Festa della Liberazione, l’appello dell’Anpi

Firenze – Il 25 aprile cade quest’anno in un complesso di vicende europee che riporta l’orologio della storia in un tempo dove la civiltà e le pratiche democratiche erano pesantemente oscurate. Una profonda crisi economica da cui si riesce con difficoltà a vedere una via d’uscita, il proliferare di movimenti di chiara marca neonazista e neofascista che arrivano fin dentro i governi, e il panorama drammatico di decine di migliaia di immigrati in fuga da guerre e disperazione che ricevono come risposta dalla politica e dalle istituzioni quasi esclusivamente muri e abbandono, devono far riflettere tutti sull’inquietante e gravissima china che sta prendendo il vivere civile. Non è questa la società che sognavano i combattenti per la libertà. Non è questo il futuro cui aspiravano, deprivato di coscienza, senso di responsabilità, solidarietà.

Auspichiamo un 25 aprile di piena e robusta memoria. Una Festa che rimetta al centro dei ragionamenti e dei comportamenti politici e sociali preziosi e decisivi “comandamenti”: antifascismo, Resistenza e Costituzione. Una Festa che ricordi con forza i 70 anni della Repubblica e del voto alle donne, i primi importantissimi passi della rinascita democratica del Paese. Auspichiamo iniziative larghe, che coinvolgano tante italiane e italiani, Comuni, partiti, sindacati, associazioni. Una giornata come una stagione di impegno e profonda, viva Liberazione. Una giornata che dal giorno successivo inneschi un cammino collettivo, sguardi e azioni solidali e responsabili. Un mondo migliore si costruisce insieme. L’Anpi è in campo. Con lo spirito e la determinazione dei suoi ispiratori: le partigiane e i partigiani.

Fonte: Anpi

Milano, il programma della manifestazione nazionale

Bella Ciao, la canzone della libertà

25 aprile, i dieci luoghi della Resistenza dove cantare Bella Ciao

25 aprile, dallo schiaffo di Toscanini alla fuga di Stravinsky e Weill

Prato: Una mostra sul 25 aprile sugli anni ’50

Prato, Museo della Deportazione e Resistenza

Gattatico, Istituto Cervi

Quella Germania che onora i criminali

Firenze – Sostengo da tempo che ci sono due Germanie, per quanto riguarda il passato e, in particolare, le stragi commesse in Italia dal 1943 al 1945. Ce n’è una ufficiale, che va dal Ministro degli Esteri, al Parlamento, all’Ambasciata tedesca a Roma, e più volte è stata rappresentata anche dai Presidenti della Repubblica e del Parlamento. E ce n’è un’altra, spero minoritaria, che non vuole fare i conti col passato, non vuole assumere responsabilità e addirittura le ignora, e spesso dimostra una totale insensibilità, tanto più paradossale ove la si confronti con la posizione che ho considerato, e considero, più diffusa a livello “ufficiale”.

Questa è l’area di qualche negazionista, di qualche Tribunale che assolve per fatti per i quali in Italia ci sono state condanne, e magari assume anche un atteggiamento sprezzante nei confronti della nostra giustizia. Forse sarebbe giusto parlare di una “terza” Germania, più nascosta e silenziosa, che peraltro conta, eccome, ed a stretto rigore dovrebbe collocarsi nel primo contesto suindicato, accanto a quelle istituzioni che “ragionano”. Mi riferisco al fatto che nessuna sentenza italiana che riguardasse le stragi e in cui ci fossero state condanne definitive, è stata mai eseguita in Germania, con un silenzio, di fatto, alle richieste ed alle insistenze della nostra Magistratura, che davvero impressiona. In questi giorni si è conosciuto un caso che dimostra appieno la contraddizione di cui ho parlato: è giunta notizia che il Comune di Engelbrand, ha consegnato una medaglia a Wilhelm Kusterer, per meriti acquisiti nel suo Comune, “dimenticando” che il suddetto è stato condannato in via definitiva, in Italia, a due ergastoli per le stragi naziste di San Terenzo Monti, Vinca e Marzabotto-Montesole, per un totale di 1150 vittime. Giustamente, la comunità di Marzabotto è insorta ed ha chiesto un intervento alla Cancelliera Merkel ed all’Ambasciata tedesca a Roma, per eliminare questa inqualificabile vergogna. Noi siamo d’accordo, ovviamente, ed esprimiamo la solidarietà di tutta l’Anpi ai cittadini ed alle cittadine delle località più direttamente interessate, unendoci al loro appello.

Questa è l’occasione anche per sottolineare il fatto che in questo caso c’è la presenza delle due Germanie “peggiori”, quella dell’insensibilità e quella del rifiuto di dare esecuzione alle sentenze, con atti deliberati, convinti e che proseguono nel tempo. Dopo di che, continuare a parlare di due Paesi ”amici”, di tentativi di costruire una memoria “comune”, sembra addirittura paradossale, perché non è accettabile che le buone intenzioni di gran parte delle istituzioni più rilevanti vengano contraddette, e in qualche modo smentite, da alcune Magistrature o da quel Borgomastro, o altri che, continuano a non fare i conti con un terribile passato. Non ci dicano, per favore, che la medaglia è stata conferita a Kusterer, non per il suo passato militare (e ci mancherebbe!), ma per il suo presente di cittadino perbene. Sappiamo benissimo che molti assassini e criminali di guerra sono tornati alle loro case come se nulla fosse e che magari sono persone di buone letture e appassionate di buona musica. Questo, semmai, aggrava e peggiora la loro responsabilità, perché abbiamo avuto la prova di come il “perbenismo” si sia potuto trasformare nella bestialità e nell’orrore di aguzzini e assassini. Che vivano la loro vita, con la nostra segreta speranza che in qualche notte affiori se non altro un accenno di rimorso; ma che almeno non ricevano medaglie ed onori. E la smettano, certi organismi giudiziari della Germania, di ignorare le sentenze dei Paesi “amici”.

Firma: Carlo Smuraglia (presidente Anpi)

Fonte: Anpi

Milano, Aned e Anpi: “No a Franco Servello al Famedio”. Le due associazioni non parteciperanno alla cerimonia del 2 novembre.

Milano L’Anpi e l’Aned non parteciperanno alla cerimonia che si tiene il 2 novembre al Cimitero Monumentale di Milano per protesta contro l’iscrizione di Franco Servello al Famedio. L’inserimento del parlamentare (dal 1954 al 2006) prima del Movimento sociale italiano e poi di Alleanza Nazionale nell’edificio destinato alla sepoltura e alla memoria di personaggi illustri legati a Milano, era stato deciso all’unanimità da una commissione consiliare di Palazzo Marino.  «L’esponente missino – spiegano con una nota congiunta l’associazione partigiani e quella degli ex deportati – non ha mai rinnegato il suo passato e le sue nostalgie fasciste e fu tra gli organizzatori, con altri esponenti dell’Msi, della manifestazione neofascista del 12 aprile 1973, vietata dalla questura di Milano, nel corso della quale per gli incidenti provocati dai neofascisti venne ucciso Antonio Marino, guardia di pubblica sicurezza, insignito il 5 maggio del 2009 dalla presidenza della Repubblica della medaglia d’Oro al merito civile». «Poco importa – si legge nella nota – se gli organizzatori della manifestazione furono assolti dalla magistratura. La responsabilità politica degli incidenti ricade tutta sui promotori. Consideriamo l’iscrizione di Servello gravemente contraddittoria con la dichiarata sensibilità espressa dall’amministrazione comunale che, tra le priorità inserite nel suo programma di governo, ha posto il valore dell’antifascismo». 

«Servello è stato un fascista durante il Ventennio e in tutta la sua lunga vita politica postbellica non ha mai rinnegato i suoi ideali – precisa ha commentat l’Aned – Accoglierlo nel Famedio suona come una offesa a Milano che è città Medaglia d’oro alla Resistenza. La nostra associazione fa appello al sindaco Giuliano Pisapia e a tutte le forze politiche democratiche e antifasciste presenti in Consiglio comunale perché venga revocata una decisione che turba e indigna». E’ intervenuto sulla vicenda anche il presidente dell’Anpi, Carlo Smuraglia, che ha lanciato un inquietante interrogativo. «Come è possibile che nessuno nell’amministrazione comunale, né il sindaco, né la giunta, si sia opposto o abbia protestato? Questo è il vero dramma di questo Paese, che possano accadere cose del genere in una città democratica e non ci sia una reazione».

Anpi, presidente Smuraglia: “Ghigliottina” inammissibile per leggi di modifica costituzionale

Firenze Non posso assolutamente tacere di fronte al fatto che al Senato si sia deciso di imporre la cosiddetta “ghigliottina” sulla discussione in atto sulla riforma del Senato, fissando il voto conclusivo, quale che sia lo stato dei lavori a quel momento, all’8 agosto. È un fatto che considero molto grave (non ho tempo né modo di concordare queste dichiarazioni con la Segreteria e quindi me ne assumo la personale responsabilità), che dimostra ancora una volta che non si è compreso che la Costituzione e le norme che tendono a modificarla non sono leggi come le altre, ma fanno parte di quel complesso normativo che è la base di tutto il sistema e della stessa convivenza civile.

Se la Costituzione impone maggioranze molto qualificate per l’approvazione delle modifiche, se vuole due letture consecutive da parte di ogni Camera, se prevede che tra la prima e la seconda lettura ci deve essere uno spazio “di riflessione” di tre mesi, questo significa che si vuole una discussione approfondita, su tutti i temi, che ciascuno possa riflettere, decidere, votare (anche secondo coscienza), che vi sia dibattito, confronto e meditazione. Non è concepibile imporre, in questo contesto, una “tagliola”, fissare dei tempi stretti e inderogabili per l’approvazione. Altrimenti, sarebbe vanificato proprio lo sforzo del legislatore costituente di fissare quella serie di regole che ho indicato prima.

La “ghigliottina” è strumento delicato ed eccezionale per qualsiasi legge; ma, a mio parere, è addirittura improponibile ed inammissibile per leggi di modifica costituzionale.
Si obietta che ci sono moltissimi emendamenti e c’è chi fa l’ostruzionismo. La risposta è facile: nella prassi parlamentare sono notissimi anche gli strumenti più volte adottati, nel tempo, per contrastarlo; ma sono strumenti tipicamente collegati ad una prassi “ordinaria”, totalmente diversi dalla ghigliottina, che è – e resta – strumento eccezionalissimo e in ogni caso mai applicabile alle modifiche costituzionali. Perché, dunque, ricorrere proprio allo strumento peggiore e inammissibile (nel caso specifico), in una materia così delicata?

Davvero, gli spazi della democrazia, in questo modo, si riducono ancora una volta, tanto più che stiamo parlando di un provvedimento di riforma costituzionale che, inusualmente per questa materia, proviene dal governo e di una data che per primo ha fissato il Presidente del Consiglio, dunque di un passivo adeguamento almeno di alcuni gruppi parlamentari alla volontà dell’esecutivo.
Tutto questo non va bene, non è assolutamente accettabile e delinea prospettive, per il futuro, quanto mai preoccupanti.

Firma: Carlo Smuraglia

Addio al partigiano Lino Michelini

E’ morto il partigiano Lino Michelini, nome di battaglia William.

Bologna E’ morto all’età di 91 anni, Lino Michelini, nome di battaglia William, partigiano e presidente dell’Anpi di Bologna. Michelini, capitano partigiano, prese parte alla liberazione di alcuni detenuti a San Giovanni in Monte e alla battaglia di Porta Lame, il 7 novembre del 1944, e nel giorno dei suoi funerali, il 10 luglio, celebrati in forma privata, Bologna proclamerà il lutto cittadino. Medaglia d’argento al valore militare, fu, come ricorda il sindaco Virginio Merola, «uno dei più grandi protagonisti della Resistenza del nostro territorio, esempio di integrità morale e di solidarietà per tutti noi».

Anpi, è morto Raimondo Ricci

E’ morto all’età di 92 anni Raimondo Ricci, parlamentare comunista, presidente dell’Anpi ed ha ricoperto anche la carica di vice-presidente della Commissione d’inchiesta sulla P2.

FirenzeE’ morto all’età di 92 anni Raimondo Ricci, parlamentare comunista, presidente dell’Anpi ed ha ricoperto anche la carica di vice-presidente della Commissione d’inchiesta sulla P2. Ricci, nato a Roma il 13 aprile 1921, è morto ieri sera a Genova dove risiedeva. Domani, dalle ore 9 alle 12 la camera ardente sarà allestita nella sede della Provincia. Al termine, ci sarà l’intervento del presidente dell’Istituto storico di Genova, professor Giacomo Ronzitti. Poi, in forma, privata, tumulazione ad Imperia. 

Biografia

 

Anpi, il 24 novembre in piazza per difendere la Costituzione

FirenzeIn piazza a difesa della Costituzione.  Una mobilitazione nazionale, voluta dall’Anpi, per dire no alla riforma dell’articolo 138 in discussione alla Camera e alla mancata consultazione dei cittadini. L’associazione nazionale Partigiani d’Italia domenica 24 novembre sarà presente con banchetti e gazebo in più di 160 città , per ribadire il proprio dissenso al tentativo di modificare l’articolo 138 al fine di riformare la Carta costituzionale. «Fra poco più di un mese, la Camera voterà, in terza ed ultima lettura, le modifiche dell’articolo 138 della Costituzione; e se lo farà con una maggioranza che superi i 2/3 non ci sarà la possibilità di promuovere un referendum – dichiara il presidente dell’Anpi Carlo Smuraglia in una lettera aperta ai cittadini italiani – Finora, ci sono state manifestazioni, iniziative, lettere ai parlamentari, appelli; ma tutto è caduto nel vuoto e, se non si riesce, col contributo dei cittadini a cambiare le cose, sarà inferta una grave ferita alla Costituzione». «Sarà anche un vantaggio per il futuro – prosegue Smuraglia -, ma intanto non si applica proprio a questa legge che deroga ad una garanzia costituzionale, togliendo – ora e subito – la parola ai cittadini, nonostante si sia a perfetta conoscenza dei dissensi e delle contrarietà esistenti nel Paese e non solo da parte di autorevoli giuristi». Per queste ragioni l’Anpi scenderà in piazza ed inoltre ha annunciato lo stesso Smuraglia di dar vita, assieme a tutte le associazioni che hanno a cuore la Costituzione, ad un presidio davanti Montecitorio nei giorni precedenti al voto in aula.

Anpi in oltre cento piazze per dire no al neofascismo. Domani è anche la giornata del tesseramento.

Domani Anpi in oltre cento piazze per dire no al neofascismo.

FirenzeDomani in oltre cento piazze d’Italia l’Anpi incontrerà i cittadini per il «rilancio dell’antifascismo e per dire un no secco e duro al neofascismo», si legge nel comunicato dell’associazione partigiani. Una giornata in cui sarà aperta la campagna di tesseramento per il 2013 e i cittadini potranno firmare anche la petizione con cui l’Anpi chiede al Presidente del Senato, Renato Schifani, di ottenere finalmente verità e giustizia sulle stragi nazifasciste in Italia. Per conoscere le piazze dove l’Anpi sarà presente e per ulteriori informazioni visitate il sito www.anpi.it .

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Caro Biagi, i Tg oggi sono questi

FirenzeIl 9 agosto a Pianaccio, sull’Appennino Tosco-Emiliano a un’ora da Bologna, si fa festa. Novantadue anni fa nasceva Enzo Biagi. Il concerto con il coro di montagna organizzato dall’Anpi in ricordo del partigiano di Giustizia e Libertà e gnocco fritto per tutti. In questi giorni di ferie ho pensato molto a Biagi e alla nostra trasmissione chiusa per un editto di Berlusconi.
Guardando i tg mi sono reso conto quanto è cambiato il nostro lavoro. Avevamo un motto in redazione: i giornali dovevano inseguire le notizie date dal Fatto di Enzo Biagi. Se il giorno dopo la puntata non era ripresa almeno da un quotidiano significava che avevamo commesso qualche errore. Oggi il lavoro del giornalista del tg è fatto in modo strano: stare seduto davanti ad un computer osservando le agenzie e soprattutto a leggere i giornali. Questo fa sì che un intervista data da Angelino Alfano al Corriere della sera diventi un titolo di primo piano per l’edizione delle 20. Il tg riporta un fatto vecchio di ventiquattro ore.

Non credo che sia difficile intervistare il segretario del Pdl su Casini (la bella di Siviglia tutti la vogliono nessuno la piglia), con la fame di apparire che i politici hanno. Oppure l’ntervista di Monti al settimanale tedesco Spiegel uscita il giorno prima, riportata dai giornali italiani il giorno dopo e ribattuta dai tg della sera. Anche il presidente Monti non mi pare uno che disdegni andare in tv. Per non parlare del così detto “pastone politico”, il più delle volte un collage tratto da Repubblica e Corriere con frasi ricopiate per intero. All’epoca di Rossella prima e di Minzolini poi almeno le notizie rosa erano quasi sempre in esclusiva, oggi si prendono direttamente dal settimanale Chi: si fa vedere la copertina e qualche foto interna e la marchetta è fatta. Poi vi è il rovescio della medaglia: le notizie che non si devono dare.

La trattativa tra Stato e mafia, ad esempio, con le intercettazioni che hanno coinvolto il presidente della Repubblica, non sarebbe argomento per uno speciale del tg? Il telespettatore ha il diritto di sapere o no? Il giornalista alla Battista (un colpo al cerchio e uno alla botte), che va molto di moda, avrebbe trovato tutto su due giornali (a favore della Procura di Palermo, il Fatto Quotidiano, a favore del Colle, la Repubblica), non avrebbe dovuto neanche alzare le chiappe dalla poltrona, in perfetta continuità con i tempi.

Chi tocca muore. In questi giorni è apparsa sul Fatto un’intervista molto interessante di Pagani a l’ex capo della Protezione Civile Bertolaso, accusato di far parte della “cricca” (quella che ha approfittato delle disgrazie del Paese), in cui dichiara di essere stato intercettato al telefono con Napolitano e che è stato il suo unico punto di riferimento. Chissà perché i tg non l’hanno ripresa?

Firma: Loris Mazzetti

Fonte: Il Fatto

Le festività non saranno accorpate. La soddisfazione dell’Anpi.

Il governo ci ripensa e, dopo aver annunciato nei giorni scorsi di accorpare le festività, ha deciso di non toccarle. Una notizia accolta con soddisfazione dall’Anpi e da tutti gli antifascisti.

FirenzeIl governo ci ripensa e, dopo aver annunciato nei giorni scorsi di accorpare le festività, ha deciso di non toccarle. Una notizia accolta con soddisfazione dall’Anpi e da tutti gli antifascisti. «Sono molto soddisfatto della notizia – ha commentato il presidente dell’Anpi Carlo Smuraglia -, anche se penso che tra i motivi della decisione dovrebbe inserirsi anche quello da noi sottolineato cioè che per ragioni puramente economiche non si mette in discussione la storia di un Paese rappresentata, come nel caso del 25 aprile e del 2 giugno, da due festività care al cuore degli italiani. Spero che sull’argomento non si debba tornare più» (link)