Fiat, Corrado Formigli e Rai assolti in appello.

Firenze - Corrado Formigli e la Rai non dovranno versare cinque milioni di euro alla Fiat, che invece dovrà pagare le spese legali per i processi di primo e di secondo grado. E’ la decisione presa dai giudici della terza sezione civile della Corte d’appello di Torino (Renata Silva, Enrico Della Fina e Tiziana Maccarone) nella causa del Lingotto contro il giornalista e la tv di Stato per il servizio di Annozero sull’Alfa Romeo MiTo. Nel maggio dell’anno scorso la Corte di Appello di Torino aveva sospeso l’efficacia esecutiva della sentenza di primo grado, in attesa della sentenza di secondo grado. Adesso, è stata pronunciata e il giornalista e la Rai non dovranno versare niente nelle casse del Lingotto.

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Formigli-Fiat, la Corte di Appello sospende il risarcimento da 7 milioni

Firenze - La Corte di Appello di Torino ha sospeso l’efficacia esecutiva della sentenza che infliggeva un maxi risarcimento (7 milioni di euro) ai danni di Corrado Formigli e della Rai per una puntata di Annozero sulla Fiat.  Il Lingotto non potrà pretendere dal giornalista il pagamento, ma dovrà attendere la sentenza di secondo grado. I giudici della sezione civile, presieduti da Paolo Prat, hanno affermato che «i motivi di appello appaiono connotati da requisiti di serietà plausibili» e che «il grave danno (si fa riferimento a Formigli ndr) appare logicamente plausibile e correttamente argomentato». In sostanza, il ricorso presentato da Formigli è valido e per tali ragioni la Corte ha accolto il ricorso del conduttore. Adesso, la Corte di Appello di Torino dovrà pronunciarsi nel merito. La priossima udienza è fissata per il 6 luglio (link).
 

 

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Formigli-Fiat, non basta il diritto di replica?

FirenzeCredo di essere al di sopra di ogni sospetto, sono sempre stato dalla parte della giustizia e per l’indipendenza dei magistrati, a questo proposito mi onoro di aver scritto recentemente un libro su questi temi insieme al magistrato antimafia di Palermo Nino Di Matteo. Sulla vicenda Formigli-Fiat non ci sto. Non ho dubbi, sto con Corrado, che, in una delle puntate di Annozero, ha realizzato un servizio dove è stato confermato ciò che in precedenza era stato scritto sull’autorevole rivista Quattroruote: sullo stesso percorso l’Alfa Romeo Mito era risultata più lenta della Mini Cooper e della Citroen DS3. Anche il giornale è stato querelato dalla società torinese?

Il giudice ha condannato la Rai e Riccardo Formigli a pagare 1 milione 750 mila euro per danno patrimoniale e 5 milioni 250 mila euro per danno non patrimoniale, cioè morale e d’immagine. Conosco Formigli, so quanto vale professionalmente, lo ha dimostrato lavorando nella squadra di Santoro, a Sky, ora tutti i giovedì andando in onda su La7 con Piazzapulita. Non conosco il giudice che ha emesso la sentenza, avrà avuto le sue buone ragioni, ma in questa brutta storia, che mette in discussione la libertà di opinione, qualche cosa che non quadra c’è.

Lo ha scritto puntualmente Milena Gabanelli sul Corriere della sera: il collegio di esperti, a cui il tribunale ha affidato la perizia, era composto dal professor Francesco Profumo (oggi ministro nel governo Monti), allora rettore del Politecnico di Torino che, grazie al finanziamento dalla Fiat (rinnovato fino al 2014), ha potuto istituire il corso di laurea in ingegneria dell’autoveicolo; il professor Federico Cheli, responsabile di una serie di contratti di ricerca tra Politecnico di Milano e Pirelli pneumatici, Bridgestone, Centro Ricerche Fiat, Ferrari Auto, Fiat Auto; Salvatore Vicari, docente della Bocconi, è stato nel consiglio di amministrazione della Valdani-Vicari & Associati, all’interno della quale vi è l’ex direttore generale di Taksid France (gruppo siderurgico fondato dalla Fiat). Dalla Valdani-Vicari proviene uno dei massimi dirigenti di Fiat Service.

Forse, senza mettere in discussione le capacità dei tre esperti, qualcuno potrebbe obiettare che nella loro scelta vi è la presenza di un vizio, molto comune nel nostro Paese, di conflitto di interessi. Democraticamente mi sento in dovere di esprimere un’opinione in contrasto con quella del giudice e di contestare la decisione della Fiat per aver portato la Rai e Formigli in tribunale. E’ una sentenza che va contro la libertà di opinione, rischia, se confermata, di seppellire quella giurisprudenza che assegna al giornalista il ruolo di “cane da guardia della democrazia”, che può anche sbagliare purché in buona fede. E’ una sentenza che rischia di scatenare l’autocensura quando il fatto ha come protagonista una grande azienda.

Marchionne e Formigli non possono essere messi sullo stesso piano: è il reddito che li divide. Per questa sentenza che sputtanata si sta prendendo, la Fiat poteva risolvere chiedendo semplicemente ad Annozero il diritto di replica.

Firma: Loris Mazzetti

Fonte: Blog di Loris Mazzetti

Libertà di stampa addio… (di Luca Telese, fonte: Il Fatto Quotidiano)

Nella condanna a Formigli, Torino … (di Domenico D’Amati, fonte: Articolo 21)

 

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Io, la Rai e la Fiat: tanti saluti al diritto di critica.

FirenzeUn giudice di Torino ha condannato me e la Rai a risarcire con 7 milioni di euro Fiat per aver realizzato un servizio, nel dicembre del 2010, per la trasmissione Annozero. Si tratta di una condanna senza precedenti, applicata sulla base del codice civile. Una cifra impressionante, del tutto insostenibile. Una sentenza che investe non soltanto la vita di una persona, ma le ragioni stesse della nostra professione.

Nel servizio incriminato, al fine di valutare la competitività di Alfa Romeo sul mercato delle auto sportive, avevo messo a confronto tre piccole “belve” su una pista per testare le loro prestazioni assieme a un pilota collaudatore. Un confronto già peraltro realizzato dalla più autorevole rivista di settore, Quattroruote, la quale aveva sancito con tanto di responso cronometrico che l’Alfa Romeo Mito Quadrifoglio Verde, una delle tre auto a confronto, era la più lenta su circuito, distanziata dalla Mini Cooper S di tre secondi e dalla Citroen DS3 di un secondo e mezzo. Insomma, il test di Annozero si era limitato a ribadire un confronto già realizzato e mai contestato.

In uscita dal servizio, dentro lo studio della Rai dove mi trovavo, mi sono limitato a constatare che la Mito “si è beccata tre secondi dalla Mini”. Frase che, agli occhi di Fiat, è risultata un’insopportabile aggressione mediatica. Non mi addentro nelle ragioni giuridiche di questa sentenza, mi limito a osservare l’immensa sproporzione tra fatto e ammenda, quindi il suo intento punitivo. Del totale, “solo” un milione e settecentocinquanta mila euro quantificano il danno patrimoniale, mentre ben cinque milioni e duecentocinquantamila euro rappresentano il danno non patrimoniale. Insomma, cinquanta secondi di filmato nel quale il giornalista afferma non che l’Alfa Mito perde le ruote a 180 all’ora in autostrada e causa la morte di chi la guida, bensì che in pista è sì stabile e sicura, ma meno veloce di una Mini (fatto non contestato dalla Fiat), valgono molto più della vita di una persona: le tabelle in vigore presso il tribunale di Milano, fatte proprie dalla Suprema Corte, riconoscono al padre che ha perso un figlio un danno non patrimoniale massimo di 308.700 euro.

Naturalmente sul mio servizio si può dissentire. Ma quale principio democratico afferma una sentenza che contesta non il fatto raccontato, bensì l’incompletezza dell’informazione in questione? In sostanza Fiat sostiene (e il giudice accoglie) che non puoi parlare della sportività di un’auto senza citare anche l’ampiezza del suo bagagliaio, la qualità delle sue finiture e la comodità del suo abitacolo. Insomma, se dici che un’auto è più lenta di un’altra (dato, insisto, mai contestato da Fiat), devi anche aggiungere che in compenso è bella, spaziosa. Con tanti saluti al diritto di critica e di scelta del terreno del confronto.

Questa sentenza è un atto di intimidazione nei confronti di chi si azzarda a criticare un prodotto industriale. Nell’era della crisi globale, quando crescita e competitività diventano fattori cruciali per il futuro di un paese, una stampa orientata più ai consumatori che ai produttori è non solo necessaria, ma utile a stimolare le imprese. La domanda è: in Italia questo giornalismo libero di confrontare e criticare un prodotto ce lo possiamo ancora permettere? O questi 7 milioni di euro stabiliscono il limite oltre il quale non ci si può spingere? In Italia, guardando la tv o leggendo le riviste specializzate, tutte le auto sono belle, comode e veloci. Ma è sufficiente guardare un programma della Bbc (per esempio il mitico Top Gear) per rendersi conto di quanto lontano si spinga nel mondo anglosassone la facoltà di critica.

In Italia può esercitare il ruolo di perito indipendente del tribunale chi riceve finanziamenti da una delle parti: nel mio caso è successo per ben due dei tre consulenti indipendenti, i quali hanno ammesso di fronte al giudice che i rispettivi istituti ricevono finanziamenti da Fiat. Eppure sono rimasti tranquillamente al loro posto. Difficile per un giornalista, solo di fronte a questa condanna immensa, immaginare di continuare a esercitare il proprio diritto di critica. Chi parla male di un’auto Fiat, in Italia paga. Questa è la morale, questo deve sapere chi si appresta a fare il nostro mestiere.

Firma: Corrado Formigli

Fonte: Il Blog di Corrado Formigli

(guarda il video e riflettiamo)

 

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Rai condannata per servizio “Annozero” su Alfa Mito. Risarcimento di cinque milioni per la Fiat.

Torino - Il Tribunale civile di Torino ha condannato la Rai e il giornalista Corrado Formigli a pagare cinque milioni di euro alla Fiat Group Automobiles , più altri due per la pubblicazione su quattro giornali. Assolto Michele Santoro. Il risarcimento è stato stabilito dal giudice Maura Sabbione al termine del processo per diffamazione intentato dal Lingotto (la Fiat ne aveva chiesti 20 di milioni) contro il conduttore, il giornalista e l’azienda dopo il servizio di “Annozero” andato in onda lo scorso 2 dicembre 2010. Nella motivazione il magistrato scrive che «l’informazione era incompleta e parziale e, come tale, atta a indurre nel telespettatore medio una percezione errata del confronto tra le autovetture». In ragione di questo il servizio ha cagionato alla Fiat e in particolar modo al sub-brand Alfa Romeo Mito un danno patrimoniale e non patrimoniale, quantificato in sette milioni di euro. In sostanza, la Rai come persona giuridica è responsabile del danno morale del suo dipendente. Una colpa che non ricade su Santoro. Secondo il giudice, la Fiat «non ha fornito la piena prova di un illecito a carattere diffamatorio», né può essere mosso contro il presentatore «alcun serio e specifico addebito». Nel servizio, Formigli faceva una comparazione delle performance dell’Alfa Mito con altre due auto della stessa categoria, una Mini cooper e una Citroen Ds. Un estratto della sentenza sarà pubblicata su Corriere della Sera, Repubblica, Stampa e Quattroruote ed, inoltre, la Rai, dovrà cancellare dal sito di “Annozero” la puntata del 2 dicembre 2010 (link).  

 

 

 

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Rai-Agcom, Berlusconi indagato per abuso di ufficio

RomaSilvio Berlusconi indagato per abuso d’ufficio in concorso con l’ex commissario Agcom Giancarlo Innocenzi e l’ex direttore generale della Rai Mauro Masi per le pressioni esercitate dal premier nel 2009 affinché venisse sospesa la trasmissione “Annozero” di Michele Santoro. E’ la novità istruttoria decisa dal procuratore Giovanni Ferrara, dall’aggiunto Alberto Caperna e dai pm Ilaria Calò e Roberto Felici cui il tribunale dei ministri aveva restituito il fascicolo aperto a Trani, dichiarandosi incompetente a giudicare il caso sul presupposto che Berlusconi, nel momento in cui telefonò a Innocenzi e Masi, non agì nelle sue funzioni di Presidente del Consiglio.

E così i magistrati della procura di Roma hanno preso atto delle conclusioni (benché non vincolanti) dello speciale collegio per i reati ministeriali che ha di fatto archiviato le accuse di minacce e concussione attribuite a Berlusconi, unico indagato finora, con Innocenzi e Masi persone offese. Per il tribunale dei ministri dall’esame delle intercettazioni relative a diciotto telefonate sarebbe configurabile un’ipotesi di abuso d’ufficio per tutti e tre i protagonisti della vicenda. Nei prossimi giorni i pm di piazzale Clodio si riuniranno per fare il punto della situazione e decidere se concludere gli accertamenti con il deposito degli atti (passo che prelude a una richiesta di rinvio a giudizio), salvo una integrazione dell’attività istruttoria, o con una richiesta di archiviazione al gip.

Fonte: Il Fatto Quotidiano

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Il palinsesto Bisignani-Rai

Firenze – “Parla con me” è in palinsesto ma Serena Dandini non ha il contratto. “Report” è in palinsesto ma per Milena Gabanelli è vietata la protezione legale. Di “Vieni via con me”, invece, nessuna traccia. Abbiamo appreso dalle indagini sulla P4 dei pm Henry John Woodcock e Francesco Curcio, dell’esistenza in Rai di un direttore generale ombra che considerava Mauro Masi inadeguato, al punto che lui, Luigi Bisignani (tessera n. 1689 della P2, definito un facilitatore d’affari: appalti per centinaia di milioni, acquisizioni immobiliari, controllo sulle nomine e sui contratti Rai, con una rete di relazioni che servivano a condizionare la vita pubblica italiana), gli dettava la lettera di licenziamento di Santoro, veniva consultato tutte le volte che il dg, quello ufficiale, aveva bisogno di “conoscere il polso della politica”.

Bisignani sta a Letta come Letta sta a B. Da queste indagini si capisce il perché della fine del rapporto tra Rai e Sky. La Rai (con il 41% di ascolto attira solo il 24% della pubblicità), pur battendo Mediaset in numero di telespettatori, è al terzo posto per i ricavi, al primo, ovviamente, Mediaset (ascolto medio 38%, risorse pubblicitarie 56%), al secondo posto Sky. Cosa può fare Rai Tre da sola contro poteri che riescono a condizionare non solo l’azienda ma gli imprenditori e i politici, contro alcuni consiglieri come Antonio Verro (ex dipendente di EdilNord e Pubblitalia, ex parlamentare di Forza Italia), che l’ha definita: “Un’enclave separata dal resto dell’azienda”?

L’importante per B. è che “Vieni via con me” non vada in onda in Rai. Per la prima volta nella storia della tv si sta derogando un contratto di esclusiva: Fabio Fazio tornerà su Rai3 con “Che tempo che fa”, e sarà autorizzato a fare il programma con Saviano su un’altra tv. Che contratto di esclusiva è mai questo? Interessante sapere cosa ne pensa la Corte dei Conti al riguardo visto che la Rai rinuncia ai propri diritti, regalando, di fatto, la trasmissione alla concorrenza. Tutto ciò è immorale: si lascia una scenografia (costata 350 mila euro), a marcire in un magazzino invece di ammortizzarla con altre 4 puntate. Immorale perché “Vieni via con me” non è solo degli autori e di chi ha la spada del comando, ma è della Rai cioè di tutti quelli che vi hanno lavorato in nome del Servizio pubblico, anche loro hanno il diritto del rispetto come i telespettatori che, oltre a Fazio e Floris, vogliono rivedere in autunno anche la Dandini e la Gabanelli, perché no anche Michele Santoro con “Annozero”. Se ciò accadrà, si potrà dire che il metodo Masi-Bisignani è finito.

Firma: Loris Mazzetti

Fonte: Il Fatto Quotidiano

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Giornalismo, i vincitori del Premio Ilaria Alpi

Firenze“Esserci per la verità” è lo slogan che ha guidato i 275 giornalisti partecipanti alla diciassettima edizione del Premio Ilaria Alpi, inviata della Rai uccisa a Mogadiscio il 20 marzo 1994 insieme all’operatore Miran Hrovatin. Dopo quattro giorni di incontri, spettacoli, mostre, sono stati consegnati ieri sera a Riccione i premi ai vincitori delle otto categorie del concorso, scelti da una giuria presieduta da Italo Moretti. La serata è stata condotta da Tiziana Ferrario. Ecco i vincitori, suddivisi per categoria.

 Miglior servizio da Tg. Il premio è andato a Lucia Goracci, “Sotto le bombe di Ras Lanouf”, Tg3. L’avanzata delle truppe di Gheddafi nei territori della rivolta libica.

Miglior reportage breve (inferiore ai 15 minuti). Il premio è stato vinto da Luca Rosini, “La sanatoria: quelli della Gru”, Anno zero, Rai Due. La lotta degli immigrati che a Brescia sono rimasti sospesi per 15 giorni in protesta contro la sanatoria per colf e badanti.

Miglior reportage lungo. In questa categoria vi è stato un ex aequo. Gian Micalessin e Francesca Ulivi, “Libia: i ragazzi e la rivoluzione”, Mtv news, Mtv. Cosa spinge un adolescente ad armarsi e combattere, mettendo a rischio la vita? Un parallelo tra i giovani italiani e i coetanei della sponda sud del Mediterraneo.

Domenico Iannacone e Danilo Procaccianti, “Evasori”, Presadiretta, Rai Tre. Un ritratto impietoso dell’Italia e degli italiani: in un paese in cui ogni anno si evadono dai 140 ai 150 miliardi di euro, dieci milioni di italiani dichiarano un reddito inferiore ai 6mila euro e, intanto, immatricolano 200 mila auto di lusso e quasi 600 mila barche.

Miglior reportage internazionale. Il premio è stato consegnato a Gilles Jacquier,Tunisie, “La revolution en marche”, France 2. Cosa è accaduto realmente nella rivolta dei giovani tunisini? Come è avvenuta la fine della dittatura? Un reportage sulla forza dei ragazzi nel segno della riaffermazione della democrazia.

Miglior reportage televisioni locali e web-tv. Il premio è andato a Danilo Lupo, “Manduria, caccia al tunisino sotto gli occhi della Questura”, Telerama, Salento. Ronde di cittadini cercano i migranti e li riportano a forza nel centro di accoglienza e identificazione, con il silenzio complice delle forze dell’ordine.

Premio IA DOC Rai Tre (per reportage e inchieste giornalistiche inedite). Il premio è stato consegnato a Teresa Paoli, “Di tessuti e di altre storie”. Gli effetti della globalizzazione sulla sopravvivenza di piccoli
artigiani e di intere città. Un documentario girato a Prato, dove vive la più grande comunità  cinese d’Europa.

Premio Hrovatin (per telecineoperatori e videogiornalisti). E’ andato a  Christopher Kench, Tunisie, “La revolution en marche”, France 2. La telecamera ha seguito per più di una settimana la rivolta dei giovani tunisini che ha posto fine ai 23 anni di dittatura.

Premio Giovani (per giornalisti under 33). E’ stato vinto da Martina Proietti e Giovanni Pompili, “Maternità  Precaria”, Vanguard Italia, Current tv. La denuncia delle contraddizioni di una politica che da un lato esalta l’ideologia della famiglia e dall’altro non mette in campo misure a favore di chi ha un figlio.

Premio della critica. E’ andato a Anna Migotto e Sabina Fedeli, “Le perseguitate”, Terra, Canale 5
Voci e volti delle donne vittime di stalking, con la testimonianza di Michelle Hunziker, che ha raccontato la sua esperienza.

Inoltre, è stato consegnato il Premio alla carriera a Bernardo Valli, inviato di La Repubblica. Una Menzione speciale  a Francesco Cordio e Mario Pantoni per “Ergastolo bianco”, il filmato girato durante la commissione d’inchiesta parlamentare, che ha riaperto il drammatico capitolo degli ospedali giudiziari italiani. Il Premio Unicredit  per il valore e il coraggio è andato Agnes Taile, reporter camerunense. Infine, il Premio speciale Ilaria Alpi è andato a Roberto Saviano.

Premio Ilaria Alpi: vince Rosini di Annozero (Il Fatto Quotidiano)

L’eredità di Ilaria e Miran al Premio Alpi

www.ilariaalpi.it

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Annozero, ascolti record nell’ultima puntata

FirenzeNell’ultima puntata Annozero ha fatto il record. Il programma di Michele Santoro è stato visto da una media di 8 milioni 389 mila telespettatori pari al 32.29% di share. E in 6 milioni 174 mila (22.82%) hanno seguito, durante l’anteprima del programma, il conduttore lanciare la sfida a Paolo Garimberti: «Io non ho ancora firmato con nessun altro editore – ha detto il conduttore rivolto al presidente Rai -. Da domani, teoricamente, potrei essere disponibile a riprendere questo programma al costo di un euro a puntata nella prossima stagione». Ma il commento di Garimberti oggi è stato secco: «Questo uso delle telecamere del servizio pubblico per parlare dei suoi contratti non lo condivido, è fuori regola. Ora ho capito perché ha annullato la conferenza stampa, lì avrebbe avuto un manipolo di giornalisti, ieri ha parlato ad otto milioni di persone». Il presidente Rai risponde anche sulla proposta di compenso: «Santoro è una star e non può essere retribuito con 1 euro. Il suo contratto va valutato secondo il mercato. Non scherziamo sul lavoro, tutto il resto è demagogia». E ancora: «Non facciamo giochini come l’anno scorso, queste sono cose serie. Santoro è uomo Rai e conosce le procedure: faccia un progetto e lo presenti al direttore generale, è lei che decide». La replica  di Santoro non si fa attendere: «Visto che non ha nemmeno il coraggio di sottoporre al voto del Consiglio la mia proposta di continuare la collaborazione con la Rai, lo rassicuro sulla mia volontà di finire qua la polemica. E’ inutile continuare il dialogo con chi cerca di imitare Ponzio Pilato senza averne la statura». Il botta e risposta tra Garimberti e Santoro arriva dopo che ieri sera il conduttore di Rai2 ha messo alle strette viale Mazzini: «Vorrei che lei, presidente Garimberti, scegliesse in libertà se in questa azienda una trasmissione così la volete o no». Il conduttore ha scelto il prologo dell’ultima puntata di Annozero per il suo affondo, forse non finale. «Caro presidente Garimberti, se fossi in lei non mi preoccuperei di quello che sto per dire, ma di quello che lei sta per fare – ha iniziato il conduttore -. Chi è il vero artefice del destino della Rai? Io sono un giornalista della Rai. Anche Celentano è della Rai. Chi è che gli impedisce da anni di fare un programma sulla tv pubblica?».

Fonte: Il Fatto Quotidiano

Santoro: “Io sono della Rai” (video)

Annozero non va in onda con i soldi del canone (video)

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La tv, Annozero e il canone dell’indifferenza

Firenze – L’indifferenza ha superato il livello di guardia. Il presidente Napolitano ha chiesto agli italiani “una reazione morale”. Per Don Gallo è l’ottavo vizio capitale. L’indifferenza, contagiosa e mutante, non è soltanto quella a cui ha fatto riferimento Napolitano (l’assuefazione alla tragedia dei profughi in cerca di salvezza o di una sopravvivenza meno miserabile), si presenta anche in forme diverse, ad esempio la politica del leghista Borghezio, mimetizzata da difesa della proprietà, del lavoro, di un confine, con un solo obiettivo: colpire gli ultimi. L’indifferenza è contagiosa e il danno più grave si ha quando avvolge i giovani diventando cultura. La tv ha una grande responsabilità. Chi tradisce principi e valori, per i soldi, per la carriera, per il potere, è raccontato come un furbo che ce l’ha fatta, poco importa se per raggiungere lo scopo i mezzi usati sono la corruzione, la menzogna, la truffa, il tradimento. Per gli ultimi che infrangono le regole c’è il carcere, per i potenti l’impunità.

L’indifferenza è anche omertà. Si gira la testa dall’altra parte pur sapendo che nell’affare economico c’è il rischio di infiltrazioni mafiose, si lascia mescolare la sabbia nel cemento con il quale poi si costruiscono i palazzi, si “dimentica” di installare un pilastro nella Casa dello studente de L’Aquila, si arriva a drogare un compagno di squadra, mettendo a repentaglio la sua vita, per falsificare il risultato di una partita di calcio. L’indifferenza è anche il mancato rispetto per il voto dell’elettore, passare da una parte politica all’altra in cambio del pagamento del mutuo, della garanzia di essere rieletto o peggio ancora di un ministero, o far finta di credere che la telefonata di B. alla questura di Milano sia servita per evitare una crisi internazionale, pur sapendo che Ruby Rubacuori non era la nipote di Mubarak.

L’indifferenza oggi è sotto gli occhi di tutti, è anche il silenzio dei lavoratori della Rai nei confronti della chiusura di Annozero, che diventa mancanza di rispetto nei confronti di oltre 6 milioni di telespettatori che, pagando il canone, hanno il diritto di continuare a vedere il programma in onda su Rai 2. Anche se l’uscita è avvenuta consensualmente, Santoro è stato regalato alla concorrenza. Il servizio pubblico, senza Annozero in onda, subirà un danno economico e d’immagine. Siamo certi che la giusta conclusione della vicenda sia rappresentata dal commento del sottosegretario Giovanardi: “Ma chissenefrega di Santoro”?

Firma: Loris Mazzetti

Fonte: Il Fatto Quotidiano

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