Fiat, accordo sul rinnovo del contratto: una tantum di 260 euro

I sindacati spuntano appena 10 euro in più rispetto alla proposta della Fiat su cui la trattativa si era arenata. In autunno la trattativa riprenderà

Torino – Dopo otto mesi di trattativa Fiat e sindacati hanno raggiunto l’accordo per il rinnovo della parte economica: 260 euro lordi che saranno pagati con la busta di luglio e che saranno percepiti anche dai cassintegrati.

L’intesa interessa 86 mila lavoratori italiani di Fiat-Chrysler e Cnh Industrial. Al tavolo con l’azienda c’erano Fim, Uilm, Fismic, Ugl e Quadri. La trattativa si era interrotta il 10 giugno proprio sulla “una tantum”: i sindacati avevano chiesto 300 euro, l’azienda ne aveva proposti 250.

Le parti inoltre hanno scritto nell’intesa che dal 22 settembre partirà la trattativa per il rinnovo triennale del contratto che si dovrà concludere entro ottobre. 

Fiat-Chrysler, il 1° agosto assemblea a Torino per il sì alla fusione

Il 1° agosto ultima assemblea dei soci Fiat a Torino per ottenere il sì alla fusione con Chrysler.

Firenze Il primo agosto si terrà l’ultima assemblea degli azionisti di Fiat in Italia. I soci sono chiamati ad approvare la fusione con Chrysler, dopo che il 15 giugno il consiglio di amministrazione ha dato il proprio via libera. Nelle ultime ore è arrivato anche l’ok della Sec, l’organismo di controllo della Borsa Usa. A Torino, dunque, nascerà ufficialmente la holding Fiat Chrysler Automobiles, con sede legale ad Amsterdam e fiscale a Londra, a cui faranno capo tutte le attività del gruppo.

Fiat, approvata formalmente la fusione con Chrysler. In Olanda nasce Fca

Via libera al progetto che sfocerà nella nascita di Fiat Chrsyler Automobiles, con sede ad Amsterdam. Le azioni saranno quotate a New York e Milano.

Torino – Via libera ufficiale alla nascita di Fiat Chrysler Automobiles. Il consiglio di amministrazione di Fiat, riunito domenica 15 giugno, ha approvato formalmente il progetto di fusione che sfocerà nella nascita della holding Fca, con sede in legale ad Amsterdam e fiscale a Londra, a cui faranno capo tutte le attività del gruppo guidato da Sergio Marchionne. 

Le azioni ordinarie Fca saranno quotate sul New York Stock Exchange (Nyse) e si prevede che siano quotate sul Mercato Telematico Azionario (Mta) a Milano”. Tra i passaggi tecnici previsti c’è anche l’acquisto da parte di Fca dell’intera quota in Fiat North America, la controllata che possiede Chrysler.

Il progetto di fusione sarà sottoposto all’approvazione degli azionisti di Fiat in un’assemblea straordinaria che si prevede sarà tenuta nel terzo trimestre del 2014, a seguito del completamento dei richiesti passi societari e regolamentari, tra cui la registrazione presso la Sec, l’organismo Usa di controllo sui mercati.

Il consiglio Fiat ha anche approvato l’emissione di uno o più prestiti obbligazionari che serviranno a gestire il debito consolidato e a sostituire alcune emissioni che sono in scadenza entro la fine del 2015. 

Con la nuova organizzazione, l’azienda si proietta definitivamente verso la dimensione globale.

Fiat acquisirà il restante 41,46% di Chrysler. Intesa raggiunta con Veba.

La Fiat ha raggiunto un’intesa con Veba per avere il controllo totale su Chrysler.

Firenze La Fiat ha raggiunto un’intesa con Veba per l’aquisizione del 41,5%, in possesso al fondo sanitario del sindacato americano Uaw in Chrysler. In questo modo, il Lingotto avrà un controllo totale su Chrysler. Il fondo sanitario del sindacato americano Uaw riceverà un corrispettivo complessivo, tra contanti ed erogazione straordinaria ai soci, pari a 3,65 miliardi di dollari. L’intesa prevede una erogazione straordinaria che Chrysler pagherà a tutti i soci, per un totale pari a circa 1,9 miliardi di dollari. Fiat pagherà in contanti, invece, l’altra parte, 1,75 miliardi di dollari, e lo farà utilizzando la liquidità disponibile. Non è previsto nessun aumento di capitale da parte del Lingotto.

Fiat, un miliardo di investimenti a Mirafiori ma richiesta di cig fino a settembre 2014. Due giorni dopo avere accettato il rientro dei delegati Fiom nelle fabbriche

L’obiettivo è quello di creare un polo del lusso, con la produzione del suv Levante a marchio Maserati. Dalle trattative esclusa la Fiom. In agosto il Wall Street Journal aveva suggerito la chiusura dello stabilimento

Torino – L’inizio di settembre ha portato un importante annuncio in casa Fiat. L’azienda “dara’ inizio immediatamente al piano di investimenti necessario ad assicurare il futuro produttivo ed occupazionale dello stabilimento di Mirafiori. A questo fine sara’ richiesta la proroga dell’attuale Cassa integrazione straordinaria”. Questa la nota congiunta diramata da Fiat e sindacati dopo l’incontro tra i vertici del Lingotto e i sindacati firmatari del contratto collettivo Fiat: Cisl, Uil, Fim, Uilm, Fismic, Ugl, Uglm e Associazione Quadri e Capi. L’investimento sarà di un miliardo e a Mirafiori sarà prodotto il suv Levante a marchio Maserati, che debutterà sul mercato nella prima metà del 2015. L’altra faccia della medaglia è la richiesta di prolungamento fino a settembre 2014 della cig straordinaria per 5.321 dipendenti dell’impianto torinese. La giustificazione è la riorganizzazione aziendale dello stabilimento.

Esclusa, come ormai consuetudine, la Fiom, che ha accolto l’annuncio con freddezza. Nei giorni scorsi la Fiat aveva comunicato al sindacato di Landini che intende accettare la nomina dei suoi rappresentanti sindacali aziendali a seguito della sentenza della Corte Costituzionale del 23 luglio scorso, nella quale la Consulta aveva dichiarato che consentendo la rappresentanza sindacale ai soli firmatari del contratto applicato in azienda, l’articolo 19 dello Statuto dei lavoratori contrasta coi «valori del pluralismo e libertà di azione della organizzazione sindacale». I giudici avevano così indicato la violazione di tre articoli della Costituzione. Una decisione accolta positivamente dalla Cgil, con qualche riserva. L’azienda infatti è tornata a porre con forza il tema della rappresentanza sindacale e dell’esigibilità dei contratti come condizione essenziale per mantenere la propria presenza industriale in Italia.

In agosto aveva fatto discutere un articolo uscito sul Wall Street Journal, che definiva lo stabilimento di Mirafiori l’esempio della crisi dell’industria automobilistica europea, suggerendone la chiusura. “Le case europee perdono miliardi mantenendo fabbriche e dipendenti di cui non hanno più bisogno – questa l’analisi del giornale – In Usa per ristrutturare General Motors e Chrysler sono stati chiusi 18 stabilimenti”.

Il commento di Paolo Griseri (Repubblica TV)

Fiat, Marchionne invoca la fusione con Chrysler e nega la chiusura di fabbriche in Italia.

Il manager invoca la fusione “il più presto possibile”, ma serve chiudere le trattative con il sindacato che detiene il 41,5% di Chrysler. Tra le altre uscite della giornata, critiche a Draghi e richieste al governo.

Torino – Sergio Marchionne a tutto campo nella giornata di venerdì. L’amministratore delegato di Fiat ha parlato della prossima fusione con Chrysler, affermando che il tentativo è “portare avanti il progetto nel più breve tempo possibile”; delle prospettive dell’azienda per l’Italia, dicendo che non saranno chiusi stabilimenti ma evitando ancora una volta di parlare nel dettaglio dei nuovi investimenti.

L’ad non ha mancato di commentare la situazione economica in Europa (“Sono rimasto scioccato dalla decisione BCE di non abbassare i tassi. Ho visto le reazioni dell’euro stamattina e trovo il valore attuale dell’euro sproporzionato rispetto alle nostre capacità di competere perché non aiuta l’economia, non aiuta nessuno”) e di far pervenire le richieste di Fiat al governo (“L’unica cosa che ho chiesto è che ci lascino lavorare senza ostacoli, non è molto”).

Fiat, 20 miliardi per terminare l’acquisizione di Chrysler. Mentre in Serbia un operaio frustrato per la paga bassa danneggia 31 vetture.

Un’operazione complicata, per la quale Marchionne ha contattato Goldman Sachs e altre banche americane per chiedere un finanziamento. Il danno arrecato alle auto dal danneggiamento ammonta a circa 50mila euro.

Prato – Due notizie dal mondo Fiat. La prima riguarda la finanza e i grandi numeri. Secondo il Wall Street Journal, l’ad Sergio Marchionne spenderà 20 miliardi di dollari per terminare l’acquisizione di Chrysler e quotare a Wall Street la società che nascerà dall’unione con il Lingotto. Una transazione “complicata”, per la quale Fiat ha contattato Goldman Sachs, Bank of America, Deutsche Bank e altri istituti per un potenziale finanziamento.

La seconda notizia ci riporta alla vita reale, ed è sintomatica del peggioramento delle condizioni materiali di lavoro all’interno degli stabilimenti dell’azienda. Nello stabilimento del Lingotto di Kragujevac, in Serbia, un operaio scontento del salario e delle condizioni di lavoro ha danneggiato 31 Fiat 500L. Il danno arrecato alle auto ammonta a circa 50mila euro. La direzione di Fiat Serbia ha avviato un’inchiesta interna, interrogando tutti gli operai attivi in quel turno.

Fiat, ipotesi di trasferimento del quartier generale negli Usa.

L’azienda smentisce dicendo che il tema non è all’ordine del giorno. Critiche dalla Fiom mentre il titolo vola in Borsa.

Torino – Sergio Marchionne sta valutando la possibilità di trasferire il quartier generale di Fiat da Torino negli Stati Uniti una volta completata la fusione con Chrysler. L’indiscrezione, che era nell’aria già da tempo, proviene questa volta da una fonte autorevole: l’agenzia americana Bloomberg, che cita tre fonti ben informate, precisando comunque che una decisione definitiva ancora non è stata presa e altre opzioni sono attualmente al vaglio.

La decisione rifletterebbe l’andamento promettente del mercato americano delle quattro ruote. L’azienda ha smentito con una nota spiegando che il tema non è all’ordine del giorno. “Non mi pare sia una novità, è da tempo che il dottor Marchionne sta dicendo che il quartier generale andrà via del nostro paese”, ha detto il leader della Fiom, Maurizio Landini.

Intanto il titolo Fiat in Borsa è salito fino al 7 per cento, insieme con tutto il comparto auto.

Le grandi manovre di Marchionne su Chrysler.

Il titolo della casa torinese continua a salire dopo l”accelerata imposta dall’ad alla fusione. Faccia a faccia con il sindacato Uaw per fissare il presso delle quote.

Torino – L’ipotesi di vedere Fiat al 100% di Chrysler e da lì aprire la strada alla quotazione a Wall Street permettono al titolo del Lingotto di guadagnare sensibilmente in Borsa. A mettere in evidenza la casa guidata da Sergio Marchionne sono ancora le indiscrezioni del Wall Street Journal secondo cui il Lingotto potrebbe portarsi al 100% del capitale di Chrysler per poi procedere a una quotazione a wall street; il tutto in tempi molto brevi. Il nodo della vicenda resta la posizione del sindacato Uaw, che attraverso il fondo Veba detiene ancora il 41,5% (con una serie di opzioni a favore di Fiat) e che potrebbe complicare i piani del manager italo-canadese.

Proprio oggi pomeriggio i legali di Fiat e quelli del sindacato Uaw si troveranno per la prima volta al Tribunale del Delware per esporre al giudice arbitrale le loro ragioni sul contenzioso riguardante il prezzo del 3,32% di Chrysler del fondo Veba che il Lingotto ha l’opzione per comprare. La decisione non arriverà oggi, tuttavia, potrebbe fornire una prima indicazione 

Crisi? Non per tutti, Marchionne sale a 7,4 milioni di euro all’anno nonostante il calo delle vendite

Lo stipendio dell’ad Fiat è aumentato del 47,7% rispetto ai 5 milioni del 2011. Merito dei premi, che però non sono giustificati dai risultati

Torino – Una notizia uscita nei giorni scorsi che secondo noi merita un approfondimento. Sergio Marchionne ha ricevuto 7,4 milioni di euro nel 2012 per gli incarichi di ad di Fiat e presidente di Fiat Industrial: un aumento del 47,7% rispetto ai 5 milioni guadagnati nel 2011. A fare la differenza sullo stipendio del manager italocanadese (che per il suo incarico al vertice di Chrysler non percepisce nulla) sono stati i premi, che però non sembrano giustificati se si guardano i risultati dell’azienda: le vendite di Fiat infatti continuano a calare e il gruppo ha chiuso il 2012 con un rosso di un miliardo contro profitti per un miliardo nel 2011.