Processo Trattativa, il pentito: “L’omicidio Dalla Chiesa fatto da Craxi e Andreotti”.

Firenze L’omicidio di Carlo Alberto Dalla Chiesa? «Lo hanno fatto i signori Craxi e Andreotti, che si sentivano il fiato addosso». Claudio Martelli? «Cosa Nostra lo finanziò con 200 milioni per farlo diventare Guardasigilli». Salvo Lima? «Il primo nome nella lista dei politici da eliminare, insieme a Giulio Andreotti, Calogero Mannino e Carlo Vizzini». Il gruppo di fuoco della commissione di Cosa Nostra? «Farne parte era come giocare nella Nazionale di calcio». Sono le parole di Francesco Onorato, collaboratore di giustizia e oggi testimone del processo sulla trattativa tra pezzi dello Stato e Cosa Nostra, in corso a Palermo all’aula bunker del carcere Ucciardone.

 

Frequenze tv: basta giochi, la Ue ci guarda.

Firenze – Che Mediaset (e non solo) sia “disturbata” per la vicenda beauty contest è evidente dopo che, per circa trent’anni, sua Emittenza ha potuto disporre a suo piacimento, grazie a politici compiacenti, del mercato tv. Che il ministro Passera sia in “imbarazzo” perché costretto ad intervenire lo dimostra la decisione di sospendere il beauty contest e non abolirlo, quando bastava applicare le direttive dell’Unione europea, ma il sistema televisivo per il governo di Mario Monti è terreno minato, toccarlo si mette a rischio la fiducia.

Dal 2008 la Corte di Giustizia accusa l’Italia di vivere in un regime che ha consentito l’occupazione abusiva delle frequenze, grazie a leggi che hanno impedito la crescita della concorrenza e del pluralismo: “Tale regime non rispetta il principio della libera prestazione dei servizi e non segue criteri di selezione obiettivi, trasparenti, non discriminatori e spropositati”. È un’accusa diretta alle Autorità preposte al controllo per non aver svolto il loro lavoro, la cui anomalia sta nella nomina dei commissari sempre di parte (il più delle volte politici trombati) e mai al di sopra di ogni sospetto. L’Italia è il Paese delle mafie, delle cricche della P2 e derivati, dei “furbetti”, quelli del quartierino sono andati in galera, mentre quelli dell’etere si sono arricchiti usando a loro piacimento un bene comune, le frequenze radiotelevisive, grazie a leggi che non regolamentavano ma si limitavano a prendere atto dell’esistente rendendo legittimo ciò che non lo era. Tra questi, oltre al Cavaliere, Raimondo Lagostena il proprietario del circuito Odeon Tv, il network che nel 2008 mise in onda Venerabile Italia condotta da Licio Gelli, arrestato con l’ex assessore lombardo Prosperini, per corruzione, turbativa d’asta e tangenti per promozione in tv; Lucio Garbo titolare di Canale Italia che, grazie alla sua amicizia con l’ex ministro Gasparri, è riuscito a far diventare la sua tv, poco più che regionale, il quarto network italiano.
Tra i furbetti va inserito l’ex ministro Paolo Romani che prima di essere folgorato da B. diventando il suo uomo della tv, ha lavorato per Grauso, Peruzzo, per Ligresti a Telelombardia, poi in proprio con Lombardia 7 rischiando fallimento e bancarotta, salvato solo dalla cessione delle frequenze che l’acquirente tentò, a sua volta, di cedere sottobanco alla Rai diretta da Flavio Cattaneo per la bella cifra di 24 milioni di euro. Chissà chi aveva fatto da tramite?

Grazie al mancato controllo le frequenze non sono mai state assegnate, il più delle volte rubate. L’etere è diventato una sorta di Far West con oltre 500 tv. Per riuscire a “disboscare” dal canale 61 al 69, lo Stato è costretto a sborsare 174 milioni a quelle tv che hanno occupato, più o meno gratuitamente, le frequenze. Negli altri paesi europei sin dall’inizio le tv illegali sono state immediatamente chiuse, da noi, invece, quando un pretore si permise di applicare la legge oscurando i canali della Fininvest che trasmettevano irregolarmente a livello nazionale, il presidente del Consiglio Craxi tornò appositamente dall’estero, abbandonando un vertice internazionale, per firmare il famoso decreto “salva Berlusconi”. I “furbetti” si sono arricchiti commercializzando i diritti d’uso delle frequenze ottenute gratuitamente grazie a legge come la Maccanico e la Gasparri che addirittura ha autorizzato il trading privato come “strumento ordinario di assegnazione per la costituzione delle reti digitali”.

Perché l’urgenza di Romani di rendere esecutivo il beauty contest? (Ideato da Roberto Sambuco, il lobbista di Wind e Mister Prezzi, a sua volta uomo del piduista Bisignani, confermato da Passera – alla faccia della trasparenza e del cambiamento – a capo del dipartimento per le Telecomunicazione del ministero). Nel beauty contest è presente un articolo che assegna le frequenze gratuitamente per 20 anni, rinnovabili, ma dopo 5 anni possono essere cedute, l’urgenza era dettata dalla volontà di anticipare la normativa dell’UE che lo renderà illegittimo. Perché impone agli Stati, alla fine dello switch off (2012), l’adeguamento del codice delle Comunicazioni elettroniche, che contiene come principale emendamento “il divieto di trasferimento dei diritti d’uso se il diritto è stato ottenuto inizialmente a titolo gratuito”, bloccando così di fatto il business garantito dalla legge Gasparri che ha permesso alle tv che erano in possesso di frequenze analogiche di ottenere gratuitamente quelle digitali. Ciò significa che le frequenze ottenute gratuitamente non possono essere commercializzate, se inutilizzate devono essere restituite all’unico proprietario: lo Stato.

Firma: Loris Mazzetti

Fonte: Il Fatto Quotidiano

1360, tredicimila firme custodite gelosamente

MilanoNon sappiamo se e quale sia stato il prezzo pagato dal presidente del Consiglio perché la 1360 venisse ritirata. La Mussolini, facendosi portavoce a suo dire di una madre i cui sette figli furono uccisi dai partigiani nel maggio 1945 (?), si era dichiarata contraria al ritiro; Cicchitto aveva detto che i firmatari della proposta non avrebbero dovuto accettare l’imposizione venuta dal capo del Governo dopo la conversione del 25 aprile; nell’intervista rilasciata a Klaus Davi, il bibliofilo Dell’Utri, ripescando la sua patacca dei presunti diari del duce (“Il duce era anche un grande scrittore, alla Montanelli, i suoi diari sembrano cronache di un inviato speciale”), palesemente falsi come tutti gli storici seri hanno certificato, ha affermato, in un crescendo di delirante comicità, che “Mussolini ha perso la guerra perché era troppo buono, non era affatto un dittatore sanguinario come poteva essere Stalin”, che era “un uomo straordinario, una brava persona che non stimava Hitler”, che “sono state le sanzioni a costringere il duce a trovare un accordo con la Germania di Hitler”, che lui di suo avrebbe fatto “leggi razziali blande”, che i repubblichini di Salò furono “partigiani di destra”, che con le donne “usava la tecnica musica e magia, tromba e sparisci”, niente amanti, ma solo incontri fugaci, che “lanciare l’allarme contro le possibili penetrazioni della mafia nella ricostruzione è corretto ma non bisogna eccedere nella demagogia” (vedi Marcella Ciarnelli, Dell’Utri rilancia Mussolini, in “l’Unità”, 5 maggio 2009, ma anche altri). E chissà quanti altri sono stati i mugugni.

aullaIn questo quadro umano c’è da aspettarsi che una nuova proposta di legge simile alla 1360 appena sepolta possa davvero essere ripresentata, soprattutto se consideriamo che capofila dei 52 presentatori della ex 1360 è stato Lucio Barani, “nuovo socialista” del Pdl. Da sindaco di Aulla, incurante delle disposizioni prefettizie costui ha tagliato in due piazza Gramsci per dedicarne un pezzo a Bettino Craxi, allora rifugiato ad Hammamet, ed erigervi anche il busto marmoreo, in quell’occasione invitando i suoi concittadini a bersagliare con uova marce la gigantografia di Di Pietro all’uopo posta nella ribattezzata piazza; che ha lanciato una campagna pubblica contro il malocchio e posto divieti di prostituzione lungo i marciapiedi della sua città, e che, da parlamentare, sostenne una dura battaglia per l’istituzione del bagno transgender in Parlamento perché gli stava a cuore la privacy di Vladimir Luxuria. Da un personaggio del genere ci si può davvero aspettare di tutto.
E incombe sempre il rischio di ritrovare una nuova 1360 dissimulata tra un articolo e l’altro di un nuovo decreto governativo.


Un grazie a tutti voi per le vostre firme e la collaborazione nella raccolta, e all’associazione Articolo21 per la difesa della libertà di espressione, che, nonostante le difficoltà economiche a sopravvivere, nel suo sito ci ha ospitati dandoci lo spazio per la comunicazione e la tecnologia per la raccolta delle circa 13.000 firme di cui andiamo orgogliosi. 13.000 firme che custodiremo gelosamente e che saremo pronti a far valere in caso di nuova necessità, eventualmente accresciute dalle nuove adesioni che ci auguriamo di non dover richiedere.

Marco Cavallarin