Appello Thyssen, le motivazioni. “L’ad fu imprudente”, ma non ci fu dolo

I giudici d’appello motivano la riduzione della condanna nei confronti dell’ad Espenhahn da 16 anni e mezzo a 10 anni. Per la corte, previde il rischio, ma “valutò” che non si sarebbe verificato. Nessuna negligenza nell’intervento degli operai.

Torino – Sono state depositate le motivazioni della sentenza d’appello del processo Thyssen. La sentenza, dello scorso 28 febbraio, aveva ridotto la condanna all’ad Harald Espenhahn a dieci anni rispetto ai sedici anni e mezzo comminati in primo grado.

Secondo la Corte, l’amministratore delegato della ThyssenKrupp “sapeva che la linea di ricottura e decapaggio fosse a rischio incendio” ma “non può avere agito in modo tanto irrazionale”. Insomma, agì “con imprudenza“, ma non con il “dolo eventuale” contestato dal procuratore Raffaele Guariniello.

Per quanto riguarda il comportamento degli operai, la Corte afferma che essi “non compirono nulla di anomalo ma anzi applicarono (o tentarono di applicare) alla lettera il Piano di Emergenza”.

Il pm Guariniello ha così commentato la sentenza: “Chiederemo alla Cassazione di pronunciarsi sull’omicidio volontario con dolo eventuale, ma intanto abbiamo la condanna più pesante mai inflitta in un caso del genere e l’affermazione della responsabilità dell’azienda”.

Thyssen, finito il processo. Venerdì 28 la sentenza

L’avvocato Audisio ha chiesto l’assoluzione dell’ad Espenhahn

Torino – Con le controrepliche della difesa si è concluso il processo d’appello Thyssenkrupp. L’ultimo a prendere la parola è stato l’avvocato Ezio Audisio che ha chiesto l’assoluzione per Harald Espenhahn, condannato in primo grado a 16 anni e mezzo.

“Espenhahn non ha volontariamente omesso di mettere misure antinfortunistiche ha detto il legale – ha valutato correttamente il rischio, ha correttamente formato i suoi collaboratori”.

La sentenza sarà emessa venerdì 28.

Thyssen, la difesa chiede l’assoluzione per Harald Espenhahn

Al processo di appello per il rogo alla Thyssen, chiesta l’assoluzione per Harald Espehahn, Marco Pucci e Gerald Priegnitz.

TorinoAl termine dell’arringa l’avvocato Ezio Audisio, ha chiesto l’assoluzione di Harald Espenhahn, riconosciuto colpevole in primo grado di omicidio volontario con dolo eventuale per il rogo alla Thyssen. Il legale ha chiesto l’assoluzione «perché il fatto non sussiste, per non avere commesso il fatto e perché il fatto non costituisce reato». Non sono mancati momenti di ira da parte dei familiari delle vittime nell’ascoltare le parole pronunciate durante l’arringa. L’udienza è poi proseguita con l’arringa del professor Franco Coppi, anche lui difensore di Espenhahn.

Thyssen, la difesa chiede l’annullamento dell’intero processo

Ezio Audisio, legale dell’amministratore delegato, ha chiesto l’annullamento per la mancata traduzione di alcuni documenti, considerando che la lingua madre dell’imputato è il tedesco.

TorinoAnnullare il processo di appello per il rogo alla Thyssen. E’ la richiesta avanzata oggi dai legali di Harald Espenhahn, condannato in primo grado a sedici anni e mezzo per omicidio volontario con dolo eventuale. Ezio Audisio, legale dell’amministratore delegato, ha chiesto l’annullamento per la mancata traduzione di alcuni documenti, considerando che la lingua madre dell’imputato è il tedesco. La richiesta era già stata respinta all’udienza preliminare e al processo di primo grado. Con questa richiesta, è iniziata oggi  l’arringa dei difensori dell’amministratore delegato della multinazionale dell’acciao.

L’arringa difensiva di Audisio si è poi concentrata sulla questione delle deleghe esistenti all’interno dello stabilimento torinese. Infine, si è tornati a porre l’accento sulla condotta degli operai. «Noi – afferma Audisio – non affermiamo che l’incendio è imputabile soltanto a una colpa dei lavoratori. Questa tesi è insostenibile. Il fatto è che si verificarono tante anomalie: la rottura di un catarifrangente sulla linea, la presenza di carta sui rulli, il mancato presidio da parte degli operai. La situazione era fuori dall’ordinario. E quindi totalmente imprevedibile».

“Operai imprudenti , l’allarme scattato tardi” (fonte: Repubblica)

Thyssen: la difesa, Espenhahn verrà in aula. In piazza presidio degli ex operai che si sono costituiti parte civile

TorinoA distanza di un giorno, il rapporto Espenhahn  ha trovato possibili conferme. Il dossier che prende il nome dall’allora amministratore delegato Thyssen, dimostrerebbe, secondo l’accusa, che la multinazionale dell’acciaio avesse deciso fin dal 2005 di chiudere la fabbrica torinese e che la decisione fosse stata tenuta segretissima. Nella udienza di oggi è emerso che la relazione di bilancio, stilata nell’autunno 2007, faceva menzione dello stabilimento di Corso Regina addirittura come se fosse stata già chiusa. Da parte sua invece la difesa è passata al controesame dei periti dell’accusa. I legali della Thyssen hanno abbracciato la strategia di dimostrare che la decisione di chiudere l’azienda di Torino – che emerge proprio dal rapporto Espenhahn – non fosse assolutamente segreta. In merito alla relazione, si è parlato di una svista da parte di coloro che hanno il compito di monitorare i moltissimi stabilimenti presenti in tutto il mondo. Nel corso dell’udienza, la difesa ha anche annunciato che Harald Espenhahn si presenterà in udienza dopo l’estate. L’ha annunciato l’avvocato Ezio Audisio rispondendo a una domanda del pubblico ministero Francesca Traverso. Tuttavia, non si sa al momento se Espenhahn si avvarrà oppure no della facoltà di non rispondere.

All’esterno del Palazzo di Giustizia invece si è svolto l’annunciato presidio, promosso dall’associazione Legami d’Acciaio. I lavoratori si sono presentati di fronte al Tribunale indossando pettorine catarifrangenti e impugnando scope di saggina. Un atto dimostrativo per richiamare l’attenzione su quei lavoratori che presentandosi parte civile al processo sarebbero stati discriminati e non ricollocati, a differenza di altri, nel mondo del lavoro (link).

 Il processo è stato aggiornato al 7 luglio.

 

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