Eternit, gli avvocati delle parti civili: “Danno morale significa riconoscere il dolore”

Parole dure da parte degli avvocati Roberto Nosenzo e Esther Gatti. “Una bomba a orologeria non ancora esplosa sul nostro territorio”.

Torino – All’udienza odierna del processo Eternit hanno parlato gli avvocati delle parti civili Roberto Nosenzo e Esther Gatti. Parole dure da parte di entrambi: «Sono anche io di Casale, non so quanto vivrò io, non so quanto vivrà la mia famiglia. Non so se avremo il privilegio di non morire di amianto», ha detto Nosenzo. L’avvocato Gatti ha parlato di «bomba a orologeria non ancora esplosa sul nostro territorio», e nel ribadire la richiesta di risarcimento ha affermato che  «danno morale significa riconoscere il dolore».

Eternit, tocca alle parti civili. La Regione Piemonte: picco dei tumori nei prossimi 15 anni

Le richieste delle parti civili occuperanno anche le udienze della prossima settimana. La Regione Piemonte chiede la conferma della pena di 16 anni a testa per Schmidheiny e De Cartier

Torino – Continuano a ritmo serrato le udienze del processo d’appello Eternit. Dopo le conclusioni dell’accusa da oggi parlano le parti civili, che occuperanno anche le udienze della prossima settimana. Tra gli altri ha parlato anche Cosimo Maggiore, legale della Regione Piemonte, che ha chiesto la conferma della pena di 16 anni a testa inflitta ai due imputati, Stephan Schmidheiny e Jean Louis de Cartier, e del risarcimento per l’ente, 20 milioni di euro a testa. L’avvocato ha aggiunto che “a Casale Monferrato il picco di tumori da esposizione all’amianto si verifichera’ nei prossimi 15 anni”. Si riprende lunedì.

Eternit, il pm Guariniello chiede 20 anni di carcere per i manager

Richiesta più severa rispetto al primo grado. Dal pm parole durissime: “Una tragedia mai vista. Nell’azienda carenze strutturali che hanno causato un immane disastro”. La richiesta riguarda anche gli stabilimenti di Bagnoli e Rubiera

Torino – Il pm Raffaele Guariniello ha chiesto venti anni di carcere per i vertici dell’Eternit SpA, il magnate svizzero Stephan Schmidheiny e il barone belga Jean Louis De Cartier. Una richiesta più dura della condanna a sedici anni di reclusione del primo grado.

Il pm Guariniello ha usato parole durissime: “Tutte le tragedie sono grandi ma una così non l’avevo mai vista“. “I due imputati – ha aggiunto – si sono rappresentati il verificarsi del disastro quale conseguenza certa della loro condotta. Hanno accettato e continuano ad accettare questo immane disastro”.

Guariniello ha riconosciuto che il disastro si è verificato ed è in corso anche a Bagnoli e Rubiera, circostanza non riconosciuta dal tribunale con la sentenza di primo grado. Una notizia accolta con soddisfazione dai parenti delle vittime e sottolineata dai quotidiani locali campani ed emiliani.

La richiesta presenta una novità rispetto alla sentenza di primo grado, che aveva riguardato i comuni di Casale Monferrato e Cavagnolo, mentre aveva giudicato prescritto il reato per gli stabilimenti di Rubiera e Bagnoli.

Eternit, via alla requisitoria dei pm: l’azienda investì il minimo in sicurezza. Citati nuovi documenti dalla Svizzera

Invece di 75 miliardi l’azienda ne avrebbe investiti 7, suddivisi nei cinque stabilimenti. In Svizzera indennizzi per mesotelioma pleurico fin dal 1969, in Italia si è usato l’amianto blu, il più pericoloso, fino al 1986.

Torino – Con l’inizio della requisitoria dell’accusa entra nel vivo il processo d’appello Eternit. Il pm Gianfranco Colace ha presentato un nuovo documento, inedito rispetto al processo di primo grado, in cui la Suva, l’ente svizzero che si occupa degli infortuni sul lavoro, alla fine degli anni Sessanta indennizzava il mesotelioma pleurico come malattia professionale, ”segno – ha detto – che alla Eternit erano tutti a conoscenza del problema”. “Nello stabilimento di Niederurnen, cantone di Glarona – ha detto Colace – fu abbandonata la produzione con amianto nel 1978. La decisione fu di Schmidheiny. In Italia si continuò ad utilizzare persino la crocidolite, l’amianto blu, quello più micidiale, sino alla chiusura per fallimento dei 5 stabilimenti, nel 1986.

Nel corso della requisitoria, durata cinque ore, il pm Colace ha anche smontato la tesi dei cospicui investimenti indicati dalla difesa di Schmidheiny per la sicurezza. Dei 75 miliardi indicati dai legali dello svizzero secondo il magistrato ne sarebbero realmente stato spesi un decimo nell’intero arco della gestione e su tutti e cinque gli stabilimenti: Casale, Cavagnolo, Rubiera, Bagnoli e Siracusa, quest’ultimo non interessato dall’attuale processo.

Infine Colace si è soffermato sul Mulino Hazemag di Casale Monferrato, un impianto che macinava gli scarti di lavorazione dell’amianto provenienti anche da Bagnoli e che il pm ha definito “una bomba atomica di fibre di amianto che ha provocato un inquinamento tra i più devastanti”.

Amianto, la Saint Gobain di Pisa condannata a un maxi risarcimento ai parenti delle vittime

L’azienda dovrà versare oltre un milione di euro agli eredi di due operai deceduti nel 2007. Avevano lavorato per oltre 30 anni a contatto con l’amianto. Annunciato il ricorso ma sono pronte a partire altre cause

Pisa – Il giudice del lavoro di Pisa Elisabetta Tarquini ha condannato la Saint Gobain Glass a versare oltre un milione di euro agli eredi dei due operai deceduti nel 2007 per mesotelioma pleurico, dopo essere stati esposti per molti anni all’amianto.

Gli operai deceduti hanno lavorato per oltre 30 anni (dalla fine degli anni ’50 al 1990) nella storica azienda pisana. In particolare, uno dei due doveva rivestire le canne pirometriche con filo di amianto e per proteggersi dall’alta temperatura dei forni indossava guanti, grembiuli e cappucci di amianto. L’altro si occupava della manutenzione dei forni coibentati con l’amianto e a sua volta aveva usato materiali di amianto per la protezione.

L’amianto è stato messo fuorilegge nel 1992 ma la sua nocività era ben conosciuta, da qui la condanna dell’azienda che ha annunciato ricorso in appello. Ma nel frattempo sono pronte a partire altre cause.

Eternit, chiesti 60 milioni di euro per gli abitanti di Casale Monferrato e Cavagnolo per il danno da esposizione all’amianto

Si tratta di un reato non contemplato nel nostro codice. Concluse le richieste delle parti civili. Si riprenderà il 26 settembre con le arringhe della difesa

Torino – Ultima udienza prima della pausa estiva al processo Eternit. Si sono infatti concluse le richieste degli oltre cento avvocati di parte civile. L’ultimo a parlare è stato Sergio Bonetto, che rappresenta oltre 300 delle circa 6 mila parti civili italiane. Bonetto ha chiesto 10mila euro l’anno per ogni suo assistito, per un periodo di 20 anni, per il danno da esposizione all’amianto. La richiesta totale è quindi di 60 milioni di euro.

Il danno da esposizione è un reato non contemplato nell’ordinamento italiano mentre è riconosciuto in altri Paesi europei come la Francia. Prima di Bonetto avevano parlato Jean-Paul Thessioner, David Hussman ed Emmanuelle Schuten, i legali che rappresentano le associazioni dei parenti delle vittime dell’amianto di Francia, Svizzera e Belgio. I legali stranieri si sono augurati che, dopo la sentenza italiana, si arrivi «a un tribunale internazionale per i crimini ambientali».

Il processo riprenderà il 26 settembre con le prime arringhe dei difensori degli imputati. Sono state fissate udienze sino al 13 dicembre.

Eternit, la Regione Piemonte chiede 69 milioni di euro

Iniziate le repliche delle parti civili. Dopo la pausa estiva parlerà la difesa.

Torino – Dopo la requisitoria dell’accusa, con l’udienza di oggi del processo Eternit sono iniziate le repliche delle quasi seimila parti civili. Le loro richieste si dovrebbero concludere martedì prossimo, dopo la pausa estiva la parola passerà alla difesa.

La Regione Piemonte ha chiesto 69 milioni di euro di danni. L’avvocato Cosimo Maggiore ha spiegato che 60 milioni di euro è la quantificazione dei costi per le bonifiche fatte dall’ente dal ’99, e per quelle previste nei prossimi 20 anni, nell’area di Casale Monferrato e in quella di Cavagnolo (Torino). Altri 9 milioni di euro poi, è la cifra calcolata dalla Regione per le spese per le cure sanitarie dei malati per amianto e patologie connesse.

Quello della Regione Piemonte è il più cospicuo risarcimento richiesto dalle parti civili del maxi-processo.

Eternit, parole forti dai pm: “Non si rispettavano nemmeno le misure di protezione previste sotto il Terzo Reich”

Secondo i pm la responsabilità del disastro è nell’abbandono degli stabilimenti, nell’aver consentito un uso improprio del polverino di amianto, nella scelta di utilizzare discariche abusive per lo smaltimento.

Torino – Continua la requisitoria dei pm al processo Eternit. Ieri e oggi altre due udienze, nelle quali la procura ha utilizzato un paragone forte, quello con la Germania hitleriana, per dire che «Eternit non rispettava nemmeno le misure di protezione previste sotto il Terzo Reich, in Germania, nel 1937. Si deve amaramente prendere atto che la multinazionale dell’amianto, 35-40 anni dopo, attuava politiche inferiori di prevenzione delle malattie provocate dall’inalazione di fibre di crocidolite e di crisotilo».

Un paragone forte per dimostrare la tesi del dolo nelle omissioni di misure di protezione della salute e del disastro ambientale. Secondo il pm Colace «la responsabilità del disastro è nell’abbandono degli stabilimenti, nell’aver consentito un uso improprio del polverino di amianto, lo scarto della tornitura, in particolare a Casale dove venivano inviati i resti della lavorazione anche da altrove. E ancora con la scelta protratta a lungo di utilizzare discariche abusive per lo smaltimento. Per finire con l’uso dei ventoloni che buttavano la polvere fuori dai capannoni, e le strade intorno diventavano bianche». E Guariniello ha aggiunto: «Nemmeno dopo la chiusura delle fabbriche si è pensato di segnalare i gravissimi rischi alle autorità. I vertici Eternit hanno attuato una condotta passiva che la Cassazione, in casi analoghi, ha sanzionato».

Il processo è stato aggiornato al 4 luglio con le richieste di pena per i due imputati: il barone belga Jean Louis de Cartier e il magnate svizzero Stephan Schmidheiny.

Continua la requisitoria dei pm al processo Eternit: “L’azienda risparmiava sulla sicurezza e investiva in mistificazione”

I pm hanno fatto una lunga disamina normativa sulla giurisprudenza consolidata in merito ai reati contestati agli imputati.

Torino – Prosegue la requisitoria dell’accusa al processo Eternit. Oggi (48° udienza) i pm Raffaele Guariniello e Gianfranco Colace hanno fatto una lunga disamina normativa sulla giurisprudenza consolidata in merito ai reati contestati agli imputati, disastro doloso permanente e omissione dolosa di misure antifortunistiche.

La legge italiana impone all’imprenditore di adottare le più avanzate conoscenze e i più efficaci mezzi tecnologici a disposizione per abbattere il rischio di infortunio e di malattia-infortunio sul lavoro. L’accusa ritiene che i vertici di Eternit abbiano seguito un’altra strada, aggirando o nascondendo i problemi, fino ad arrivare a investire “in mistificazione” invece che in sicurezza.

Eternit, per bonificare l’area servono 100 milioni di euro. L’azienda regalava sacchi di polverino, lo scarto di lavorazione dell’amianto più pericoloso

Udienza dedicata alle integrazioni dell’istruttoria. L’azienda non ha mai contattato il Comune per contribuire alla bonifica.

Torino – Dopo una settimana di pausa riprende il processo Eternit. L’udienza di oggi è stata dedicata alle integrazioni dell’istruttoria dibattimentale decise dal presidente del tribunale, Giuseppe Casalbore,  in attesa di decidere se disporre o meno una perizia epidemiologica (chiesta dalla difesa degli imputati).

Ha deposto Angelo Mancini,  responsabile della medicina del lavoro all’Asl di Casale per 25 anni. Mancini ha raccontato la storia dell’amianto nascosto come «tante bombe da scovare e disinnescare. Nel predisporre la bonifica dello stabilimento casalese dell’Eternit in ogni reparto di produzione abbiamo rinvenuto una gran quantità di sacchi pieni di polverino. Di tutti gli scarti di lavorazione dell’amianto il polverino è il più pericoloso. Corrisponde alla fibre più sottili e piccole, che sono anche le più respirabili». L’Eternit lo regalava, non sapendo che farsene e dovendo smaltirlo, con i costi che aveva, anche se lo si abbandonava in discariche abusive, nella spiaggetta sul Po.

Ha parlato anche la dottoressa Angela Goggiamani, dirigente medico dell’Inail. «Negli anni 70 riconoscevamo una percentuale molto bassa di casi di malattia professionale collegati all’asbesto. Con l’evoluzione della scienza medica siamo arrivati a quote dell’80 per cento per i mesoteliomi e del 74 per cento per le altre malattie correlate all’amianto». Il terzo testimone di giornata è stata l’architetto Piercarla Coggiola, dirigente del servizio tutela ambiente del Comune di Casale. Il pm Guariniello le ha posto una domanda secca: «L’Eternit vi ha mai contattato per contribuire alla bonifica?». La risposta è brevissima: «No».