Ambiente Svenduto, il processo slitta a giugno

Taranto – È stato aggiornato al 14 giugno prossimo per un difetto di notifica il processo per il presunto disastro ambientale provocato dall’Ilva. Lo ha deciso la Corte di Assise di Taranto, presieduta dal giudice Michele Petrangelo, dopo una camera di consiglio di oltre tre ore. A presentare l’eccezione era stato l’avv. Vincenzo Vozza per conto di Cesare Corti, funzionario dell’Ilva. Le notifiche erano arrivate al vecchio difensore dell’imputato, che aveva invece eletto il proprio domicilio presso Riva Fire.

Durante l’udienza si sono registrate alcune decine di nuove costituzioni di parti civili. Tra queste, l’Asl di Taranto, familiari di cittadini morti di tumore, il Fondo antidiossina onlus, il comitato ‘Cittadini e lavoratori liberi e pensanti’, rappresentanti di cooperative e di organizzazioni onlus.

Ilva, Gnudi rassicura sul pagamento degli stipendi. I sindacati confermano lo sciopero

Il commissario rassicura, nonostante “la situazione sia grave”. I rappresentanti dei lavoratori scrivono a Renzi per sbloccare gli interventi e scongiurare la catastrofe. E’ polemica sulle bonifiche

Taranto – Lo scenario per gli stabilimenti dell’Ilva di Taranto rimane difficile. A confermarlo il commissario straordinario Piero Gnudi, che in una nota ha cercato di far chiarezza sulla questione. “La situazione in cui l’Ilva si trova è certamente grave“, ha ammesso il manager, ma “nonostante le difficoltà gli stipendi di luglio saranno pagati nelle scadenze previste e sono confidente di riuscire a pagare i premi di produzione entro il mese di agosto”. Ma l’incertezza sul futuro regna sovrana.

Per superare la difficile fase, Gnudi ha fatto appello al senso di responsabilità dei sindacati, che tuttavia si sono dichiarati insoddisfatti dalle risposte ottenute ed hanno confermato lo sciopero dell’11 luglio con manifestazione a Roma davanti a Palazzo Chigi. Uno sciopero contestato dal Comitato ‘Cittadini e Lavoratori liberi e pensanti’: “Siamo certi – dicono – che anche questa volta la produzione sarà garantita dagli stessi organizzatori dello sciopero. Noi non siamo dei burattini. Lo abbiamo gridato in tanti davanti alla direzione. Vi invitiamo a boicottare questo sciopero falso”. (leggi l’intervista all’operaio Aldo pubblicata sul Fatto Quotidiano).

Nei giorni scorsi è tornata la polemica sulla bonifica dell’area esterna allo stabilimento. Confindustria Taranto ha scritto una lettera aperta al ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, denunciando la situazione di stallo.

Ilva, l’appello della vedova di un operaio: “Ribellatevi”

“La fabbrica uccide, denunciate ciò che di sbagliato c’è là dentro, ribellatevi”. Queste le parole di Stefania Corisi, vedova di Nicola Darcante. Nel 2012 aveva perso anche il padre

Taranto – La fabbrica uccide, denunciate ciò che di sbagliato c’è là dentro, ribellatevi: lo scrive in una lettera ai lavoratori dell’Ilva Stefania Corisi, vedova di Nicola Darcante, un operaio di 39 anni del reparto Ocm-Cap (Officina centrale di manutenzione-carpenteria) del Siderurgico morto il 16 maggio scorso per un carcinoma alla tiroide che gli era stato diagnosticato solo 6 mesi prima.

Nel marzo 2012 Stefania aveva perso anche il padre, Peppino Corisi, anche lui operaio del siderurgico: per ricordare la sua tragica storia, simile a tante altre nella città dell’Ilva, venne affissa, in via De Vincentis, una targa su cui è scritto “Ennesimo decesso per neoplasia polmonare”. 

Lo so che ci si trova davanti a un bivio, il lavoro o la salute, ma non abbiate paura di denunciare ciò che di illecito e di sbagliato c’è in quella fabbrica, se non volete farlo per voi, fatelo per le vostre famiglie …ribellatevi”. La denuncia espressa nella missiva getta un’ombra su una possibile condizione omertosa dettata dal ricatto occupazionale. 

Ilva, lavoratori sui tetti dopo il licenziamento dell’operaio che aveva denunciato irregolarità. Venerdì altri cinque arresti.

E’ un atto “vile e infame”. Così l’Unione sindacale di base ha definito la cacciata di Marco Zanframundo, uno dei dipendenti attivisti del sindacato che da mesi attaccava l’azienda per le carenze sulla sicurezza

Taranto – Rimane incandescente la situazione all’Ilva di Taranto. E’ iniziato alle 7 di questa mattina lo sciopero con presidio a oltranza davanti alla portineria A dello stabilimento proclamato dall’Usb (Unione sindacale di base). Un gruppo di lavoratori è salito sui tetti della direzione dello stabilimento di Taranto per manifestare contro il licenziamento di Marco Zanframundo (dirigente del sindacato di base) e dei lavoratori della ditta d’appalto ‘Emmerrè’. Zanframundo avevano presentato un esposto alla magistratura per denunciare le anomalie della fabbrica. Forse troppo per l’azienda, che lo ha ripagato con la stessa moneta contestando una serie di violazioni alle norme di sicurezza che avrebbero messo in pericolo lui e i suoi colleghi. Una contestazione disciplinare dietro l’altra che si sono concluse con il suo licenziamento.

Venerdì scorso ci sono stati nuovi arresti: cinque dirigenti dello stabilimento con le accuse di associazione a delinquere finalizzata alla commissione di reati contro la pubblica incolumità in relazione al testo unico ambientale. Nel provvedimento firmato dal gip Patrizia Todisco si parla di una struttura ombra che rispondeva direttamente alla famiglia Riva e governava il siderurgico inquinando Taranto. Inquietante appare la lettura della parte finale del provvedimento in cui i magistrati chiariscono che “l’obiettivo che da sempre ha accomunato i fiduciari è quello caro alla proprietà ovvero quello legato alla produzione, fulcro su cui si muove il solo ed unico interesse dei Riva”. Un obiettivo da perseguire a qualunque costo. Magari sacrificando la salute di operai e cittadini di Taranto.

Ilva, le notizie dell’estate. Il governo autorizza una discarica interna, scoperti altri fondi neri della famiglia Riva, piano industriale rimandato a novembre

Il riepilogo dei principali fatti del mese di agosto sull’impianto siderurgico di Taranto. Peacelink ha denunciato che ai Tamburi c’è un caso di tumore ogni 18 abitanti.

Taranto – Un riepilogo delle principali notizie del mese di agosto sulla questione dell’Ilva. Il mese si era aperto con l’approvazione definitiva del decreto salva-Ilva da parte del Parlamento. Attorno a Ferragosto sono arrivate le critiche di Arpa Puglia al commissario Enrico Bondi per il suo approccio negazionista ai problemi di salute causati dall’impianto, il ritorno dell’ipotesi di integrazione tra Ilva e Lucchini di Piombino e l’avvio dei primi interventi di bonifica dell’area. Verso la fine del mese si è riaperto un nuovo fronte di polemica a seguito della decisione del governo di autorizzare con un decreto la discarica di ‘Mater Gratiae’, ribattezzata la “discarica della vergogna”, che ricade nel Comune di Statte (Taranto) e che l’Ilva da tempo vuole utilizzare. Anche il fronte giudiziario ha continuato a muoversi, con la scoperta in Inghilterra di altri 700 milioni di euro riconducibili alla famiglia Riva, che portano a oltre 2 miliardi di euro la cifra totale individuata dalla Finanza.

Settembre è iniziato con la denuncia di Peacelink, che ha diffuso i dati sui malati di tumore a Taranto: sono 8.916, di cui oltre 4mila nel quartiere Tamburi, dove l’incidenza è quella di un malato ogni 18 abitanti. Nel frattempo il commissario Bondi ha incontrato per la prima volta i sindacati, un incontro interlocutorio che ha rimandato per l’ennesima volta il piano industriale a novembre.

Ilva, un anno dopo. Tutto cambi perché nulla cambi.

Il 26 luglio 2012 il gip Patrizia Todisco dispone il sequestro di sei reparti dell’area a caldo dell’impianto siderurgico. Dopo 365 giorni, due governi, un’Aia ad hoc e due decreti ad aziendam la situazione è identica. E il siderurgico continua ad inquinare.

Taranto – E’ passato un anno dal 26 luglio 2012, quando il gip Patrizia Todisco dispose il sequestro di sei reparti dell’area a caldo dell’impianto siderurgico. Lo stesso giorno furono disposti gli arresti domiciliari per sette persone, tra cui i vertici della famiglia Riva. E’ passato un anno, ma la situazione sembra identica. L’impianto siderurgico continua ad inquinare nonostante i provvedimenti dei due governi che si sono succeduti, un’Aia ad hoc e due decreti ad aziendam. Un interessante articolo del Fatto Quotidiano ripercorre i momenti salienti dlel’annata.

La notizia del giorno invece è il ritorno in libertà per il patron Emilio Riva, suo figlio Nicola e l’ex direttore dello stabilimento di Taranto, Luigi Capogrosso. Ai tre è stata notificata un’ordinanza del gip del Tribunale di Taranto Patrizia Todisco. Il provvedimento è stato adottato per decorrenza dei termini di custodia cautelare. Ai tre indagati è stato comunque imposto l’obbligo di dimora e, per Emilio Riva e Capogrosso, il divieto di espatrio.

Ilva, il referendum cittadino sulla chiusura dello stabilimento non raggiunge il quorum

Hanno votato 33mila tarantini, meno del 20% degli aventi diritto. Affluenza più bassa al quartiere Tamburi.

Taranto – I tarantini hanno disertato il referendum sul futuro dell’Ilva. Hanno votato 33.774 persone su 173.061 aventi diritto, il 19,52%. Il referendum era stato promosso dal Comitato «Taranto Futura» e prevedeva due quesiti: sì o no alla chiusura totale dello stabilimento; si o no alla chiusura parziale dell’Ilva cioè della sola area a caldo, quella sottoposta a sequestro dalla magistratura dal luglio 2012. Tra i votanti hanno prevalso i sì. Emblematico il dato sull’affluenza al quartiere Tamburi, il quello a ridosso dello stabilimento, i cui residenti hanno votato meno che nel resto della città (le foto della gente al voto).

L’opinione di Alessandro Marescotti di Peacelink (da Il Fatto Quotidiano)

La delusione al quartiere Tamburi (dalla Gazzetta del Mezzogiorno)

Ilva, ancora un incidente sul lavoro. Enrico Bondi nominato commissario straordinario

Un operaio gravemente ferito nel reparto finitura della produzione lamiere. Domenica 7 manifestazione contro l’inquinamento a Taranto. Il 9 aprile la Corte Costituzionale si pronuncerà sulla costituzionalità della legge 421

Taranto – Ancora un incidente sul lavoro all’Ilva. È accaduto nella mattinata di venerdì nel reparto finitura della Pla2 (Produzione lamiere). Gli operai stavano sistemando delle barre laterali all’impianto quando, per cause in corso d’accertamento, è partita una delle lamiere ed un operaio si è trovato con il piede incastrato tra un rullo e la lamiera. L’uomo ha riportato ferite gravi ed è stato ricoverato in ospedale.

Aumentano le adesioni alla manifestazione contro l’inquinamento organizzata da cittadini e associazioni ambientaliste di Taranto per domenica 7 aprile. Hanno annunciato la loro adesione anche gli Ordini professionali di medici, farmacisti ed infermieri.

Novità in arrivo anche nella struttura societaria. Il presidente dell’Ilva, Bruno Ferrante, ha confermato l’ingresso nella rinnovata struttura di Enrico Bondi con il ruolo di amministratore delegato. Bondi, ex supercommissario della spending review, ha già firmato un contratto di consulenza. Per la prima volta si è parlato ufficialmente di un ridimensionato del ruolo della famiglia Riva nell’assetto societario del gruppo, che finora era stato guidato a conduzione familiare. Il tutto in attesa del 9 aprile, data in cui la Corte Costituzionale si pronuncerà sull’incostituzionalità della legge 421.

Ilva, accolto il ricorso dell’azienda: “No alla vendita dell’acciaio”. Venerdì manifestazione a Taranto

Il ricorso Ilva riguarda l’affidamento della commercializzazione ai custodi giudiziari e la decisione di tenere vincolato il ricavato.

Taranto – Ennesimo atto della battaglia giudiziaria sulla vicenda Ilva. Ieri il tribunale di Taranto ha accolto il ricorso dell’azienda contro la decisione del gip Patrizia Todisco di autorizzare la vendita dei prodotti sequestrati il 26 novembre 2012. Il gip aveva vincolato l’incasso della vendita. La merce sotto sequestro e’ costituita da 1.700.000 tonnellate di acciaio che valgono un miliardo di euro. Il ricorso Ilva riguarda l’affidamento della commercializzazione ai custodi giudiziari e la decisione di tenere vincolato il ricavato.

Una nuova manifestazione a Taranto è prevista per il prossimo venerdì. Delegati e rappresentanze di lavoratori di varie fabbriche e città italiane, impegnati nella lotta alle morti sul lavoro e all’inquinamento, saranno all’Ilva e al rione Tamburi per una iniziativa promossa dalla ‘Rete nazionale per la sicurezza e salute in fabbrica e sul territorio’.

Ilva, botta e risposta tra Arpa e governo sul rispetto dell’Aia. I giudici: “Riva resti ai domiciliari”

Per i pm le dichiarazioni dell’Agenzia per l’ambiente sono la prova del rischio di reiterazione dei reati. Il ministero dell’Ambiente smentisce: “Nessuna inadempienza”

Taranto – Non si sblocca la situazione dell’Ilva di Taranto, che da qualche tempo ha abbandonato le prime pagine dei giornali ma che è tutt’altro che risolta. I vertici dell’Agenzia regionale di protezione ambientale pugliese denunciano il mancato rispetto da parte dell’azienda delle prescrizioni imposte dall’Autorizzazione integrata ambientale rilasciata dal ministro dell’Ambiente Corrado Clini lo scorso 27 ottobre.

Secondo l’Arpa, “i differimenti temporali non fanno altro che incrementare il fenomeno di danno ambientale già in atto. Durante, infatti, le attività di carico-scarico delle materie prime dai parchi minerari agli impianti produttivi vengono disperse in atmosfera ingenti quantità di materiale polverulento.” In serata è arrivata la risposta del Ministero.

Il Tribunale ha anche respinto la richiesta degli avvocati di Nicola Riva, ex presidente del CdA ai domiciliari dal 26 luglio scorso.