25 aprile, Anpi: “Attuare la Costituzione per cambiare l’Italia”

Firenze – Il 25 aprile è la festa di tutte le italiane e gli italiani. Delle loro radici e del loro futuro. Ricordiamo i combattenti per la libertà, i loro sogni di democrazia, uguaglianza e felicità, il portare avanti con coraggio e tenacia la loro speranza di un Paese civile, giusto, solidale.
Festeggiamo la Costituzione nel 70° anniversario della sua approvazione. Quello straordinario lavoro di concordia e responsabilità che condusse alla scrittura delle regole e della sostanza democratica della vita collettiva. Principi e valori realizzati solo in parte se guardiamo alla situazione complessiva dell’Italia dove un diritto elementare, come quello al
lavoro, in particolare per i giovani, è disatteso, dove l’attuale modo di far politica per lo più allontana, invece di stimolare e promuovere la partecipazione popolare, dove l’orizzonte antifascista non è ancora pienamente patrimonio dello Stato in ogni sua espressione.

Dobbiamo essere uniti e tanti. A trasmetterci la voglia di essere parte attiva dell’irrimandabile processo di attuazione integrale della Costituzione, di contrasto ai troppi neofascismi che impazzano nelle strade e per il web illudendo una parte delle giovani generazioni, di costruzione di una diffusa e forte cultura del dialogo, della solidarietà, della pace.

Dobbiamo darci appuntamento per tutti i giorni a venire. Il 25 aprile rappresenti un impegno quotidiano a sentirci una comunità in marcia verso una democrazia realizzata fino in fondo.
Con l’entusiasmo e le capacità di ognuno.
Buona Liberazione.

Fonte: Anpi

25 aprile, 5 libri per spiegare ai bambini… (fonte: Il Fatto)

25 aprile, “Porta un fiore al partigiano”… (fonte: Il Fatto)

Milano, il programma della manifestazione nazionale 

Gattatico, Istituto Cervi

 

Informazione, assolto il giornalista Giacalone

Assolto dall’accusa di diffamazione il giornalista Rino Giacalone

Firenze – Un giornalista può apostrofare come «un gran bel pezzo di merda» un mafioso. A stabilirlo è stato il Tribunale di Trapani che ha assolto Rino Giacalone, collaboratore del Fatto Quotidiano ed impegnato per la sua attività in Libera, dall’accusa di diffamazione a mezzo stampa. La sentenza è stata emessa dal giudice monocratico Gianluigi Visco e nel dispositivo – le motivazioni saranno depositate entro 15 giorni – viene espressamente citato l’articolo 21 della Costituzione che garantisce la libertà di informazione. Il processo era scaturito dalle denunce di Rosa Pace, vedova di Mariano Agate, in seguito ad un articolo pubblicato su Malitalia.it in cui veniva ricostruito il profilo criminale del marito, morto per cause naturali nell’aprile 2013, a 73 anni.

 

Auguri a Tina Anselmi, una grande donna italiana

Una vita spesa al servizio della libertà e dei valori di uguglianza. Il 2 giugno sarà emesso un francobollo a lei dedicato, è la prima volta che viene dedicato un francobollo a una persona singola ancora in vita

Firenze – Oggi compie gli anni Tina Anselmi e ci sembra doveroso dedicarle un pensiero e un affettuoso augurio.

Classe 1927, ex staffetta partigiana sotto la guida di Cesare Battisti e prima donna a ricoprire, nel 1976 la carica di Ministro della Sanità in Italia, la parlamentare di Castelfranco Veneto è sempre stata modello di onestà intellettuale e unica personalità, in vita, ad essere ritratta in un francobollo, che sarà emesso dalle Poste Italiane in occasione della festa del 2 giugno.

Una vita spesa al servizio della libertà e dei valori di uguaglianza. “La Tina”, così la chiamano gli amici, nella sua lunga e travagliata vita politica ha mantenuto fermo un faro: “La democrazia ha bisogno di normalità”. E ha spesso parlato della solitudine che ha accompagnato la sua battaglia contro i poteri oscuri che hanno piagato la storia d’Italia, quella P2 su cui non è stata fatta piena luce.  Dei pericoli come quei tre chili di tritolo accanto a casa, che non esplosero per un caso, e delle molte intimidazioni.

Donne e uomini della Resistenza: Tina Anselmi (Anpi.it)

Tina Anselmi, ritratto di donna tra francobolli e documentari (Lineadiretta.it)

Erri De Luca assolto. “Il Fatto non sussiste”. Lo scrittore: “E’ stata impedita un’ingiustizia”

Assolto Erri De Luca.

Firenze Erri De Luca è stato assolto perché «il fatto non sussiste». Finisce così il processo allo scrittore napoletano, accusato di istigazione a delinquere. Un capo di imputazione, figlio secondo l’accusa, di un’intervista rilasciata nel 2013 da De Luca all’Huffington Post. In quella occasione lo scrittore aveva dichiarato: «I sabotaggi sono necessari per far comprendere che la Tav è un’opera nociva e inutile». Per questo l’accusa aveva chiesto una condanna a otto mesi di reclusione. A pronunciare la sentenza è stato il giudice Immacolata ladeluca, che si è ritirata in camera di consiglio dalle 10 alle 13. «E’ stata impedita una ingiustizia, quest’aula è un avamposto sul presente prossimo», sono state le prime parole pronunciate da Erri De Luca dopo la sentenza.

Erri De Luca assolto: “Impedita ingiustizia…” (video, fonte: Il Fatto)

Erri De Luca… (di Mario Portanova, fonte: Il Fatto)

De Luca “Vince l’articolo 21 della Costituzione” (video, fonte: La Repubblica)

De Luca: “Resto convinto che la Tav vada sabotata”

Processo no Tav, assolto Erri De Luca (di Elisa Sola, fonte: Corriere della Sera)

 

 

Anpi, il 24 novembre in piazza per difendere la Costituzione

FirenzeIn piazza a difesa della Costituzione.  Una mobilitazione nazionale, voluta dall’Anpi, per dire no alla riforma dell’articolo 138 in discussione alla Camera e alla mancata consultazione dei cittadini. L’associazione nazionale Partigiani d’Italia domenica 24 novembre sarà presente con banchetti e gazebo in più di 160 città , per ribadire il proprio dissenso al tentativo di modificare l’articolo 138 al fine di riformare la Carta costituzionale. «Fra poco più di un mese, la Camera voterà, in terza ed ultima lettura, le modifiche dell’articolo 138 della Costituzione; e se lo farà con una maggioranza che superi i 2/3 non ci sarà la possibilità di promuovere un referendum – dichiara il presidente dell’Anpi Carlo Smuraglia in una lettera aperta ai cittadini italiani – Finora, ci sono state manifestazioni, iniziative, lettere ai parlamentari, appelli; ma tutto è caduto nel vuoto e, se non si riesce, col contributo dei cittadini a cambiare le cose, sarà inferta una grave ferita alla Costituzione». «Sarà anche un vantaggio per il futuro – prosegue Smuraglia -, ma intanto non si applica proprio a questa legge che deroga ad una garanzia costituzionale, togliendo – ora e subito – la parola ai cittadini, nonostante si sia a perfetta conoscenza dei dissensi e delle contrarietà esistenti nel Paese e non solo da parte di autorevoli giuristi». Per queste ragioni l’Anpi scenderà in piazza ed inoltre ha annunciato lo stesso Smuraglia di dar vita, assieme a tutte le associazioni che hanno a cuore la Costituzione, ad un presidio davanti Montecitorio nei giorni precedenti al voto in aula.

L’Anpi: “25 aprile, 1° maggio e 2 giugno non si toccano”.

Il 25 aprile, il 1° maggio e il 2 giugno non si toccano. Sono i valori su cui si fonda la Repubblica». E’ la posizione espressa in sintesi dall’Anpi in merito all’ipotesi del governo di sopprimere o accorpare alcune feste nazionali per aumentare la produttività.

Roma«Il 25 aprile, il 1° maggio e il 2 giugno non si toccano. Sono i valori su cui si fonda la Repubblica». E’ la posizione espressa in sintesi dall’Anpi in merito all’ipotesi del governo di sopprimere o accorpare alcune feste nazionali per aumentare la produttività. Nella scure incapperebbero anche le tre festività ben note per essere state già oggetto di tentativi analoghi.

«Non ci si dica – si legge nel comunicato – che non ci sono altri strumenti per incrementare la produttività e far crescere il Pil; ci sono provvedimenti in corso di esame, da tempo preannunciati, di cui si può accelerare l’iter; e ce ne sono altri, da molti invocati (la patrimoniale, per fare un esempio) che a torto si finge di ritenere improponibili».

«Dobbiamo – prosegue l’Anpi – essere estremamente chiari: non abbiamo – ovviamente – obiezioni di fronte ai sacrifici che possono essere chiesti ai cittadini in una fase difficile per il Paese; ma che si debba rinunciare alla storia, a quelli che sono i fondamenti comuni del nostro vivere civile, ci sembra davvero troppo. Ci sono festività che nascono da consuetudini o semplici abitudini, che forse possono consentire qualche operazione. Altre, come quelle citate, rappresentano il nostro passato migliore, i valori su cui si fonda la nostra Repubblica: sono, in una parola, la nostra storia. E non vanno toccate. Si faccia quello che occorre, per salvare il Paese da una crisi che non ci dà tregua. Ma si lasci al Paese la sua storia, si conservino i suoi valori, quelli a cui la stragrande maggioranza dei cittadini continua a richiamarsi. Questa è la richiesta che formuliamo alle istituzioni pubbliche e in particolare al governo». Infine, l’appello dell’Anpi: «Alle nostre organizzazioni rivolgiamo l’invito ad una mobilitazione immediata e diffusa, assumendo ogni possibile iniziativa, coinvolgendo i parlamentari e le istituzioni territorialmente competenti, sollecitando l’adesione e l’impegno dei cittadini. Il gravissimo proposito che è stato enunciato dalla stampa, se corrispondente ai reali intenti del governo, deve essere sventato e respinto, prima di tutto dalla coscienza civile e democratica del popolo italiano».

Fonte: Anpi

Trattativa Stato-mafia, Scalfari attacca i pm di Palermo e chiede provvedimenti disciplinari

FirenzeEugenio Scalfari attacca il “Fatto Quotidiano”, le sue inchieste sulla Trattativa Stato-mafia, le richieste di chiarezza rivolte da Antonio Padellaro al capo dello Stato sulle telefonate con Nicola Mancino, oggi indagato per falsa testimonianza. E sulla base di una scarsa conoscenza del codice di procedura penale, arriva persino a domandare interventi disciplinari contro la procura di Palermo.

«Alcuni giornali conducono da tempo una campagna sul cosiddetto caso Mancino per mettere in difficoltà il Presidente della Repubblica» scrive su la “Repubblica” Scalfari al termine del suo editoriale della domenica. Che poi prosegue: «Negli ultimi giorni lo esortano a rendere pubbliche le telefonate che ha avuto con Nicola Mancino e che sono stare registrate dalla Procura di Palermo. Non entro nel merito, che riguarda le Procure interessate, i gip che ne autorizzano gli interventi, il Procuratore generale della Cassazione che ha la vigilanza sul corretto esercizio della giurisdizione e detiene l’iniziativa di eventuali procedimenti. Osservo soltanto che quei giornali così legittimamente desiderosi di chiarire eventuali misteri e possibili ipotesi di reato scrivono come se sia un fatto ovvio che il Presidente della Repubblica è stato intercettato e che il nastro dell’intercettazione è tuttora esistente e custodito dalla Procura di Palermo».

E sì, perché, secondo il fondatore di Repubblica, «gli intercettatori avrebbero dovuto interrompere immediatamente il contatto» e perché «forse l’agente di polizia giudiziario incaricato dell’operazione non sapeva o aveva dimenticato che da quel momento in poi stava commettendo un gravissimo illecito». Quindi l’attacco frontale ai pm: «Ma l’illecito divenne ancora più grave quando il nastro fu consegnato ai sostituti procuratori i quali lo lessero, poi dichiararono pubblicamente che la conversazione risultava irrilevante ai fini processuali, ma anziché distruggerlo lo conservarono nella cassaforte del loro ufficio dove tuttora si trova».

Secondo Scalfari «la gravità di questo comportamento (quello di aver intercettato Napolitano e conservato la registrazione, ndr) sfugge del tutto ai giornali che pungolano il Capo dello Stato senza però dire una sola sillaba sulla grave infrazione compiuta da quella Procura la quale deve sapere che il Capo dello Stato non può essere né indagato né intercettato né soggetto a perquisizione fino a quando – in seguito ad un “impeachment” –  non sia stato sospeso dalle sue funzioni con sentenza della Corte Costituzionale eretta in Suprema Corte di Giustizia».

Secondo il fondatore de la Repubblica, «si tratta di norme elementari della Costituzione e trovo stupefacente che né i Procuratori interessati, né i giudici che autorizzano i loro interventi, né i magistrati preposti al rispetto della legge, né gli opinionisti esperti in diritto costituzionale abbiamo detto una sola sillaba in proposito con l’unica eccezione dell’ex senatore Giovanni Pellegrino, già presidente della Commissione parlamentare sulle stragi».

Purtroppo per Scalfari le cose stanno in modo diverso. Nessuno tra coloro i quali conoscono le leggi italiane ha detto una sillaba denunciando il presunto abuso, semplicemente perché l’abuso non c’é. In questo caso infatti l’intercettato per ordine di un giudice era Mancino (non coperto da nessuna immunità). E solo il giudice, al termine di un’apposita udienza, una volta sentiti pm e avvocati (ai quali l’intero materiale va messo a disposizione), può decidere di distruggere intercettazioni ritenute irrilevanti. Il perché é semplice: se lo potessero fare da soli gli investigatori, magari interrompendo a piacimento gli ascolti, o i pm (eliminando conversazioni quando vogliono) il rischio deviazione in tutte le indagini sarebbe altissimo. Perché, senza nessun controllo, potrebbero essere buttate via prove a discarico degli indagati o conversazioni che invece ne dimostrano la colpevolezza.

Fonte: Il Fatto Quotidiano

25 aprile, Anpi: la memoria batte nel cuore del futuro

L’appello dell’Anpi per la festa della Liberazione.

FirenzePubblichiamo l’appello dell’Anpi per la festa della Liberazione.

«L’Anpi fa appello a tutte le italiane e a tutti gli italiani affinché il 25 aprile scendano nelle piazze a festeggiare la Liberazione, a ritrovarsi uniti e appassionati attorno alle radici autentiche della nostra democrazia e del futuro: Antifascismo, Resistenza, Costituzione. Raccontarle a chi non sa o ancora non vuol sapere, ai distratti, agli indifferenti, a chi non smette di strumentalizzare questo giorno facendone mero strumento di cieca e violenta propaganda.

Vi è stato chi ha attaccato la nostra Associazione e il suo Presidente nazionale, con argomenti infondati e inaccettabili e addirittura con insulti e accuse di “fascismo” su una specifica questione politica fino a sostenere che non dovremmo celebrare la festa del 25 aprile: facciamola quindi più grande e più partecipata per ribadire con forza la nostra volontà di contribuire al “riscatto” del Paese e il significato profondo della guerra di Liberazione e della inedita partecipazione di tanta parte del popolo italiano.

Ricordiamo che l’unità di forze diverse tra loro, con un impegno e una generosità straordinari, condusse il Paese fuori dal baratro della dittatura nazifascista, inaugurando una stagione di grande entusiasmo e rigenerazione civili, destinata ad approdare ad una Costituzione tra le più avanzate del mondo. E cerchiamo di ritrovare quell’impulso, quel prendersi per mano, con fermezza e intelligenza, per intraprendere sentieri comuni, imprescindibili.

Ricordiamo i partigiani, forti di cuore e di coraggio, forti di amor di Patria e di sogno: democrazia e socialità, col concorso responsabile di ognuno, ogni giorno. Ricordiamo la loro aspirazione più profonda alla pace, al dialogo, all’uguaglianza, alla giustizia. Prendiamoci cura della memoria di queste donne e uomini della libertà, teniamone in vita virtù e tensione morale, difendiamoli dal revisionismo, dalla strumentalizzazione e dall’indifferenza.

Ricordiamo i tanti militari che dissero no al fascismo risorto dopo l’8 settembre ’43 e per questo pagarono il prezzo altissimo e tragico della deportazione e della morte. Ricordiamo tutti coloro che vollero resistere alla sopraffazione, anche senz’armi: la nostra Repubblica è fondata sul loro sacrificio. Ricordiamo il contributo del popolo, che tanto diede ai partigiani, nutrendoli, offrendo loro un riparo, un conforto; spesso restando nell’anonimato e correndo pericoli gravissimi per sé e per le proprie famiglie.

Portiamo in piazza le “Lettere dei condannati a morte della Resistenza italiana”, leggiamole, facciamole conoscere, sono il miglior antidoto all’imbarbarimento politico e sociale. Portiamo in piazza la parte migliore dei cittadini; quella che non cede al disincanto e alla indifferenza, quella che è ancora capace di indignarsi di fronte alla decadenza morale ed alla corruzione diffusa; quella che aspira ad una democrazia vera, fatta di uguaglianza e socialità. Quella che vuole portare avanti i sogni, le speranze, le attese di tutti coloro che combatterono e si impegnarono per la libertà. Sarà così una grande festa di popolo, in cui la memoria si unirà alla riflessione, all’impegno antifascista, alla volontà di uscire dalla crisi con un avanzamento generale della nostra società e della democrazia, nella riaffermazione dei valori di fondo della Resistenza e della Costituzione».

Fonte: Anpi

Prato, il Museo della Deportazione e della Resistenza festeggia il suo decennale

Gattatico (Reggio Emilia), le iniziative all’Istituto Alcide Cervi

Guccini: «Offesa e tradita la mia “Locomotiva”» (fonte: La Repubblica)

25 aprile, Carlo Smuraglia: “diamo alla memoria… ” (fonte: Articolo 21) 

 

Articolo 18 contro flessioni e flessibilità

FirenzeE’ stato denunciato che presso un negozio milanese ai dipendenti viene imposto come sanzione disciplinare un certo numero di flessioni. Un evidente esempio di abuso di potere in violazione della dignità del lavoratore. Che ciò sia potuto accadere è la conferma della debolezza del sindacato e della inadeguatezza dell’apparato pubblico che dovrebbe garantire ai lavoratori le più elementari tutele. Si tratta dei servizi ispettivi e della giustizia del lavoro, spesso troppo lenta per dare affidamento a chi avrebbe necessità di un suo tempestivo intervento. Che simili vicende possano verificarsi in aziende dove sarebbe applicabile l’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori, che impedisce il licenziamento del lavoratore che si ribelli all’ingiustizia, deve indurre a riflettere su quel che potrebbe accadere se la portata di questa norma fosse ridimensionata, in omaggio ai valori, oggi predicati, della flessibilità.
La fantasia dei “capetti” nell’escogitare nuove forme di punizione non avrebbe più limiti. Per questo la difesa dell’art. 18 deve essere intransigente. Anzi si deve pretendere dallo Stato che questa norma venga effettivamente e rapidamente applicata. Ciò vale non solo per le aziende commerciali e industriali ma anche per quelle che producono informazione.
Le vicende del Tg1 stanno a dimostrare che esistono forme di punizione meno pittoresche delle flessioni, ma certamente molto più efficaci, per tenere a bada i giornalisti che difendono la loro libertà e autonomia. Il loro silenziamento non costituisce soltanto una violazione dei diritti derivanti dal rapporto di lavoro, ma un grave attentato alla libertà di informazione e quindi all’ordinamento democratico.
Il popolo non è sovrano – ha detto recentemente la Cassazione – se non è compiutamente e correttamente informato sugli avvenimenti di interesse generale. Garantire l’autonomia dei giornalisti, anche con l’articolo 18, significa rendere effettivo il diritto dei cittadini all’informazione, in applicazione non solo dell’articolo 21 della Costituzione ma anche dei principi affermati dai Trattati europei.

Firma: Domenico D’Amati

Fonte: Articolo 21

Il giudice Ingroia: “Sono un partigiano della Costituzione”. Attacchi dal Pdl

L’intervento del magistrato al congresso del Pdci: “Fra chi difende la Carta e chi ogni giorno cerca di violarla, violentarla, stravolgerla, so da che parte stare”.

Roma – Il sostituto procuratore della Repubblica di Palermo Antonio Ingroia è intervenuto al congresso dei Comunisti italiani: “Fra chi difende la Carta e chi ogni giorno cerca di violarla, violentarla, stravolgerla, so da che parte stare”. 

”Un magistrato deve essere imparziale – ha detto Ingroia – quando esercita le sue funzioni -e non sempre certa magistratura che frequenta troppo certi salotti e certe stanze del potere lo è – ma io confesso non mi sento del tutto imparziale, anzi, mi sento partigiano. Partigiano non solo perché sono socio onorario dell’Anpi, ma sopratutto perché sono un partigiano della Costituzione”. L’intervento di Ingroia è stato fortemente criticato da vari esponenti politici del centrodestra.