Thyssenkrupp: un applauso che strazia il cuore

FirenzeÈ difficile commentare l’applauso di Confindustria a favore di chi è stato condannato per l’omicidio dei nostri cari: l’amministratore delegato della Thyssenkrupp Harald Espenhahn. E’ uno strazio continuo per noi ogni volta che sentiamo dire non è colpa dell’ad, non è stato il dirigente, le pene sono troppo severe, i giudici si sono fatti influenzare, ecc…. Lasciando sottintendere che la morte dei sette ragazzi sia stata “solo” una fatalità o un “costo” che bisogna mettere in conto, o peggio sia responsabilità degli stessi operai.
Possiamo comprendere che nessuno dei condannati voglia andare in carcere, ma come noi abbiamo accettato in silenzio il verdetto della Corte d’Assise di Torino, vorremmo che almeno la parte migliore della società civile e dell’imprenditoria italiana rispettassero il nostro dolore e non insultassero la memoria dei nostri cari.
Oggi noi parteciperemo al convegno “ThyssenKrupp, la sentenza” organizzato dal giornale Sicurezza e Lavoro con Città di Torino, Provincia di Torino e Regione Piemonte. Ci sarà anche l’avvocato della Thyssen Ezio Audisio. Volevamo che ci fossero anche i dirigenti della multinazionale condannati. Siamo pronti ad ascoltarli, sperando però che per una volta ci siano un minimo di umiltà e di comprensione per la tragedia causata dalla multinazionale dell’acciaio. Quando a metà luglio usciranno le motivazioni della sentenza, faremo un altro incontro (a cura di Sicurezza e Lavoro, ndr): speriamo che la presidente di Confidustria Emma Marcegaglia voglia in quell’occasione venire a Torino a spiegarci le ragioni degli applausi ad Espenhahn e a discutere con noi, gli operai, gli Enti locali e gli imprenditori che saranno disponibili.

Firma: Antonio Boccuzzi e familiari vittime Thyssenkrupp

Fonte: Articolo 21

Thyssen, pm: la forza distruttiva dell’incendio pari agli effetti di un lanciafiamme

TorinoNel descrivere il rogo che la notte del 6 dicembre 2007 alla Thyssenkrupp provocò la morte di sette operai, il pubblico ministero Laura Longo nel proseguire la requisitoria si affida all’immagine eloquente di un pozzo petrolifero che si incendia. In aggiunta, nel ricordare quell’onda anomala (alta 9, 10 metri) che arrivava fino al tetto dello stabilimento – raccontata da Antonio Boccuzzi, unico supersiste della squadra, e da altri testimoni – il pm ne paragona la forza distruttiva agli effetti di un lanciafiamme militare o di una fiamma ossiacetilenica. E’ la stesssa pubblica accusa a spiegare le ragioni del paragone con il lanciafiamme. <<La combustione avveniva quando l’olio, fuoriuscito con l’enorme spinta data dalla pressione dell’impianto oleodinamico, a causa della repentina depressurizzazione, nebulizzava in minuscole goccioline miscelandosi con l’ossigeno presente nell’aria circostante e trovando immediato innesco nell’incendio già presente>>. Gli idranti non sarebbero serviti, e non bastarono: <<Le fiamme cessarono da sole con il completo esaurimento del combustibile>> nel macchinario. La richiesta delle pene per i sei imputati è prevista per il 14 dicembre.