Ilva, sette arresti per associazione a delinquere e concussione. La proprietà annuncia la chiusura delle fabbriche.

FirenzeIn mattinata gli uomini della Guardia di Finanza hanno eseguito sette arresti, tre in carcere e quattro ai domiciliari nell’ambito di un’inchiesta sull’Ilva emessi dal Tribunale di Taranto. I provvedimenti sono legati anche ad un’inchiesta, parallela a quella per disastro ambientale del luglio scorso che ha portato al sequestro degli impianti dell’area a caldo, denominata “Environment Sold Out”. Inoltre, vi sono anche avvisi di garanzia per il presidente dell’Ilva Bruno Ferrante e per il direttore Adolfo Buffo.Tra i destinari dei provvedimenti restrittivi vi è Emilio Riva, già agli arresti domiciliari dallo scorso 26 luglio. Per il patron dell’Ilva l’arresto è ai domiciliari, considerando l’età (86 anni). Il carcere è stato disposto per Fabio Riva, figlio del patron, e al momento irreperibile. Tra le persone raggiunte dalle ordinanze Girolamo Archinà, ex consulente Ilva e l’ex direttore dell’azienda siderurgica Luigi Capogrosso, entrambi già trasferiti in carcere. Ai domiciliari invece l’ex rettore del Politecnico di Taranto Lorenzo Liberti, l’ex assessore all’Ambiente della Provincia di Taranto – in quota Pd – Michele Conserva (quest’ultimo si era dimesso due mesi fa) e l’ingegnere Carmelo Delli Santi. Gli arrestati sono accusati a vario titolo di associazione per delinquere,disastro ambientale e concussione. Inoltre, è stato eseguito un sequestro preventivo dei prodotti finiti e semilavorati destinati alla vendita e al trasferimento negli altri stabilimenti del gruppo Riva.

Nel pomeriggio, dopo il nuovo provvedimento giudiziario, l’Ilva ha annunciato la chiusura dello stabilimento . Con la chiusura degli impianti e l’immediata disattivazione dei badge, sono 5000 gli operai costretti a rimanere a casa. Immediata la reazione dei sindacati che hanno proclamato lo sciopero. I lavoratori hanno inoltre occupato i luoghi di lavoro e la stessa Fiom ha invitato gli operai a non abbandonare il posto di lavoro. Il presidio andrà avanti, fanno sapere i lavoratori, finché gli operai non riceveranno rassicurazioni sul loro futuro. Intanto, il governo ha convocato per giovedì alle 15 le parti sociali e le istituzioni locali.

Chiusura Ilva, Fiom: “E’ rappresaglia” (fonte: Il Fatto)

 

 

 

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Primo Maggio, da festeggiare c’è ben poco

FirenzeI padri perdono il lavoro, i giovani sperano in un impiego stabile. In quella stabilità garantita alle generazioni passate. L’universo femminile, più esposto ai ricatti di varia natura, non vede ancora l’alba della propria emancipazione. La responsabilità ricade in un mercato senza anima che accentua in modo costante il divario fra chi ha di più e chi invece possiede sempre meno. Dopo il crollo delle ideologie, la maggioranza del popolo occidentale, e non solo, avverte un senso di insicurezza, figlio di un tessuto sociale frantumato, diviso e sempre più distante da logiche fondate sulla solidarietà e la collaborazione. A rendere ancora più complicato tale scenario, ci ha pensato la crisi economica. La bufera si è abbattuta nell’ultimo trimestre 2008, persiste ad oggi e non sappiamo quando terminerà. Un fatto però è già stato accertato e nel commentarlo tutti parliamo la stessa lingua. Molte aziende, anche colossi internazionali, hanno chiuso e il primo effetto drammatico è ricaduto sui lavoratori, licenziati e quando è andata bene in cassa integrazione o mobilità. Vorremmo pensare che fosse finita qui ma forse non sarà così. Di certo non è così il numero degli incidenti sul lavoro nel nostro Paese. Ogni giorno assistiamo inermi ad un infortunio. Dall’inizio dell’anno ad ora si registrano 345810 infortuni, 8645 invalidi e 345 morti (fonte Articolo 21). Cifre ahimé provvisorie. Anche in questo caso vorremmo pensare che fosse finita qui. Altrettanto vorremmo fare per i diritti dei lavoratori che nell’era globale si sono visti scippare di mano diversi di questi diritti, conquistati con lotte, a volte anche aspre, da parte di coloro che li hanno preceduti. In sostanza, siamo di fronte ad un periodo storico che ha annullato la classe media, molte persone stanno o sono già scivolate nella fascia della povertà e ha cancellato sul nascere i sogni di tante persone, speranzose di fare un lavoro e costrette invece a farne un altro. Per quest’ultimo appunto, in verità, la storia ha sempre concesso poco al popolo. A più riprese l’essere umano è stato costretto a porre in cima alle sue priorità le esigenze della vita quotidiana, rinviando ad un domani l’eventuale libertà di scelta. In questo contesto oggi si celebra il Primo Maggio, ma da festeggiare c’è ben poco, da riconquistare molto. Viviamo questa giornata come momento di incontro e di speranza nel tentativo di ritrovare in prospettiva la via della solidarietà, della collaborazione. Lasciamo ad altri il senso del rito, della passerella e proviamo a tramutare in confronto il risentimento, il rancore e la delusione dei lavoratori verso i partiti della sinistra (che c’era), i sindacati e un mercato che tutto è, tranne che libero.

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