Processo Thyssen, la difesa attacca gli operai: “Imprudenti”

“I lavoratori si accorsero in ritardo dell’incendio che venne sottostimato”. Lo ha detto uno dei legali degli imputati. Per protesta i familiari escono dall’aula

Torino – All’udienza odierna del processo d’appello per il caso Thyssen ha fatto scalpore l’affermazione dell’avvocato Francesco Dassano, legale di Cosimo Cafueri, responsabile della sicurezza aziendale condannato a 13 anni e mezzo in primo grado. Il legale ha sostenuto che da parte degli operai ci fu “imprudenza, perché quando sono intervenuti per spegnere l’incendio le fiamme ormai erano alte e l’incendio di palese gravità. Chiedo che di questa imprudenza si tenga conto nella valutazione della gravità del reato”.

L’affermazione ha fatto scattare l’ira dei familiari delle sette vittime del rogo nell’acciaieria, oltre che dell’onorevole Antonio Boccuzzi, unico sopravvissuto. Per protesta hanno lasciato l’aula.

Lavoro, 100 deputati chiedono una Procura nazionale sugli infortuni

Tra i primi firmatari Antonio Boccuzzi e Beppe Giulietti

Roma – “Sono circa 100 i parlamentari, di tutti gli schieramenti, primi firmatari Antonio Boccuzzi e Giuseppe Giulietti, di un’interrogazione indirizzata al ministro della Giustizia a sostegno delle proposta avanzate dal procuratore Guariniello, di una Procura nazionale sugli infortuni e sulla sicurezza sul lavoro, la creazione di nuclei specializzati di magistrati ed investigatori che sanno come lavorare ed intervenire appena accade un infortunio, delle task force organizzate che abbiano rapporti con tecnici universitari competenti”. Lo scrive Articolo21 in una nota.

“Al merito di Guariniello e del suo pool – affermano Boccuzzi e Giulietti – non può corrispondere la beffa che sancisce proprio il loro scioglimento in prossimità dei due grandi processi sulla sicurezza sul lavoro che si stanno celebrando a Torino; per questo motivo abbiamo inteso interpellare il ministro della Giustizia e il ministro del lavoro: perché si possa dare corso al più presto ad una proposta che non è solo una proposta di buon senso, ma anche di civiltà”.

Thyssen, tre anni fa la tragedia che non è dovuta alla fatalità, al caso

Tre anni fa il rogo alla Thyssenkrupp dove persero la vita sette operai. I loro nomi: Antonio Schiavone, Roberto Scola, Angelo Laurino, Bruno Santino, Rocco Marzo, Rosario Rodinò, Giuseppe Masi.

Firenze – Attorno all’una di notte del 6 dicembre 2007 si sviluppa un incendio nella linea 5 della Thyssenkrupp. In pochi secondi le fiamme si diffondono dappertutto, simile ad un’onda anomala (alta 9, 10 metri) – racconterà Antonio Boccuzzi, unico superstite della squadra, e altri testimoni -, investendo gli operai presenti per il turno notturno. Il primo a morire è Antonio Schiavone, l’ultimo Giuseppe Demasi che morirà 24 giorni dopo. Il suo cuore cessa di battere il 30 dicembre. Insieme a loro, non avranno più il piacere di abbracciare i propri cari Roberto Scola, Angelo Laurino, Bruno Santino, Rocco Marzo e Rosario Rodinò. Un giorno che cambia il volto di una città, Torino, roccaforte un tempo della classe operaia. Un giorno che cambierà per sempre le esistenze dei familiari, di Antonio Boccuzzi e dei colleghi. Nulla è più come prima. In loro vi è il dolore, attenuato forse soltanto un po’ e a momenti dai ricordi di quei periodi vissuti assieme a coloro che da tre anni non ci sono più. In loro vi è anche un forte senso di dignità, ostentata durante tutte le udienze di un processo avviato il 1° luglio 2008. Sei gli imputati, a vario titolo, chiamati a rispondere della tragedia. Il reato più grave pesa sulle spalle dell’amminisratore delegato Harald Espenhahn, accusato di omicidio volontario con dolo eventuale. Un’ipotesi di reato mai imputata ad un alto dirigente di azienda per morti sul lavoro. Gli altri cinque (Gerald Prigneitz, Marco Pucci, Giuseppe Salerno, Daniele Moroni e Cosimo Cafueri) invece sono accusati di omicidio colposo con colpa cosciente. I familiari si affidano alla giustizia nel tentativo un domani di convivere con ferite un pochino meno profonde. Il processo è arrivato alla fase della requisitoria, poi la parola passerà alle parti civili. E’ dovere etico ricordare quella tragica notte, i nomi di chi non è più fra noi. Ed è altrettanto doveroso tenere alta l’attenzione sui trenta lavoratori ancora in forza allo stabilimento di Corso Regina. Alla fine del 2010 scadrà per loro la cassaintegrazione e se nulla sarà fatto, per le trenta tute blu della Thyssen all’orizzonte non ci sarà altro che la mobilità. Sindacati e istituzioni (Comune, Provincia e Regione) hanno un motivo in più per onorare la memoria: non disperdere il potenziale umano e professionale di coloro che nella notte del 6 dicembre hanno avuto la fortuna di scampare ad una tragedia che non è dovura alla fatalità, al caso.

Thyssen, caschetti gialli… (La Repubblica, firma di Diego Longhin)

Thyssenkrupp per non dimenticare… (La Stampa, firma di Rafhael Zanotti)

 

 

Morto operaio alla Thyssen di Terni. Nuova udienza a Torino.

Un nuovo incidente alla ThyssenKrupp. Questa volta negli stabilimenti di Terni dove oggi è morto un operaio di 31 anni. Intanto, a Torino è ripreso il processo per il rogo che due anni fa provocò la morte di sette operai. Sono stati ascoltati i testimoni della difesa.

Terni Un’altra famiglia in lacrime, distrutta dal dolore. Teatro della tragedia, ancora una volta, l’ambiente di lavoro. A distanza di due anni dal rogo alla Thyssen, un nuovo incidente è avvenuto oggi nella multinazionale dell’acciaio. Questa volta nel centro movimento acidi della Thyssenkrupp di Terni dove è morto un giovane lavoratore. Si chiamava Diego Bianchina, aveva 31 anni, e avrebbe perso la vita dopo aver inalato vapori di acido cloridrico. Con lui c’erano altri due operai che, nel tentativo di soccorrere il loro collega, si sono sentiti male. Le loro condizioni per fortuna non sarebbero gravi. La vittima era addetto ai “servizi ausiliari” della Tk-Ast. L’ incidente è avvenuto intorno a mezzogiorno nella zona “emulsione acidi” davanti l’area del reparto Pix 2. Subito soccorso, è stato trasportato in ospedale ma al suo arrivo i medici non hanno potuto che constatarne la morte. La magistratura ha aperto un’inchiesta e disposto l’autopsia. Dure le reazioni da parte della Fiom Cgil. Intanto, a Torino era in corso una nuova udienza per il processo al rogo della Thyssen. Sono stati ascoltati alcuni testimoni, presentati dalla difesa. Fra questi uno dei medici dell’azienda, Nizai Mansour, che si è soffermato sul rispetto della sicurezza da parte dell’azienda e sulle periodiche visite effettuate dai lavoratori. Presente all’udienza anche Antonio Boccuzzi, l’operaio sopravvissuto al rogo ed attualmente deputato del partito democratico. A conclusione dell’udienza, il parlamentare ha così commentato l’incidente mortale avvenuto nell’azienda umbra. «Nonostante il protocollo di sicurezza a Terni si continua a morire» (link)

Thyssen, la rabbia dei parenti: “Non uccideteci una seconda volta”.

Torino –  Fra l’amarezza dei parenti delle vittime, è ripreso stamani il processo per il rogo alla Thyssen che il 6 dicembre 2007 costò la vita a sette operai. Il malumore dei parenti è frutto del progetto di riforma del testo unico sulla sicurezza sul lavoro che, a detta della Fiom Cgil, potrebbe sottrarre gli imputati dalle loro eventuali responsabilità. In aula una donna ha esposto un piccolo cartello con i volti degli operai morti e con la scritta «non uccideteci una seconda volta». Gli stessi familiari hanno scritto una lettera al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, da oggi in visita nel capoluogo piemontese. La lettera è stata consegnata al Capo dello Stato tramite Antonio Boccuzzi, sopravvissuto alla tragedia e attualmente deputato Pd. All’indomani della denuncia, formulata dai vertici della Fiom Cgil e già apostrofata come norma salva manager, i parenti delle vittime si sono rivolti al Presidente Napolitano invocando il Capo dello Stato ad intervenire affinché una eventuale modifica dell’attuale legge non comporti un ostacolo al processo in corso a Torino e a tutti gli altri processi in atto sulle morti sul lavoro. Il Presidente Napolitano si è fatto immediatamente sentire assicurando ai familiari la sua costante attenzione. Sulla vicenda è intervenuto lo stesso ministro del welfare Maurizio Sacconi che ha precisato che il progetto di riforma non tocca in nessun modo quanto avvenuto alla Thyssen. Veniamo al processo. Dopo il controesame dei periti sulle possibili cause dell’incendio che si sviluppò alla linea 5,  è stato ascoltato Roberto Beltrame, responsabile degli operativi di manutenzione alla Thyssen. «In caso di incendio – ha dichiarato il teste – si sarebbe dovuto schiacciare il pulsante di emergenza. Purtroppo c’era la brutta abitudine di fermare soltanto la sezione di entrata del nastro, di spegnere gli incendi con gli estintori, per poi fare ripartire il nastro». Poi, Beltrami ha aggiunto: «non c’erano istruzioni o procedure su quando e come usare il pulsante di emergenza». Il processo è stato aggiornato al 28 aprile. (link)

Thyssen: in aula Boccuzzi conferma che gli operai sapevano in anticipo delle visite di controllo.

Nuova udienza per il rogo alla Thyssen. Ascoltati quattro operai, fra cui Antonio Boccuzzi, unico superstite di quella tragica notte.

Torino –  Il processo per il rogo alla Thyssen è ripreso stamani col contro interrogatorio ad Antonio Boccuzzi, l’operaio sopravvissuto, da parte della difesa. Boccuzzi, oggi deputato del partito democratico, ha risposto alle domande dei difensori, ad iniziare da quelle dell’avvocato Maurizio Anglesio, legale dell’ex responsabile della sicurezza dell’impianto Cosimo Cafueri. <<Con Cafueri – ha ricordato Boccuzzi –  mi confrontavo spesso su varie problematiche che lui, nel limite delle sue possibilità e dei fondi disponibili, risolveva immediatamente>>. <<Lui – ha ribadito Boccuzzi parlando di Cosimo Cafueri –  quando aveva la possibilità di farlo ha sempre tentato di risolvere i problemi. Ma era visibilmente preoccupato quando fu annunciata la chiusura, forse perchè vedeva difficoltà per la sicurezza. Diceva che la cosa più importante per noi era non farsi male, me lo disse fin dal mio primo giorno di lavoro>>. In tema di visite di controllo  l’ex operaio della Thyssen ha spiegato, confermando quanto già emerso dalle testimonianze di altri operai, che ad avvisare delle ispezioni era proprio il responsabile della sicurezza. <<In genere ci veniva detto da Cafueri – ha spiegato Boccuzzi-  anche se non c’era una comunicazione regolare. Lo diceva quando lo incontravi oppure lo sapevamo anche dai capiturno che poi ci dicevano che doveva essere tutto pulito e allora veniva fatta una vera e propria pulizia>>. Boccuzzi ha parlato anche delle riunioni sulla sicurezza. <<Prima dell’annuncio della chiusura venivano fatte regolarmente, fuori turno e fatte bene – ha ammesso Boccuzzi –  Poi, dopo l’annuncio, a mio avviso venivano fatte in modo non idoneo, durante il turno e quindi non tutti avevano la possibilità di parteciparvi>>. Nel corso dell’udienza sono stati ascoltati anche gli operai Roberto Di Fiore, Mauro Contin e Paolo Regis, in servizio la notte della tragedia. La prossima udienza si svolgerà mercoledì prossimo, 11 marzo.

Thyssen: la drammatica testimonianza di Boccuzzi, l’operaio superstite.

Drammatica testimonianza di Antonio Boccuzzi, l’operaio superstite, alla ripresa del processo per il rogo alla Thyssen. Ha ripercorso attimo dopo attimo queti terribili momenti dove davanti ai suoi occhi persero la vita alcuni dei suoi colleghi. Boccuzzi, oggi deputato del partito democratico, uscì dallo stabilimento con gravi ustioni al volto.

TorinoAncora una drammatica testimonianza alla ripresa del processo per il rogo alla Thyssen del 6 dicembre 2006. In aula a ripercorrere quei terribili momenti c’è Antonio Boccuzzi, l’operaio sopravvissuto ed oggi deputato per il partito democratico. Toccanti i passaggi del suo racconto. <<All’inizio – racconta Boccuzzi – si trattava di un incendio piccolo che si sviluppava proprio sotto la macchina spianatrice, sul pavimento che, come accadeva normalmente, era intriso di olio.  Provai a usare il mio estintore ma era praticamente vuoto>>. <<A questo punto – continua Boccuzzi – l’incendio raggiunse la carpenteria e io, insieme a Angelo Laurino e Bruno Santino, andai  a recuperare una manichetta per spegnere il fuoco. In quel momento ci fu un’esplosione sorda, un boato simile al rumore che fa una caldaia a gas quando si accende. Le fiamme a quel punto diventarono enormi: sembravano una grossa mano di fuoco, un’onda anomala che investì i ragazzi>>.  La voce del Boccuzzi è interrotta dall’emozione nel ricordare quei tragici momenti dove persero la vita i suoi compagni. <<Il calore – prosegue Boccuzzi – era insopportabile e il mio orecchio stava iniziando a “sciogliersi”. Provai a digitare il 9 per chiamare i soccorsi ma il telefono non funzionava. Fu a quel punto che vidi Roberto Scola uscire dalle fiamme. Lo riconobbi soltanto dal modo in cui si muoveva: lui mi chiamava. Quando cadde aveva indosso solo brandelli di vestiti e gli erano rimasti pochi capelli. Ricordo che cercando di spegnere le fiamme sul suo corpo non riuscii a spegnerle sulle scarpe che erano intrise di olio. Non dimenticherò mai le piaghe sul suo corpo>>. Boccuzzi ha poi ricordato di aver preso una bicicletta per andare ad avvisare gli altri colleghi dello stabilimento urlando “venite sono tutti morti” affinché si capisse la gravità della situazione. Il processo in mattinata si era aperto con la deposizione dell’ingegnere Diego Cavallero, consulente della Procura, che ha fornito oggi due nuove traduzioni. Non sono mancati nemmeno attimi di tensione. Durante la pausa, uno degli imputati Raffaele Salerno è stato apostrofato da un ragazzo. Gli avvocati della difesa hanno denunciato l’accaduto alla ripresa del processo e la presidente della Corte Maria Iannibelli  ha invitato <<a evitare queste situazioni>> perchè <<il mio compito – ha detto la presidente della Corte Iannibelli – è garantire un processo sereno>>.  Il processo è stato aggiornato al 5 marzo.