Mafia: Dell’Utri chiede l’annullamento della condanna

Firenze Marcello Dell’Utri chiede la cancellazione della condanna a sette anni per concorso esterno in associazione mafiosa, per la quale è detenuto in carcere, dopo il pronunciamento della Corte europea in favore di Bruno Contrada, l’ex numero due del Sisde condannato per lo stesso reato. Gli avvocati Giuseppe Di Peri, Bruno Nascimbeni e Andrea Saccucci hanno depositato una richiesta di incidente di esecuzione alla corte d’appello di Palermo, chiedendo l’annullamento della sentenza. 

La sentenza della Corte euroepa dei Diritti dell’uomo, divenuta definitiva il 14 settembre scorso, ha annullato il verdetto di condanna emesso nei confronti di Contrada, sostenendo che la giurisprudenza italiana, fino al 1994, sul concorso in associazione mafiosa, non consentiva la tipizzazione del reato e, quindi, non permetteva all’imputato di prevedere gli effetti negativi della propria condotta. Solo dopo il 1994, con la cosiddetta sentenza Dimitri, secondo i giudici europei, la Cassazione ha raggiunto un’interpretazione univoca del reato. Siccome la condotta per cui Dell’Utri è stato condannato, come fu per Contrada, è precedente al 1994, secondo i legali ci sarebbero tutti i presupposti per una revoca del verdetto.

Corte Europea: “Contrada non andava condannato, il reato non era chiaro”

Firenze All’epoca dei fatti il reato non “era sufficientemente chiaro“, per questo Bruno Contrada non doveva essere condannato per concorso esterno in associazione mafiosa. Lo ha stabilito la Corte europea dei diritti umani. I giudici di Strasburgo hanno ritenuto che all’epoca cui risalgono i fatti, fra il 1979 e il 1988, il reato non “era sufficientemente chiaro e prevedibile e il ricorrente non poteva conoscere nello specifico la pena in cui incorreva per la responsabilità penale che discendeva dagli atti compiuti”. Lo Stato italiano dovrà versare all’ex agente del Sisde 10mila euro per danni morali e 2.500 per le spese legali.

Frequenze Tv, Corte europea: Italia condannata a pagare 10 milioni di euro per Europa 7

La Corte europea dei diritti umani ha condannato l’Italia per non aver concesso per dieci anni le frequenze a Europa 7, l’emittente televisiva di Francescoantonio Di Stefano.

FirenzeLa Corte europea dei diritti umani ha condannato l’Italia per non aver concesso per dieci anni le frequenze a Europa 7, l’emittente televisiva di Francescantonio Di Stefano. La Corte ha riconosciuto all’imprenditore un risarcimento di 10 milioni di euro contro una richiesta di due miliardi di euro (link).