Articolo 18, il sindacato tedesco teme un effetto domino in Europa del Jobs Act. Firmato un accordo con la Fiom.

Il sindacato tedesco Ig Metall ha firmato un accordo di collaborazione con la Fiom per contrastare l’azione del governo italiano che ha come obiettivo l’abolizione dell’articolo 18. Il sindacato tedesco teme un effetto domino in Europa del Jobs Act.

Firenze Il segretario provinciale del sindacato Ig Metall di Wolfsburg, Hartwig Erb, ha siglato un accordo di collaborazione con la Fiom per contrastare l’azione del governo italiano che ha come obiettivo l’abolizione dell’articolo 18. Il sindacato tedesco, per voce dello stesso Erb, teme un effetto domino in Europa del Jobs Act. “L’abolizione dell’articolo 18 non è la ricetta per risolvere la crisi economica italiana”, ha spiegato Erb, presente a Bologna per siglare con le tute blu emiliano romagnole un accordo di collaborazione tra i due sindacati. La proposta del tedesco è quella di creare una sorta di fronte comune contro le politiche volte a peggiorare le condizioni di lavoro. “Cancellare l’articolo 18 sarebbe un attentato ai diritti dei lavoratori di tutta Europa. Per questo noi siamo pronti a combattere al fianco della Fiom questa battaglia”.

Riparte la disinformazione sull’articolo 18

E’ in atto una campagna di disinformazione sull’articolo 18, a breve la sua sepoltura?

FirenzeIn vista della discussione in Parlamento sul disegno di legge in materia di riforma del mercato del lavoro, è ripartita, con in testa il Corriere della Sera la campagna di disinformazione sui pretesi effetti negativi che la possibilità di reintegro del lavoratore licenziato avrebbe sulla gestione delle imprese e sugli investimenti, in particolare quelli di capitali esteri. Si dice, negando l’evidenza, che anche il nuovo articolo 18 impedirebbe i licenziamenti per motivi economici, laddove sia il testo vigente di questa norma che, a maggior ragione, quello risultante dalla riforma, li consentono ampiamente, sempre che com’è ovvio i motivi addotti siano veritieri. L’insistenza su questo punto della campagna disinformativa sta a confermare il vero obiettivo perseguito con l’abolizione della possibilità di reintegrazione: vale a dire la mano libera ai licenziamenti arbitrari, che avrebbero come unica sanzione il pagamento di un indennizzo del tutto conveniente per l’impresa.
Si dice che la libertà di licenziare favorirebbe l’afflusso di capitali esteri.

Ma di quali capitali? Non tutti gli investimenti esteri sono auspicabili. Vi sono quelli di natura finanziaria e speculativa che si risolvono nell’acquistare aziende sane, dotate di marchi appetibili e di avviamento vitale, per poi rivenderle con ampio profitto dopo averle alleggerite dei costi del personale, rendendo in più  possibile il suo ricambio con elementi graditi al compratore. Per questo tipo di investitori la libertà di licenziare è di importanza decisiva. Lo stesso dicasi per le operazioni di delocalizzazione che si risolvono nel licenziare i lavoratori italiani per rimpiazzarli, all’estero, con maestranze meno costose. Questi rischi dovranno essere ben presenti ai parlamentari chiamati a pronunciarsi sulla riforma che, pur mantenendo fermo il principio della tutela reintegratoria, ha certamente ampliato gli spazi per tentativi di ridurre arbitrariamente il fattore lavoro per finalità meramente speculative.

Firma: Domenico D’Amati

Fonte: Articolo 21

Il rovesciamento del diritto (fonte: Il Manifesto) 

La Fiom torna in piazza. Domani sciopero generale di 8 ore.

Domani 9 marzo sciopero generale di 8 ore dei metalmeccanici, proclamato dalla Fiom. Manifestazione nazionale a Roma, accompagnata dallo slogan “Democrazia al lavoro”.

Firenze – Uno sciopero in difesa del lavoro, dei diritti negati ai lavoratori, contro il precariato, la finanza e la volontà di cancellare la forza del sindacato all’interno e all’esterno delle fabbriche. Sono soltanto alcune delle ragioni al centro dello sciopero, proclamato dalla Fiom per domani (9 marzo). Le tute blu si fermeranno per 8 ore e a Roma ci sarà una manifestazione, voluta dalla Fiom e accompagnata dallo slogan “Democrazia al lavoro”. Un’iniziativa per porre nuovamente l’accento sulla grave situazione economica dell’Italia, sui continui tentativi di sbarazzarsi dell’articolo 18 e sul modello Fiat. Il corteo partirà da piazza Esedra (ore 9) e alle 13.30 in piazza San Giovanni è previsto il comizio del segretario nazionale Fiom, Maurizio Landini. Molte le adesioni, fra queste anche Articolo 21. Assente e volutamente il partito Democratico, i suoi rappresentanti non intendono passeggiare per le vie di Roma al fianco di uomini, donne e giovani che contestano la realizzazione dell’alta velocità, Torino-Lione. Il Fattoquotidiano.it seguirà in diretta streaming il corteo della Fiom.

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Articolo 21 domani in piazza con la Fiom…  

Intervista a Maurizio Landini (fonte: libera.tv)

La Fiom torna in piazza… (fonte: rassegna.it)

 

Articolo 18 contro flessioni e flessibilità

FirenzeE’ stato denunciato che presso un negozio milanese ai dipendenti viene imposto come sanzione disciplinare un certo numero di flessioni. Un evidente esempio di abuso di potere in violazione della dignità del lavoratore. Che ciò sia potuto accadere è la conferma della debolezza del sindacato e della inadeguatezza dell’apparato pubblico che dovrebbe garantire ai lavoratori le più elementari tutele. Si tratta dei servizi ispettivi e della giustizia del lavoro, spesso troppo lenta per dare affidamento a chi avrebbe necessità di un suo tempestivo intervento. Che simili vicende possano verificarsi in aziende dove sarebbe applicabile l’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori, che impedisce il licenziamento del lavoratore che si ribelli all’ingiustizia, deve indurre a riflettere su quel che potrebbe accadere se la portata di questa norma fosse ridimensionata, in omaggio ai valori, oggi predicati, della flessibilità.
La fantasia dei “capetti” nell’escogitare nuove forme di punizione non avrebbe più limiti. Per questo la difesa dell’art. 18 deve essere intransigente. Anzi si deve pretendere dallo Stato che questa norma venga effettivamente e rapidamente applicata. Ciò vale non solo per le aziende commerciali e industriali ma anche per quelle che producono informazione.
Le vicende del Tg1 stanno a dimostrare che esistono forme di punizione meno pittoresche delle flessioni, ma certamente molto più efficaci, per tenere a bada i giornalisti che difendono la loro libertà e autonomia. Il loro silenziamento non costituisce soltanto una violazione dei diritti derivanti dal rapporto di lavoro, ma un grave attentato alla libertà di informazione e quindi all’ordinamento democratico.
Il popolo non è sovrano – ha detto recentemente la Cassazione – se non è compiutamente e correttamente informato sugli avvenimenti di interesse generale. Garantire l’autonomia dei giornalisti, anche con l’articolo 18, significa rendere effettivo il diritto dei cittadini all’informazione, in applicazione non solo dell’articolo 21 della Costituzione ma anche dei principi affermati dai Trattati europei.

Firma: Domenico D’Amati

Fonte: Articolo 21

Lettera aperta a Scalfari sull’articolo 18

RomaEgregio Dott. Scalfari, nel Suo editoriale di ieri, Lei scrive, a proposito dell’articolo 18, che si deve poter licenziare se il lavoratore non rispetta i ritmi di lavoro previsti dal contratto, se rompe la disciplina che il contratto prevede, se l’azienda deve ridurre la produzione per ragioni economiche dimostrate. Ma l’articolo 18 non impedisce tutto ciò. Le aziende possono licenziare per ragioni organizzative o disciplinari e il giudice non annulla il licenziamento se la sua motivazione risulta veritiera. Mi consenta un ricordo personale. Ci siamo incontrati davanti al giudice del lavoro più di trenta anni fa in un paio di occasioni. Una volta difendevo tre giovani giornaliste, trattate dal Suo giornale come “collaboratrici” e allontanate dal lavoro alla scadenza del contratto. Il giudice ritenne che esse avessero in realtà lavorato come redattrici e che avessero diritto di continuare a lavorare a tempo indeterminato, non essendovi ragione per porre termine al loro rapporto. E ne ordinò la reintegrazione in base all’articolo 18. Un’altra volta difendevo un bravo giornalista di Repubblica, licenziato per aver reagito alla mancata pubblicazione di un servizio di cronaca. Il giudice ritenne che egli, difendendo la sua professione, non fosse venuto meno al suo dovere di fedeltà verso il giornale e, in base all’articolo 18, annullò il licenziamento. Le dò atto che, deponendo, come testimone, Lei si comportò, in entrambe le occasioni, con lealtà e correttezza, dando atto dei fatti. Dal momento che dopo quelle lontane vicende giudiziarie il Suo giornale ha continuato la sua rotta a gonfie vele, Le domando quali inconvenienti abbiano prodotto le decisioni adottate dal giudice in base all’articolo 18.

Firma: Domenico D’Amati

Fonte: Articolo 21