Eternit, la Cassazione dichiara inammissibili i ricorsi. Schmidheiny sarà giudicato in quattro tribunali.

Roma – La Cassazione ha dichiarato inammissibili i due ricorsi,  procura generale e procura di Torino, contro la sentenza con cui il 29 novembre 2016 il gup Federica Bompieri riformulò in omicidio colposo (e non più volontario) l’ipotesi di reato a carico dell’imprenditore svizzero Stephan Schmidheiny, imputato per la morte da amianto di 258 persone al processo Eternit bis. Quindi, la situazione rimane quella disposta dal gup Bompieri: il procedimento Eternit Bis viene frazionato in quattro filoni per le relative competenze territoriali (Vercelli, Reggio Emilia, Napoli e Torino).

 

Marcello Dell’Utri, Cassazione: No alla liberazione anticipata

Roma – Marcello Dell’Utri non ha diritto a usufruire del beneficio della liberazione anticipata per la «gravità» del reato commesso, il concorso esterno in associazione mafiosa. Lo sottolinea la Cassazione, che ha giudicato corretto il parere contrario alla scarcerazione deciso il 14 febbraio 2017 dal tribunale di Sorveglianza di Bologna, quando Dell’Utri era ancora recluso in EmiliaRomagna, nel carcere di Parma. Adesso, l’ex senatore di Forza Italia invece si trova nel penitenziario romano di Rebibbia. Il concorso esterno, ricordano gli ermellini, è un reato escluso dall’ottenimento di sconti di pena.

Thyssen, Cassazione: bocciato il ricorso straordinario degli imputati condannati

FirenzeNessun errore nella sentenza di condanna definitiva per il rogo avvenuto alla Thyssenkrupp, dove nel dicembre 2007 persero la vita sette operai. Con questa motivazione la terza sezione penale della Cassazione ha bocciato, dichiarandoli inammissibili, i ricorsi straordinari presentati dagli imputati italiani e tedeschi, condannati in via definitiva il 13 maggio 2016 per il rogo allo stabilimento torinese.

Thyssen, Orlando consegna una lettera al ministro Maas

Firenze – Il ministro della Giustizia Andrea Orlando ha chiesto al suo omologo tedesco Heiko Maas che la Germania dia esecuzione per i dirigenti tedeschi della sentenza per il rogo alla Thyssenkrupp. La richiesta è stata formulata a margine della riunione del Consiglio Gai, in corso in Lussemburgo. Harald Espenhahn e l’ex consigliere Gerald Priegnitz, condannati in via definitiva il 13 maggio 2016 al termine del processo per il rogo allo stabilimento torinese in cui persero la vita sette operai, sono ancora liberi. Maas si è impegnato a svolgere nel più breve tempo possibile un approfondimento sulla questione, al fine di poter dare riscontro alla richiesta italiana. Al termine del colloquio, lo stesso ministro Orlando ha consegnato al suo collega una lettera che riepiloga i principali passaggi della vicenda.

Mafia, la Cassazione revoca la condanna a Bruno Contrada

Roma – La Corte di Cassazione ha revocato la condanna a 10 anni inflitta all’ex numero due del Sisde Bruno Contrada, accusato di concorso in associazione mafiosa. I giudici romani hanno accolto il ricorso del legale di Contrada, Stefano Giordano, che aveva impugnato il provvedimento con cui la Corte d’appello di Palermo aveva dichiarato inammissibile la sua richiesta di incidente di esecuzione. La Cassazione ha così dichiarato «ineseguibile e improduttiva di effetti penali la sentenza di condanna».

Strage Piazza della Loggia, la Cassazione conferma l’ergastolo per Maggi e Tramonte

Roma – La Cassazione ha confermato la condanna all’ergastolo nei confronti di Carlo Maria Maggi e Maurizio Tramonte per la strage di piazza della Loggia a Brescia del 28 maggio 1974 in cui morirono 8 persone e 102 rimasero feriti. Il procuratore generale Alfredo Viola aveva chiesto la conferma degli ergastoli per i due, appartenenti ad Ordine Nuovo.

Thyssen, la Cassazione conferma le condanne per i sei dirigenti

Firenze – I giudici della quarta sezione della Corte di Cassazione hanno confermato le condanne nei confronti dei sei tra manager e dirigenti della ThyssenKrupp ritenuti responsabili della morte di sette operai per il rogo divampato tra il 6 e il 7 dicembre 2007 nell’acciaieria torinese. Nove anni e otto mesi per l’amministratore delegato Harald Espenhahn, sei anni e dieci mesi per i dirigenti Marco Pucci e Gerald Priegnitz, sette anni e sei mesi per il direttore dello stabilimento Daniele Moroni, sette anni e due mesi per l’ex direttore dello stabilimento Raffaele Salerno e sei anni e otto mesi per il responsabile della sicurezza Cosimo Cafueri. Le vittime del rogo sono Antonio Schiavone (il primo a morire alle 4 del mattino per le ferite riportate durante l’incidente), Giuseppe Demasi, Angelo Laurino, Roberto Scola, Rosario Rodinò, Rocco Marzo e Bruno Santino. 

I condannati sono stati ritenuti responsabili di omicidio colposo, omissioni di cautele antinfortunistiche e incendio colposo aggravato. Ora per gli italiani Pucci, Moroni, Salerno e Cafueri si apriranno le porte in carcere. Giusto il tempo necessario per il sostituto procuratore generale di Torino Vittorio Corsi di ricevere la sentenza dalla Cassazione e firmare il provvedimento di esecuzione, anche se pare che i quattro italiani si presenteranno spontaneamente nei commissariati di polizia o nelle caserme dei carabinieri per evitare di essere prelevati a casa. Per i due manager tedeschi, Harald Espenhahn e Gerald Priegnitz, i tempi saranno più lunghi, ma favorevoli: l’Italia dovrà emettere un mandato di cattura europeo e poi, in base alle norme di cooperazione giudiziaria, i due tedeschi verranno incarcerati nella loro nazione, ma solo per un massimo di cinque anni, il massimo della pena prevista per l’omicidio colposo aggravato. In sostanza, la pena per l’amministratore delegato  della ThyssenKrupp sarà quasi dimezzata. Alla lettura della sentenza, i familiari delle vittime nell’esprimere la propria soddisfazione per l’esito del giudizio, hanno commentato: «Giustizia è fatta».

Thyssen, confermate le condanne… (fonte: La Stampa)

Uno Bianca, la Cassazione respinge il ricorso per lo sconto di pena a Fabio Savi

Firenze La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dei difensori di Fabio Savi, uno dei leader della Uno bianca, che chiedevano la commutazione del carcere a vita in 30 anni di reclusione. La stessa richiesta era già stata respinta nel dicembre 2014 dalla corte d’assise di Bologna, ma questa volta i suoi avvocati avevano chiesto, in sostanza, il riconoscimento del diritto di usufruire a posteriori del rito abbreviato, rifacendosi a una sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Detenuto nel carcere di Spoleto dal 1994, Savi, 56 anni, è stato condannato per omicidio e altri reati: il cosiddetto “Lungo” della banda della Uno Bianca (e l’unico non poliziotto) era tra i capi della banda che uccise 24 persone e ne ferì oltre cento tra Bologna, la Romagna e le Marche tra gli anni Ottanta e Novanta. 

Cassazione, confermata la condanna ad Augusto Minzolini per peculato

In Cassazione confermata la condanna ad Augusto Minzolini per peculato

Roma E’ confermata la condanna a due anni e mezzo per peculato continuato ad Augusto Minzolini, ex direttore del Tg1. Lo ha deciso la sesta sezione penale della Corte di Cassazione rigettando il ricorso del giornalista e parlamentare. Confermata anche quindi l’interdizione dai pubblici uffici per la durata della pena, come stabilito dalla Corte di appello di Roma il 27 ottobre 2014. L’accusa era quella d’aver superato in 14 mesi il budget messo a sua disposizione dall’azienda. La somma contestata, circa 65mila euro in un anno e mezzo, era stata completamente rimborsata alla Rai già da tempo.

La Cassazione conferma la condanna per una ex leghista che istigò lo stupro di Cecile Kyenge

La Cassazione ha confermato la condanna nei confronti di Dolores Valandro.

Roma – La Cassazione ha confermato la condanna a tredici mesi di reclusione per Dolores Valandro, l’ex consigliere di circoscrizione di Padova espulsa dalla Lega Nord per aver incitato su Facebook a stuprare, nel giugno 2013, l’allora ministro dell’Integrazione del governo di Enrico Letta, Cecile Kyenge. Già condannata dal Tribunale di Padova ad un anno e un mese di reclusione (pena poi sospesa) e all’interdizione dai pubblici uffici per tre anni per “istigazione a commettere atti di violenza sessuale per motivi razziali”, Valandro aveva postato sul proprio profilo una fotografia della Kyenge accompagnata dalla frase “mai nessuno che se la stupri”. Inoltre, la Valandro dovrà pagare settemila euro di risarcimento e provvedere anche al rimborso delle spese processuali.