Strage Viareggio: «Quell’assile andava fermato»

Lucca – Ancora due giorni di udienza, per il processo al disastro ferroviario di Viareggio, dedicati alla requisitoria della Procura di Lucca che vede impegnati i sostituti Procuratori Giuseppe Amodeo e Salvatore Giannino.

Oggi l’attenzione dei pm si sposta in casa, in quell’Italia che vede sul banco degli imputati gli ex amministratori delegati del Gruppo Fs (Mauro Moretti) e delle sue azienda (Vincenzo Soprano per Trenitalia e Michele Mario Elia per Rfi), ma anche amministratore delegato e dipendenti dell’officina Cima riparazioni di Bozzolo (Mantova).

Strage, bastava poco per evitarla: la manutenzione del carro era scaduta nel 2008 (TgRegione.it)

Strage Viareggio, riprende il processo: “Controlli sul treno superficiali”

Lucca – Una lunga catena di superficialità, di macchine obsolete, di controlli non eseguiti in maniera corretta sull’assile che è collassato sul carro deragliato nel giugno 2009 a Viareggio. L’accusa dei due pm Giuseppe Amodeo e Salvatore Giannino nel processo sulla strage di Viareggio si muove in questo scenario. Uno scenario che Amodeo ha definito: “la banalità del male”.

Con queste parole è iniziata la requisitoria dell’accusa nel giorno della ripresa delle udienze dopo la pausa estiva all’interno del Polo Fiere di Sorbano, alle porte di Lucca: i due pm avranno a disposizione altre due udienze, fissate per mercoledì 14 e giovedì 15 settembre, mentre da venerdì 23 la parola passerà alle arringhe difensive.

Il punto di partenza per la requisitoria dei Pm è la circolare Eba (l’ente per la sicurezza ferroviaria tedesca) del 2007. «Guardate – dicono all’unisono i due Pm – che era tutto scritto allora. Venivano date determinate disposizioni in caso di rilevamento di cricche e viene descritto in modo dettagliato cosa accadrebbe in caso di incidente. Già due anni prima, insomma, l’Eba descrive lo scenario che si è verificato a Viareggio due anni dopo».

Di qui i Pm passano a individuare le singole responsabilità delle aziende coinvolte. E tutte hanno, a loro avviso una specifica responsabilità. A partire dalla Jungenthal che effettuò la revisione sull’assile nel novembre 2008. Per l’accusa era inadeguata. Non aveva l’autorizzazione a effettuare i controlli magnetoscopici che avrebbero sicuramente evidenziato l’anomalia; ha utilizzato macchinari scaduti, limitandosi a dare una mano di vernice sull’asse per coprire l’ossidazione.

E’ colpevole anche la Gatx che in quanto proprietaria del carro, in base alle disposizioni dell’Eba, avrebbe dovuto sapere tutto sulla storia dell’asse e fornire disegni e piani indispensabili per svolgere una corretta manutenzione. Colpevole la Cima riparazioni perché quando ha montato sul carro l’asse arrivato dalla Germania avrebbe dovuto accorgersi che gli strumenti utilizzati dalla Jungenthal erano scaduti e pertanto la revisione indicata era di fatto nulla.

Colpevoli infine Rfi e Trenitalia, perché il rilascio dell’autorizzazione a circolare in Italia, stando alle norme in vigore, erano vincolati a requisiti che quel carro, quell’asse e quell’officina di manutenzione non avevano.

Strage di Viareggio, gli striscioni con i volti delle vittime – Galleria fotografica (Repubblica.it)

Strage di Viareggio, parla la Procura (IlTirreno.it)

Strage Viareggio, in aula il teste della Cima Riparazioni

Udienza tesa a seguito delle parole dell’ingegner Bonora: “Nessun rischio per la ruggine presente sull’assile” Le vernici sugli assili ferroviari «hanno una funzione esclusivamente estetica».

Lucca – “Nessun rischio per la ruggine presente”. Ad affermarlo, oggi all’udienza del processo per la strage di Viareggio, è stato l’ingegner Pier Luigi Bonora, esperto di vernici, e testimone della Cima Riparazioni. La ruggine, coperta da vernici, secondo il consultente tecnico non avrebbe quindi influito sulla rottura dell’assile, al contrario dei risultati emersi precedentemente. “Ci sono chilometri di autostrade – ha aggiunto il teste – con guard rail arrugginiti”. Una bella differenza, però, con un asse di un treno che viaggia, al contrario del guard – rail, a velocità sostenuta ed è sottoposto a “sollecitazioni”. Come non accorgersi che le note due mani di vernice nascondevano la ruggine? “La vernice sugli assili dei treni viene applicata solo per motivi estetici”. Le risposte del consulente di Cima non hanno mancato di suscitare reazioni decise da parte dei pm Giuseppe Amodeo e Salvatore Giannino.

Tra i testimoni degli imputati anche Bernd Neumann, dipendente di Gatx che dal 2004 al 2009 ha svolto funzioni di Cfo (Chef financial officer) in Jungenthal, l’officina di Hannover dove è stato revisionato l’ultima volta (novembre 2008) l’assile che poi si è spezzato; e Michael Muhlberg, certificatore Vpi che ha rilasciato l’idoneità a Cima Riparazioni. All’officina italiana vennero fatti rilievi – ha testimoniato Muhlberg rispondendo alle domande dell’avvocato Dalla Casa – su uno «strumento di misurazione non adeguato, la mancanza di strumento di controllo per esame magnetoscopico» ed interventi sulla «parte esterna dell’officina relativa allo stoccaggio». Alla domanda su come il certificatore abbia poi appurato se Cima avesse o meno adempiuto alle prescrizioni,

Muhlberg ha risposto: «Il controllo non è avvenuto in loco, ma Cima ci ha confermato l’avvenuta miglioria». Forse con una e-mail. 

Il processo è stato aggiornato a lunedì 26 ottobre.

Strage Viareggio, ripreso il processo. Parlano gli imputati della Cima

La Cima Riparazioni detta la linea difensiva scaricando le colpe sui colleghi tedeschi. «Per noi era tutto ok»

Lucca – Dopo la pausa estiva è ripreso al polo fieristico di Lucca il processo per la strage del 29 giugno 2009 a carico di 33 imputati. La parola è passata alla difesa e l’avvocato Fabio Giarda ha portato direttamente in aula due degli imputati del gruppo Cima, Giuseppe Pacchioni, amministratore unico dell’azienda, all’epoca direttore generale, e Daniele Gobbi Frattini che era il responsabile del reparto tecnico.

Potevano gli operatori della Cima riparazioni rendersi conto che l’assile che stavano montando sul carro merci della morte era un pezzo usurato e logorato e che mai e poi mai avrebbe potuto e dovuto circolare su qualsiasi ferrovia del mondo? Questa la domanda che è aleggiata a lungo.

La posizione sostenuta in aula da Cima Riparazioni è chiara. Nel febbraio del 2009 hanno revisionato il carro merci poi deragliato alla stazione di Viareggio. Dagli esami fatti con gli ultrasuoni emerse che due sale (vale a dire asse più ruote) non erano più buone per problemi non risolvibili al bordino delle ruote. Pertanto è stata informata la Gatx proprietaria del carro che quelle sale dovevano essere sostituite. La Gatx, tramite l’officina Jungenthal invia altre due sale. Una delle quali (lo scopriremo tragicamente quattro mesi dopo) è in condizioni ancora peggiori di quelle da sostituire. 

Ma alla Cima nessuno se ne accorge. Perché? «Perché effettuiamo controlli accurati con gli ultrasuoni – spiega Giuseppe Pacchioni – solo quando facciamo la revisione su carri che sono in circolazione. Nel caso specifico l’asse era stato inviato dall’officina Jungenthal dove era stato revisionato. Era impossibile per noi fare una revisione sulla revisione». Quindi un semplice controllo visivo, anche se durante il dibattimento non è apparso chiaro che cosa s’intenda nello specifico per controllo visivo e che cosa debba fare l’operatore. «In sostanza – ha provato a spiegare Daniele Gobbi Frattini – si prende la sala che arriva su un camion e si verifica che non abbia subito danni evidenti lungo il tragitto. Per il resto si verifica la documentazione inoltrata, vale a dire se corrisponde il numero di matricola richiesta, se il diametro delle ruote è quello conforme, se la verniciatura è integra. Constatata questa idoneità, noi montiamo la sala». E nel caso specifico la documentazione cartacea arrivata dalla Germania e la piastrina applicata all’assile dicevano che all’officina Jungenthal era stata fatta la revisione IS2 secondo il manuale VPI, vale a dire con l’uso degli ultrasuoni.

Cima, insomma, scarica le responsabilità sui colleghi tedeschi della Jungenthal. Aspetto che cerca di chiarire nel dettaglio l’ingegnere Gianni Nicoletto, consulente tecnico incaricato dall’avvocato Fabio Giarda. «Quell’assile – ha detto – presentava una cricca, cioè una frattura, nell’area del collarino di circa 10-12 millimetri. Tale cricca doveva essere ben visibile a un esame accurato ed effettuato secondo manuale. Ma sicuramente tale cricca non poteva essere visibile a occhio nudo da nessun operatore della Cima Riparazioni, perché si trovava in una zona nascosta del collarino. Inoltre l’asse è stato consegnato perfettamente verniciato e con una corretta documentazione che attestava l’avvenuta revisione. Un ulteriore controllo con le macchine non è previsto, anche perché non è mai successo e non è pensabile di effettuare una revisione su una revisione già fatta».

Strage di Viareggio, è iniziato il processo. Lo Stato non si costituisce parte civile

L’avvocato che rappresenta il governo: “In corso di definizione una transazione con le assicurazioni di Ferrovie e Gatx”. I familiari delle vittime: “Ora basta prenderci in giro”

Lucca – E’ iniziato oggi a Lucca il processo sulla strage di Viareggio, a distanza di quasi 4 anni e 5 mesi dalla terribile notte del 29 giugno 2009 in cui persero la vita 32 persone.

La prima udienza è stata prettamente tecnica e ha permesso di dare l’avvio alla parte dibattimentale del processo che vede chiamati alla sbarra come imputate 33 tra persone e aziende. C’è però già una notizia importante, la decisione dello Stato di non costituirsi parte civile. Lo ha annunciato l’avvocato di Stato Gianni Cortigiani, che ha spiegato che fra lo Stato e le assicurazioni di Fs e Gatx (la società proprietaria del convoglio che deragliò) “c’è una transazione in fase di definizione” per un risarcimento che il legale definisce “sostanzioso” (si parla di alcune decine di milioni di euro).

Una decisione criticata aspramente dai familiari delle vittime: «Lo Stato se ne frega dei 32 morti e se ne frega di avere la verità» ha commentato Daniela Rombi, presidente dell’associazione «Il mondo che vorrei». Il sindaco di Viareggio Leonardo Betti ha scritto una lettera al Presidente del Consiglio Letta per chiedere un ripensamento.

L’udienza era stata aperta da un corteo dei familiari delle vittime che si è concluso davanti al Polo Fieristico di Lucca (le foto), un corteo con striscioni e foto dei morti sul petto

Gli imputati, accusati di disastro ferroviario, incendio, lesioni e omicidi colposi, sono l’amministratore delegato delle Ferrovie Mauro Moretti e responsabili, dirigenti e tecnici delle società del gruppo Fs (Trenitalia, Rfi, Fs Logistica), della multinazionale Gatx, proprietaria della cisterna che trasportava Gpl e che si forò dopo essersi rovesciata sui binari a causa della rottura di un asse che sosteneva le ruote, della Officina Jungenthal di Hannover (di proprietà Gatx, dove l’asse era stato controllato pochi mesi prima della tragedia senza che fosse rilevata la profonda frattura, o cricca, che ne minava la struttura), e della Cima Riparazioni di Mantova, dove quell’asse che avrebbe dovuto essere rottamato venne invece montato sotto una cisterna adibita al trasporto di merci pericolose. Gli unici imputati presenti oggi erano Daniele Gobbi Frattini, Giuseppe Pacchioni, Paolo Pazzadini e Massimo Vighini della Cima Riparazioni. 

Il processo è stato aggiornato a mercoledì 27 novembre.

Strage di Viareggio, tutti rinviati a giudizio. Processo al via il 13 novembre

Tra le persone che andranno alla sbarra, c’è anche l’ad delle Ferrovie Moretti. I familiari delle vittime: “Decisione frutto di prove schiaccianti”.

Lucca – Sono stati rinviati a giudizio tutti e 33 gli imputati nel procedimento per la strage ferroviaria di Viareggio (32 vittime) avvenuta quattro anni fa. Tra loro anche l’ad di Ferrovie dello Stato, Mauro Moretti. In base alla decisione presa dal gup di Lucca, Alessandro dal Torrione, a processo finiranno anche altri funzionari del Gruppo Fs. Fra i reati ipotizzati, disastro ferroviario colposo, incendio colposo, omicidio e lesioni colposi plurimi. Il gup ha inoltre accolto la richiesta di rinvio a giudizio per illecito amministrativo per nove società. Tra queste la Gatx multinazionale proprietaria del convoglio che deragliò il 29 giugno 2009, la Jungenthal, l’officina tedesca che lo aveva revisionato, e la Cima, ditta italiana che lo montò. Il processo si aprirà il 13 novembre a Lucca.

“Grazie alla procura della Repubblica, per il grande lavoro che ha svolto in questi mesi”. Queste le prime parole del sindaco di Viareggio Leonardo Betti. “Sono molto contento che siano state accolte per intero le posizioni relative a tutte le imputazioni”. Così il presidente della Provincia di Lucca, Stefano Baccelli. “Siamo contenti del risultato ottenuto: è stato dimostrato che l’impostazione accusatoria, al momento, ha retto”. Così il procuratore capo di Lucca, Aldo Cicala. Gelida la prima reazione di Mauro Moretti: “Non ho niente da dire”. L’assemblea dei familiari delle vittime ha chiesto le sue dimissioni: ”Moretti deve dimettersi da Ad delle Ferrovie dello Stato italiane, ritirare tutti i provvedimenti disciplinari (licenziamenti, sospensioni, ecc.) nei confronti dei ferrovieri impegnati sulla sicurezza e la salute, affrontare il processo senza alcun tentativo di fuga”. Daniela Rombi, presidente dell’associazione, chiosa: “Non abbiamo più paura di nulla”. Anche il Codacons chiede le dimissioni e annuncia ”un dossier circa la pessima gestione delle Ferrovie da parte di Moretti”.

Per ricordare la strage vi invitiamo a vedere queste immagini girate dai Vigili del fuoco e pubblicate dal quotidiano Il Tirreno. Ecco come si presentavano la stazione i binari di Viareggio all’alba del 30 giugno, a poche ore dall’esplosione della cisterna di Gpl. Queste le immagini della notte della strage.

Strage di Viareggio: ci sono i nomi. La soddisfazione dei comitati.

Trentotto indagati, fra questi l’amministratore delegato Mauro Moretti per la strage di Viareggio che costò la vita a 32 persone.

FirenzeManager e dipendenti del gruppo Ferrovie dello Stato, Rfi (Rete ferroviaria italiana), Trenitalia, Fs Logistica, Cargo, Cima Riparazioni, la tedesca GATX Rail Germania e l’austriaca GATX Rail Austria, da questo elenco i nomi e i cognomi dei 38 indagati per la strage di Viareggio che, il 29 giugno 2009 costò la vita a 32 persone. Un anno e  mezzo di indagini preliminari per avere un elenco di possibili responsabili a vario titolo e con vari capi di imputazione, dal reato di incendio, a disastro ferroviario, delitti colposi di danno, omicidio colposo, lesioni colpose, fino alla violazione del decreto legislativo del 9 aprile 2008 numero 81, ovvero quello in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro. Fra i nomi di spicco quello dell’amministratore delegato alle FS Mauro Moretti, riconfermato nell’incarico qualche mese fa, nonostante la ferma opposizione dei comitati dei famigliari delle vittime e insignito di recente del titolo di Cavaliere del lavoro. Soddisfazione viene espressa dall’Assemblea 29 giugno, costituita da comuni cittadini e lavoratori delle ferrovie all’indomani del disastro, per bocca di Riccardo Antonini. Loro quei nomi li facevano da tempo e da tempo avevano indicato alla magistratura quale fosse la strada da seguire e quanto ampie potessero essere le responsabilità. La mobilitazione e la determinazione alla fine hanno pagato: i presidi, gli incontri, le iniziative di fronte al tribunale di Lucca e a quello di Firenze, le audizioni in commissione, hanno sortito l’esito chiesto a gran voce già all’indomani della strage.

Non ha dubbi Antonini: <<Bisogna ringraziare i famigliari che si sono organizzati e hanno perseguito fino i fondo quest’obiettivo, e l’assemblea 29 giugno composta da cittadini, giovani lavoratori e un gruppo di ferrovieri che lotta da anni per la sicurezza e che in questi mesi ha messo a disposizione la propria esperienza, non solo per non dimenticare quanto avvenuto e chiedere verità e giustizia per le vittime di Viareggio, ma anche per proporre misure concrete e mettere in campo una sicurezza effettiva rispetto a quella che oggi non c’è>>.
La sicurezza sul lavoro è un bene collettivo da difendere, era stato questo, quasi da subito il motto portato avanti dall’assemblea, fino a Bruxelles: i fatti di Viareggio lo avevano tragicamente evidenziato e portato di fronte agli occhi di tutti.
Ora spetterà alla magistratura accertare le responsabilità. Anche a carico di Mario Moretti da tempo nel “mirino” dei famigliari e dei comitati di Viareggio, non solo per le responsabilità avute nell’ambito del disastro, in qualità di Ad delle Fs, ma successivamente per le esternazioni poco felici, avute in sede di commissione lavoro, in merito all’accaduto: <<Siamo stati più volte a Roma per chiedere che Moretti non venisse riconfermato nell’incarico viste le responsabilità che aveva avuto nella strage di Viareggio e visto quello che aveva detto a più riprese: in un primo momento che le ferrovie italiane erano le più sicure d’Europa, dopo che si era trattato di uno spiacevole incidente e infine che quando accade un incidente in ferrovia sembra che caschi il mondo>>.
<<A questo proposito – conclude  Antonini – abbiamo anche raccolto 10.000 firme, solo nella città di Viareggio, perchè non fosse riconfermato, ma il ministro dell’Economia e quello dei trasporti non hanno ritenuto di dover tener conto di quella che era il pronunciamento popolare>>.

Fonte: Articolo 21 (a firma di Bruna Iacopino)

Ascolta l’intervista a Riccardo Antonini dell’Assemblea 29 giugno (fonte: Articolo 21)

Strage di Viareggio, 38 indagati… (Il Fatto Quotidiano)

Assemblea 29 giugno

Gli indagati (La Repubblica)