Falso allarme bomba davanti alla casa di Ingroia

Falso allarme bomba davanti alla casa di Ingroia

Firenze – Una macchina, risultata rubata nei giorni scorsi, è stata trovata davanti al palazzo di via Madonie, a Palermo, dove abita l’ex pm Antonio Ingroia È scattato l’allarme bomba e sul posto sono intervenuti gli artificieri e i carabinieri. Allarme rientrato dopo i controlli degli uomini dell’Arma. La vettura, una Fiat 500 di colore giallo, è già stata restituita alla legittima proprietaria. Per consentire l’intervento degli artificieri è stata chiusa al traffico la strada ed è stata evacuata anche una scuola materna privata nei pressi della quale era parcheggiata l’utilitaria.

Ingroia sul blog di Grillo: “Trattativa, le istituzioni non ci hanno sostenuto”.

FirenzeAntonio Ingroia, sostituto procuratore di Palermo,interviene in un video sul blog di Beppe Grillo per sottolineare che «ognuno di noi ha il diritto» di fare tutto ciò che può «per conquistare la verità e pretenderla a voce alta» e le istituzioni non hanno sostenuto, «almeno finora», l’azione dei pm volta ad accertare la verità giudiziaria.

«In un Paese normale – afferma Ingroia nel video sul blog di Grillo – di fronte a questa azione della magistratura, il paese delle istituzioni e la società si stringerebbero attorno ai magistrati, li si sosterrebbe in questo compito difficile, anzi ciascuno cercherebbe di fare la propria parte». Per il sostituto procuratore, «la politica dovrebbe occuparsene, accertando quello che alla politica tocca accertare rispetto al passato, la verità politica, la verità storica. Non tocca alla magistratura appurare la verità storica». Inoltre, «la politica dovrebbe anche individuare responsabilità storiche e responsabilità politiche, non certo le responsabilità penali». Un fatto che «fino a oggi non è avvenuto» perché per esempio  «tante e tante commissioni parlamentari antimafia si sono avvicendate in questi vent’anni, ma nessuna di queste ha messo al centro della propria attenzione, al centro della propria indagine, l’accertamento della verità su quel terribile biennio ’92-’93, che è poi il biennio sul quale è nata questa Repubblica». La “Seconda”, che «affonda letteralmente i suoi pilastri nel sangue di quelle stragi, in quella trattativa che si sviluppò dietro le quinte di quelle stragi».

E, prosegue il pm, «non solo la politica non ha fatto questo, ma nè dalla politica, nè dal mondo dei mass media, è venuto un sostegno nei confronti della magistratura, anzi queste iniziative di verità, di realtà giudiziaria, sono state accolte con freddezza, fastidio, a volte con ostilità come se questo Paese la verità non la volesse, come se ci fosse una grande parte del Paese che preferisce vivere in quell’eterno presente immobile senza conoscere le proprie origini, forse per la paura di scoprire qualcosa di cui vergognarsi nella propria vita»

Il video (fonte: Blog di Beppe Grillo)

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Il tempo della lotta

FirenzeTroppe volte è stata negata la Giustizia, troppi macigni hanno continuato ad essere disseminati sulla strada della Verità. Non possiamo più sopportare i depistaggi, la negazione delle prove, anche se fotografiche, le sentenze di condanna annullate dai sodali di chi, dopo avere annullato centinaia di sentenze di processi di mafia, costate anni di lavoro e spesso sangue di servitori dello Stato, arrivava anche a schernire Paolo Borsellino e Giovanni Falcone dopo che erano stati già uccisi.
Non possiamo accettare che venga negato il reato di concorso esterno in associazione mafiosa, definendolo come un reato che non esiste nel codice penale, quando è stato configurato in innumerevoli sentenze passate in giudicato, ipotizzato per prima dal pool di Falcone e Borsellino, quando soprattutto dovrebbe essere considerato un reato ancora più grave della stessa associazione mafiosa, perché ne costituisce l’essenza e ne assicura la sopravvivenza. Senza il concorso esterno, senza il favoreggiamento, senza il consenso, la mafia non esisterebbe più da tempo, il cancro che ha minato e corroso il nostro paese sarebbe stato sconfitto e il sogno di Paolo Borsellino si sarebbe realizzato.

E soprattutto non possiamo accettare che un Procuratore generale ardisca affermare in un’aula di Giustizia che al reato di concorso esterno non crede più nessuno. Non possiamo accettare che questo avvenga senza che il Csm, così attento a sanzionare con provvedimenti disciplinari anche le dichiarazioni di fedeltà alla Costituzione di un giudice come Antonio Ingroia, l’allievo di Paolo Borsellino, faccia finta di non avere udito, non reagisca in alcun modo. Non possiamo accettare più le parole dei Giuda, anche se indossano o hanno indossato una divisa di carabiniere contrassegnata dai gradi più alti, anzi soprattutto per questo, che dopo avere tradito un amico, ma dubito che Paolo lo possa avere mai considerato tale, ne insultano la vedova attribuendole inesistenti malattie mentali per offuscare, anzi per negare, la terribile verità che le aveva rivelato il marito.
La terribile verità di un alto servitore dello Stato che aveva invece scelto di passare dalla parte di quello che dello Stato è il nemico, il nemico con il quale non dovrebbe essere ipotizzabile alcun tipo di rapporto o di trattativa.

E l’espressione usata da Paolo non definiva un rapporto o una trattativa ma addirittura una affiliazione. Mi sento ancora più vicino alla moglie di mio fratello, messa in ginocchio da una terribile malattia ma con la mente lucidissima e la testa alta nell’orgoglio di proclamare la Verità. Conosco per esperienza diretta le accuse di pazzia o di sconvolgimento mentale che ti vengono rivolte quando gridi ad alta voce e pervicacemente la Verità. Sono stato, anche da chi mercifica in spettacoli a pagamento i ricordi dei giudici assassinati, accusato di essere malato mentalmente perché ho fatto delle domande alle quali non ho ancora avuto risposta. Sono stato assimilato a Caino perché pretendo di conoscere e la verità, tutta la verità, anche quella indicibile, su chi ha ucciso mio fratello o ne ha favorito gli assassini.
Sono stato accusato, anche da chi attaccava mio fratello quando era in vita, di farlo rivoltare mio fratello nella tomba, ma per questa verità Caino vi giura che continuerà a combattere fino all’ultimo giorno della sua vita.

Se la moglie di mio fratello ha dovuto attendere degli anni prima di rivelare a un Giudice degno di questo nome il suo terribile segreto, lo ha fatto per proteggere i suoi figli, i figli di Paolo, quei figli che Paolo non carezzava più nei giorni che precedettero il suo assassinio perché sperava di far così sentire meno loro il terribile peso della sua assenza, della sua morte. Forse sarà stata anche impaurita, minacciata da questi criminali travestiti da servitori dello Stato, forse le avranno fatto temere, con un ricatto infame, di poterle colpire, dopo il marito, anche i figli, i nipoti. E poi a quale giudice degno di questo nome avrebbe dovuto rivelare il suo segreto?

Forse a quegli altri, vestiti, o meglio travestiti, della stessa toga di suo marito, ma che stavano avallando un depistaggio volto ad allontanare le indagini dai veri responsabili di quella strage? I responsabili materiali, i responsabili morali e forse anche i mandanti occulti, quei nomi che in fascicoli processuali purtroppo archiviati sono coperti da sigle.
Sigle o lettere dell’alfabeto greco che forse è meglio usare al posto dei loro nomi per non trovare ribrezzo nel pronunciarli.

Firma: Salvatore Borsellino

Fonte: 19luglio1992

Per Salvatore (fonte: 19luglio1992)

Sentenza Dell’Utri… (fonte: Fatto Quotidiano)

Violante: “Il reato di concorso… ” (fonte: La Stampa)

Concorso esterno e frequentazioni mafiose (fonte: Liberainformazione)

 

 

Csm: inopportuna la presenza di Ingroia al congresso del Pdci. Possibili ripercussioni sulla carriera.

RomaLa partecipazione del magistrato Antonio Ingroia al congresso dei Comunisti italiani è da considerarsi “inopportuna”, ma considerando il fatto che si è trattato di un “episodio isolato” il fascicolo è archiviato e non ci saranno conseguenze disciplinari. E’ questa la decisione assunta dal plenum del Csm che ha fatto sua la relazione approvata in Prima commissione. Ad ogni modo questa decisione penalizza il curriculum del Procuratore aggiunto di Palermo e non è da escludere che tutto ciò possa pesare sull’assegnazione futura di eventuali incarichi direttivi. La relazione è stata approvata con 16 voti a favore, 6 quelli contrari (link).

Scandalo Csm sul caso Ingroia… (fonte: AntimafiaDuemila)

 

Giustizia: Ingroia a congresso del Pdci, Csm verso l’archiviazione

E’ stata “inopportuna” la partecipazione del magistrato Antonio Ingroia al congresso dei Comunisti Italiani, che si è svolto lo scorso ottobre. Ma, poiché si è trattato di un “fatto episodico”, il caso va archiviato. E’ la richiesta formulata dalla prima commissione del Consiglio Superiore della Magistratura, che a maggioranza però ha disposto l’invio degli atti ad un’altra Commissione, la Quarta, che si occupa delle valutazioni sulla professionalità dei magistrati.

Roma – E’ stata “inopportuna” la partecipazione del magistrato Antonio Ingroia al congresso dei Comunisti Italiani, che si è svolto lo scorso ottobre. Ma, poiché si è trattato di un “fatto episodico”,  il caso va archiviato. E’ la richiesta formulata dalla prima commissione del Consiglio Superiore della Magistratura, che a maggioranza però ha disposto l’invio degli atti ad un’altra Commissione, la Quarta, che si occupa delle valutazioni sulla professionalità dei magistrati. La proposta è stata votata da tre componenti della commissione, il laico per il Pdl Nicolò Zanon, quello del Pd Guido Calvi e il togato indipendente Paolo Corder. Hanno votato contro i due consiglieri di Magistratura democratica, Vittorio Borraccetti e Roberto Rossi, e si è astenuto Riccardo Fuzio, di Unicost. Al congresso del Pdci, il Procuratore aggiunto di Palermo si era definito «non del tutto parziale, anzi partigiano della Costituzione». Un’uscita che provocò non poche polemiche, soprattutto da parte dei politici del Pdl. Ma, anche l’Associazione nazionale magistrati prese le distanze dal magistrato palermitano affermando per bocca del segretario Giuseppe Cascini che proprio i magistrati più esposti  «dovrebbero avere particolare prudenza nell’esprimere valutazioni di carattere generale sulla politica del Paese». Secondo la commissione del Csm, il diritto insopprimibile a esprimersi anche criticamente in pubblico va coniugato con lo status di magistrato, che impone un onere di sobrietà e compostezza più elevato di quello richiesto a un comune cittadino. Comunque, considerando che si tratta di un “fatto episodico”, non ci sono gli estremi per ipotizzare un’incompatibilità di Ingroia con le sue funzioni di pubblico ministero. Ad ogni modo, il caso merita comunque l’attenzione della Quarta Commissione, che – nel caso il plenum accogliesse la richiesta –  dovrà valutare se inserire, al termine di una procedura garantita, gli atti di questo procedimento nel fascicolo personale del pm di Palermo, con il risultato che se ne dovrà tener conto quando Ingroia sarà sottoposto alle periodiche valutazioni sulla professionalità alle quali ora è legata la carriera dei magistrati (link).

Marcello Dell’Utri interrogato sulla scomparsa del giornalista De Mauro. L’intreccio con le morti di Enrico Mattei e Pier Paolo Pasolini

La scomparsa del cronista, la morte di Mattei e l’omicidio Pasolini potrebbero essere collegate; nella parte mancante dell’ultimo romanzo dell’intellettuale la possibile risoluzione del giallo.

Roma – Le indagini sulla scomparsa del giornalista Mauro De Mauro potrebbero avere un nuovo, inaspettato impulso. Una spinta investigativa che incrocerebbe anche le inchieste su altri due grandi misteri italiani: la morte di Enrico Mattei, precipitato nei cieli di Bascapè il 27 ottobre 1962, e il pestaggio letale di Pier Paolo Pasolini, il 2 novembre 1975 a Ostia.

Il procuratore aggiunto della Dda Antonio Ingroia e il sostituto Sergio Demontis, che dal 2005 indagano sulla morte del cronista de L’Ora, hanno sentito il senatore del Pdl Marcello Dell’Utri, che nel 2010 aveva dichiarato di essere in condizione di ritrovare il capitolo scomparso di Petrolio, il libro incompiuto di Pasolini. Il capitolo s’intitolava Lampi sull’Eni e sarebbe la chiave di volta del romanzo a cui l’intellettuale stava alacremente lavorando prima di essere massacrato sul lungomare di Ostia

Il giudice Ingroia: “Sono un partigiano della Costituzione”. Attacchi dal Pdl

L’intervento del magistrato al congresso del Pdci: “Fra chi difende la Carta e chi ogni giorno cerca di violarla, violentarla, stravolgerla, so da che parte stare”.

Roma – Il sostituto procuratore della Repubblica di Palermo Antonio Ingroia è intervenuto al congresso dei Comunisti italiani: “Fra chi difende la Carta e chi ogni giorno cerca di violarla, violentarla, stravolgerla, so da che parte stare”. 

”Un magistrato deve essere imparziale – ha detto Ingroia – quando esercita le sue funzioni -e non sempre certa magistratura che frequenta troppo certi salotti e certe stanze del potere lo è – ma io confesso non mi sento del tutto imparziale, anzi, mi sento partigiano. Partigiano non solo perché sono socio onorario dell’Anpi, ma sopratutto perché sono un partigiano della Costituzione”. L’intervento di Ingroia è stato fortemente criticato da vari esponenti politici del centrodestra.

Antonio Ingroia: “Chiedo il diritto di replica per gli attacchi che spesso subiamo”

Firenze Dopo gli attacchi successivi al suo intervento alla manifestazione “A difesa della Costituzione”, il Procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia ha rilasciato al Comitato a difesa della Costituzione questa dichiarazione: «Rivendico il diritto alla libertà di espressione di un magistrato: quando poi si tratta di riforme che riguardano la giustizia quel diritto diventa un dovere. Mancherei a questo dovere se tacessi. Mi piacerebbe che io, come altri miei colleghi messi nel mirino solo perché esprimiamo opinioni, potessimo avere un diritto di replica agli attacchi che spesso riceviamo da alcune reti televisive».

Fonte: Articolo 21

19 luglio 2010: Le agende rosse torneranno a Palermo per invocare giustizia

Tre giorni (dal 17 al 19 luglio) di incontri, dibattiti per onorare il giudice Paolo Borsellino e gli uomini della scorta ( Emanuela Loi – prima donna a far parte di una scorta e a cadere in servizio -, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Cosina e Claudio Traina), che persero la vita nella strage di via D’Amelio.

FirenzeTre giorni di incontri, dibattiti per onorare il giudice Paolo Borsellino e gli uomini della scorta ( Emanuela Loi – prima donna a far parte di una scorta e a cadere in servizio -, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Cosina e Claudio Traina), servitori di uno Stato dove nella storia del nostro Paese spesso si è mostrato debole e incapace di difendere i valori della legalità e della giustizia. Tre giorni all’insegna del popolo delle “Agende rosse”, della ” Scorta civica” e della società civile che, a 18 anni dalla strage di via D’Amelio, invocano verità e giustizia. Pubblichiamo il programma, reso noto dalla redazione www.19luglio1992.com dove potete trovare ulteriori informazioni, approfondimenti e suggerimenti per il viaggio e il pernottamento a Palermo. Potete guardare inoltre un video promozionale dei tre giorni di manifestazione a Palermo.

Sabato 17 luglio 2010Ore 9.00 – piazza Vittorio Emanuele: “Presido Scorta Civica“.

Ore 10.00 – piazza Vittorio Emanuele (Aula Magna Palazzo di Giustizia):  commemorazione di Paolo Borsellino a cura della sezione palermitana dell’Anm.

Ore 20.30 – Facoltà di Giurisprudenza (via Maqueda n°172): AntimafiaDuemila organizza il dibattito “Sistemi criminali. Quanto sono “deviati” gli apparati dello Stato?”.
Intervengono: Salvatore Borsellino, Antonio Ingroia, Roberto Scarpinato, Antonino Di Matteo, Alfonso Sabella, Giorgio Bongiovanni, Sandra Rizza e Giuseppe Lo Bianco. Modera Anna Petrozzi.

Domenica 18 luglio 2010. Ore 8.00 –  via D’Amelio:  partenza della “Marcia delle agende rosse” verso Castello Utveggio.

Ore 20.00 – Ex cinema Edison, traversa di Corso Tukory (zona Ballarò): proiezione del Dvd “19 luglio 1992: una Strage di Stato” a cura della redazione di www.19luglio1992.com.
A seguire dibattito con Antonio Ingroia, Marco Travaglio, Nicola Biondo, Gioacchino Genchi e Salvatore Borsellino.

Lunedì 19 luglio 2010. Ore 8.00 –  via D’Amelio: “Presidio Agende Rosse” fino alle ore 16.40 con iniziative della cittadinanza e della società civile.

Ore 16.55 – minuto di silenzio. Marilena Monti recita “GIUDICE PAOLO“.

Ore 18.00 – Corteo da via D’Amelio all’albero Falcone (via Emanuele Notarbartolo).

 

Ingroia: “Minzolini ha stravolto il mio pensiero”.

Il giorno dopo l’editoriale di Augusto Minzolini, direttore del Tg1, arrivano le precisazioni di Antonio Ingroia, allievo di Giovanni Falcone, di Paolo Borsellino ed oggi Procuratore aggiunto di Palermo.

Firenze All’indomani dell’editoriale di Augusto Minzolini che ha chiamato in causa Antonio Ingroia, allievo di Paolo Borsellino e Giovanni Falcone, il quotidiano on-line Articolo 21, in esclusiva, ha raccolto le precisazioni del procuratore aggiunto di Palermo. Ecco la domanda. 

Procuratore Ingroia, contento di essere citato da un’editoriale del Tg1?

<<Certamente no, quando il mio pensiero viene stravolto al punto di attribuirmi un programma politico, mentre le mie dichiarazioni erano semplicemente un richiamo ai principi fondamentali scritti nella carta costituzionale. Non mi sento schierato da nessuna parte se non con i padri costituenti e con i cittadini che pretendono verità e giustizia>>.

A seguire le dichiarazioni congiunte del portavoce di Articolo 21 Giuseppe Giulietti e del giornalista Federico Orlando.

<<A che ora – affermano Giuseppe Giulietti e Federico Orlando – e in quale edizione del tg1 (e la Rai nel suo complesso) garantirà il diritto di replica al giudice Ingroia e ai suoi colleghi pesantemente oltraggiati da Minzolini? Sino a quando le autorità di garanzia potranno girarsi dall’altra parte? L’editoriale di ieri è solo il preannuncio di una offensiva contro la Costituzione e contro i poteri di controllo. Forse è davvero giunto il momento di promuovere una grande iniziativa che metta insieme senza distinzioni di parte o di partito quanti hanno ancora a cuore la Carta costituzionale>>.

Fonte: Articolo 21.

Il procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia è intervenuto a “24 Mattino” su Radio 24.

Il video dell’editoriale di Augusto Minzolini.

Il comitato di redazione del Tg1 ha preso le distanze dall’editoriale di Minzolini. 

Il pensiero di Paolo Garimberti, presidente Rai, e di Sergio Zavoli, presidente della commissione parlamentare di Vigilanza.