milioni vivono ai margini o con il rischio di cadere in povertà. E nel 2010 sono previsti altri 3 milioni di disoccupati in più nei paesi avanzati e nella Ue.

Ovviamente, anche i dati che giungono dall’Italia non sono buoni: il ricorso alla cassa integrazione ha raggiunto il miliardo di ore, il numero di disoccupati è in costante aumento e ha raggiunto la cifra di 2,1 milioni di persone, e anche per chi lavora non sono rose e fiori, visto che i nostri stipendi si confermano tra i più bassi.

Primo Maggio, da festeggiare c’è ben poco

FirenzeI padri perdono il lavoro, i giovani sperano in un impiego stabile. In quella stabilità garantita alle generazioni passate. L’universo femminile, più esposto ai ricatti di varia natura, non vede ancora l’alba della propria emancipazione. La responsabilità ricade in un mercato senza anima che accentua in modo costante il divario fra chi ha di più e chi invece possiede sempre meno. Dopo il crollo delle ideologie, la maggioranza del popolo occidentale, e non solo, avverte un senso di insicurezza, figlio di un tessuto sociale frantumato, diviso e sempre più distante da logiche fondate sulla solidarietà e la collaborazione. A rendere ancora più complicato tale scenario, ci ha pensato la crisi economica. La bufera si è abbattuta nell’ultimo trimestre 2008, persiste ad oggi e non sappiamo quando terminerà. Un fatto però è già stato accertato e nel commentarlo tutti parliamo la stessa lingua. Molte aziende, anche colossi internazionali, hanno chiuso e il primo effetto drammatico è ricaduto sui lavoratori, licenziati e quando è andata bene in cassa integrazione o mobilità. Vorremmo pensare che fosse finita qui ma forse non sarà così. Di certo non è così il numero degli incidenti sul lavoro nel nostro Paese. Ogni giorno assistiamo inermi ad un infortunio. Dall’inizio dell’anno ad ora si registrano 345810 infortuni, 8645 invalidi e 345 morti (fonte Articolo 21). Cifre ahimé provvisorie. Anche in questo caso vorremmo pensare che fosse finita qui. Altrettanto vorremmo fare per i diritti dei lavoratori che nell’era globale si sono visti scippare di mano diversi di questi diritti, conquistati con lotte, a volte anche aspre, da parte di coloro che li hanno preceduti. In sostanza, siamo di fronte ad un periodo storico che ha annullato la classe media, molte persone stanno o sono già scivolate nella fascia della povertà e ha cancellato sul nascere i sogni di tante persone, speranzose di fare un lavoro e costrette invece a farne un altro. Per quest’ultimo appunto, in verità, la storia ha sempre concesso poco al popolo. A più riprese l’essere umano è stato costretto a porre in cima alle sue priorità le esigenze della vita quotidiana, rinviando ad un domani l’eventuale libertà di scelta. In questo contesto oggi si celebra il Primo Maggio, ma da festeggiare c’è ben poco, da riconquistare molto. Viviamo questa giornata come momento di incontro e di speranza nel tentativo di ritrovare in prospettiva la via della solidarietà, della collaborazione. Lasciamo ad altri il senso del rito, della passerella e proviamo a tramutare in confronto il risentimento, il rancore e la delusione dei lavoratori verso i partiti della sinistra (che c’era), i sindacati e un mercato che tutto è, tranne che libero.