Appello Eternit, ultima udienza. Il giudice: “Verificate la morte di De Cartier”. La difesa: “Schmidheiny non ha pensato al solo profitto”

La sentenza lunedì prossimo alla presenza di attivisti da tutta Europa. Dopo la morte di De Cartier molte parti civili stanno valutando se accettare le offerte provenienti da Schmidheiny, per non correre il rischio di rimanere senza risarcimento.

Torino – Ultima udienza al processo d’appello Eternit prima della sentenza di lunedì prossimo, che sarà pronunciata alla presenza di attivisti della lotta contro l’amianto provenienti da molte parti d’Europa e del mondo.

La corte di assise d’appello, presieduta dal giudice Alberto Oggé, ha incaricato un perito di verificare l’autenticità della morte del barone Louis De Cartier, imputato deceduto a 92 anni la scorsa settimana. Un atto dovuto per poter poi stralciare definitivamente la posizione del barone belga dal procedimento.

Col decesso di De Cartier circa 1.500 parti civili rischiano di non ricevere alcun risarcimento. Il vice presidente dell’Afeva Nicola Pondrano ricorda che “c’è una sentenza di primo grado che afferma la colpevolezza del barone De Cartier e c’è la possibilità’di percorrere le vie giudiziarie in sede civile. Non ci arrendiamo”. Molte parti civili stanno valutando se accettare le offerte provenienti dall’altro imputato, lo svizzero Stephan Schmidheiny, per non correre il rischio di rimanere senza risarcimento.

In aula l’avvocato Astolfo Di Amato, difensore di Stephan Schmidheiny, ha contestato l’interpretazione del pm Raffaele Guariniello, difforme – sostiene – rispetto alla sentenza di primo grado. Di Amato ha anche nuovamente sostenuto che “il gruppo svizzero ha trasferito in Italia in 10 anni oltre 75 miliardi, senza ricevere utili, e che una parte cospicua di quella somma e stata spesa in sicurezza”, contestando l’interpretazione “di un imprenditore che avrebbe anteposto a tutto il profitto”. Questa la replica di Bruno Pesce, coordinatore del Comitato Vertenza Amianto: “Schmidheiny ha sempre saputo tutto, anzi era il primo a sapere le cose a livello internazionale e a livello locale, ma non ha mai fatto nulla…”.

E’ morto Jean Louis De Cartier, uno degli imputati del processo Eternit. A rischio i risarcimenti delle vittime.

La scomparsa avvenuta nella notte. In primo grado era stato condannato a 16 anni e al pagamento di 80 milioni, ma non aveva mai versato un euro. Incertezza sui futuri risarcimenti.

Torino – La notizia è arrivata come un fulmine a ciel sereno. Jean Louis De Cartier, uno dei due imputati del processo Eternit, è deceduto nella notte. Aveva 92 anni ed era stato amministratore delegato della multinazionale Eternit dal 1966 al 1978, e poi presidente del consiglio d’amministrazione fino al 1986. Il decesso arriva a meno di due settimane dalla sentenza di secondo grado sul processo che lo vede imputato assieme a Stephan Schmidheiny e dopo poche ore dalla penultima udienza nella quale i suoi legali avevano cercato per l’ennesima volta di smontare le tesi dell’accusa.

De Cartier era stato condannato a risarcire centinaia di vittime dalla sentenza di primo grado, ma non ha mai pagato un euro. Per questo tutte le parti lese si erano ricostituite contro di lui. Dal punto di vista giuridico bisognerà ora capire se ci sarà la possibilità di rivalersi anche sul piano penale contro la società di De Cartier la Etex, coimputata. O se come invece appare probabile la questione potrà essere affrontata solamente in sede civile. “La morte dell’imputato estingue il processo. Quindi vengono meno tutte le disposizioni della sentenza di primo grado, comprese quelle che si riferiscono alle parti civili”, queste le parole dell’avvocato Cesare Zaccone, a cui ha replicato Bruno Pesce, presidente dell’Afeva, l’associazione familiari vittime dell’amianto: “I nostri legali ritengono che resteranno validi gli obblighi della società Etex, anche se forse sarà necessaria una causa civile. Il nostro messaggio, comunque, è di tenere duro”.

Nella prossima udienza del processo – confermata per lunedì 27 maggio – verrà dunque preso atto di tale novità e non sarà più necessaria l’arringa finale dell’avvocato Cesare Zaccone, difensore di De Cartier.

L’imputato del mistero (Corriere.it)

Eternit, la difesa di De Cartier: “Non ci fu dolo”. Sentenza forse il 27 maggio.

Secondo l’avvocato Zaccone negli anni ’70 e ’80 l’amianto era diffuso e il suo uso veniva addirittura raccomandato dalle autorità. Si riparte il 6 maggio con la replica della Procura. Sentenza il 27 maggio o il 3 giugno.

Torino – L’arringa dell’avvocato Cesare Zaccone, legale di Jean Louis De Cartier, ha concluso la serie di udienze dedicate alle tesi della difesa. Secondo il legale non c’è stato dolo nei vertici della Eternit. ”La portata reale del rischio – ha detto Zaccone – venne recepita solo molto tardi. Negli anni ’70 e ’80 l’amianto era diffuso e il suo uso veniva addirittura raccomandato dalle autorita’. I dirigenti abitavano negli stabilimenti, questo la dice lunga sul loro grado di consapevolezza”.

Il processo riprenderà il 6 maggio con la replica della Procura, che forse impegnerà anche una parte dell’udienza successiva (quella del 13) dedicata alle parti civili. A seguire – il 20 maggio – la parola passerà ai legali delle società chiamate in causa e – infine – il 27 maggio interverranno i difensori degli imputati. Poi la corte si ritirerà in Camera di Consiglio per la sentenza. Tuttavia se l’udienza del 27 dovesse prolungarsi troppo il pronunciamento potrebbe slittare all’udienza successiva, precauzionalmente fissata per il 3 giugno.

Eternit, parla l’avvocato Alleva: “Schmidheiny non responsabile né come esecutore né come ispiratore”. Sentenza il 3 giugno

L’avvocato ha aggiunto che Eternit conduceva un’attività pericolosa ma legale. Definito il calednario delle prossime udienze, venerdì si concludono le arringhe della difesa.

Torino – All’udienza odierna del processo Eternit è intervenuto l’avvocato Alleva, difensore di Stephan Schmidheiny. Secondo il legale il processo non avrebbe dimostrato alcuna responsabilità del suo assistito in merito al disastro né come «esecutore» né come «ispiratore» delle regalìe degli scarti di lavorazione. Inoltre – ha annotato – Eternit conduceva una attività «pericolosa ma  legale». Una arringa infiorettata di paroloni che non ha però convinto Luciano Bortolotto, esponente della Cisl ed attivo nell’AFEVA: «Il tentativo di sostenere che la legislazione era insufficiente, che non vi sarebbe stato adeguato controllo da parte degli organi ispettivi, che l’uso dell’amianto era diffuso da parte di tutte le aziende e loro non capiscono perché si processa solo Eternit… non cambia il quadro. Alleva ha un’eloquenza straordinaria ma si arrampica sugli specchi, viste le prove schiaccianti sulle manovre di depistaggio».

Definito il calendario delle ultime udienze. Tra oggi e venerdì si concludono le arringhe della difesa (dopodomani tocca all’avvocato Cesare Zaccone per De Cartier). Poi si sospende e si riprende a maggio, tutti i lunedì dal 6 al 27, per le repliche, nell’ordine, delle procure, delle parti civili e delle difese. Il 3 giugno è atteso il verdetto.

Eternit, la difesa insiste con la consueta strategia: “Processo da rifare”

La richiesta si aggiunge a quelle già presentate di incompetenza territoriale e prescrizione del reato.

Torino – Continuano le eccezioni della difesa al processo d’appello Eternit. I legali dei due imputati (Cesare Zaccone e Carlo Enrico Paliero per de Cartier, Astolfo di Amato e Guido Alleva per Schmidheiny) cercano di smantellare il risultato del processo di primo grado. L’ultima richiesta è quella di rifare il processo. Ritorna anche la richiesta di prescrizione del reato, già avanzata durante la sentenza del 13 febbraio 2012.

Eternit, la difesa chiede di spostare il processo

La corte deciderà nelle prossime udienze. La richiesta era già stata presentata e respinta nei precedenti gradi del processo

Torino – Lo spostamento del processo Eternit a Napoli o a Casale Monferrato è una delle richieste avanzate alla Corte d’Appello di Torino dagli avvocati che difendono i vertici della multinazionale svizzera. Secondo l’avvocato Cesare Zaccone, difensore del barone belga Jean Louis De Cartier, la competenza non può essere di Torino perché i fatti contestati cominciano nel 1952, ma Eternit acquisì la fabbrica di Cavagnolo, nel Torinese, solo l’anno dopo. 

La richiesta era già stata presentata e respinta sia durante il primo grado del processo sia durante l’udienza preliminare. La corte si è riservata di decidere nelle prossime udienze.

Thyssen, processo di appello: la difesa chiede l’assoluzione dell’azienda

L’avvocato Cesare Zaccone ha chiesto l’assoluzione della Thyssenkrupp, condannata in primo grado

Torino «Assolvere l’ente perché non ha commesso il fatto e disporre la revoca della confisca». È quanto ha chiesto oggi l’avvocato Cesare Zaccone, legale della ThyssenKrupp, nell’ambito del processo di appello per il rogo allo stabilimento torinese che causò la morte di sette operai. Nella sentenza di primo grado, la Thyssen era stata condannata al pagamento della sanzione di 1 milione di euro, all’esclusione da agevolazioni e sussidi pubblici per 6 mesi, al divieto di pubblicizzare i suoi prodotti per sei mesi, alla confisca di 800mila euro. Nella sua requisitoria, durata oltre tre ore, Cesare Zaccone ha cercato di dimostrare che la ThyssenKrupp non ebbe “responsabilità amministrativa” nel rogo del dicembre 2007. 

 

Eternit: difesa Schmidheiny, procedere dopo 30 anni lede principio difesa

La difesa del miliardario svizzero ha sollevato cinque eccezioni di illegittimita’ costituzionale. L’arringa proseguirà nelle prossime udienze

Torino – Continuano le arringhe delle difese al processo Eternit. Dopo le conclusioni dell’avvocato Zaccone, che ha chiesto l’assoluzione per il suo assistito Jean Louis de Cartier, oggi ha parlato l’avvocato Astolfo Di Amato, legale di Stephen Schmidheiny, che a sua volta ha anticipato la richiesta di assoluzione per il suo cliente.

Nell’udienza odierna Di Amato non e’ entrato nel merito delle accuse ma ha sostenuto che un processo a oltre trent’anni di distanza dai fatti contestati lede il principio di difesa perche’ rende quasi impossibile per chi e’ accusato difendersi al meglio. Su questo la difesa del miliardario svizzero ha sollevato una delle cinque eccezioni di illegittimita’ costituzionale presentate questa mattina, oltre a un’eccezione di competenza territoriale e due eccezioni di nullita’ su atti del procedimento. L’arringa difensiva proseguirà nelle prossime udienze.

Eternit, la difesa di De Cartier chiede l’assoluzione

Torino – Richiesta di assoluzione per non avere commesso il fatto o, in subordine, per prescrizione. Questo l’esito dell’arringa dell’avvocato Cesare Zaccone, che difende il barone belga Jean Louis de Cartier. «Prima del 1971 – ha sostenuto Zaccone – il barone de Cartier è stato solo amministratore di una società che aveva la partecipazione del 21% in Eternit, ma non c’è prova di alcuna ingerenza da parte sua nella gestione della multinazionale. Quell’anno lui diventò amministratore della Eternit ma non aveva nessuna delega: era soltanto un normale componente del cda che peraltro stava a mille chilometri di distanza. Se anche avesse avuto una qualche possibilità di ingerenza all’interno della gestione delle fabbriche, quando è arrivato, secondo i dati epidemiologici consolidati, la gente avrebbe probabilmente già contratto le malattie per l’esposizione all’amianto, visto che ci si ammala oltre 30 anni dopo». L’udienza è stata aggiornata a domani per le conclusioni dell’avvocato Zaccone.

Ripreso il processo Eternit. Udienza dedicata ai consulenti della difesa

I difensori hanno chiesto l’esclusione di quasi 1000 parti civili. Il giudice Casalbore risponderà lunedì prossimo

Torino – Dopo la pausa natalizia è ripreso il processo Eternit con l’udienza numero 34.  La giornata si è aperta con l’intervento dell’avvocato Zaccone, uno dei difensori di Stephen Schmidheiny, che ha chiesto l’esclusione dal processo di 974 parti civili sulla base del fatto che il loro rapporto di lavoro con Eternit è cessato prima del 1966, inizio dei reati contestati. Il pm Guariniello si è riservato di prendere posizione nelle sue conclusioni e il giudice Casalbore ha annunciato un’ordinanza in merito nell’udienza di lunedì prossimo.

L’udienza è proseguita con la consulenza del professor Cavallo, chiamato dai difensori del barone belga De Cartier. Cavallo ha ribadito che fino alla fine degli anni 70 non esistevano sufficienti e precise conoscenze sulle malattie asbesto-correlate, in particolare il mesotelioma. Hanno poi parlato l’ingegner Nano, per la difesa di Schmidheiny, e la dottoressa Bissolini, consulente per la Cgil, iscritta al processo come parte civile.

Il processo è stato aggiornato al 24 gennaio.