Strage Viareggio, la Procura taglia i propri testimoni

Prossima udienza il primo aprile, saranno ascoltati ancora i familiari delle vittime

Lucca – Un’udienza giro di boa, quella di ieri al Polo fieristico di Lucca, dove da quasi un anno e mezzo di tiene il processo per il disastro ferroviario di Viareggio.

La Procura, guidata dal Procuratore capo Aldo Cicala e rappresentata in aula dai sostituti Procuratori Giuseppe Amodeo e Salvatore Giannino, ha scelto di tagliare drasticamente i propri testimoni, Gli avvocati delle parti civili hanno acconsentito, ieri, alla sforbiciata mantenendo ferma la volontà che siano ascoltate dal Collegio (presidente Gerardo Boragine con i colleghi Nidia Genovese e Valeria Marino) le parti lese nelle persone dei familiari più prossimi a chi non c’è più da quella maledetta notte.

Così, nella prossima udienza fissata per il primo aprile, racconteranno di Federico Battistini, giovane autista Clap morto insieme alla moglie Elena Iacopini e ai genitori di lei, lo zio Carlo Beretti e la madre, Luciano Beretti, tra le protagoniste più battagliere della lunga lotta che i familiari delle vittime conducono da quasi cinque anni. Restano, tra i testimoni, tutti i consulenti delle parti civili, compreso l’ingegnere Fabrizio D’Errico (che lavora al Politecnico di Milano), il quale ha realizzato insieme ad un altro tecnico una ricostruzione animata del disastro ferroviario.

 

Viareggio, i tecnici della Procura: “Squarcio causato dal picchetto”

Altrimenti la cisterna doveva muoversi sottoterra, come una talpa. Hanno parlato anche i parenti delle vittime

Lucca – Udienza importante, quella odierna, al processo per la strage di Viareggio. Hanno deposto i tecnici a cui era stato affidato l’incarico della simulazione di compatibilità geometrica tra picchetto di rilevazione curve e squarcio. La risposta è stata netta: per venire tagliata dalla cosiddetta zampa di lepre, la cisterna avrebbe dovuto comportarsi come una talpa.

Ha parlato anche Andrea Maccioni, che nel disastro ferroviario ha perso la sorella Stefania ed i nipotini, Luca e Lorenzo Piagentini, di cinque e due anni. Parole toccanti, le sue: “Il quattro luglio 2009 ho dovuto riconoscere mia sorella Stefania Maccioni morta in seguito al disastro ferroviario del 29 giugno…Di umano non aveva più niente…La riconobbi ma quell’immagine non l’ho più dimenticata: se chiudo gli occhi oggi ho solo l’immagine di loro morti”.

Prima di lui era toccato a Silvano Falorni: “I resti di mio fratello trovati dalle formiche”.

Il processo è stato aggiornato a mercoledì 4 febbraio.

Strage di Viareggio, la difesa tenta l’affondo

Oggi l’ultima udienza del 2014. Il consulente tecnico della Procura schiva i colpi

Lucca – Ultima udienza del 2014 al processo per la strage di Viareggio, in scena di lunedì invece che di mercoledì. L’udienza è ripresa da dove si era interrotta lo scorso mercoledì, vale a dire con il controesame del professor Paolo Toni, il consulente tecnico della Procura. 

Il picchetto e la zampa di lepre sono stati al centro del controesame da parte dell’avvocato Gaetano Scalise, che difende Enzo Marzilli, ingegnere di Rfi. E’ la questione centrale: capire che cosa ha provocato lo squarcio nella cisterna da cui è fuoriuscito il gpl. L’ingegner Toni ha ribadito con assoluta certezza che il taglio è stato provocato dal picchetto di segnalazione delle curve e non certo dalla zampa di lepre (elemento essenziale dello scambio) indicata come responsabile della tragedia dai consulenti di Fs e dai periti del Gip.

L’avvocato Scalise ha provato a mettere in dubbio le ricostruzioni fatte da Toni con particolare riferimento all’impatto cisterna-picchetto; al riguardo ha mostrato due diapositive elaborate da Toni prima e dopo l’incidente probatorio. Scalise ha rilevato che la direzione dell’impatto non è la stessa. L’ingegner Toni ha spiegato che la prima diapositiva non teneva conto di aspetti che poi, dopo gli esiti dell’incidente probatorio, ha maggiormente approfondito.

Durante l’interrogatorio da parte dell’avvocato Stile, difensore di Elia (ad di Rfi), è successo un episodio curioso: Stile ha mostrato una relazione che però non era firmata da Paolo Toni, ma da Angelo Laurino, ispettore superiore della Polfer. L’avvocato Stile, professore emerito di diritto penale, ha lasciato l’aula, poi è rientrato senza riprendere il filo dell’esame di Toni.

Adesso, pausa per le feste di Natale e di fine anno. La ripresa è prevista mercoledì 14 gennaio con un calendario fitto di udienze che impegnano già da adesso tutto il 2015.

Strage di Viareggio, il consulente: “Sulla ruggine solo una mano di vernice”

La testimonianza di Paolo Toni: la stretta sui controlli visivi agli assili arrivò all’indomani del disastro del 29 giugno 2009

Lucca – Per il professor Paolo Toni, uno dei periti della Procura di Lucca al processo per la strage di Viareggio, l’asse che rompendosi provocò il deragliamento del vagone presentava numerosi problemi tecnici, che un controllo accurato avrebbe evidenziato. Toni è stato ascoltato all’udienza di oggi del processo in corso a Lucca.

Il consulente ha ripercorso la vita ‘tecnicà dell’assile fabbricato nel 1974 nell’Europa dell’Est. Un apparato ritenuto difettoso all’origine, per quella frattura interna che negli anni lo avrebbe reso fragile. Problemi mascherati dalla verniciatura, che non avrebbe comunque nascosto la forte usura a un controllo specifico. Un materiale che, secondo l’esperto, non avrebbe dovuto viaggiare.

“Bisognava capire da chi era stata apposta quella vinilica”, ha detto Toni. “La zona centrale dell’asse considerato era afflitta da abrasioni causate da difetti della timoneria del freno. Mi immagino che qualcuno abbia dato un ritocco per coprire la magagna”. Un ritocco che può essere effettuato solo quando la sala, asse più ruote, è smontata”.

Le affermazioni dei testimoni della Procura di Lucca (guidata da Aldo Cicala) stanno come cucendo insieme, con un filo indissolubile, i capi di imputazione tessuti da tre anni di indagine, anche grazie al lavoro di squadra senza sbavature dei pm Giuseppe Amodeo e Salvatore Giannino. Tra i testimoni di ieri, per rispondere ancora ad alcuni avvocati degli imputati, anche Riccardo Landozzi (Asl Siena), consulente della Procura: «Il Sistema di gestione sicurezza di Trenitalia prevede audit interni e attività di vigilanza. Non si fa cenno ad organismi esterni che effettuino vigilanza ed attività sanzionatoria. Ed anche se c’era, non ha effettuato alcuna operazione». Controlli fai da te, nella migliore “tradizione” dell’Europa ferroviaria.

Il processo è stato aggiornato al 26 novembre

Strage Viareggio, per Moretti niente rito abbreviato. Le accuse di Della Valle

Un’altra udienza procedurale, con agli atti 17mila pagine per supportare l’integrazione dei capi di imputazione. La difesa chiede un nuovo rinvio, si riprenderà il 19 marzo

Lucca – E’ ripreso dopo oltre un mese di stop il processo per la strage di Viareggio. Un’altra udienza dedicata alle questioni procedurali, caratterizzata dal botta e risposta tra l’avvocato difensore di Mauro Moretti, Armando D’Apote, e la Procura rappresentata dai pm Giuseppe Amodeo e Salvatore Giannino.

L’avvocato D’Apote si è così espresso a margine dell’udienza: «Non chiederò il rito abbreviato: non vedo l’ora di fare questo processo. E non sono preoccupato dell’accusa suppletiva…».

Agli atti 17mila pagine per supportare l’integrazione dei capi di imputazione intorno alla quale aveva ruotato l’udienza di fine gennaio. Per la Procura diretta da Aldo Cicala, Mauro Moretti, a capo della holding Fs, per comportamenti ed atti riscontrabili risponde anche delle accuse mosse – nell’ambito del disastro di Viareggio – ad Rfi e Trenitalia.

La difesa ha chiesto un rinvio per esaminare le nuove carte, che comprendono le dichiarazioni rese alla Polfer da Diego Della Valle, con parole pesanti nei confronti di Moretti: “Se vogliamo un’Italia davvero migliore – ha detto Della Valle – dobbiamo fare in modo che persone come Mauro Moretti vadano a casa…”:  Il rinvio è stato concesso e la nuova udienza è stata fissata per il 19 marzo.

Strage di Viareggio, tutti rinviati a giudizio. Processo al via il 13 novembre

Tra le persone che andranno alla sbarra, c’è anche l’ad delle Ferrovie Moretti. I familiari delle vittime: “Decisione frutto di prove schiaccianti”.

Lucca – Sono stati rinviati a giudizio tutti e 33 gli imputati nel procedimento per la strage ferroviaria di Viareggio (32 vittime) avvenuta quattro anni fa. Tra loro anche l’ad di Ferrovie dello Stato, Mauro Moretti. In base alla decisione presa dal gup di Lucca, Alessandro dal Torrione, a processo finiranno anche altri funzionari del Gruppo Fs. Fra i reati ipotizzati, disastro ferroviario colposo, incendio colposo, omicidio e lesioni colposi plurimi. Il gup ha inoltre accolto la richiesta di rinvio a giudizio per illecito amministrativo per nove società. Tra queste la Gatx multinazionale proprietaria del convoglio che deragliò il 29 giugno 2009, la Jungenthal, l’officina tedesca che lo aveva revisionato, e la Cima, ditta italiana che lo montò. Il processo si aprirà il 13 novembre a Lucca.

“Grazie alla procura della Repubblica, per il grande lavoro che ha svolto in questi mesi”. Queste le prime parole del sindaco di Viareggio Leonardo Betti. “Sono molto contento che siano state accolte per intero le posizioni relative a tutte le imputazioni”. Così il presidente della Provincia di Lucca, Stefano Baccelli. “Siamo contenti del risultato ottenuto: è stato dimostrato che l’impostazione accusatoria, al momento, ha retto”. Così il procuratore capo di Lucca, Aldo Cicala. Gelida la prima reazione di Mauro Moretti: “Non ho niente da dire”. L’assemblea dei familiari delle vittime ha chiesto le sue dimissioni: ”Moretti deve dimettersi da Ad delle Ferrovie dello Stato italiane, ritirare tutti i provvedimenti disciplinari (licenziamenti, sospensioni, ecc.) nei confronti dei ferrovieri impegnati sulla sicurezza e la salute, affrontare il processo senza alcun tentativo di fuga”. Daniela Rombi, presidente dell’associazione, chiosa: “Non abbiamo più paura di nulla”. Anche il Codacons chiede le dimissioni e annuncia ”un dossier circa la pessima gestione delle Ferrovie da parte di Moretti”.

Per ricordare la strage vi invitiamo a vedere queste immagini girate dai Vigili del fuoco e pubblicate dal quotidiano Il Tirreno. Ecco come si presentavano la stazione i binari di Viareggio all’alba del 30 giugno, a poche ore dall’esplosione della cisterna di Gpl. Queste le immagini della notte della strage.

Viareggio, parola alla Procura: “Moretti e le Fs sono colpevoli”

Il Procuratore capo, Aldo Cicala: lo statuto di Fs prevede un amministratore delegato della holding che fa tutto. Cinque ore di arringa dei pm Amodeo e Giannino.

Lucca – All’udienza preliminare del processo per la strage ferroviaria di Viareggio in corso di svolgimento a Lucca oggi ha parlato l’accusa. Un’udienza fiume, con i pm Giuseppe Amodeo e Salvatore Giannino che hanno parlato per quasi 5 ore complessive, cercando di smontare pezzo su pezzo le linee difensive degli indagati, ricostruendo nel dettaglio quanto accaduto prima, durante e dopo il deragliamento del treno merci.

Ha tirato le fila il procuratore capo Aldo Cicala, che ha contestato le tesi secondo cui l’ad Mauro Moretti sarebbe estraneo ai fatti in quanto amministratore della holding Fs e non di ogni singola azienda in cui le Ferrovie dello Stato hanno ripartito le varie competenze. Ma è stato proprio Moretti a firmare la lettera di conciliazione nel caso di Riccardo Antonini, il dipendente di Rfi. Come dire insomma che, secondo la Procura, Moretti non può dire di essere di Fs quando si parla di sicurezza ed essere invece di Rfi quando si tratta di licenziare un lavoratore impegnato, fra le altre cose, a denunciare le carenze, vere o presunte che siano, dei sistemi di sicurezza in ferrovia. «Si ricava – ha detto il procuratore – che l’amministratore delegato della holding è uno che fa tutto. Eventualmente insieme agli amministratori delle società del Gruppo».

Laconico il commento degli avvocati difensori: «È stata la replica che ci aspettavamo, ma che non mi sembra abbia inciso più di tanto con elementi di novità», ha detto l’avvocato Gaetano Scalise. Ancora più sprezzante l’avvocato di Moretti D’Apote: «Le tragedie ci saranno sempre», queste le sue parole.

L’udienza continua domani: la parola ancora agli avvocati di parte civile.

Quattro anni dalla strage, Viareggio non dimentica. Al processo la difesa contesta il diritto di replica della Procura

Proclamato il lutto cittadino. Previsti un convegno e un corteo fino al luogo della tragedia.

Viareggio – Quattro anni dopo, Viareggio non dimentica. Né potrà mai farlo, in futuro. Sabato 29 giugno ricorre il quarto anniversario del disastro ferroviario in cui persero la vita 32 persone, e i familiari dei parenti delle vittime, come sempre, commemoreranno i loro cari con una giornata per ricordare che si aprirà al mattino da un convegno e terminerà in serata con un corteo fino al luogo della tragedia. All’abbraccio parteciperanno come al solito anche i ferrovieri con i fischi dei loro treni. Ogni convoglio che transiterà dalla stazione di Viareggio infatti emetterà un lungo e prolungato rumore per far sentire in qualche modo vicinanza e affetto alla città. Un anniversario che giunge mentre è in pieno svolgimento l’udienza preliminare del processo che vede indagate le 33 persone considerate dall’accusa, a vario titolo, responsabili della strage.

Le udienze della settimana sono state dedicate alle arringhe delle difese. Nell’ultima udienza l’avvocato Ennio Amodio ha sfoderato il colpo di scena dichiarando di ritenere che la Procura non abbia diritto alla replica, avendo rinunciato a motivare le richieste di rinvii a giudizio e non avendo fatto i nomi degli imputati in aula. Dura la replica della Procura: «Niente replica? È un’invenzione». Parole pronunciate dal Pm Salvatore Giannino, che assieme a Giuseppe Amodeo affianca il Procuratore capo Aldo Cicala nel procedimento giudiziario.