Vincenzo De Luca, il tribunale rinvia la decisione in attesa della Consulta.

Il Tribunale rinvia il giudizio in attesa del prnunciamento della Consulta. E, così, il governatore campano Vincenzo De Luca resta in carica.

Firenze Resta in carica il governatore campano Vincenzo De LucaLa prima sezione del tribunale civile di Napoli ha infatti rinviato il giudizio di merito relativo alla sospensione per effetto della Legge Severino, in attesa della pronuncia della Consulta chiamata a esprimersi sulle eccezioni di incostituzionalità. Nel provvedimento il Tribunale sottolinea, in particolare, che la sospensione del giudizio di merito è obbligata in presenza di una questione di incostituzionalità sollevata davanti alla Consulta. La legge istitutiva della Corte Costituzionale prevede, infatti, la “sospensione obbligatoria” (è scritto “sospende”, non “può sospendere”, si rileva nel provvedimento).  «Il giudice – afferma il Tribunale – non può decidere la controversia se la Corte Costituzionale non dirime il dubbio sulla contrarietà della norma all’assetto costituzionale». Resta confermata, dunque, la decisione adottata nel luglio scorso quando il tribunale congelò la sospensione dalla carica di De Luca (stabilita in applicazione della legge Severino da un decreto del governo dopo una condanna in primo grado inflitta a De Luca per abuso di ufficio) e inviò gli atti alla Consulta. 

 

Il governatore Vincenzo De Luca indagato per corruzione

Il governatore della Campania Vincenzo De Luca indagato per corruzione

Roma Il presidente della regione Campania Vincenzo De Luca è indagato a Roma per corruzione e rivelazione di segreto. Oltre a De Luca, sono indagati altre sei persone, fra cui Anna Scognamiglio, una dei giudici del Tribunale di Napoli che a luglio bocciò la sospensione di De Luca, decisa dal governo in virtù della legge Severino. Sul registro degli indagati sono finiti anche Guglielmo Manna, marito del magistrato e Nello Mastursi, capo della segreteria del governatore, che si era dimesso due giorni fa. Era stata la Procura di Napoli ad avviare l’inchiesta e poi per competenza territoriale ha inviato gli atti a Roma, che si occupa delle vicende giudiziarie che riguardano i magistrati partenopei.

Campania, danno all’erario di 43 milioni di euro. A giudizio anche Bassolino e Bordon.

La Procura della Corte dei Conti per la Campania ha accertato, attraverso un indagine condotta da Nucleo di Polizia tributaria della Guardia di Finanza di Napoli, un danno erariale nel settore delle bonifiche ambientali di 43 milioni di euro. Tra gli indagati l’ex ministro dell’Ambiente Willer Bordon, l’ex sottosegretario al Lavoro, Raffaele Morese e l’ex governatore della Campania Antonio Bassolino.

Firenze – La Procura della Corte dei Conti per la Campania ha accertato, attraverso un indagine condotta da Nucleo di Polizia tributaria della Guardia di Finanza di Napoli, un danno erariale nel settore delle bonifiche ambientali di 43 milioni di euro. L’ex ministro dell’Ambiente, Willer Bordon, l’ex sottosegretario al Lavoro, Raffaele Morese e l’ex governatore della Campania ed ex commissario straordinario per l’emergenza rifiuti, Antonio Bassolino, sono tra i 17 destinatari degli atti di citazione in giudizio. La vicenda è quella delle bonifiche del litorale domitio ed agro-aversano affidate nel 2002 alla Jacorossi Imprese spa attraverso un accordo stipulato tra la stessa azienda, la Regione Campania ed il commissario di Governo per l’emergenza bonifiche e tutela delle acque della Regione Campania.

Dalle indagini emergono anomalie ed incongruenze nei contratti, nelle liquidazioni economiche e nell’impiego degli ex lavoratori socialmente utili. Inoltre, l’affidamento dell’appalto – secondo le indagini – sarebbe avvenuto senza gara pubblica e in assenza della certificazione Soa, necessaria a comprovare la capacità tecnica ed economica dell’impresa per l’esecuzione dell’appalto pubblico. In aggiunta, il contratto sarebbe stato concluso nonostante i pareri negativi degli uffici ministeriali e dell’Anpa (l’Agenzia per la Protezione dell’Ambiente), perplessa sulle carenze del progetto.

Incidenti sul lavoro: 135 morti nell’edilizia nei primi undici mesi del 2010. Cifra registrata da Vega Engineering.

Nei primi undici mesi di quest’anno, 135 sono le persone morte sul lavoro nel settore dell’edilizia. Lo rileva l’Osservatorio sicurezza sul lavoro di Vega Engineering.

FirenzeNei primi undici mesi di quest’anno, 135 sono le persone morte sul lavoro nel settore dell’edilizia. La regione più colpita è la Campania con 18 decessi, seguita da Lazio e Lombardia (14), da Veneto ed Emilia Romagna (12) e dalla Sicilia (11). Sei su dieci morti sul lavoro sono stati provocati da una caduta dall’alto. Le fasce d’età più colpite sono quelle che vanno dai 40 ai 49 anni (32 casi) e dai 50 ai 59 anni (33 casi). A fornire i dati e lanciare l’allarme è l’Osservatorio sicurezza sul lavoro di Vega Engineering. Tra le cause esaminate dagli esperti di Vega Engineering emergono anche lo schiacciamento dovuto alla caduta dall’alto di oggetti pesanti (13 casi), il ribaltamento di mezzi e veicoli in movimento (10), il contatto elettrico diretto (6), il contatto con oggetti o mezzi in movimento (5). E a perdere la vita sono anche i lavoratori stranieri (oltre il 15% del totale). <<Il problema di questo Paese quando si parla di edilizia – spiega il presidente di Vega Engineering Mauro Rossato – è la mancanza di formazione e di sensibilità sul tema della sicurezza. A partire proprio dai datori di lavoro>>. <<La loro prima responsabilità – prosegue Rossato – infatti è quella di organizzare preventivamente le attività lavorative scegliendo i sistemi di sicurezza da utilizzare, adeguandoli di volta in volta alle specificità del cantiere. Tutto questo è previsto dalla legge che obbliga ogni azienda a redigere il Pos ovvero il Piano operativo sulla sicurezza>>. <<In molti casi, però – precisa Rossato – si tratta di documenti non conformi, di “faldoni” interminabili, prestampati con misure mai applicate, magari elaborati da qualche “consulente” improvvisato>>. <<Ed ancora una volta la responsabilità è del datore di lavoro e dei dirigenti – conclude Rossato – che sottovalutano le conseguenze, tralasciando il corretto uso di dispositivi di protezione individuale. Imbragature ed elmetti, infatti, vengono acquistati e forniti, ma troppe volte vengono lasciate dentro un furgone>>.  Altri dati. A registrare una sola vittima nel settore sono solo Basilicata e Molise. Precedute dal Friuli Venezia Giulia e Umbria (2), Trentino Alto Adige e Sardegna (3), Abruzzo e Liguria (4), Marche e Toscana (5), Piemonte, Puglia e Calabria (8). La città più colpita è Napoli dove nei primi undici mesi del 2010 vi sono stati sette morti nel settore del mattone.