Amianto, l’elenco dei 50 processi in attesa di giustizia

Non c’è solo la Eternit di Casale Monferrato. La mappa delle aziende e dei processi di tutta Italia realizzata dalla rivista Wired

Firenze – Il nostro sito segue da sempre il processo Eternit e continueremo a farlo anche per il nuovo procedimento aperto nei confronti di Stephan Schmidheiny (domani è in programma una nuova udienza preliminare).

Ma nelle aule di tribunale non si racconta solo il dramma di Eternit. In Italia sono circa 1500 le vittime di amianto che attendono giustizia. Nei cinquanta principali procedimenti penali per amianto, monitorati da Wired nell’ambito dell’inchiesta “Il prezzo dell’Amianto”, sono quasi 500 gli imputati. Imprenditori, manager, responsabili della sicurezza, amministratori locali e persino volti noti della politica sono accusati di non aver tutelato la salute dei lavoratori, né tantomeno dei loro familiari o dei residenti nei quartieri a ridosso delle fabbriche della morte. Anche loro, vittime inconsapevoli di un killer di nome asbesto.

Giornata internazionale delle vittime dell’amianto, lo Stato tace

Diciannove nuovi casi di mesotelioma in Toscana dall’inizio del 2015 in Toscana. Firma la petizione di Wired #addioamianto

Firenze – Oggi, 28 aprile, è la decima Giornata mondiale dedicata alle vittime dell’amianto. Oltre 100 mila persone decedute  in Europa per le malattie asbesto-correlate dal 1999 al 2010, mentre nel nostro Paese, tra il 1993 e il 2008 sono stati registrati ben 15.845 casi di mesotelioma maligno. La mappa pubblicata di recente su Wired mostra come il dramma non sia in esaurimento, scandito dalla morte di  8 persone al giorno. Drammi quotidiani che rammentano quanto ancora ci sia da fare per bloccare l’epidemia attraverso le bonifiche.

Una ricorrenza che quest’anno ha un sapore ancora più amaro alla luce della prescrizione del reato di disastro ambientale alla multinazionale Eternit, colei che ha prodotto buona parte dell’amianto che ha causato le morti che piangiamo, e annullato il risarcimento ai familiari delle 2.191 vittime delle fabbriche di cemento amianto presenti, oltre che a Casale Monferrato, a Cavagnolo, Bagnoli e Rubiera.

Per quanto riguarda la situazione in Toscana, nei giorni scorsi Ispo, l’Istituto per lo Studio e la Prevenzione Oncologica ha reso noti i dati delle rilevazioni registrate nei primi mesi del 2015 dal Cor, il Centro operativo regionale. Dall’inizio dell’anno in Toscana ci sono diciannove nuovi casi di mesotelioma. Secondo le previsioni, il 2015 sarà l’anno più difficile. «Gli studi che abbiamo a disposizione – spiega Elisabetta Chellini, responsabile del Cor – indicano che proprio quest’anno la malattia raggiungerà il suo picco. Poi, finalmente, comincerà una curva discendente». Il settore più colpito, in Toscana, è quello dell’edilizia, con il 10% dei casi: in passato, prima della messa al bando del materiale inquinante, moltissime strutture erano realizzate in cemento-amianto e i muratori hanno subito un’esposizione maggiore rispetto ad altre categorie. Ma l’emergenza è ancora attualissima: ancora oggi, negli interventi di ristrutturazione su vecchi edifici, realizzati con il pericoloso materiale, il rischio di esposizione è concreto e l’attenzione, per chi lavora, deve essere altissima.

Altro settore particolarmente colpito è quello tessile. Uno studio condotto da Ispo in collaborazione con la Asl pratese ha rivelato che tra i cernitori di Prato l’incidenza del mesotelioma è molto elevata. Tra il 1988 e il 2012, la malattia ha avuto tra i cernitori un’incidenza compresa tra i 74 e i 166 casi per 100mila abitanti. Le ipotesi su come sia avvenuta l’esposizione sono svariate: i lavoratori maneggiavano sacchi di iuta che avevano contenuto asbesto, e anche le divise dei militari che gli operai sfoderavano erano fatte anche di tale materiale, utilizzato per dare maggiore brillantezza ai tessuti. Dal punto di vista geografico, l’incidenza maggiore si registra lungo la costa dove, in passato, erano concentrate aziende di ampie dimensioni nei settori della chimica, della siderurgia e della cantieristica navale. I dati sono stati illustrati nella recente presentazione del libro di Alberto Prunetti, “Amianto, una storia operaia”, organizzata dalla Casa della Cultura Enzo Biagi.

Un motivo in più per sollecitare trasparenza, e per questo invitiamo tutti a sottoscrivere la petizione lanciata da Wired #AddioAmianto.

Una rete europea sul mesotelioma e le cure adottate

L’impegno preso dalla Commissione europea nell’incontro col sindaco di Casale Monferrato. La rete nascerà entro la fine del 2014.

Prato – Entro la fine del 2014 nascerà, con un investimento di 830 mila euro, una rete europea per condividere dati, risultati e conoscenze sul mesotelioma e sulle cure adottate. È questa la notizia più importante data dal vice direttore generale della Commissione Europea per i Consumatori e la Salute Martin Seychell al sindaco di Casale Monferrato Giorgio Demezzi e al direttore del Centro Amianto Massimo D’Angelo durante l’incontro tenutosi a Bruxelles.

Il network raccoglierà le esperienze maturate sui trattamenti già in uso, con una particolare attenzione a quei risultati considerati migliori, e le bio-banche, quindi le mappature biologiche della malattia a livello europeo.

Nell’incontro si è parlato anche di bonifiche, tema sul quale l’Unione Europea mette a disposizione dei fondi strutturali i cui Stati devono poi determinare le linee guida che indichino le priorità.

Eternit, storica sentenza del Tribunale Federale svizzero

Per la prima volta inflitta una condanna per omicidio colposo per la morte di un lavoratore esposto alle polveri di amianto. Una sentenza che apre uno spiraglio di speranza per tante vittime della polvere killer

Prato – Esponendo alle polveri di amianto un giovane lavoratore poi deceduto per un mesotelioma pleurico, alla Eternit di Niederurnen (lo stabilimento “di casa” della famiglia Schmidheiny e che avrebbe dovuto essere un modello di efficienza) è stata causata la morte di una persona per negligenza. Ad affermarlo è, per la prima volta nella storia della giurisprudenza elvetica, il Tribunale Federale in una recente sentenza destinata a fare storia. “Una sentenza, sottolinea Claudio Carrer, giornalista di “Area”, periodico del sindacato elvetico, che apre uno spiraglio di speranza per molte vittime della polvere killer, cui la legge e la prassi restrittiva dei tribunali hanno sin qui negato ogni forma di giustizia”.

Il caso che i giudici di Losanna erano chiamati a giudicare è quello di un uomo (classe 1958) che da ragazzino, all’età di 13-15 anni, lavorò durante le vacanze scolastiche (complessivamente per sole cinque settimane!) nello stabilimento glaronese della Eternit. Tra i suoi compiti vi era anche quello di smussare con un nastro abrasivo gli angoli di lastre d’amianto, un’operazione che produceva polvere. Polvere contenente le micidiali fibre che sono andate a depositarsi nei suoi polmoni e che molti anni dopo hanno scatenato la terribile malattia: era il novembre 2004 quando i medici gli diagnosticarono il mesotelioma pleurico che nel febbraio 2007, a soli 49 anni, lo portò alla morte.

Eternit, le motivazioni della sentenza. Il rischio asbestosi era noto dal 1931

Termini duri e perentori nei confronti di Stephan Schmidheiny, condannato in appello a 18 anni. Ma lui non paga e medita il ricorso in Cassazione. L’Afeva chiede l’intervento delle istituzioni.

Torino – Sono state rese note lunedì le motivazioni della sentenza di appello del processo Eternit che dopo l’estinzione del reato per il belga De Cartier per «intervenuta morte del reo» ha stabilito la condanna dello svizzero Stephan Schmidheiny a 18 anni di carcere, oltre che il pagamento di una provvisionale (un anticipo) a molte parti lese, associazioni, enti e cittadini danneggiati dalla attività dell’Eternit.

La Corte si esprime con termini molto duri e perentori. Il rischio asbestosi era noto fin dal 1931, e Schmidheiny ne era a conoscenza, tanto che dal giugno 1976 si è prodigato per nascondere quegli effetti anche attraverso una politica di “disinformazione”. In un altro passaggio delle motivazioni la Corte sottolinea “la gravità dei fatti, la loro protrazione nel corso di un lungo lasso di tempo, l’ingentissima mole di sofferenze da essi procurate a numerosissimi lavoratori e cittadini, esposti senza difesa a patologie lentamente e crudelmente letali”.

La responsabilità del manager svizzero va ravvisata, dunque, anche per gli stabilimenti Eternit di Napoli-Bagnoli e Rubiera, considerata prescritta nella sentenza di primo grado, perché «esattamente come negli altri due siti di Cavagnolo e di Casale Monferrato, il fenomeno epidemico costituito dall’eccesso dei casi rilevati rispetto a quelli attesi, è attualmente ancora in corso».

Eppure, a distanza di alcuni mesi dalla sentenza, Schmidheiny continua a non dare segnali di voler ottemperare ai risarcimenti. Anzi, è certo un suo ricorso in Cassazione. L’Afeva e il suo presidente Bruno Pesce chiedono alle istituzioni ed allo Stato di intervenire affinché sia fatto tutto il possibile perché questa condanna diventi effettiva per chiedere i danni allo svizzero ed alle società a lui collegate e per chiedere, in un secondo momento, con un giudizio civile, i danni alla società collegata con Jean Louis De Cartier, l’imputato belga deceduto, anche rovesciando le priorità dei risarcimenti, prima ai malati ed ai familiari dei lavoratori deceduti, poi alle istituzioni”.

Eternit, medaglia d’oro a Romana Blasotti Pavesi per meriti civili nella lotta contro la polvere killer

La cerimonia si è svolta al Ministero della Salute all’interno dell’assegnazione delle Benemerenze Sanitarie al merito della Sanità Pubblica

Roma – Una notizia che pubblichiamo volentieri, una di quelle occasioni che fanno riconciliare con lo Stato e le istituzioni. Venerdì scorso è stata conferita la medaglia d’oro per alti meriti civili alla signora Romana Blasotti Pavesi, il simbolo della lunga lotta contro l’eternit e le lobby internazionali della polvere killer.

Romana Blasotti Pavesi, assieme ai sindacalisti Bruno Pesce e Nicola Pondrano, è stata tra i principali animatori della battaglia processuale che ha portato alla condanna a 18 anni per Stephan Schmidheiny. Una gentile signora che avrebbe fatto volentieri a meno di questo premio ricevuto in quanto presidente dell’Afeva (Associazione Familiari e Vittime dell’Amianto) di Casale Monferrato. Romana, come vuole essere chiamata, ha perso per colpa del mesotelioma causato dalle fibre di amianto, il marito Mario, la sorella Libera, il nipote Giorgio, sua cugina Anna e la figlia Maria Rosa.

Eternit, la battaglia per i risarcimenti. I commenti alla sentenza

Sentimenti contrastanti nell’assemblea pubblica organizzata da Afeva. Soddisfazione per la condanna, preoccupazione per i risarcimenti

Torino – Soddisfazione per la condanna a 18 anni di Stephan Schmidheiny, ma preoccupazione per i risarcimenti. Questo, in sostanza, è il bilancio delle reazioni post sentenza d’appello del Processo Eternit. Sentimenti espressi nell’assemblea pubblica organizzata da Afeva, l’Associazione familiari vittime dell’amianto.

«Di fronte a questo risultato straordinario e una situazione che non ci soddisfa pienamente per le provvisionali, bisogna rispondere con un maggiore impegno – ha detto il coordinatore Afeva Bruno Pesce – E’ necessario rilanciare la nostra lotta per andare fino in fondo e per coloro che verranno dopo di noi. Pensate che, dopo un Eternit-bis ci sarà, probabilmente, un Eternit-ter che riguarderà le condizioni di rischio dei cittadini italiani che hanno lavorato in fabbriche all’estero. La battaglia, come vedete, è ancora lunga, ma noi dobbiamo diventare un punto di riferimento. Ora credo che ci siano le premesse per fare passi avanti».

Nicola Pondrano (Cgil) ha evidenziato come alcuni dati rilevanti abbiano influito sulla sentenza d’appello. Innanzitutto, la morte del barone Louis De Cartier con il conseguente non luogo a procedere e la cancellazione dei primi anni Settanta come di “competenza” di Schmidheiny (in quel periodo era amministratore il padre, Max). Ma, soprattutto, ha sottolineato Pondrano, c’è stata una drastica riduzione delle parti lese: delle 2272 iniziali (delle quali 1100 hanno accettato la transazione), per Casale ne sono rimaste 478, delle quali la maggior parte è costituita da cittadini. «E’ rimasta in piedi l’esposizione ambientale. Oltre quaranta vittime ogni anno non hanno mai lavorato all’Eternit».

Eternit, Schmidheiny condannato in appello a 18 anni.

I giudici di Torino aumentano la pena per l’imprenditore elvetico per il quale in primo grado la pena era stata di 16 anni. Disposta una provvisionale di quasi 51 milioni di euro tra Regione Piemonte e Comune di Casale Monferrato. Risarcite le tante parti civili

Torino – Diciotto anni di reclusione per disastro doloso permanente e omissione dolosa di cautele anti-infortunistiche. Questa la condanna che la Corte d’Appello di Torino ha inflitto all’imprenditore svizzero Stephan Schmidheiny, imputato nel processo Eternit. In primo grado era stato condannato a 16 anni. I giudici hanno ritenuto Schmidheiny responsabile di disastro anche per gli stabilimenti Eternit di Bagnoli e Rubiera. Per quel che riguarda l’altro imputato, il barone belga Louis De Cartier, i giudici si sono pronunciati direttamente per l’assoluzione per alcuni degli episodi contestati, mentre hanno dichiarato il non luogo a procedere data la morte dell’imputato per gli altri.

Il giudice ha stabilito che il periodo in cui Schmidheiny gestì la Eternit va dal giugno del ’76, per gli stabilimenti di Casale (Alessandria), Cavagnolo (Torino) e Bagnoli (Napoli) e dall’80 per quello di Rubiera (Reggio Emilia), e arriva fino al giugno dell’86 per Casale e Cavagnolo, fino all’85 per Bagnoli, fino all’84 per Rubiera. L’imputato è stato quindi assolto per il periodo che va dal giugno del ’66 al ’76 per non aver commesso il fatto. Resta penalmente responsabile per gli anni seguenti.

La lettura del dispositivo, piuttosto lunga, è proseguita con l’elenco dei risarcimenti alle numerose parti civili. Sorpresa per l’esclusione di Inps e Inail. Invece, sono state riconosciute provvisionali al Comune di Casale per quasi 31 milioni (rispetto ai 25 concessi nel primo grado), alla Regione Piemonte (20 milioni), all’Asl Al (5 milioni), ad Associazione Familiari e Vittime amianto (100 mila euro), a otto Comuni della zona (da 150 a 350 mila euro). E poi è partita la lunga chiamata dei nomi delle singole parti civili risarcite con provvisionale di 30 mila euro ciascuna. Assegnati anche 2 milioni di euro al Comune di Rubiera e 350mila euro alla Regione Emilia-Romagna.

Nessun risarcimento per Bagnoli, la fabbrica che aveva maggiori commesse. Il motivo, secondo l’avvocato Roberto Rosario, legale degli eredi di una trentina di operai defunti a Bagnoli  “è che il Comune non si era mai costituito, inammissibile in un processo così importante”.

Una sentenza che è destinata a fare storia, non a caso il pm Raffaele Guariniello, che con i colleghi Sara Panelli e Gianfranco Colace ha sostenuto l’accusa, si è definito commosso per l’esito della decisione.

 

La lettura della sentenza (Repubblica TV)

Guariniello: “Sentenza è un inno alla vita (Repubblica TV)

Bruno Pesce: “Le vittime hanno avuto giustizia (Repubblica TV)

Romana Blasotti: “Stravolti ma andiamo avanti” (Repubblica TV)

Operaio dona a Guariniello una vecchia tuta da lavoro (Repubblica TV)

Giornata mondiale delle vittime dell’amianto. Per non dimenticare

Il 28 Aprile è la giornata dedicata alle vittime dell’amianto nel mondo. Iniziative in tutta Italia.

Firenze – Il 28 aprile è la giornata dedicata alle vittime dell’amianto nel mondo, ma non vuole essere la celebrazione di una ricorrenza. Tante iniziative in tutta Italia. Introdotta in occasione del Forum Mondiale sull’Amianto tenutosi nel 2005 a Porto Alegre e ribadita dalla Conferenza Europea sull’Amianto per ricordare i milioni di lavoratori morti a causa dell’amianto, la giornata deve richiamare l’attenzione su un problema che dal passato,diventa presente e, purtroppo, futuro. Perché coloro che nel passato sono stati esposti all’amianto, continuano a morire al ritmo di 5000 all’anno, per le caratteristiche delle malattie correlate all’asbesto che hanno periodi di latenza assai lunghe.

Nel mondo ci sono 125 milioni di lavoratori esposti ad amianto (O.M.S.) ed il picco di morti per mesotelioma è atteso nel 2025 con 30.000 morti per neoplasie causate dall’amianto e 250.000 morti per tumore delle pleura.

Da tutto il mondo si guarda all’Italia, al processo Eternit, che potrebbe sancire definitivamente la responsabilità dei costruttori dei prodotti a base di amianto per quanto riguarda l’”avvelenamento” delle popolazioni esposte. “Arriviamo a questa giornata con la vertenza amianto al culmine” ha detto Bruno Pesce, leader storico della battaglia contro la contaminazione da amianto a Casale Monferrato:” Il processo d’appello Eternit riprenderà il 6 maggio per terminare alla fine del mese o a inizio giugno al massimo e quindi siamo in una fase cruciale”.

Presentato il Piano nazionale amianto. Al processo l’avvocato Di Amato chiede l’assoluzione di Schmidheiny

Il documento è stato illustrato a Casale Monferrato dal ministro della Salute Balduzzi. Centrale il tema delle risorse economiche per le bonifiche e per la ricerca. Al processo la difesa cerca di negare le responsabilità di Schmidheiny

Torino – Mentre il processo Eternit prosegue con le arringhe dei difensori il ministro della Salute Balduzzi ha presentato a Casale Monferrato il Piano nazionale amianto. Un testo di 40 pagine (scarica il documento in versione integrale) che delinea le linee di intervento sul tema a livello nazionale e territoriale. Il Piano è stato elaborato dai Ministeri della Salute, dell’Ambiente e del Lavoro. Approvato dal Governo il 21 marzo scorso, attualmente è all’esame della Conferenza Stato-Regioni. Scaturisce dalla II Conferenza governativa sulle patologie asbesto-correlate, che si è tenuta a Venezia dal 22 al 24 novembre 2012, a distanza di tredici anni dalla prima.

Centrale il tema delle risorse economiche per le bonifiche e per la ricerca. Il sindaco di Casale Monferrato Giorgio Demezzi ha toccato l’aspetto della necessità di reperire i fondi, dei quali ci sono 2 milioni di euro fermi in Regione e ha chiesto ai parlamentari presenti di farsi carico di percorsi legislativi che portino all’attuazione di quanto previsto dal Piano. Nella parte del piano relativa alla sicurezza sul lavoro e alle misure previdenziali c’è poi un’apertura alla possibilità che siano inseriti tra i beneficiari di indennizzi o risarcimenti anche coloro i quali hanno contratto malattie per esposizione ambientale e non solo lavorativa all’amianto. Al tavolo di confronto coordinato dal ministero del Lavoro che deve valutare come si possano aiutare concretamente le parti lese nel processo Eternit prendera’ parte anche una rappresentanza dell’Avvocatura generale dello Stato.

Da segnalare l’intervento del pm Guariniello, che ha denunciato l’assenza di processi sul tema dell’amianto in Italia e ha chiesto al ministro della Salute di istituire un Osservatorio sui tumori professionali.

Nell’udienza odierna ha parlato il legale di Schmidheiny, l’avvocato Astolfo Di Amato, che ha chiesto l’assoluzione del suo assistito dicendo che «il vertice di una multinazionale con stabilimenti in tutto il mondo non può essere ritenuto responsabile di come vengono gestite le società italiane che hanno propri consiglieri di amministrazione. Ciò tanto più quando, come nel nostro caso, sono state fornite risorse enormi da utilizzare per la tutela della ambiente e dei lavoratori».