Mafia, respinta la richiesta di arresto per Dell’Utri.

Firenze – La Corte d’appello di Palermo ha respinto la richiesta d’arresto avanzata ieri dalla Procura generale per l’ex senatore del Pdl Marcello Dell’Utri, condannato a 7 anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa.

Mafia, condannato Marcello Dell’Utri. Richiesta di arresto per l’ex senatore.

Marcello Dell’Utri è stato condannato in appello a sette anni di carcere per concorso esterno in associazione mafiosa.

Firenze Marcello Dell’Utri è stato condannato in appello a sette anni di carcere per concorso esterno in associazione mafiosa. La Corte d’appello di Palermo ha ribadito la pena della sentenza che era stata annullata in Cassazione nel marzo del 2012.  Il Procuratore generale di Palermo Luigi Patronaggio ha chiesto l’arresto per il pericolo di fuga dell’ex senatore. La richiesta dovrà essere esaminata da un giudice, un passaggio di cui non si conoscono ancora i tempi. Uno dei primi commenti di Dell’Utri: «Il romanzo criminale continua…». Le accuse potrebbero essere però prescritte se la Cassazione non si pronunciasse entro il 2014. «Questa è una sentenza che rende giustizia a un lavoro molto impegnativo svolto, ci riteniamo soddisfatti”, ha commentato il Procuratore generale Patronaggio.

I nostri articoli su Marcello Dell’Utri

Dell’Utri, per i giudici fu l’«uomo cerniera» con Cosa Nostra (di Giuseppe Pipitone, fonte: Il Fatto)

Dell’Utri, storia di un impresentabile: … (di Mario Portanova, fonte: Il Fatto)

Dell’Utri come Andreotti… (fonte: Il Fatto)

Mafia, Marcello dell’Utri condannato… (fonte: Sky)

 

 

 

 

Cosentino, i giudici respingono la revoca della custodia cautelare. Andrà in carcere.

Il collegio del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, presieduto da Giampaolo Guglielmo, ha rigettato l’istanza di scarcerazione presentata dai legali del deputato. Andrà in carcere.

FirenzeNicola Cosentino, ex sottosegretario del governo Berlusconi, andrà in carcere. Il collegio del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, presieduto da Giampaolo Guglielmo, ha rigettato l’istanza di scarcerazione presentata dai legali del deputato. Cosentino è accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. Non appena si insedierà il nuovo Parlamento e Cosentino perderà lo status di deputato che lo ha finora protetto dall’esecuzione di una misura in vigore dal novembre del 2009, l’ex sottosegretario finirà in carcere.

Mafia, il legale di Dell’Utri chiede la prescrizione anche per i contatti fino al 1986

Prescrizione fino al 1977 e assoluzione per le contestazioni per i fatti successivi. E’ quanto chiesto dalla difesa di Marcello Dell’Utri, processato davanti alla Corte di appello per concorso esterno in associazione mafiosa.

FirenzePrescrizione fino al 1977 e assoluzione per le contestazioni per i fatti successivi. E’ quanto chiesto dalla difesa di Marcello Dell’Utri, processato davanti alla Corte di appello di Palermo per concorso esterno in associazione mafiosa. Nel concludere oggi la sua arringa, l’avvocato Giuseppe Di Peri ha chiesto la prescrizione delle accuse contestate a Dell’Utri fino al 1977 e che per i fatti successivi sia emessa una sentenza di assoluzione. Inoltre, in subordine il legale ha invocato la prescrizione per i fatti commessi fino al 1986 e l’assoluzione per quelli successivi. Il procuratore generale Luigi Patronaggio nella sua requisitoria aveva chiesto la condanna a sette anni di reclusione.

Mafia, il pg di Palermo: “Sette anni per Marcello Dell’Utri”.

Chiesti sette anni di carcere per Marcello Dell’Utri, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa.

FirenzeA conclusione della sua requisitoria, davanti alla Corte d’appello di Palermo, il procuratore generale Luigi Patronaggio ha chiesto la condanna a sette anni di reclusione per Marcello Dell’Utri, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. Nel giugno del 2010 la Corte di appello di Palermo aveva già condannato l’ex manager di Pubblitalia a sette anni di carcere, ma la Cassazione, nel marzo scorso, aveva annullato quella condanna ordinando un nuovo processo. Obiettivo del nuovo dibattimento è provare che i rapporti tra Dell’Utri e i boss, dopo il 1977, non si siano mai interrotti. La sentenza sarà pronunciata dopo le elezioni politiche.

Chiesti sette anni per Dell’Utri… (fonte: La Repubblica)

Per l’accusa era Dell’Utri a mediare… (fonte: Rainews24) 

Marcello Dell’Utri: 30 anni al servizio di Cosa Nostra (fonte: Antimafiaduemila)

 

 

Mafia, assolto l’ex ministro Romano

E’ stato assolto dall’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa l’ex ministro delle politiche Agricole Saverio Romano.

FirenzeL’ex ministro delle Politiche agricole Saverio Romano è stato assolto dall’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. La sentenza è stata emessa dal Gup di Palermo, Fernando Sestito, che ha processato Romano con il rito abbreviato. Il Gup ha applicato la formula del secondo comma dell’articolo 530 del codice di procedura penale, che prevede l’assoluzione quando la prova manca, è incompleta o contraddittoria. La Procura aveva chiesto la condanna dell’ex ministro a 8 anni (link).

Contrada, la Cassazione: no alla revisione del processo

Non ci sarà la revisione del processo per concorso esterno in associazione mafiosa nei confronti di Bruno Contrada, l’ex numero due del Sisde condannato a dieci anni di reclusione per aver favorito Cosa Nostra. L’ha deciso la Cassazione.

RomaNon ci sarà la revisione del processo per concorso esterno in associazione mafiosa nei confronti di Bruno Contrada, l’ex numero due del Sisde condannato a dieci anni di reclusione per aver favorito Cosa Nostra. L’ha deciso la Cassazione. E’ stata così confermata la decisione con la quale la corte d’appello di Caltanissetta, lo scorso 8 novembre, aveva detto no alla riapertura del processo. Contrada terminerà di espiare la pena tra la fine di settembre e l’inizio di ottobre di quest’anno. Contrada sconta ai domiciliari, per motivi di salute, la condanna a dieci anni di reclusione (link). 

Il tempo della lotta

FirenzeTroppe volte è stata negata la Giustizia, troppi macigni hanno continuato ad essere disseminati sulla strada della Verità. Non possiamo più sopportare i depistaggi, la negazione delle prove, anche se fotografiche, le sentenze di condanna annullate dai sodali di chi, dopo avere annullato centinaia di sentenze di processi di mafia, costate anni di lavoro e spesso sangue di servitori dello Stato, arrivava anche a schernire Paolo Borsellino e Giovanni Falcone dopo che erano stati già uccisi.
Non possiamo accettare che venga negato il reato di concorso esterno in associazione mafiosa, definendolo come un reato che non esiste nel codice penale, quando è stato configurato in innumerevoli sentenze passate in giudicato, ipotizzato per prima dal pool di Falcone e Borsellino, quando soprattutto dovrebbe essere considerato un reato ancora più grave della stessa associazione mafiosa, perché ne costituisce l’essenza e ne assicura la sopravvivenza. Senza il concorso esterno, senza il favoreggiamento, senza il consenso, la mafia non esisterebbe più da tempo, il cancro che ha minato e corroso il nostro paese sarebbe stato sconfitto e il sogno di Paolo Borsellino si sarebbe realizzato.

E soprattutto non possiamo accettare che un Procuratore generale ardisca affermare in un’aula di Giustizia che al reato di concorso esterno non crede più nessuno. Non possiamo accettare che questo avvenga senza che il Csm, così attento a sanzionare con provvedimenti disciplinari anche le dichiarazioni di fedeltà alla Costituzione di un giudice come Antonio Ingroia, l’allievo di Paolo Borsellino, faccia finta di non avere udito, non reagisca in alcun modo. Non possiamo accettare più le parole dei Giuda, anche se indossano o hanno indossato una divisa di carabiniere contrassegnata dai gradi più alti, anzi soprattutto per questo, che dopo avere tradito un amico, ma dubito che Paolo lo possa avere mai considerato tale, ne insultano la vedova attribuendole inesistenti malattie mentali per offuscare, anzi per negare, la terribile verità che le aveva rivelato il marito.
La terribile verità di un alto servitore dello Stato che aveva invece scelto di passare dalla parte di quello che dello Stato è il nemico, il nemico con il quale non dovrebbe essere ipotizzabile alcun tipo di rapporto o di trattativa.

E l’espressione usata da Paolo non definiva un rapporto o una trattativa ma addirittura una affiliazione. Mi sento ancora più vicino alla moglie di mio fratello, messa in ginocchio da una terribile malattia ma con la mente lucidissima e la testa alta nell’orgoglio di proclamare la Verità. Conosco per esperienza diretta le accuse di pazzia o di sconvolgimento mentale che ti vengono rivolte quando gridi ad alta voce e pervicacemente la Verità. Sono stato, anche da chi mercifica in spettacoli a pagamento i ricordi dei giudici assassinati, accusato di essere malato mentalmente perché ho fatto delle domande alle quali non ho ancora avuto risposta. Sono stato assimilato a Caino perché pretendo di conoscere e la verità, tutta la verità, anche quella indicibile, su chi ha ucciso mio fratello o ne ha favorito gli assassini.
Sono stato accusato, anche da chi attaccava mio fratello quando era in vita, di farlo rivoltare mio fratello nella tomba, ma per questa verità Caino vi giura che continuerà a combattere fino all’ultimo giorno della sua vita.

Se la moglie di mio fratello ha dovuto attendere degli anni prima di rivelare a un Giudice degno di questo nome il suo terribile segreto, lo ha fatto per proteggere i suoi figli, i figli di Paolo, quei figli che Paolo non carezzava più nei giorni che precedettero il suo assassinio perché sperava di far così sentire meno loro il terribile peso della sua assenza, della sua morte. Forse sarà stata anche impaurita, minacciata da questi criminali travestiti da servitori dello Stato, forse le avranno fatto temere, con un ricatto infame, di poterle colpire, dopo il marito, anche i figli, i nipoti. E poi a quale giudice degno di questo nome avrebbe dovuto rivelare il suo segreto?

Forse a quegli altri, vestiti, o meglio travestiti, della stessa toga di suo marito, ma che stavano avallando un depistaggio volto ad allontanare le indagini dai veri responsabili di quella strage? I responsabili materiali, i responsabili morali e forse anche i mandanti occulti, quei nomi che in fascicoli processuali purtroppo archiviati sono coperti da sigle.
Sigle o lettere dell’alfabeto greco che forse è meglio usare al posto dei loro nomi per non trovare ribrezzo nel pronunciarli.

Firma: Salvatore Borsellino

Fonte: 19luglio1992

Per Salvatore (fonte: 19luglio1992)

Sentenza Dell’Utri… (fonte: Fatto Quotidiano)

Violante: “Il reato di concorso… ” (fonte: La Stampa)

Concorso esterno e frequentazioni mafiose (fonte: Liberainformazione)

 

 

Mafia, la Cassazione: annullata la sentenza di appello contro Dell’Utri.

La Cassazione ha annullato con rinvio la sentenza d’appello di condanna a 7 anni di carcere per il senatore Marcello Dell’Utri per concorso esterno in associazione mafiosa. Il processo di

RomaLa Cassazione ha annullato con rinvio la sentenza d’appello di condanna a 7 anni di carcere per il senatore Marcello Dell’Utri per concorso esterno in associazione mafiosa. Il processo di secondo grado dovrà essere rifatto a Palermo davanti a nuovi giudici. La Cassazione ha accolto le argomentazioni del Procuratore generale e della difesa, mentre ha dichiarato inammissibile il ricorso della Procura di Palermo che chiedeva un inasprimento della pena.

Mafia, Cassazione annulla la condanna … (fonte: Il Fatto Quotidiano) 

Quando Dell’Utri incontrava i bossi a Mlano (guarda il video, fonte: Il Fatto Quotidiano)

Da Andreotti a Squillante a De Gennaro, tutti i processi del pg Iacoviello (fonte: Il Fatto)

 

  

Mafia, pg Cassazione: “Violati i diritti di Dell’Utri, accogliere il ricorso della difesa”.

FirenzeAccogliere il ricorso presentato dalla difesa del senatore Pdl Marcello Dell’Utri e dichiarare inammissibile quello proposto dalla procura generale di Palermo. Così il sostituto pg di Cassazione Francesco Mauro Iacoviello ha concluso la sua requisitoria nel processo che vede imputato Dell’Utri per concorso esterno in associazione mafiosa. Se la quinta sezione penale della Suprema Corte dovesse accogliere le istanze del pg, si terrebbe un nuovo processo d’appello a Palermo. «Chiedo alla Corte: esiste il ragionevole dubbio? Nessun imputato ha più diritti di altri e nessun imputato ha meno diritti di altri», ha detto Iacoviello nella sua requisitoria.

«La sentenza impugnata – ha rilevato il pg – sostiene l’esistenza del reato di concorso esterno in associazione semplice fino al 1982, poi parla di concorso esterno in associazione mafiosa fino al ’92. Nessuno ha mai sostenuto una tesi del genere – ha detto rivolto alla Corte – voi sareste i primi». Il concorso esterno in associazione mafiosa, secondo Iacoviello, «è diventato un reato autonomo» in cui «nessuno crede. Io ne faccio una questione non a favore dell’imputato, ma a favore del diritto». Il pg ha voluto, invece, sottolineare che il ricorso della procura di Palermo «non è conforme agli schemi del ricorso per Cassazione, perché è fatto per episodi, non per motivi». Inoltre, il ricorso è incentrato sul “vizio motivazionale”. La «realtà giuridica – ha osservato – è che il ricorso per vizio motivazionale presentato dal pubblico ministero deve essere accolto solo in casi eccezionali. Se lo presenta il difensore, viene accolto nel caso in cui si dimostri il ragionevole dubbio, se lo presenta il pm, questo deve dimostrare che l’ipotesi alternativa resta al di sotto del ragionevole dubbio». Iacoviello ha inoltre sottolineato che nel processo a Dell’Utri, per concorso esterno, «l’accusa non viene descritta, il dolo non è provato, precedenti giurisprudenziali non ce ne sono e non viene mai citata la sentenza Mannino della Cassazione, che è un punto di riferimento imprescindibile in processi del genere».

Iacoviello ha fortemente criticato i motivi con cui la procura generale del capoluogo siciliano aveva chiesto di annullare per Dell’Utri la condanna a sette anni di reclusione inflittagli dalla Corte d’appello di Palermo, per ottenere una pena più severa e il riconoscimento della sua colpevolezza per gli anni successivi al 1992. L’udienza è stata sospesa e riprenderà nel pomeriggio con le arringhe della difesa. In caso di conferma della condanna, per il senatore del Pdl , storico braccio destro di Silvio Berlusconi ed ex presidente di Publitalia si aprirebbero le porte del carcere. Dell’Utri, che ha già alle spalle una condanna definitiva per false fatturazioni, è nato nel 1941, dunque sarebbe escluso dai benefici che la legge riconosce agli ultrasettantacinquenni rispetto alla detenzione in carcere. Il più importante processo su mafia e politica della “seconda repubblica” è arrivato dunque a un passo dal traguardo accompagnato dalla polemica sul presidente della collegio che giudicherà Dell’Utri, Aldo Grassi, legato in passato al collega Corrado Carnevale, che negli anni Novanta si guadagnò la fama di “ammazzasentenze” dopo aver mandato assolti diversi mafiosi condannati nei primi due gradi di giudizio.

Fonte: Il Fatto Quotidiano