Fiat, la Chiesa chiede ai cittadini di Termine Imerese di scendere in piazza a sostegno degli operai.

La Chiesa chiede a tutti i cittadini di Termine Imerese di scendere in piazza a sostegno degli operai della Fiat.

Firenze La Chiesa chiede a tutti i cittadini di Termini Imerese, in provincia di Palermo, di partecipare alla mobilitazione a sostegno degli operai della Fiat ormai da anni in cassa integrazione che scadrà a giugno. I sacerdoti, con una lettera ai fedeli, invitano i cittadini a partecipare allo sciopero generale in programma giovedì prossimo nella cittadina siciliana. I preti nella lettera ricordano che il giorno dopo la manifestazione «si svolgerà un incontro a Roma al ministero dello Sviluppo economico che potrebbe essere decisivo per la risoluzione della vicenda Fiat, madre del progressivo dissesto economico della nostra zona: ormai si è alla vigilia del licenziamento dei 1.200 operai». Lo sciopero è indetto da Fim, Fiom ed Uilm. 

Fiat, rinnovato il contratto: 40 euro di aumento, ma non per tutti. Possibile fusione con Chrysler entro l’anno

Aumenti più alti rispetto al contratto delle aziende aderenti a Federmeccanica, ma non interesserà i lavoratori in cassa integrazione. a Ginevra Marchionne annuncia che in caso di accordo col fondo Veba l’acquisto di Chrysler potrebbe essere chiuso nel 2013

Prato – Due notizie importanti hanno caratterizzato la settimana in casa Fiat. A margine del Salone dell’Auto di Ginevra l’ad Marchionne ha detto chiaramente che sulla strada della fusione tra Fiat e Chrysler l’unico ostacolo è l’accordo con il fondo Veba. Attualmente infatti il 58,5% delle azioni della Chrysler sono in mano al Lingotto, mentre il 41,5% è di proprietà appunto del trust, Veba, amministrato dall’Uaw, il potente sindacato metalmeccanico statunitense. «Se sarà raggiunta un’intesa ha detto Marchionne – l’operazione potrebbe essere tecnicamente varata già entro quest’anno».

Venerdì azienda e sindacati hanno raggiunto l’accordo per il rinnovo del contratto per gli oltre 80 mila lavoratori del gruppo. L’aumento di 40 euro lordi partirà da febbraio. L’ultimo nodo sulla decorrenza dei pagamenti degli aumenti quindi è stato sciolto: dal 1 febbraio scatterà quello riguardante i minimi tabellari di 40 euro lordi mensili e da aprile quello dei 120 euro, rispetto ai 103 attuali, del premio di competitività. Un contratto migliore di quello dei metalmeccanici di Federmeccanica: 40 euro mensili, contro i 35 euro mensili e 480 euro annuali contro le 455 euro. Peccato però che l’aumento non sia valido per tutti, dato che non interesserà i tanti lavoratori in cassa integrazione. Il leader della Fiom Maurizio Landini parla senza mezzi termini di accordo peggiorativo sui salari.

L’analisi di Paolo Griseri (Repubblica TV)

L’Ilva annuncia la cassa integrazione per 6.500 operai

La decisione per adeguare l’impianto alle disposizioni dell’Aia. Piano di interventi da 2250 milioni di euro. Interessati più della metà dei lavoratori dello stabilimento di Taranto.

Taranto – L’Ilva ha chiesto la cassa integrazione straordinaria per 6417 operai per procedere alle opere di adeguamento previste nell’autorizzazione integrata ambientale. La cassa dovrebbe iniziare il 3 marzo e avere durata di 24 mesi. Il piano di ristrutturazione aziendale presentato oggi prevede anche la chiusura di alcune linee, in particolare l’altoforno 1 che è già chiuso, e l’altoforno 5.

Nel dettaglio, la cassa integrazione riguarderà 27 quadri, 675 impiegati, 380 equiparati e 5335 operai. Attualmente lo stabilimento di Taranto ha in cassa integrazione 2.600 lavoratori circa, per i quali la Cig scade il 2 marzo.

Gli interventi del piano industriale

La richiesta dell’azienda

Ilva, arrestato Fabio Riva. Il gip Todisco: “Decreto Salva Ilva viola 17 articoli della Costituzione”

Il figlio del patron Emilio Riva si è consegnato a Scotland Yard e ora si trova in libertà vigilata. Il gip Todisco rinvia gli atti alla Consulta: si inasprisce il braccio di ferro con governo e azienda

Taranto – Giornata importante per l’Ilva. Questa mattina a Londra è finita la latitanza di Fabio Riva, vicepresidente del gruppo, ricercato da oltre due mesi. Riva si è consegnato a Scotland Yard e si trova in libertà vigilata dopo aver pagato una cauzione. E’ accusato di associazione a delinquere e concorso in disastro ambientale ed avvelenamento di sostanze alimentari. Il padre Emilio e il fratello Nicola sono ai domicialiari dal mese di luglio.

In Italia continua il braccio di ferro tra magistrati di Taranto, governo e azienda. Anche il gip Patrizia Todisco ha inviato gli atti alla Corte Costituzionale relativamente alla cosiddetta legge “salva Ilva”, il decreto del governo che ha consentito la ripresa dell’attività dellimpianto. Nell’ordinanza il gip afferma che il decreto viola 17 articoli della Costituzione e si pone “in stridente contrasto con il principio costituzionale della separazione tra i poteri dello Stato”.

Niente da fare, dunque, per il dissequestro dei prodotti dell’azienda, che ieri il presidente dell’Ilva Ferrante aveva posto per l’ennesima volta come condizione per l’apertura dello stabilimento. Nella riunione col governo di venerdì scorso l’azienda aveva minacciato il ricorso alla cassa integrazione. Ricordiamo che nello stesso incontro l’esecutivo aveva deciso che i manufatti ‘bloccati’ dalla Procura avrebbero potuto essere utilizzati fino al pronunciamento della Consulta. Il conflitto continua e diventa sempre più inestricabile.

Le crisi in Toscana, dalla Ginori alla Lucchini

Settanta tavoli di crisi, a rischio ventimila posti. Il caso Ginori finisce in Procura, a Piombino riparte l’altoforno.

Firenze – Cento crisi e un freno tirato, così titola il Corriere Fiorentino. Dalla Richard Ginori alla Seves, dalla Mabro di Grosseto alla Lucchini, il 2013 non comincia sotto buoni auspici per tanti, troppi lavoratori.

Il caso che ha fatto più discutere è il fallimento della Richard Ginori, la storica azienda di porcellane di Sesto Fiorentino, attiva dal 1735. L’azienda era in liquidazione dallo scorso aprile, i 314 lavoratori sono in cassa integrazione da agosto. Il tribunale ha ritenuto insufficiente l’offerta di 13 milioni di euro della cordata composta dalle aziende Lenox e Apulum e ha decretato il fallimento. Il caso finirà anche in Procura.

A Piombino è prossima la ripartenza dell’altoforno Lucchini, fermo dal 13 dicembre. Nel frattempo sindacati e istituzioni locali sono stati convocati il 23 gennaio al tavolo del Ministero dello Sviluppo Economico. All’incontro prenderà parte anche il commissario straordinario Piero Nardi, che avrà sei mesi di tempo per elaborare un piano industriale di rilancio da sottoporre all’approvazione del tribunale. Piombino e l’Ilva di Taranto sono i due impianti siderurgici italiani a ciclo integrale. Anche in questo caso non sono mancate interessanti suggestioni su progetti di riconversione industriale. Vedremo i prossimi sviluppi.

Ilva, l’azienda chiede la cassa integrazione per duemila dipendenti

L’Ilva è intenzionata a procedere alla messa in cassa integrazione ordinaria di 2mila dipendenti dell’area freddo dello stabilimento di Taranto a partire dal 19 novembre.

FirenzeL’Ilva ha intenzione di procedere alla messa in cassa integrazione ordinaria di 2 mila dipendenti dell’area a freddo dello stabilimento di Taranto a partire dal 19 novembre. Durata 13 settimane. L’azienda lo ha comunicato ai sindacati. Gli Impianti interessati sono il tubificio longitudinale 1 e 2, il treno lamiere, il treno nastri 1, le officine, i servizi e il laminatoio a freddo.

Mirafiori, impiegati in cassa integrazione

Sei giorni di stop per tutti i 5.400 dipendenti: è la prima volta nella storia. Futuro a tinte fosche anche per Termini Imerese e Cassino

Torino – Le difficoltà del mercato dell’auto e il calo delle vendite Fiat cominciano ad avere contraccolpi in tutti gli stabilimenti italiani. A Mirafiori per la prima volta tutti i 5.400 impiegati, compresi i colletti bianchi, andranno in cassa integrazione per sei giorni: 14, 15 e 21 giugno, 12, 13 e 19 luglio. Altri erano già programmati per il 22 giugno e il 20 luglio quando lo stabilimento torinese resterà chiuso utilizzando i permessi personali dei lavoratori.

Anche a Termini Imerese la situazione è sempre più difficile. Un nuovo tavolo è convocato al ministero dello Sviluppo economico per lunedì 4 giugno con Fiat, Dr Motor, sindacati, Regione Sicilia e ministero del Lavoro. Per il segretario generale della Fiom, Maurizio Landini, «una soluzione al problema dello stabilimento siciliano deve venire dal governo e da Fiat. Il sindacato non accetterà mai che Fiat possa semplicemente chiudere e licenziare».
 
Crescono i timori anche a Cassino, da dove escono circa 220 mila auto all’anno a fronte delle 400.000 previste.

Editoria, al “Manifesto” arriva dai liquidatori l’annuncio di chiusura.

Al quotidiano Il Manifesto è arrivato un fax che annuncia il volere dei liquidatori, chiudere la testata.

FirenzeNella redazione de “Il Manifesto” oggi è arrivato un fax inatteso che ha annunciato le intenzioni dei liquidatori. Il quotidiano è in liquidazione coatta amministrativa dallo scorso febbraio. Ad annunciare il volere dei liquidatori, pronti a chiudere la testata, è lo stesso “Manifesto” nel suo sito . L’annuncio è arrivato mentre sono in corso le trattative sul futuro del quotidiano e la prossima settimana è in programma un incontro. Al momento, però, i dipendenti conoscono sono la volontà dei liquidatori: chiudere “Il Manifesto”.  

Le prime reazioni (fonte: Articolo 21)

A marzo nuovo boom della cassa integrazione

Aumento del 45,1 % rispetto a febbraio. Coinvolti più di 455 mila lavoratori, con una perdida di circa 895 milioni di euro.

Prato – L’Inps ha reso noti i dati del ricorso alla cassa integrazione per il mese di marzo e i numeri non sono incoraggianti. L’aumento rispetto a febbraio è del 45,1% per un monte ore complessivo di 102.475.610. Gli incrementi più rilevanti si hanno per la cassa straordinaria e per quella in deroga.

I lavoratori coinvolti sono più di 455 mila e nei primi tre mesi dell’anno hanno già perso circa 895 milioni di euro, pari a circa 2 mila euro in meno in busta paga. Tra i settori più colpiti, la meccanica registra il ricorso più alto, seguono il commercio e l’edilizia.

A livello territoriale il ricorso alla cassa integrazione è stato più alto nelle regioni del nord: al primo posto c’è la Lombardia, seguono Piemonte e Veneto. Al Sud, prima in classifica tra le regioni c’è la Campania, mentre per il centro è la Toscana.

Mabro, riparte la produzione. Ma restano anche le esternalizzazioni

Dei 260 dipendenti della vecchia azienda per ora lavoreranno in 110 per realizzare i capi della collezione primavera-estate.

Grosseto – Novità di segno positivo per il caso Mabro, che abbiamo seguito di recente sul nostro sito. I vertici dell’azienda e i sindacati hanno raggiunto un accordo dopo un lungo vertice.

Nello stabilimento di Grosseto riprende la produzione: saranno impiegati 110 addetti (la vecchia azienda aveva 260 dipendenti) per realizzare 3mila capi della collezione primavera-estate, da consegnare entro il 10 aprile. Confermato però anche il «decentramento produttivo»: resta — ed è stata riconosciuta — la necessità di affidare a una ditta esterna il confezionamento di alcune centinaia di pantaloni.