Anpi in oltre cento piazze per dire no al neofascismo. Domani è anche la giornata del tesseramento.

FirenzeDomani in oltre cento piazze d’Italia l’Anpi incontrerà i cittadini per il «rilancio dell’antifascismo e per dire un no secco e duro al neofascismo», si legge nel comunicato dell’associazione partigiani. Una giornata in cui sarà aperta la campagna di tesseramento per il 2013 e i cittadini potranno firmare anche la petizione con cui l’Anpi chiede al Presidente del Senato, Renato Schifani, di ottenere finalmente verità e giustizia sulle stragi nazifasciste in Italia. Per conoscere le piazze dove l’Anpi sarà presente e per ulteriori informazioni visitate il sito www.anpi.it .

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Caro Biagi, i Tg oggi sono questi

FirenzeIl 9 agosto a Pianaccio, sull’Appennino Tosco-Emiliano a un’ora da Bologna, si fa festa. Novantadue anni fa nasceva Enzo Biagi. Il concerto con il coro di montagna organizzato dall’Anpi in ricordo del partigiano di Giustizia e Libertà e gnocco fritto per tutti. In questi giorni di ferie ho pensato molto a Biagi e alla nostra trasmissione chiusa per un editto di Berlusconi.
Guardando i tg mi sono reso conto quanto è cambiato il nostro lavoro. Avevamo un motto in redazione: i giornali dovevano inseguire le notizie date dal Fatto di Enzo Biagi. Se il giorno dopo la puntata non era ripresa almeno da un quotidiano significava che avevamo commesso qualche errore. Oggi il lavoro del giornalista del tg è fatto in modo strano: stare seduto davanti ad un computer osservando le agenzie e soprattutto a leggere i giornali. Questo fa sì che un intervista data da Angelino Alfano al Corriere della sera diventi un titolo di primo piano per l’edizione delle 20. Il tg riporta un fatto vecchio di ventiquattro ore.

Non credo che sia difficile intervistare il segretario del Pdl su Casini (la bella di Siviglia tutti la vogliono nessuno la piglia), con la fame di apparire che i politici hanno. Oppure l’ntervista di Monti al settimanale tedesco Spiegel uscita il giorno prima, riportata dai giornali italiani il giorno dopo e ribattuta dai tg della sera. Anche il presidente Monti non mi pare uno che disdegni andare in tv. Per non parlare del così detto “pastone politico”, il più delle volte un collage tratto da Repubblica e Corriere con frasi ricopiate per intero. All’epoca di Rossella prima e di Minzolini poi almeno le notizie rosa erano quasi sempre in esclusiva, oggi si prendono direttamente dal settimanale Chi: si fa vedere la copertina e qualche foto interna e la marchetta è fatta. Poi vi è il rovescio della medaglia: le notizie che non si devono dare.

La trattativa tra Stato e mafia, ad esempio, con le intercettazioni che hanno coinvolto il presidente della Repubblica, non sarebbe argomento per uno speciale del tg? Il telespettatore ha il diritto di sapere o no? Il giornalista alla Battista (un colpo al cerchio e uno alla botte), che va molto di moda, avrebbe trovato tutto su due giornali (a favore della Procura di Palermo, il Fatto Quotidiano, a favore del Colle, la Repubblica), non avrebbe dovuto neanche alzare le chiappe dalla poltrona, in perfetta continuità con i tempi.

Chi tocca muore. In questi giorni è apparsa sul Fatto un’intervista molto interessante di Pagani a l’ex capo della Protezione Civile Bertolaso, accusato di far parte della “cricca” (quella che ha approfittato delle disgrazie del Paese), in cui dichiara di essere stato intercettato al telefono con Napolitano e che è stato il suo unico punto di riferimento. Chissà perché i tg non l’hanno ripresa?

Firma: Loris Mazzetti

Fonte: Il Fatto

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Le festività non saranno accorpate. La soddisfazione dell’Anpi.

FirenzeIl governo ci ripensa e, dopo aver annunciato nei giorni scorsi di accorpare le festività, ha deciso di non toccarle. Una notizia accolta con soddisfazione dall’Anpi e da tutti gli antifascisti. «Sono molto soddisfatto della notizia – ha commentato il presidente dell’Anpi Carlo Smuraglia -, anche se penso che tra i motivi della decisione dovrebbe inserirsi anche quello da noi sottolineato cioè che per ragioni puramente economiche non si mette in discussione la storia di un Paese rappresentata, come nel caso del 25 aprile e del 2 giugno, da due festività care al cuore degli italiani. Spero che sull’argomento non si debba tornare più» (link)

 

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L’Anpi: “25 aprile, 1° maggio e 2 giugno non si toccano”.

Roma«Il 25 aprile, il 1° maggio e il 2 giugno non si toccano. Sono i valori su cui si fonda la Repubblica». E’ la posizione espressa in sintesi dall’Anpi in merito all’ipotesi del governo di sopprimere o accorpare alcune feste nazionali per aumentare la produttività. Nella scure incapperebbero anche le tre festività ben note per essere state già oggetto di tentativi analoghi.

«Non ci si dica – si legge nel comunicato – che non ci sono altri strumenti per incrementare la produttività e far crescere il Pil; ci sono provvedimenti in corso di esame, da tempo preannunciati, di cui si può accelerare l’iter; e ce ne sono altri, da molti invocati (la patrimoniale, per fare un esempio) che a torto si finge di ritenere improponibili».

«Dobbiamo – prosegue l’Anpi – essere estremamente chiari: non abbiamo – ovviamente – obiezioni di fronte ai sacrifici che possono essere chiesti ai cittadini in una fase difficile per il Paese; ma che si debba rinunciare alla storia, a quelli che sono i fondamenti comuni del nostro vivere civile, ci sembra davvero troppo. Ci sono festività che nascono da consuetudini o semplici abitudini, che forse possono consentire qualche operazione. Altre, come quelle citate, rappresentano il nostro passato migliore, i valori su cui si fonda la nostra Repubblica: sono, in una parola, la nostra storia. E non vanno toccate. Si faccia quello che occorre, per salvare il Paese da una crisi che non ci dà tregua. Ma si lasci al Paese la sua storia, si conservino i suoi valori, quelli a cui la stragrande maggioranza dei cittadini continua a richiamarsi. Questa è la richiesta che formuliamo alle istituzioni pubbliche e in particolare al governo». Infine, l’appello dell’Anpi: «Alle nostre organizzazioni rivolgiamo l’invito ad una mobilitazione immediata e diffusa, assumendo ogni possibile iniziativa, coinvolgendo i parlamentari e le istituzioni territorialmente competenti, sollecitando l’adesione e l’impegno dei cittadini. Il gravissimo proposito che è stato enunciato dalla stampa, se corrispondente ai reali intenti del governo, deve essere sventato e respinto, prima di tutto dalla coscienza civile e democratica del popolo italiano».

Fonte: Anpi

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“Storia dell’antifascismo pratese. 1921-1953″. Il libro sarà presentato stasera nella città toscana.

Prato«Storia dell’antifascismo pratese. 1921-1953». E’ il titolo del libro, curato da Marco Palla – docente di storia contemporanea all’Università di Firenze – che sarà presentato stasera a Prato. L’appuntamento è alle 21.30 al Giardino Buonamici della città toscana. All’iniziativa, organizzata dall’Anpi e dalla Provincia, sarà presente il dirigente nazionale dell’Anpi Ennio Saccenti ed i vari autori dei saggi: Alessandro Affortunati, Nadia Barducci, Camilla Brunelli, Andrea Giaconi, Giuseppe Gregori, Enrico Iozzelli, Matteo Mazzoni, Antonello Nave e Francesco Venuti. L’incontro sarà moderato da Laura Antonelli, segretaria del coordinamento della ricerca e della produzione per conto dell’Anpi.

 

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25 aprile, Anpi: la memoria batte nel cuore del futuro

FirenzePubblichiamo l’appello dell’Anpi per la festa della Liberazione.

«L’Anpi fa appello a tutte le italiane e a tutti gli italiani affinché il 25 aprile scendano nelle piazze a festeggiare la Liberazione, a ritrovarsi uniti e appassionati attorno alle radici autentiche della nostra democrazia e del futuro: Antifascismo, Resistenza, Costituzione. Raccontarle a chi non sa o ancora non vuol sapere, ai distratti, agli indifferenti, a chi non smette di strumentalizzare questo giorno facendone mero strumento di cieca e violenta propaganda.

Vi è stato chi ha attaccato la nostra Associazione e il suo Presidente nazionale, con argomenti infondati e inaccettabili e addirittura con insulti e accuse di “fascismo” su una specifica questione politica fino a sostenere che non dovremmo celebrare la festa del 25 aprile: facciamola quindi più grande e più partecipata per ribadire con forza la nostra volontà di contribuire al “riscatto” del Paese e il significato profondo della guerra di Liberazione e della inedita partecipazione di tanta parte del popolo italiano.

Ricordiamo che l’unità di forze diverse tra loro, con un impegno e una generosità straordinari, condusse il Paese fuori dal baratro della dittatura nazifascista, inaugurando una stagione di grande entusiasmo e rigenerazione civili, destinata ad approdare ad una Costituzione tra le più avanzate del mondo. E cerchiamo di ritrovare quell’impulso, quel prendersi per mano, con fermezza e intelligenza, per intraprendere sentieri comuni, imprescindibili.

Ricordiamo i partigiani, forti di cuore e di coraggio, forti di amor di Patria e di sogno: democrazia e socialità, col concorso responsabile di ognuno, ogni giorno. Ricordiamo la loro aspirazione più profonda alla pace, al dialogo, all’uguaglianza, alla giustizia. Prendiamoci cura della memoria di queste donne e uomini della libertà, teniamone in vita virtù e tensione morale, difendiamoli dal revisionismo, dalla strumentalizzazione e dall’indifferenza.

Ricordiamo i tanti militari che dissero no al fascismo risorto dopo l’8 settembre ’43 e per questo pagarono il prezzo altissimo e tragico della deportazione e della morte. Ricordiamo tutti coloro che vollero resistere alla sopraffazione, anche senz’armi: la nostra Repubblica è fondata sul loro sacrificio. Ricordiamo il contributo del popolo, che tanto diede ai partigiani, nutrendoli, offrendo loro un riparo, un conforto; spesso restando nell’anonimato e correndo pericoli gravissimi per sé e per le proprie famiglie.

Portiamo in piazza le “Lettere dei condannati a morte della Resistenza italiana”, leggiamole, facciamole conoscere, sono il miglior antidoto all’imbarbarimento politico e sociale. Portiamo in piazza la parte migliore dei cittadini; quella che non cede al disincanto e alla indifferenza, quella che è ancora capace di indignarsi di fronte alla decadenza morale ed alla corruzione diffusa; quella che aspira ad una democrazia vera, fatta di uguaglianza e socialità. Quella che vuole portare avanti i sogni, le speranze, le attese di tutti coloro che combatterono e si impegnarono per la libertà. Sarà così una grande festa di popolo, in cui la memoria si unirà alla riflessione, all’impegno antifascista, alla volontà di uscire dalla crisi con un avanzamento generale della nostra società e della democrazia, nella riaffermazione dei valori di fondo della Resistenza e della Costituzione».

Fonte: Anpi

Prato, il Museo della Deportazione e della Resistenza festeggia il suo decennale

Gattatico (Reggio Emilia), le iniziative all’Istituto Alcide Cervi

Guccini: «Offesa e tradita la mia “Locomotiva”» (fonte: La Repubblica)

25 aprile, Carlo Smuraglia: “diamo alla memoria… ” (fonte: Articolo 21) 

 

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Libri, a fine mese uscirà “Io sono l’ultimo”. Una raccolta di testimonianze degli ultimi partigiani viventi.

FirenzeE’ in arrivo nelle librerie “Io sono l’ultimo”, il volume di Einaudi realizzato in collaborazione con l’Anpi e curato da Stefano Faure, Andrea Liparoto e Giacomo Papi. Oltre cento lettere, espressione delle testimonianze degli ultimi partigiani viventi. Un lavoro da certosino realizzato grazie all’impegno dei comitati provinciali dell’Anpi (link).

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Milano, cade il bavaglio anti-Caselli

FirenzeAlla fine è stata una standing ovation. Trecentocinquanta-quattrocento persone in piedi ad applaudire per più minuti Giancarlo Caselli, che aveva appena offerto il racconto appassionato di quel che gli sta accadendo, l’elenco delle scritte indecenti comparse sui muri di tutte le città d’Italia e le precisazioni sull’inchiesta torinese sulle violenze (e non sul movimento) no-tav. Si è emozionato, e ha emozionato, il procuratore, quando si è soffermato sull’insulto volutamente ossessivo “Caselli mafioso”.

Proprio lui che andò volontario a Palermo dopo le stragi e che anche recentemente a Torino ha guidato l’operazione Minotauro, facendo arrestare 150 persone accusate di associazione ‘ndranghetista e altri reati. Ma si è emozionato ancora di più davanti a quella inaspettata dimostrazione di affetto e solidarietà, alla quale non hanno potuto partecipare almeno altre duecento persone impossibilitate a entrare nella Sala Alessi del Comune di Milano. E’ stata una svolta, probabilmente, in questa vicenda surreale, intitolata no-tav ma su cui si stagliano in lontananza i conti mai risolti di alcuni protagonisti degli anni di piombo con il vecchio nemico, simbolo della loro sconfitta.  Merito delle associazioni promotrici di ieri, che hanno fatto vedere a tutti e per sempre come si difende una democrazia quando il buon senso e il coraggio vacillano. Merito del Comune di Milano, che ha dimostrato che cosa può e deve fare un’istituzione per essere degna di questo nome.

Centinaia di cittadini “militanti della Costituzione” contro venti “rivoluzionari” che hanno fatto irruzione in sala tre ore prima con l’idea fissa che “Caselli non deve parlare” e pronti ad accusare Carlo Smuraglia, presidente dell’Anpi, di schierare i vecchi partigiani contro “i nuovi partigiani”! Venti persone alle quali, nonostante i continui appelli via web, non si è aggiunto nessuno. Speriamo che sia un segno per tutti. Il tempo dell’indifferenza è finito.

Firma: Nando Dalla Chiesa

Fonte: Liberainformazione

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Resistenza, all’Università di Siena nasce il circolo Anpi “Carlo Rosselli”.

FirenzeNasce a Siena il circolo Anpi di Ateneo “Carlo Rosselli”. Così, come già avvenuto in altri atenei (Genova e Bologna), nell’aula magna storica dell’Università degli Studi di Siena è stato fondato il circolo Anpi di Ateneo intitolato a Carlo Rosselli, il grande antifascista che a Siena si era laureato e che fu  ucciso nel 1937 in Francia. A dare vita al circolo di Ateneo dell’Anpi senese è stato un nutrito gruppo di studenti, tecnici-amministrativi e docenti che vogliono promuovere e approfondire il dibattito e la conoscenza della nostra carta costituzionale, fondamento della vita democratica del paese. Il primo evento in calendario sarà l’incontro fra Andrea Martocchia, autore del libro “I partigiani jugoslavi nella Resistenza italiana” e un partigiano senese che combattè fianco a fianco con alcuni di loro, sulle montagne della nostra provincia. Un’occasione non solo per presentare il libro, ma soprattutto per approfondire un tema poco conosciuto grazie alla preziosa testimonianza dei nostri “vecchi”.

Fonte: Anpi 

 

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