Strage Viareggio, scontro in aula sul plastico di Ferrovie

Cisterna, locomotore e binari in scala si muovono in video ma non in aula

Lucca – Il plastico in scala 1:10 con cui il Politecnico di Milano ha ricostruito l’incidente ferroviario di Viareggio – e in particolar modo lo squarcio sulla cisterna della morte – ha fatto la sua comparsa nell’aula di tribunale allestita al Polo fieristico di Lucca. A illustrarlo – per conto dell’avvocato Gaetano Scalise, uno dei legali di punta del gruppo Fs – l’ingegner Stefano Bruni, ordinario di meccanica.

Ma in aula si sono viste solo le prove filmate, si presuppone al Politecnico, per altro con immagini parziali, che mai inquadravano l’intero plastico o almeno l’intera cisterna. Non si è vista la movimentazione manuale dei pezzi in scala uno a dieci. Anzi. La cisterna che in video seguiva il tragitto determinato dall’ingegnere, in aula se ne stava inchiodata alla base in compensato del plastico con una serie di ferri ben imbullonati. «Abbiamo pensato che ci sarebbe stata molta gente a guardare – ha spiegato spontaneamente Bruni – e che così non si sarebbe mossa».

Tutte da valutare le conclusioni, le asserzioni, le misurazioni e i calcoli che stanno alla base del modellino. Tant’è che Procura e parti civili hanno chiesto e ottenuto di rinviare a gennaio il controesame. 

Partiamo dalle conclusioni. Il professor Bruni ritiene senza ombra di dubbio che lo squarcio sulla cisterna sia stato provocato dall’impatto con la zampa di lepre. Il modellino portato in aula serve proprio a far vedere come è possibile far corrispondere tutti gli elementi: vale a dire il carrello che urta la controrotaia e la parte posteriore che sormonta la rotaia del quinto binario. Il tutto poi animato attraverso un video realizzato con l’ausilio di quattro telecamere che fanno vedere quattro angolazioni differenti, fra cui una anche dall’alto attraverso un’ampia apertura della cisterna.

Strage Viareggio, aumenta il rischio prescrizione

Un avvocato ha un doppio impegno col processo “Mafia capitale” e le date delle udienze del 2016 per i due processi sono le stesse. Nell’udienza odierna la difesa di Ferrovie gioca la carta del plastico

Lucca – Aumenta il rischio prescrizione al processo per la strage di Viareggio. All’udienza odierna Gaetano Scalise, uno degli avvocati di punta del processo, ha comunicato di avere assunto la difesa di un detenuto (agli arresti domiciliari) dell’inchiesta di Mafia Capitale e ha rilevato che le date delle udienze dei due processi per il 2016 coincidono. «Siccome là tutelo un detenuto agli arresti domiciliari – ha detto – devo dare la precedenza a quel processo. E sono costretto a presentare qui un legittimo impedimento».

Non è cosa da poco perché rischia di rallentare i lavori dibattimentali. Il Collegio, nel caso in cui venisse presentata domanda di legittimo impedimento, dovrebbe fare una sorta di comparazione per vedere chi deve avere la precedenza. Viareggio ha dalla sua che si tratta di un processo istruito da vari anni con reati che rischiano di finire in prescrizione; Roma invece accampa il fatto che ci sono persone in carcere o ai domiciliari. Ma qualcuno, alla fine dei salmi, potrebbe essere chiamato a spostare le date.

Queste al momento sono le date indicate dal Collegio giudicante per il 2016. Gennaio: 13-20-27; febbraio: 3-10-17-24; marzo: 2-9-14; aprile: 6-13-20-27; maggio: 4-11-25; giugno: 8-15-22-29; luglio: 6-13-20. I familiari delle vittime hanno già avanzato richiesta di non fare udienza il 29 giugno vista la concomitanza con le manifestazioni di ricordo della strage.

Problemi anche per la prossima udienza che era destinata ad ascoltare 8 testimoni tedeschi dell’avvocato Siniscalchi. Quest’ultimo ha detto che a uno ha rinunciato a causa delle sue precarie condizioni di salute; due vengono sicuri; gli altri 5 sono incerti, ma almeno in 3 al 99% non dovrebbero presentarsi. Il giudice Gerardo Boragine ha preannunciato di poter fare udienze straordinarie per non rischiare di perdere troppo tempo.

In aula si è registrato un botta e risposta serrato tra il consulente di Rfi, Giorgio Diana, ed i due pm Giuseppe Amodeo e Salvatore Giannino.

Strage Viareggio, ricostruzione in 3D

L’ingegner D’Errico, consulente tecnico dell’accusa, demolisce la teoria dei periti del Gip

Lucca – Ancora un’udienza tecnica al processo per la strage di Viareggio, udienza che si è conclusa con la proiezione di un filmato – una ricostruzione in 3D – che mostra i motivi per cui la cisterna della morte non può essere stata squarciata dalla zampa di lepre. Una conclusione a cura del consulente tecnico Fabrizio D’Errico, che è stata acquisita agli atti del processo sulla strage del 29 giugno 2009 dal Collegio giudicante senza dare più possibilità di replica alle difese.

Gli avvocati difensori (D’Apote, Scalise e Manduchi) hanno fatto opposizione. Hanno chiesto al Tribunale di non tenere in considerazione quel filmato perché mai visto fino ad allora e chiedendo semmai di poter nuovamente interrogare il consulente su quel tema specifico. Ma da questo punto di vista il presidente del Collegio Gerardo Boragine è stato irremovibile.

In precedenza l’avvocato Gaetano Scalise, legale dell’imputato Enzo Marzilli, aveva cercato di demolire punto su punto la ricostruzione dell’incidente fatta dall’ingegner D’Errico, che si è però districato con abilità dal fuoco di fila delle domande.

L’udienza è stata aggiornata a mercoledì 17 giugno.

Strage Viareggio, Favilla attacca Moretti

L’ex assessore di Lucca in aula accusa Mauro Moretti, ex amministratore delegato di FS: “minacciò di licenziare chi contestava la sicurezza”

Lucca – Al processo per la strage di Viareggio proseguono le udienze delle parti civili, che vedono sui banchi dei testimoni familiari, consulenti medici, ferrovieri, ma anche rappresentanti delle istituzioni. 

Stefano Baccelli, presidente della Provincia, al quale Gaetano Scalise – uno degli avvocati degli imputati delle imprese di Ferrovie – ha contestato: “Non è una strage, è un incidente ferroviario”.

Protagonista assoluto, ancora nell’ultima udienza di mercoledì 15, Mauro Moretti, all’epoca dei fatti amministratore delegato del Gruppo Ferrovie, oggi stesso ruolo ma in Finmeccanica.

Nelle parole di ferrovieri ed ex ferrovieri il quadro che si definisce è quello di Moretti “one man band” lungo i binari d’Italia, come da accusa formulata dalla Procura di Lucca. Emiliano Favilla, all’epoca dei fatti assessore provinciale alla Protezione civile, ricorda: «Partecipai ad un incontro in Regione il 14 settembre 2009. C’era anche Moretti con dirigenti e tecnici. I temi trattati andavano dalla ricostruzione della stazione, allo spostamento della sottostazione elettrica, ai problemi di manutenzione della stazione, alla realizzazione del sottopasso in sostituzione della passerella distrutta nella tragedia. In quell’occasione ricordo di aver detto a Moretti: “Ma della sicurezza ancora nessuno ha parlato qui! Moretti si arrabbiò e rispose: “I problemi di sicurezza non esistono e non c’è niente da discutere a riguardo”. Ne nacque una discussione molto forte».

Durante l’udienza Armando D’Apote, l’avvocato che difende Fs, ha chiesto che sia sentito, in merito a questa vicenda, Claudio Martini. Il giudice si è riservato di decidere.

Il processo è stato aggiornato a mercoledì 22 aprile.

Strage di Viareggio, in aula la testimonianza di Daniela Rombi

La mamma di Emanuela Menichetti, donna simbolo della battaglia per la verità sulla strage del 29 giugno 2009, racconta il suo dramma

Lucca – Da brividi. La deposizione di Daniela Rombi, presidente dell’associazione «Il Mondo che vorrei», madre di Emanuela Menichetti, una delle 32 vittime della strage alla stazione ferroviaria di Viareggio, ha fatto calare una cappa di dolore nell’aula del Polo fieristico di Lucca.

«Dal giorno in cui è accaduto il disastro – ha raccontato – fino a quando è morta Emanuela sono trascorsi 42 giorni: in quell’arco di tempo sono rimasta davanti alla stanza del Centro grandi ustionati dell’ospedale di Pisa, facendo anche l’uncinetto, sperando che mia figlia ce la facesse…. E pensare che quella maledetta sera, quando Emanuela mi telefonò dall’ospedale Versilia mi disse ‘mamma, non preoccuparti, vicino a noi c’è stato un grande incendio. Ora mi portano a Pisa’….».

«Per mesi e mesi dopo la morte di Emanuela ho apparecchiato per tre persone…E dall’agosto 2009 non ho più cucinato le bracioline fritte con gli zucchini fritti», un altro stralcio della sua deposizione.

Dopo il giuramento, Daniela Rombi ha chiesto 30 secondi di silenzio in onore delle vittime. Non sono stati concessi. Gaetano Scalise, avvocato di Rfi, è intervenuto: “Vorrei che fosse messo agli atti che la signora Rombi è stata sempre presente a tutte le udienze”, lasciando intendere che i testimoni non dovrebbero assistere alle udienze.

Ha parlato anche la figlia di Mario Pucci, il novantenne morto in casa insieme alla badante Ana Habic, carbonizzata con la maniglia della porta tra le dita. Mario aveva paura della ferrovia: non solo la sua firma era tra quelle di chi chiedeva, inascoltato, a Ferrovie di ergere un muro di protezione tra i binari e le case, ma Mario quel muro se l’era pure costruito da solo, nel disperato tentativo di sentirsi al sicuro. E’ il dettaglio emerso solo oggi.

Alla prossima udienza, mercoledì 28, torneranno a parlare i periti sulle cui relazioni si basano le accuse della Procura, fondamentali in un processo che si gioca soprattutto su questioni tecniche.

Strage di Viareggio, la difesa tenta l’affondo

Oggi l’ultima udienza del 2014. Il consulente tecnico della Procura schiva i colpi

Lucca – Ultima udienza del 2014 al processo per la strage di Viareggio, in scena di lunedì invece che di mercoledì. L’udienza è ripresa da dove si era interrotta lo scorso mercoledì, vale a dire con il controesame del professor Paolo Toni, il consulente tecnico della Procura. 

Il picchetto e la zampa di lepre sono stati al centro del controesame da parte dell’avvocato Gaetano Scalise, che difende Enzo Marzilli, ingegnere di Rfi. E’ la questione centrale: capire che cosa ha provocato lo squarcio nella cisterna da cui è fuoriuscito il gpl. L’ingegner Toni ha ribadito con assoluta certezza che il taglio è stato provocato dal picchetto di segnalazione delle curve e non certo dalla zampa di lepre (elemento essenziale dello scambio) indicata come responsabile della tragedia dai consulenti di Fs e dai periti del Gip.

L’avvocato Scalise ha provato a mettere in dubbio le ricostruzioni fatte da Toni con particolare riferimento all’impatto cisterna-picchetto; al riguardo ha mostrato due diapositive elaborate da Toni prima e dopo l’incidente probatorio. Scalise ha rilevato che la direzione dell’impatto non è la stessa. L’ingegner Toni ha spiegato che la prima diapositiva non teneva conto di aspetti che poi, dopo gli esiti dell’incidente probatorio, ha maggiormente approfondito.

Durante l’interrogatorio da parte dell’avvocato Stile, difensore di Elia (ad di Rfi), è successo un episodio curioso: Stile ha mostrato una relazione che però non era firmata da Paolo Toni, ma da Angelo Laurino, ispettore superiore della Polfer. L’avvocato Stile, professore emerito di diritto penale, ha lasciato l’aula, poi è rientrato senza riprendere il filo dell’esame di Toni.

Adesso, pausa per le feste di Natale e di fine anno. La ripresa è prevista mercoledì 14 gennaio con un calendario fitto di udienze che impegnano già da adesso tutto il 2015.

Viareggio, al processo per la strage la guerra del picchetto

Dopo tre udienze concluso esame e controesame dell’ispettore esperto di incidenti ferroviari. Si riprende il 2 luglio. Il 29 giugno 5 anni dal disastro.

Lucca – Nuova udienza al processo per la strage di Viareggio del 29 giugno 2009. Tra pochi giorni ricorrerà il quinto anniversario del tragico evento, e in aula continua ad andare avanti la battaglia sulle cause del disastro. 

Non è in discussione il fatto che il convoglio composto da 14 cisterne cariche di Gpl sia deragliato a causa della rottura dell’asse di un carrello del primo carro. Ma è duello sulla causa della rottura della cisterna.

La procura sostiene che lo squarcio da cui si è sprigionato il gas è stato provocato dall’impatto della cisterna con un picchetto di regolazione della curva formato da un pezzo di rotaia dal margine tagliente: un’insidia che, secondo l’accusa, doveva e poteva essere sostituita con sistemi di controllo meno pericolosi.

La difesa (e i periti del gip) imputano invece la frattura della cisterna all’impatto con la piegata a zampa di lepre, un elemento ineliminabile dell’armamento ferroviario.

Il duello fra picchetto e zampa di lepre è stato al centro dell’esame e del controesame dell’ispettore Angelo Laurino della polizia ferroviaria, che ha occupato tre udienze e si è conclusa oggi.

L’ispettore, massimo esperto di incidenti ferroviari all’interno della polizia italiana, ha condotto gran parte delle indagini sul disastro di Viareggio, fra l’altro ricostruendo nei minimi dettagli la “scena del crimine”.

Non sono mancati momenti di tensione quando l’avvocato Scalise ha puntato il dito sulla pagina Facebook di Laurino, che fa parte del gruppo “Associazione nazionale Viareggio, Aquila,Moby Prince, per giustizia”. Dura la reazione del giudice Gerardo Boragine, che ha tolto la parola all’avvocato: “Questo tono così polemico con il teste mi sembra proprio inadeguato…” e non ha ammesso agli atti del dibattimento il materiale tratto dalla pagina Facebook dell’ispettore.

L’argomentazione addotta dalla difesa ha suscitato anche l’indignazione dei parenti delle vittime presenti.

Il processo è stato aggiornato al 2 luglio.

Strage ferroviaria, le cisterne passavano da Viareggio perché meno abitata di Bologna

La difesa dei legali di Rfi: non si soddisfa l’esigenza di giustizia condannando degli innocenti. Se i carri merci vanno più piano c’è più pericolo. Tra una settimana la decisione del giudice

Lucca – Nuova giornata di aula all’udienza preliminare per il processo sulla strage ferroviaria di Viareggio. Oggi hanno parlato gli avvocati degli imputati (33 persone fisiche, più le imprese) per rispondere alle repliche di Procura e avvocati delle parti civili. L’avvocato Luigi Stortoni ha replicato così alle parole di Enrico Marzaduri, legale della Provincia, costituitasi parte civile, e di Daniela Rombi. «Chi ha il coraggio di dire che non siamo sensibili a queste vittime? Non si soddisfa esigenza di giustizia condannando innocenti, assolvere innocenti non è far torto alle vittime!».

L’avvocato di Rfi Gaetano Scalise ha spiegato che è stato applicato il Piano di rischio delle Ferrovie, datato 2001, che prevedeva il passaggio delle cisterne cariche di Gpl attraverso linee «poco antropizzate», e per questo la linea di Viareggio era stata preferita a quella di Bologna.

Un’altra tesi portata dai legali di Trenitalia è che ridurre la velocità dei carri merci che trasportano materiali pericolosi significa creare situazioni di pericolo. Tesi smentita dai fatti però, perché a Viareggio, subito dopo il disastro ferroviario, la velocità è stata ridotta: dai 100 chilometri l’ora ai 50 consentiti.

Viareggio, parola alla Procura: “Moretti e le Fs sono colpevoli”

Il Procuratore capo, Aldo Cicala: lo statuto di Fs prevede un amministratore delegato della holding che fa tutto. Cinque ore di arringa dei pm Amodeo e Giannino.

Lucca – All’udienza preliminare del processo per la strage ferroviaria di Viareggio in corso di svolgimento a Lucca oggi ha parlato l’accusa. Un’udienza fiume, con i pm Giuseppe Amodeo e Salvatore Giannino che hanno parlato per quasi 5 ore complessive, cercando di smontare pezzo su pezzo le linee difensive degli indagati, ricostruendo nel dettaglio quanto accaduto prima, durante e dopo il deragliamento del treno merci.

Ha tirato le fila il procuratore capo Aldo Cicala, che ha contestato le tesi secondo cui l’ad Mauro Moretti sarebbe estraneo ai fatti in quanto amministratore della holding Fs e non di ogni singola azienda in cui le Ferrovie dello Stato hanno ripartito le varie competenze. Ma è stato proprio Moretti a firmare la lettera di conciliazione nel caso di Riccardo Antonini, il dipendente di Rfi. Come dire insomma che, secondo la Procura, Moretti non può dire di essere di Fs quando si parla di sicurezza ed essere invece di Rfi quando si tratta di licenziare un lavoratore impegnato, fra le altre cose, a denunciare le carenze, vere o presunte che siano, dei sistemi di sicurezza in ferrovia. «Si ricava – ha detto il procuratore – che l’amministratore delegato della holding è uno che fa tutto. Eventualmente insieme agli amministratori delle società del Gruppo».

Laconico il commento degli avvocati difensori: «È stata la replica che ci aspettavamo, ma che non mi sembra abbia inciso più di tanto con elementi di novità», ha detto l’avvocato Gaetano Scalise. Ancora più sprezzante l’avvocato di Moretti D’Apote: «Le tragedie ci saranno sempre», queste le sue parole.

L’udienza continua domani: la parola ancora agli avvocati di parte civile.