Eternit, il pm Guariniello chiede 20 anni di reclusione per i vertici e traccia un parallelo con l’Ilva

Torino -  Venti anni di carcere per i due imputati, lo svizzero Stephan Schmidheiny e il belga Jean Louis De Cartier. Questa la richiesta del pm Raffaele Guariniello che ha chiuso la requisitoria dell’accusa al processo d’appello Eternit. Nel suo discorso, pronunciato sulla solida base delle sentenze  di Cassazione, Guariniello ha tracciato un parallelo con il caso dell’Ilva di Taranto e ha sottolineato che la Suprema corte parla di “pervicacia e spregiudicatezza” degli imputati. Il pm ha spiegato come tale accostamento non sia casuale, avventato, ma che sia il necessario divenire di anni di indagini e inchieste, che lo hanno portato a convincersi di come le due vicende, Eternit e Ilva, siano accomunabili negli atteggiamenti colpevolmente omertosi dei vertici di entrambe le aziende:

In primo grado le condanne avevano riguardato solo le fabbriche di Casale Monferrato e Cavagnola, in provincia di Torino. In Appello Guariniello ha esteso la richiesta anche per gli stabilimenti di Bagnoli (Napoli) e Rubiera, in provincia di Reggio Emilia.

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Eternit, le richieste di risarcimento dei Comuni: 31 milioni di euro per Casale Monferrato, 4 per Cavagnolo

Torino - Continuano gli interventi degli avvocati delle parti civili al processo d’appello Eternit. Il comune di Casale Monferrato ha richiesto un risarcimento di 31 milioni di euro, sei in più dei 25 disposti nella sentenza di primo grado, peraltro mai versati. A questo proposito il sindaco Giorgio Demezzi ha annunciato che il 28 marzo a Roma si riunirà il Tavolo di confronto tecnico allo scopo di individuare iniziative per il recupero delle provvisionali previste dalla sentenza di primo grado. Non solo i 25 milioni che spettano a Casale Monferrato ma anche i risarcimenti mai versati a molte singole persone, enti e associazioni che si erano costituite parte civile.

Tornando alle richieste delle altre parti civili dell’udienza di oggi, il Comune di Cavagnolo ha invece chiesto ai giudici di confermare il risarcimento di quattro milioni di euro disposto in primo grado.

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Eternit, il pm Guariniello chiede 20 anni di carcere per i manager

Torino - Il pm Raffaele Guariniello ha chiesto venti anni di carcere per i vertici dell’Eternit SpA, il magnate svizzero Stephan Schmidheiny e il barone belga Jean Louis De Cartier. Una richiesta più dura della condanna a sedici anni di reclusione del primo grado.

Il pm Guariniello ha usato parole durissime: “Tutte le tragedie sono grandi ma una così non l’avevo mai vista“. “I due imputati – ha aggiunto – si sono rappresentati il verificarsi del disastro quale conseguenza certa della loro condotta. Hanno accettato e continuano ad accettare questo immane disastro”.

Guariniello ha riconosciuto che il disastro si è verificato ed è in corso anche a Bagnoli e Rubiera, circostanza non riconosciuta dal tribunale con la sentenza di primo grado. Una notizia accolta con soddisfazione dai parenti delle vittime e sottolineata dai quotidiani locali campani ed emiliani.

La richiesta presenta una novità rispetto alla sentenza di primo grado, che aveva riguardato i comuni di Casale Monferrato e Cavagnolo, mentre aveva giudicato prescritto il reato per gli stabilimenti di Rubiera e Bagnoli.

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Eternit, via alla requisitoria dei pm: l’azienda investì il minimo in sicurezza. Citati nuovi documenti dalla Svizzera

Torino - Con l’inizio della requisitoria dell’accusa entra nel vivo il processo d’appello Eternit. Il pm Gianfranco Colace ha presentato un nuovo documento, inedito rispetto al processo di primo grado, in cui la Suva, l’ente svizzero che si occupa degli infortuni sul lavoro, alla fine degli anni Sessanta indennizzava il mesotelioma pleurico come malattia professionale, ”segno – ha detto – che alla Eternit erano tutti a conoscenza del problema”. “Nello stabilimento di Niederurnen, cantone di Glarona - ha detto Colace – fu abbandonata la produzione con amianto nel 1978. La decisione fu di Schmidheiny. In Italia si continuò ad utilizzare persino la crocidolite, l’amianto blu, quello più micidiale, sino alla chiusura per fallimento dei 5 stabilimenti, nel 1986.

Nel corso della requisitoria, durata cinque ore, il pm Colace ha anche smontato la tesi dei cospicui investimenti indicati dalla difesa di Schmidheiny per la sicurezza. Dei 75 miliardi indicati dai legali dello svizzero secondo il magistrato ne sarebbero realmente stato spesi un decimo nell’intero arco della gestione e su tutti e cinque gli stabilimenti: Casale, Cavagnolo, Rubiera, Bagnoli e Siracusa, quest’ultimo non interessato dall’attuale processo.

Infine Colace si è soffermato sul Mulino Hazemag di Casale Monferrato, un impianto che macinava gli scarti di lavorazione dell’amianto provenienti anche da Bagnoli e che il pm ha definito “una bomba atomica di fibre di amianto che ha provocato un inquinamento tra i più devastanti”.

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Eternit, la difesa chiede di spostare il processo

Torino – Lo spostamento del processo Eternit a Napoli o a Casale Monferrato è una delle richieste avanzate alla Corte d’Appello di Torino dagli avvocati che difendono i vertici della multinazionale svizzera. Secondo l’avvocato Cesare Zaccone, difensore del barone belga Jean Louis De Cartier, la competenza non può essere di Torino perché i fatti contestati cominciano nel 1952, ma Eternit acquisì la fabbrica di Cavagnolo, nel Torinese, solo l’anno dopo. 

La richiesta era già stata presentata e respinta sia durante il primo grado del processo sia durante l’udienza preliminare. La corte si è riservata di decidere nelle prossime udienze.

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Eternit, il ricorso della Procura di Torino. Attesi circa 4.000 ricorsi delle parti civili per il riconoscimento dei danni

Torino - La Procura di Torino ha presentato appello contro la sentenza di primo grado del processo Eternit che ha condannato a 16 anni di reclusione i dirigenti della società elvetica, lo svizzero Stephan Schmidheiny e il belga Louis De Cartier, per omissione dolosa di cautele antinfortunistiche e disastro doloso. Ad essere contestata è la prescrizione di quest’ultimo reato relativamente agli stabilimenti di Rubiera, in provincia di Reggio Emilia, e Bagnoli, nel napoletano. Si stima che i ricorsi delle parti civili possano essere circa 4000, ricorsi che riguarderanno il riconoscimento dei danni patiti dalle vittime dell’Eternit.

In arrivo altre novità importanti, che riguardano le fabbriche svizzere della multinazionale dell’amianto. Sono usciti gli elenchi di 117 lavoratori italiani morti per mesoteliomi e tumori polmonari dopo avere prestato servizio negli stabilimenti d’oltralpe. La maggior parte di questi lavoratori è della provincia di Lecce e ora anche loro chiedono giustizia.

Un’altra notizia parallela riguarda il rinvio a giudizio da parte del gup di Torino Massimo Scarabello di quattro ex dirigenti dello stabilimento Eternit-Saca di Cavagnolo (Torino). Le accuse sono omicidio colposo e lesioni colpose in relazione a quattro casi di ex dipendenti che sono morti o si sono ammalati di patologie legate all’amianto.

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Eternit, le motivazioni della sentenza: “Fu strage consapevole”

Torino – Non lasciano dubbi le 713 pagine di motivazione della condanna di Stephan Schmidheiny e di Louis de Cartier. Il loro comportamento è stato caratterizzato da un «dolo di elevatissima intensità» scrivono i giudici. E nel dare atto all’accusa della pienezza della prova raggiunta sulla consapevolezza, da parte dei vertici Eternit, della cancerogenicità dell’amianto, pongono come pietra miliare della loro sentenza un «nonostante tutto». Per mettere nero su bianco: «Gli imputati hanno continuato e non si sono fermati né hanno ritenuto di dover modificare radicalmente e strutturalmente la situazione» degli stabilimenti di Casale Monferrato, Cavagnolo, Rubiera e Bagnoli (oggetto del processo) «al fine di migliorare l’ambiente di lavoro e di limitare per quanto possibile l’inquinamento».
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Le motivazioni

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Eternit, a giudizio un manager belga

Torino - La procura di Torino ha chiesto il rinvio a giudizio per omicidio colposo del belga Karel Venck, un uomo d’affari chiamato in causa per ruoli che ha ricoperto in una delle società della multinazionale dell’amianto Eternit. Il procedimento riguarda il decesso, dovuto – secondo l’accusa – al contatto con il minerale killer, di tre persone che lavorarono nello stabilimento di Cavagnolo. L’udienza preliminare si aprirà a metà maggio. Venck divide l’accusa con altri quattro manager italiani.

L’indagine è una costola del maxi-processo all’Eternit, sfociato il 13 febbraio nella condanna a 16 anni di carcere del miliardario svizzero Stephan Schmidheiny e del barone belga Louis De Cartier De Marchienne. Le motivazioni della sentenza sono attese entro pochi giorni.

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Processo Eternit, condannati a sedici anni i padroni Stephan Schmidheiny e Jean Louis De Cartier.

TorinoSedici anni di carcere per il magnate svizzero Stephan Schmidheiny e il barone belga Jean Louis De Cartier. I due proprietari della Eternit sono stati riconosciuti colpevoli di disastro doloso e di rimozione delle cautele antiinfortunistiche. Il Tribunale ha ritenuto  i due imputati colpevoli di tali reati solo per le condizioni negli stabilimenti di Cavagnolo, in provincia di Torino, e Casale Monferrato (Alessandria). Per gli stabilimenti di Bagnoli (Napoli) e Rubiera (Reggio Emilia), i giudici hanno dichiarato di non dover procedere perché il reato è prescritto. La sentenza è stata letta dal presidente del Tribunale Giuseppe Casalbore che, a seguire, ha elencato i vari indennizzi spettanti alle parti civili. Lunghissimo l’elenco del risarcimento danni e delle provvisionali per le parti civili: tra questi 4 milioni al Comune di Cavagnolo e 25 milioni per il Comune di Casale, 100 mila euro a Cgil nazionale, Associazione familiari e vittime dell’amianto e Legambiente onlus. Venti milioni alla Regione Piemonte, settantacinquemila a Wwf Italia. Undici milioni a Inail. E, inoltre, ai familiari è stato riconosciuto un risarcimento medio di 30mila euro ciascuno. Il presidente dell’Associazione familiari vittime dell’Amianto, Bruno Pesce, ha commentato: «Rende giustizia alle famiglie. E’ una pena giusta, severa». La sentenza riguarda la morte per amianto di 2.191 persone ed è stata accolta in aula da lacrime liberatorie. Hanno pianto, stringendosi l’uno a l’altro, i parenti delle vittime italiane, ma anche gli esponenti delle delegazioni straniere.

Morti per amianto, sedici anni ai padroni… (di Elena Ciccarello, fonte: Il Fatto Quotidiano)

Amianto, la strage continua… (di Mario Portanova, fonte: Il Fatto Quotidiano)

Link

Osservatorio Tg (fonte: Articolo 21)

Processo Eternit, sentenza storica (fonte: Articolo 21)

www.afeva.it

Eternit, sentenza storica… (di Stefania Divertito, fonte: metronews)

Eternit, Torino oggi ci parla di un punto… (di Stefania Divertito, fonte: Toghe verdi)

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Eternit, il Comune di Casale Monferrato accetta i soldi di Schmidheiny. La protesta dei familiari delle vittime

Torino - “Sì” ai soldi e all’uscita dal processo, stop a ogni azione futura contro Mr Eternit. Dopo un lungo confronto, interrotto quattro volte dalle proteste dei cittadini e concluso solo alle 3,26 del mattino di questa notte, il consiglio comunale di Casale Monferrato (Alessandria) ha accettato i 18,3 milioni di euro offerti da Stephan Schmidheiny, ex proprietario della Eternit Spa, a Giorgio Demezzi, sindaco di centrodestra della città più danneggiata dall’amianto. Nonostante le proteste degli abitanti e dei familiari delle vittime il Comune rinuncerà alla “costituzione di parte civile” nel processo di Torino contro Schmidheiny, non avrà diritto ai risarcimenti stabiliti dalla corte e non potrà mai più far valere alcun diritto contro l’ex manager. A giugno anche il Comune di Cavagnolo (To) aveva accettato la proposta dello svizzero in cambio di due milioni di euro.

Per molti cittadini l’accordo è un’offesa alla memoria dei 1.800 deceduti e alla lotta per la giustizia condotta da decenni a Casale. Lo hanno definito un “patto del diavolo” per cui non vanno fatti compromessi. “Non è giusto che il Comune si tiri indietro con un gesto che alleggerirà la posizione dell’imputato che ha avanzato la proposta – ha dichiarato prima dell’assemblea Bruno Pesce, coordinatore della vertenza amianto -. Qui non si parla solo di un danno economico. Cosa deve succedere perché venga applicato il principio di giustizia? Devono morire tutti?”.

Firma l’appello “Vogliamo giustizia”  (promosso da Articolo 21)

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