Ilva, incostituzionale il decreto 2015 del governo Renzi

Roma – La Corte Costituzionale ha dichiarato incostituzionale il decreto “Salva Ilva” del 2015 (governo Renzi) che autorizzò l’utilizzo dell’altoforno 2 del siderurgico tarantino, sequestrato a giugno dal gip Martino Rosati dopo la morte di un operaio, ucciso poche settimane prima da un getto di ghisa mentre lavorava nell’impianto.

Eternit, riparte il processo: prima udienza il 27 ottobre

Torino – Ripartirà il 27 ottobre il processo per le morti di amianto dell’Eternit di Casale Monferrato. È stata fissata per quella data la nuova udienza preliminare in cui il gup di Torino, Federica Bompieri, dovrà decidere se Stephan Schmidheiny, il magnate svizzero per anni proprietario della fabbrica, debba essere processato per l’omicidio volontario di 258 persone, morte per aver lavorato o vissuto in un ambiente contaminato dall’asbesto.

Lo hanno chiamato “Eternit bis” perché è il secondo procedimento che vede sul banco degli imputati le figure di vertice della storica società di lavorazione dell’amianto, chiusa nella seconda metà degli anni Ottanta. Il primo si era risolto, dopo la condanna a 18 anni in appello, con un’assoluzione per Schmidheiny davanti alla Cassazione che aveva ritenuto prescritto il reato di disastro ambientale doloso. Le udienze del nuovo processo si erano interrotte nel luglio 2015 perché gli avvocati Astolfo Di Amato e Guido Carlo Alleva, difensori dell’unico imputato, avevano posto una questione di costituzionalità sul “ne bis in idem”, sulla possibilità cioè di processare per due volte la stessa persona per gli stessi fatti. Secondo i legali, infatti, Schmidheiny era già stato giudicato e assolto per la stessa vicenda nel vecchio procedimento.

La Corte Costituzionale, nel luglio scorso, ha però dichiarato incostituzionale parte dell’articolo 649 del codice di procedura penale che prevedeva una sorta di automatismo nel valutare come già giudicato il fatto che abbia portato a due eventi diversi e quindi ha deciso che il nuovo processo si può fare.

Ora c’è anche la data: dopo il 27 ottobre si andrà avanti il giorno dopo e poi ancora il 4, il 17 e il 18 novembre.

Eternit, parti divise sull’interpretazione della sentenza della Corte Costituzionale

C’è incertezza anche sui tempi. Federica Bompieri, il gup che aveva deciso il rinvio alla Consulta, è stata trasferita al settore civilistico e occorrerà attendere la nomina del nuovo giudice della udienza preliminare.

Torino – La Corte Costituzionale ha deciso: il processo Eternit-bis va avanti. Federica Bompieri, il gup che aveva deciso il rinvio accogliendo la richiesta dei difensori di Stephan Schmidheiny è stata trasferita al settore civilistico e occorrerà attendere la nomina del nuovo giudice della udienza preliminare.

Poi passeranno presumibilmente alcuni mesi nel corso dei quali il magistrato dovrà prendere in esame l’enorme faldone del processo Eternit. Difficile quindi azzardare ipotesi sui tempi, anche se ottimisticamente si può auspicare che entro la fine dell’anno venga fissata la prima udienza.

Altro problema: non appena sarà fissata la ripresa dell’udienza preliminare, la prima eccezione sollevata dai difensori di Stephan Schmidheiny, Astolfo Di Amato e Carlo Guido Alleva, riguarderà proprio l’interpretazione della sentenza della Corte Costituzionale sul «ne bis in idem». Secondo i difensori dell’imputato la Corte avrebbe «accolto le ragioni di fondo da noi addotte: se, cioè, ci sono gli stessi fatti, già analizzati in un precedente procedimento, non si può procedere con un altro processo».

Secondo i pm e i legali delle parti civili, invece, il pronunciamento della Corte di legittimità dà il via libera a procedere nei confronti dell’imprenditore svizzero, ultimo proprietario in vita di Eternit italiana (chiusa nel 1986), di cui la procura di Torino chiede il rinvio a giudizio per omicidio volontario di 258 vittime dell’amianto.

Via libera al processo Eternit-bis, Schmidheiny rischia 25 anni

A un anno dalla sospensione, la Corte Costituzionale dà ragione alla procura di Torino e prosegue il processo a carico di Stephen Schmidheiny, l’ex patron di Eternit, per omicidio

Torino – Il nuovo processo per le morti amianto – il cosiddetto Eternit-bis – si farà. La sentenza della Corte Costituzionale non infligge il colpo di spugna temuto dalle vittime ma – al contrario sancisce una volta per tutte che Stephan Schmidheiny può essere processato per le morti causate dall’amianto a Casale e nelle altre località in cui c’erano gli stabilimenti di Eternit.

Non è stata accolta quindi l’istanza dei difensori dello svizzero che invocavano il principio secondo il quale nessuno può essere processato due volte per gli stessi fatti e reati.

Ora non resta che attendere che il GUP – il giudice dell’udienza preliminare – fissi la data della nuova udienza e poi il processo potrà prendere avvio finalmente.

In base a un primo esame della sentenza della Corte Costituzionale lo svizzero verrà senz’altro processato per i nuovi casi ma anche per le vecchie morti occorrerà valutare caso per caso e – a quanto si apprende – tutto lascia intendere che anche i casi compresi nel primo processo cancellato dalla Cassazione possano essere oggetto di giudizio.

Il comunicato stampa inviato dall’Afeva di Casale

Giustizia per le vittime dell’amianto, il processo Eternit bis va avanti (Wired.it)

Pensioni d’oro, la Consulta dichiara legittimo il contributo di solidarietà

Roma – La Corte costituzionale ha dichiarato legittimo il contributo di solidarietà sulle cosiddette pensioni d’oro imposto dal governo Letta. La legge di stabilità 2014, infatti, aveva disposto un prelievo sugli assegni più corposi, quelli dai 91mila euro in su. La Corte Costituzionale ha motivato la decisione escludendo la natura tributaria del prelievo: i giudici hanno spiegato che si tratta di «un contributo di solidarietà interno al circuito previdenziale, giustificato in via del tutto eccezionale dalla crisi contingente e grave del sistema». La Corte ha anche ritenuto che «tale contributo rispetti il principio di progressività e, pur comportando innegabilmente un sacrificio sui pensionati colpiti, sia comunque sostenibile in quanto applicato solo sulle pensioni più elevate, da 14 a oltre 30 volte superiori alle pensioni minime».

Eternit-bis, il 31 maggio l’udienza alla Corte Costituzionale

Fissata l’udienza davanti alla Consulta: deve decidere se il magnate svizzero Stephan Schmidheiny può essere processato per omicidio volontario delle vittime dell’amianto

Torino – La Corte Costituzionale ha fissato per il 31 maggio l’udienza per decidere se Stephan Schmidheiny può essere giudicato nel cosiddetto procedimento Eternit Bis, in cui la procura chiede che venga rinviato a giudizio, in Corte d’Assise, per l’omicidio volontario di oltre 250 persone, vittime del mesotelioma.

Il giudice Federica Bompieri, davanti a cui si celebra, a Torino, l’udienza preliminare (per decidere appunto se mandare a processo l’ultimo patron di Eternit italiana, fallita nel 1986), ha deciso di interpellare la Corte Costituzionale sul cosiddetto principio «ne bis in idem» sollevato dai difensori, Astolfo Di Amato e Guido Carlo Alleva. Ossia: non si può processare due volte una persona per gli stessi fatti.  

I fatti cui si fa riferimento riguardano il cosiddetto maxiprocesso Eternit, in cui Schmidheiny era stato condannato in primo grado e in Appello, mentre la Cassazione, a novembre 2014, aveva decretato la prescrizione. Il pm Gianfranco Colace, in udienza preliminare, ha replicato sostenendo che il tipo di reato contestato nel fascicolo Eternit Bis è diverso – prima era il disastro ambientale doloso, adesso l’omicidio volontario – e anche molte delle vittime ora indicate come parti lese non avevano a che fare con il precedente procedimento.

Amianto: giustizia affossata in Italia! Ma la verità del Processo Eternit ha fatto breccia in Brasile (IlMonferrato.it)

Eternit, si amplia l’inchiesta bis

Aggiunti altri 116 casi di morti d’amianto. Novantanove riguardano le vittime degli stablilimenti italiani, altri diciassette gli ex lavoratori in Svizzera

Torino – Altri 116 casi di morti d’amianto sono stati inseriti dalla procura di Torino nel processo Eternit Bis, attualmente sospeso e al vaglio della Corte Costituzionale. Si tratta prevalentemente di ex lavoratori dei quattro stabilimenti italiani dell’Eternit (Casale Monferrato, Cavagnolo, Rubiera e Bagnoli) e di 17 italiani (in prevalenza veneti e pugliesi, ma anche piemontesi) che prestarono servizio in due filiali in Svizzera e che morirono per malattie amianto correlate sul suolo italiano. Questi casi si aggiungono ai 258 già contestati al magnate svizzero Stephan Schmidheiny, accusato di omicidio volontario, alla cui posizione (anche se un numero di casi assai minore) sarà unita quella del fratello Thomas.

I NUOVI DECESSI. Dei nuovi casi, 17 sono di ex emigrati italiani in Svizzera (in prevalenza veneti e pugliesi) che dopo avere lavorato negli stabilimenti Eternit di Payerne e Niederurnen si ammalarono e morirono. Quasi tutti di mesotelioma, gli altri di tumori polmonari o di asbestosi. Patologie che secondo i consulenti dei pm Raffaele Guariniello e Gianfranco Colace furono provocate dal contatto con l’amianto e dalle insufficienti misure di sicurezza. La giustizia rossocrociata non procede perché – in base a quanto risulta agli inquirenti – le eventuali violazioni si considerano commesse nel momento in cui i lavoratori prestarono servizio: si deve tornare indietro, dunque, fino agli Anni 70, ed è passato troppo tempo.
In Italia è diverso: il reato si consuma con la morte della persona offesa. E se la morte si verifica nel territorio nazionale, si può andare in tribunale se l’azione che l’ha provocata è avvenuta all’estero. Qui le responsabilità dei fratelli Schmidheiny sarebbero di natura colposa (e non volontaria).

NUOVI 98 CASI A CASALE. Al processo bis, dove per adesso Stephan Schmidheiny risponde dell’omicidio volontario di 258 persone, la procura intende aggiungere altri 98 casi legati a Casale Monferrato. Guariniello e Colace stanno poi aspettando il rapporto conclusivo, ormai in dirittura d’arrivo, su quanto avvenuto nella sede Eternit di Siracusa. Quanto al Brasile, dove andarono a lavorare alcuni italiani, gli accertamenti sono in corso, anche se sembrano piuttosto complicati.

Stragi naziste, la Consulta: «Le vittime vengano risarcite»

Se uno Stato si macchia di crimini di guerra o contro l’umanità, se lede e calpesta diritti inviolabili della persona garantiti dalla Costituzione, allora il principio dell’immunità degli Stati dalla giurisdizione civile cede il passo alla necessità di tutelare diritti superiori.

Prato – Se uno Stato si macchia di crimini di guerra o contro l’umanità, se lede e calpesta diritti inviolabili della persona garantiti dalla Costituzione, allora il principio dell’immunità degli Stati dalla giurisdizione civile, quel principio generalmente riconosciuto che impedisce di agire in giudizio contro un paese straniero, cede il passo alla necessità di tutelare diritti superiori. 

Lo ha stabilito la Corte Costituzionale, con una decisione sofferta e coraggiosa che di fatto apre la strada alle vittime italiane dei lager nazisti per ottenere i risarcimenti per il danno subito.

Processo Thyssen, rischio prescrizione. L’allarme della Procura

Una sentenza della Consulta dimezza i tempi per l’incendio colposo da 12 a 6 anni. A rischio anche altri processi di sicurezza sul lavoro

Torino – Il processo Thyssenkrupp rischia di cadere in prescrizione. Sette anni dopo l’incendio divampato nello stabilimento di Torino la notte tra il 5 e il 6 dicembre 2007, in cui persero la vita i sette operai Antonio Schiavone, Giuseppe Demasi, Angelo Laurino, Roberto Scola, Rosario Rodinò, Rocco Marzo e Bruno Santino, c’è il pericolo che non si arrivi a una sentenza definitiva.

Stiamo parlando degli imputati Harald Espenhahn, l’amministratore delegato, accusato di omicidio volontario e condannato a 16 anni e mezzo dalla Corte d’Assise di Torino,Giuseppe Salerno, responsabile dello stabilimento di Torino, Gerald Priegnitz e Marco Pucci, membri del comitato esecutivo dell’azienda, condannati a 13 anni e 6 mesi per omicidio e incendio colposi (con colpa cosciente) e omissione delle cautele antinfortunistiche e Daniele Moroni, membro del comitato esecutivo dell’azienda, condannato a 10 anni e 10 mesi.

Il rischio nasce a seguito della sentenza del 28 maggio 2014 della Consulta, che dimezza i termini di estinzione del reato per l’incendio colposo. Una decisione presa perché secondo i giudici il raddoppio della prescrizione, come era stato stabilito nel 2005 con la legge ex Cirielli, viola l’articolo 3 della Costituzione. 

Per il processo si tratta della seconda beffa in poche settimane, dopo che la Cassazione, il 24 aprile scorso, ha deciso di rinviare gli atti alla Corte d’Assise d’Appello di Torino. I giudici supremi hanno confermato la responsabilità degli imputati, ma hanno annullato senza rinvio una parte della sentenza che riguarda una delle “circostanze aggravanti” contestate agli imputati. Non sono ancora note le motivazioni che dovrebbero essere pubblicate entro l’estate, ma l’orientamento della Cassazione è che non ci fu dolo, ma colpa, “colpa cosciente”, gravissima.

Consulta, bocciata la legge elettorale

La Corte Costituzionale ha bocciato la legge elettorale

Roma La Corte Costituzionale ha bocciato la legge elettorale. I giudici dovevano decidere sulla costituzionalità della norma – con cui sono stati nati tre parlamenti 2006, 2008 e 2013 – dopo un ricorso presentato da cittadini. La Consulta ha dichiarato incostituzionale la norma ideata dal leghista Roberto Calderoli, e definita dallo stesso autore una “porcata”, in tutti e due i punti sottoposti al vaglio di legittimità rispetto alla legge fondamentale dello Stato: ovvero il premio di maggioranza e la mancanza delle preferenze cioè le liste bloccate. “Resta fermo che il Parlamento può sempre approvare nuove leggi elettorali, secondo le proprie scelte politiche, nel rispetto dei principi costituzionali”, rende noto la Corte. L’efficacia del verdetto, comunque, decorrerà dal momento in cui le motivazioni saranno pubblicate. E comunque, fino a nuova legge, c’è un ritorno di fatto al Mattarellum.