Inchiesta Petrolio, indagato il vicepresidente di Confindustria Lo Bello

Firenze – Il vicepresidente di Confindustria Ivan Lo Bello è indagato dalla Procura di Potenza. La circostanza emerge dagli atti dell’inchiesta su petrolio e appalti che ha portato anche alle dimissioni dell’ex ministra Guidi che i pm definiscono «inconsapevole strumento del clan». Per assicurarsi il controllo di un pontile nel porto di Augusta, secondo i pm, fu costituita un’associazione per delinquere composta da Gianluca Gemelli, Nicola Colicchi, Paolo Quinto e lo stesso Lo Bello. A Colicchi e Gemelli è attribuito il ruolo di «promotori, ideatori ed organizzatori»; a Quinto e Lo Bello quello di «partecipanti». Scopo del sodalizio, tra l’altro, fare del porto di Augusta (Siracusa), città natale di Gemelli, uno dei principali poli di stoccaggio di petrolio nel Mediterraneo. Un affare da 20 milioni di euro l’anno.

Inchiesta sul porto di Augusta…. (fonte: repubblica)

Basilicata, spento centro Oli di Viggiano…. (fonte: Il Fatto)

 

Il vicepresidente di Confindustria Diana Bracco a processo per evasione fiscale

Il vicepresidente di Confindustria Diana Bracco rinviata a giudizio per evasione fiscale e appropriazione indebita

Milano Diana Bracco, vicepresidente di Confindustria e presidente di Expo 2015, è stata rinviata a giudizio con le accuse di evasione fiscale e appropriazione indebita, reati che secondo l’accusa ha commesso in qualità di presidente del consiglio di amministrazione del gruppo farmaceutico Bracco Spa. Lo ha deciso il gup Alessandro Santangelo, accogliendo la richiesta di processo del pm Giordano Baggio e mandando a processo altri due imputati (Marco Isidoro Pollastri e Simona Adele Calcinaghi). Un quarto imputato, Pietro Mascherpa, invece ha patteggiato una multa da 45mila euro. Secondo l’accusa, Bracco avrebbe commesso un illecito fiscale da oltre un milione di euro, mentre l’appropriazione indebita contestata è pari a 3,6 milioni.

Editoria, in due anni il Sole 24 Ore ha avuto perdite per 121 milioni di euro

Firenze  Centoventuno milioni di euro di perdite in due anni. L’emorragia del Gruppo 24 Ore non accenna ad arrestarsi prospettando un’assemblea non facile per il prossimo 26 aprile quando il consiglio proporrà ai soci di utilizzare 81 milioni di riserve sovrapprezzo azioni per ripianare il rosso. Nel dettaglio il gruppo editoriale di Confindustria, in pieno stato di crisi, ha archiviato il 2013 con 76 milioni di rosso che si aggiungono ai 45,8 dell’anno precedente. In flessione anche il fatturato: i ricavi dell’editore de Il Sole 24 Ore sono scesi lo scorso anno del 10,5% a 385,5 milioni “principalmente per la persistente crisi del mercato pubblicitario”.

Orsi, Pollari, Formigoni: il giorno dopo le dimissioni del Papa la cronaca giudiziaria si riprende la prima pagina

L’ad di Finmeccanica arrestato per corruzione, peculato e concussione. L’ex capo del Sismi condannato nel processo Abu Omar. Il Celeste accusato di associazione a delinquere

Prato – Chi si aspettava una giornata dominata dalle reazioni alle dimissioni del Papa e da previsioni e analisi di vaticanisti vari sul futuro Pontefice è rimasto deluso. Tre importanti notizie di cronaca giudiziaria e politica ci riportano alla dura e cruda realtà.

Il presidente di Finmeccanica Giuseppe Orsi è stato arrestato per corruzione, peculato e concussione nella vendita di 12 elicotteri Agusta al governo indiano. Domiciliari per l’ad di Agusta Westland Bruno Spagnolini. Il caso ha già avuto interessanti sviluppi, dalle reazioni politiche alle rivelazioni sulle pressioni di Orsi nei confronti di Giorgio Squinzi, presidente di Confindustria, perché intervenisse per ammorbidire la linea del Sole 24 Ore.

In giornata è arrivata anche la sentenza della Corte d’Appello di Milano nel processo per il sequestro di Abu Omar. Una sentenza pesante, che ha visto la condanna degli ex vertici del Sismi Nicolò Pollari e Marco Mancini rispettivamente a 10 e 9 anni. Sei anni di detenzione per gli altri imputati, gli 007 Luciano Di Gregorio, Giuseppe Ciorra e Raffaele Di Troia. Sulla questione il governo Monti di recente aveva confermato il segreto di Stato già apposto dai precedenti governi.

Infine, ma solo in ordine temporale, è giunta la notizia dell’accusa di associazione a delinquere per il governatore uscente della Regione Lombardia Roberto Formigoni. Secondo gli inquirenti, Formigoni avrebbe garantito stabilmente tra il 1997 e il 2011 favori alla fondazione Maugeri e tra il 2002 e il 2011 al San Raffaele. Stando alla ricostruzione della procura, avrebbe anche favorito, grazie a delibere di giunta, i due poli sanitari e in cambio avrebbe ricevuto favori (tra cui viaggi e l’uso della yacht) e 8 milioni di euro. Oltre a Formigoni, nell’inchiesta sono coinvolte complessivamente 17 persone.

Confindustria punisca Fininvest perché paga il pizzo. Dirlo non è reato.

Non è diffamatorio affermare che la Fininvest pagò il pizzo alla mafia e che Confindustria dovrebbe adottare provvedimenti contro l’azienda di Silvio Berlusconi, per coerenza con le nette prese di posizione degli ultimi anni verso gli imprenditori che si piegano alle richieste criminali.

FirenzeNon è diffamatorio affermare che la Fininvest pagò il pizzo alla mafia e che Confindustria dovrebbe adottare provvedimenti contro l’azienda di Silvio Berlusconi, per coerenza con le nette prese di posizione degli ultimi anni verso gli imprenditori che si piegano alle richieste criminali. Lo ha stabilito il gip del Tribunale di Roma Maurizio Caivano, che il 31 maggio ha accolto la richiesta di archiviazione di una querela presentata da Fedele Confalonieri, presidente di Mediaset, contro ilfattoquotidiano.it. Per continuare a leggere l’articolo, pubblicato sul sito “Il Fatto” clicca qui.

 

La Fiat esce da Confindustria dal 1° gennaio 2012. A Mirafiori in produzione un suv Jeep dal 2013

Dura reazione del segretario Cgil Camusso. Vi proponiamo un articolo di Repubblica con tutte le promesse non mantenute da Fiat negli ultimi anni sugli investimenti in Italia

Torino – La Fiat produrrà a Mirafiori un suv a marchio Jeep. L’installazione degli impianti produttivi inizierà nel 2012, il primo prodotto uscirà dalla fabbrica dalla seconda metà del 2013. In una lettera inviata a Emma Marcegaglia, inoltre, l’amministratore delegato Sergio Marchionne ha comunicato che Fiat Spa e Fiat industrial usciranno da Confindustria dal 1° gennaio 2012, confermando quanto anticipato a giugno.

Dalla lettera si capisce che a spingere il Lingotto a staccarsi dall’associazione delle imprese sembra la necessità di avere mano libera nella gestione dei rapporti aziendali e soprattutto dei licenziamenti, recuperando quello che era l’obiettivo dell’articolo 8 della manovra di bilancio prima che questo venisse in qualche modo “anestetizzato”, secondo il Lingotto, dall’intesa del 21 settembre fra Confindustria e i sindacati.

Oggi si segnala la dura reazione del segretario generale della Cgil Susanna Camusso: “La scelta di Fiat di uscire da Confindustria è la scelta di non rispettare le regole, le norme di questo Paese – queste le sue parole – La cosa più grave, però, è un governo che fa da sponda all’idea di togliere le regole e di scaricare tutto sui lavoratori e non ha l’autorevolezza di chiedere a Fiat qual è il suo programma industriale”.

L’analisi di Fernando Liuzzi (da Rassegna.it)

Le promesse mancate del Lingotto in Italia (da Repubblica)

Brunetta sta con Marchionne (da TMnews.it)

Fiat, accordo sulla cassa integrazione per Pomigliano. La Fiom non firma

Due anni di cassa integrazione straordinaria per i 4.367 dipendenti. Rientrerà il 40% dei lavoratori. La Fiom in attesa della sentenza del 16 luglio

Napoli – Due anni di cassa integrazione straordinaria, per cessazione di attività, per i 4.367 lavoratori dello stabilimento Fiat di Pomigliano d’Arco. L’accordo è stato firmato ieri al Ministero del Lavoro tra Fiat, Fim, Uilm, Fismic e Ugl. La cassa integrazione straordinaria partirà dal prossimo 15 luglio e durerà fino al 14 luglio del 2003. L’accordo prevede anche l’assunzione in Fip (Fabbrica Italia Pomigliano), dove saranno prodotte le nuove Panda a partire da novembre, di almeno il 40% dei lavoratori, mentre gli altri dovrebbero rientrare entro la fine della Cassa integrazione, in caso di boom della domanda.

La Fiom non ha sottoscritto l’accordo, un passo inevitabile in attesa della sentenza del 16 luglio che dovrà valutare la legittimità dell’operazione condotta dall’azienda. La Fiom sostiene che a Pomigliano non si è di fronte a una nuova iniziativa industriale ma al semplice trasferimento di ramo d’azienda. Il trasferimento di ramo d’azienda è regolato per legge e garantisce ai lavoratori «trasferiti» tutti i diritti contrattuali precedenti.

A questo proposito il segretario della Uil Angeletti ha detto che in caso di sentenza favorevole al ricorso della Fiom “vedremo di trovare una soluzione attraverso un accordo tra le parti”. Per Angeletti l’accordo siglato tra Confindustria e sindacati lo scorso 28 giugno ”puo’ risolvere tutti i problemi, anche quelli della Fiat, senza bisogno di una legge”.

L’opinione di Luciano Gallino

Il direttivo Cgil approva l’accordo sui contratti. Ma è ancora scontro con la Fiom

Il leader della Fiom Landini parla di “pratica non particolarmente democratica”. Susanna Camusso difende il testo dell’accordo

Roma – Lo scorso 28 giugno Confindustria, CGIL, CISL e UIL hanno sottoscritto l’accordo interconfederale sulla rappresentanza sindacale. Tra i punti toccati dall’accordo ricordiamo l’efficacia dei contratti collettivi aziendali, l’esigibilità degli impegni assunti attraverso la contrattazione collettiva, la retroattività, le deroghe alla contrattazione nazionale, la certificazione della rappresentatività e la funzione dei contratti aziendali.

Ieri il direttivo della Cgil, convocato in riunione straordinaria, ha approvato l’accordo con l’84% di voti favorevoli: 117 i si’, 21 i no ed un astenuto. E, contestualmente, ha dato il via libera alla consultazione tra gli iscritti: saranno le singole categorie a decidere le modalita’ del voto. Le assemblee partiranno il 12 luglio e termineranno entro il 16 settembre. L’esito, che sara’ reso noto il 20 settembre, sara’ vincolante per tutta la confederazione e, quindi, per tutti i territori e le categorie. Compresa la Fiom, che invece e’ tornata a bocciare l’accordo e ha contestato le regole della stessa consultazione.