La nocività dell’amianto era nota dal 1962. Le sedi italiane della Eternit più sporche di quelle tedesche

Tredicesima udienza al processo di Torino. Il giudice Casalbore fa identificare due insegnanti

Torino – Tredicesima udienza al processo Eternit. La prima testimonianza è stata resa da Francois Iselin, consulente del Caova, un comitato svizzero di aiuto e orientamento alle vittime dell’amianto, con un’esperienza decennale nello studio del minerale killer. Iselin ha detto che la relazione tra l’uso dell’amianto e il cancro era nota fin dal 1962, ma che la Eternit lo ha utilizzato fino agli anni ’90. Il teste ha anche citato una lettera che Stephen Schmidheiny “scrisse ai rappresentanti dell’azienda in Italia in cui dice che si deve controllare la situazione perché c’è un sindacalista che vuole spiegare i rischi dell’amianto ai lavoratori”.

Ha testimoniato anche Silvano Benitti, ex dirigente della Eternit, che ha rivelato la differenza tra le sedi italiane della multinazionale e quelle tedesche. In particolare, Benitti ha parlato di una “differenza eclatante” in materia di pulizia: nella filiale piemontese, ha spiegato, c’erano “puzza e polvere ovunque”.

Al termine dell’udienza il presidente Casalbore ha fatto identificare due insegnanti che stavano accompagnando delle classi. Una delle due ha acceso il microfono di un’aula attigua a quella del processo, si è riferita in generale alla giustizia e ha detto ’la legge non è uguale per tutti, almeno in Italia’. Il processo è stato aggiornato al 7 giugno.

Eternit: nello stabilimento di Rubiera più di 40 morti, ma per l’azienda era tutto regolare

Hanno testimoniato due dipendenti della filiale emiliana. L’azienda negava la pericolosità dell’amianto.

Torino – Al maxiprocesso Eternit oggi si è parlato della Icar di Rubiera, la cittadina in provincia di Reggio Emilia dove la multinazionale dell’amianto aveva aperto, nel 1961, una delle filiali italiane. In questa sede gli effetti dell’esposizione al minerale hanno provocato, secondo le stime della procura, gravissime patologie – quasi tutte con esito mortale – a una sessantina di lavoratori e residenti.

Ha testimoniato Natale Corradini, che ha lavorato alla Icar dal 1970 al 1987. “La gente si ammalava – queste le sue parole – prendeva l’asbestosi e il cancro. E non erano mica pochi. Si dava la colpa al fumare, poi si è capito che forse la causa poteva essere quella lì, quella dell’amianto. Ma dai padroni di informazioni non ne abbiamo mai avute”. Il suo collega Ennio Lusuaghi ha confermato che l’azienda non forniva molte informazioni e che ancora nei primi anni Settanta si trattava l’amianto blu, considerato il più pericoloso.

Per la prossima udienza, in programma lunedì 24, è stato convocato come testimone il presidente della Regione Emilia Romagna, ente che si è costituito parte civile sin dalla prima fase istruttoria.

Al Processo Eternit le testimonianze dei politici. L’ex sindaco di Casale Monferrato cita le pressioni subite

La lettera scritta dal sindaco ai vertici aziendali non ha mai avuto risposta. In aula anche Cota e Bresso.

Torino – Al Processo Eternit è stato il giorno delle testimonianze da parte dei politici. In aula hanno deposto gli ultimi due Presidenti della Regione Piemonte: Roberto Cota, vincitore delle recenti elezioni, e Mercedes Bresso, in carica dal 2005 allo scorso aprile. La loro citazione è stata chiesta dalla Procura perché la Regione (parte civile nel maxi processo) si è occupata della bonifica del territorio di Casale Monferrato e Cavagnolo, dove la multinazionale dell’amianto aveva gli stabilimenti. Cota ha confermato la volontà di procedere con le bonifiche ambientali, la Bresso ha fornito delle cifre.”La Regione aveva cominciato la bonifica nelle legislature precedenti alla mia. Noi ne abbiamo continuato l’azione. Globalmente sono stati spesi 37 milioni su una stima complessiva che è arrivata a circa 60″. I dettagli sono stati esposti da Ugo Cavallera, assessore di lungo corso sin dagli anni Novanta che oggi, nella Giunta Cota, ha la delega all’urbanistica.

Ha testimoniato anche Riccardo Coppo, sindaco di Casale Monferrato negli anni ’80, che ha ricordato il suo impegno per avvertire l’azienda delle sue preoccupazioni circa i rischi legati all’amianto. Ma la sua lettera ai vertici della Eternit non ha mai avuto risposta. Coppo ha anche citato le pressioni subite nel corso di un incontro chiesto dall’associazione mondiale di produttori dell’asbesto. Nel 1987, Coppo firmò la delibera con cui vietava l’impiego di lastre in amianto nel territorio comunale. Un provvedimento che incontrò molte opposizioni. 

Tra i testimoni anche la vedova di un ferroviere, in servizio alla stazione cittadina nei primi anni Settanta, morto di mesotelioma: “Arrivavano treni merci carichi di sacchi di amianto. Quando si rompevano, gli addetti (di un’azienda legata all’Eternit – ndr) spazzavano i vagoni con la saggina e la polvere si alzava ovunque”. L’udienza è stata aggiornata al 17 maggio.

La Eternit usava il Po come discarica. Ogni anno a Casale Monferrato 50 nuove morti per patologie legate all’amianto.

E’ emerso dalle testimonianze della geologa Laura Turconi e del sindaco del paese sede dello stabilimento Giorgio Demezzi

Torino – Entra nel vivo il processo Eternit. Dopo tante questioni preliminari le prime deposizioni stanno portando alla luce la realtà dei fatti, con particolari davvero terribili. All’udienza di oggi ha deposto la geologa Laura Turconi, che ha parlato di 20 tonnellate a settimana di detriti contenenti amianto scaricati dall’azienda nel fiume Po quando era in attivita’ e che hanno modificato negli anni il corso naturale del fiume.

A seguire la testimonianza del sindaco di Casale Monferrato, Giorgio Demezzi, che ha citato il dato di 50 persone all’anno che continuano a morire per patologie legate all’amianto nel territorio comunale, sede di uno degli stabilimenti della multinazionale. Demezzi ha ricordato l’escalation delle patologie, che inizialmente colpivano soprattutto i lavoratori e i loro familiari, mentre i casi più recenti riguardano anche persone che non hanno mai avuto legami con l’azienda e non vivevano vicino allo stabilimento.

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Vigilia del processo Eternit. Il punto della situazione

Si comincia dopo il rinvio a giudizio del 22 luglio scorso. Imputati i vertici della multinazionale dell’amianto

Torino – Domani mattina al tribunale di Torino inizia il processo contro i vertici della multinazionale dell’amianto Eternit SpA. Il nostro sito seguirà tutte le udienze, come già abbiamo fatto per la lunga fase preliminare del processo, che si è conclusa il 22 luglio col rinvio a giudizio.

Oggi cogliamo l’occasione per fare il punto della situazione attraverso questo interessante articolo tratto dalla Stampa on line.

La Conferenza nazionale sull’amianto: in Italia 75mila ettari contaminati

Il nostro Paese era il secondo produttore europeo di amianto fino alla messa al bando del 1992. Oltre 9mila i casi di tumore. Il 10 dicembre a Torino il via al processo Eternit

Torino – Manca un mese esatto alla prima udienza del processo ai vertici della multinazionale dell’amianto Eternit SpA. Il dibattimento comincerà a Torino il 10 dicembre e si preannuncia un processo lungo e faticoso, che noi seguiremo udienza dopo udienza come abbiamo fatto per le sedute preliminari.

Nello scorso fine settimana, sempre a Torino, si è tenuta la Conferenza nazionale Amianto e giustizia, da cui sono usciti dati impressionanti. In Italia ci sono ancora 75mila ettari di terreno contaminati da fibre d’amianto e oltre 9 mila casi di mesotelioma pleurico, il tumore dell’apparato respiratorio causato dall’inalazione di particelle del minerale, che è bandito dal 1992. L’Italia era il secondo produttore europeo di amianto, con oltre 3,7 milioni di tonnellate di minerale grezzo estratto, prodotto e commercializzato in tutto il Paese.

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Rinviati a giudizio i vertici della Eternit. Processo al via il 10 dicembre

Le imputazioni: omissione dolosa di cautele contro infortuni sul lavoro e disastro colposo. La soddisfazione dei parenti delle vittime

Torino – Il gup di Torino Cristina Palmesino ha rinviato a giudizio i due imputati dell’inchiesta contro la multinazionale dell’amianto Eternit SpA. Lo svizzero Stephan Schmidheiny, 61 anni, e il belga Jean Louis De Cartier De Marchienne, 87 anni, saranno imputati per omissione dolosa di cautele contro infortuni sul lavoro e disastro colposo. Il processo a loro carico inizierà il 10 dicembre prossimo.

Si è conclusa così, tra gli applausi dei parenti delle vittime presenti al Tribunale di Torino, la lunga udienza preliminare del processo, che potete ripercorrere qui: undici sessioni, oltre tre mesi di lavoro, che hanno condotto a un risultato storico. Il procuratore aggiunto  Raffaele Guariniello ha parlato di “una pagina importante nella storia dell’amianto in Piemonte e in Italia”. L’avvocato Cesare Zaccone del pool difensivo ha sottolineato: “Non è una sentenza ma un decreto che dispone un giudizio. Era una decisione attesa”. Soddisfatto Bruno Pesce, dell’Associazione nazionale delle vittime d’amianto: ”Sappiamo che il grosso deve ancora venire, ma quella di oggi è una tappa importante. E’ stata scritta una pagina di giustizia”.

L’accusa ritiene gli imputati responsabili della morte di quasi 3.000 persone nei quattro stabilimenti italiani della Eternit, a Casale Monferrato e Cavagnolo in Piemonte, Rubiera in Emilia e Bagnoli in Campania. Le cause di morte sono mesoteliomi pleurici, asbestosi e tumori polmonari insorti a causa della polvere di amianto respirata da operai e residenti nei dintorni delle fabbriche.

La cronaca