Eternit, le motivazioni della sentenza. Il rischio asbestosi era noto dal 1931

Termini duri e perentori nei confronti di Stephan Schmidheiny, condannato in appello a 18 anni. Ma lui non paga e medita il ricorso in Cassazione. L’Afeva chiede l’intervento delle istituzioni.

Torino – Sono state rese note lunedì le motivazioni della sentenza di appello del processo Eternit che dopo l’estinzione del reato per il belga De Cartier per «intervenuta morte del reo» ha stabilito la condanna dello svizzero Stephan Schmidheiny a 18 anni di carcere, oltre che il pagamento di una provvisionale (un anticipo) a molte parti lese, associazioni, enti e cittadini danneggiati dalla attività dell’Eternit.

La Corte si esprime con termini molto duri e perentori. Il rischio asbestosi era noto fin dal 1931, e Schmidheiny ne era a conoscenza, tanto che dal giugno 1976 si è prodigato per nascondere quegli effetti anche attraverso una politica di “disinformazione”. In un altro passaggio delle motivazioni la Corte sottolinea “la gravità dei fatti, la loro protrazione nel corso di un lungo lasso di tempo, l’ingentissima mole di sofferenze da essi procurate a numerosissimi lavoratori e cittadini, esposti senza difesa a patologie lentamente e crudelmente letali”.

La responsabilità del manager svizzero va ravvisata, dunque, anche per gli stabilimenti Eternit di Napoli-Bagnoli e Rubiera, considerata prescritta nella sentenza di primo grado, perché «esattamente come negli altri due siti di Cavagnolo e di Casale Monferrato, il fenomeno epidemico costituito dall’eccesso dei casi rilevati rispetto a quelli attesi, è attualmente ancora in corso».

Eppure, a distanza di alcuni mesi dalla sentenza, Schmidheiny continua a non dare segnali di voler ottemperare ai risarcimenti. Anzi, è certo un suo ricorso in Cassazione. L’Afeva e il suo presidente Bruno Pesce chiedono alle istituzioni ed allo Stato di intervenire affinché sia fatto tutto il possibile perché questa condanna diventi effettiva per chiedere i danni allo svizzero ed alle società a lui collegate e per chiedere, in un secondo momento, con un giudizio civile, i danni alla società collegata con Jean Louis De Cartier, l’imputato belga deceduto, anche rovesciando le priorità dei risarcimenti, prima ai malati ed ai familiari dei lavoratori deceduti, poi alle istituzioni”.

Eternit, Schmidheiny condannato in appello a 18 anni.

I giudici di Torino aumentano la pena per l’imprenditore elvetico per il quale in primo grado la pena era stata di 16 anni. Disposta una provvisionale di quasi 51 milioni di euro tra Regione Piemonte e Comune di Casale Monferrato. Risarcite le tante parti civili

Torino – Diciotto anni di reclusione per disastro doloso permanente e omissione dolosa di cautele anti-infortunistiche. Questa la condanna che la Corte d’Appello di Torino ha inflitto all’imprenditore svizzero Stephan Schmidheiny, imputato nel processo Eternit. In primo grado era stato condannato a 16 anni. I giudici hanno ritenuto Schmidheiny responsabile di disastro anche per gli stabilimenti Eternit di Bagnoli e Rubiera. Per quel che riguarda l’altro imputato, il barone belga Louis De Cartier, i giudici si sono pronunciati direttamente per l’assoluzione per alcuni degli episodi contestati, mentre hanno dichiarato il non luogo a procedere data la morte dell’imputato per gli altri.

Il giudice ha stabilito che il periodo in cui Schmidheiny gestì la Eternit va dal giugno del ’76, per gli stabilimenti di Casale (Alessandria), Cavagnolo (Torino) e Bagnoli (Napoli) e dall’80 per quello di Rubiera (Reggio Emilia), e arriva fino al giugno dell’86 per Casale e Cavagnolo, fino all’85 per Bagnoli, fino all’84 per Rubiera. L’imputato è stato quindi assolto per il periodo che va dal giugno del ’66 al ’76 per non aver commesso il fatto. Resta penalmente responsabile per gli anni seguenti.

La lettura del dispositivo, piuttosto lunga, è proseguita con l’elenco dei risarcimenti alle numerose parti civili. Sorpresa per l’esclusione di Inps e Inail. Invece, sono state riconosciute provvisionali al Comune di Casale per quasi 31 milioni (rispetto ai 25 concessi nel primo grado), alla Regione Piemonte (20 milioni), all’Asl Al (5 milioni), ad Associazione Familiari e Vittime amianto (100 mila euro), a otto Comuni della zona (da 150 a 350 mila euro). E poi è partita la lunga chiamata dei nomi delle singole parti civili risarcite con provvisionale di 30 mila euro ciascuna. Assegnati anche 2 milioni di euro al Comune di Rubiera e 350mila euro alla Regione Emilia-Romagna.

Nessun risarcimento per Bagnoli, la fabbrica che aveva maggiori commesse. Il motivo, secondo l’avvocato Roberto Rosario, legale degli eredi di una trentina di operai defunti a Bagnoli  “è che il Comune non si era mai costituito, inammissibile in un processo così importante”.

Una sentenza che è destinata a fare storia, non a caso il pm Raffaele Guariniello, che con i colleghi Sara Panelli e Gianfranco Colace ha sostenuto l’accusa, si è definito commosso per l’esito della decisione.

 

La lettura della sentenza (Repubblica TV)

Guariniello: “Sentenza è un inno alla vita (Repubblica TV)

Bruno Pesce: “Le vittime hanno avuto giustizia (Repubblica TV)

Romana Blasotti: “Stravolti ma andiamo avanti” (Repubblica TV)

Operaio dona a Guariniello una vecchia tuta da lavoro (Repubblica TV)

Appello Eternit, ultima udienza. Il giudice: “Verificate la morte di De Cartier”. La difesa: “Schmidheiny non ha pensato al solo profitto”

La sentenza lunedì prossimo alla presenza di attivisti da tutta Europa. Dopo la morte di De Cartier molte parti civili stanno valutando se accettare le offerte provenienti da Schmidheiny, per non correre il rischio di rimanere senza risarcimento.

Torino – Ultima udienza al processo d’appello Eternit prima della sentenza di lunedì prossimo, che sarà pronunciata alla presenza di attivisti della lotta contro l’amianto provenienti da molte parti d’Europa e del mondo.

La corte di assise d’appello, presieduta dal giudice Alberto Oggé, ha incaricato un perito di verificare l’autenticità della morte del barone Louis De Cartier, imputato deceduto a 92 anni la scorsa settimana. Un atto dovuto per poter poi stralciare definitivamente la posizione del barone belga dal procedimento.

Col decesso di De Cartier circa 1.500 parti civili rischiano di non ricevere alcun risarcimento. Il vice presidente dell’Afeva Nicola Pondrano ricorda che “c’è una sentenza di primo grado che afferma la colpevolezza del barone De Cartier e c’è la possibilità’di percorrere le vie giudiziarie in sede civile. Non ci arrendiamo”. Molte parti civili stanno valutando se accettare le offerte provenienti dall’altro imputato, lo svizzero Stephan Schmidheiny, per non correre il rischio di rimanere senza risarcimento.

In aula l’avvocato Astolfo Di Amato, difensore di Stephan Schmidheiny, ha contestato l’interpretazione del pm Raffaele Guariniello, difforme – sostiene – rispetto alla sentenza di primo grado. Di Amato ha anche nuovamente sostenuto che “il gruppo svizzero ha trasferito in Italia in 10 anni oltre 75 miliardi, senza ricevere utili, e che una parte cospicua di quella somma e stata spesa in sicurezza”, contestando l’interpretazione “di un imprenditore che avrebbe anteposto a tutto il profitto”. Questa la replica di Bruno Pesce, coordinatore del Comitato Vertenza Amianto: “Schmidheiny ha sempre saputo tutto, anzi era il primo a sapere le cose a livello internazionale e a livello locale, ma non ha mai fatto nulla…”.

Eternit, la difesa di De Cartier: “Non ci fu dolo”. Sentenza forse il 27 maggio.

Secondo l’avvocato Zaccone negli anni ’70 e ’80 l’amianto era diffuso e il suo uso veniva addirittura raccomandato dalle autorità. Si riparte il 6 maggio con la replica della Procura. Sentenza il 27 maggio o il 3 giugno.

Torino – L’arringa dell’avvocato Cesare Zaccone, legale di Jean Louis De Cartier, ha concluso la serie di udienze dedicate alle tesi della difesa. Secondo il legale non c’è stato dolo nei vertici della Eternit. ”La portata reale del rischio – ha detto Zaccone – venne recepita solo molto tardi. Negli anni ’70 e ’80 l’amianto era diffuso e il suo uso veniva addirittura raccomandato dalle autorita’. I dirigenti abitavano negli stabilimenti, questo la dice lunga sul loro grado di consapevolezza”.

Il processo riprenderà il 6 maggio con la replica della Procura, che forse impegnerà anche una parte dell’udienza successiva (quella del 13) dedicata alle parti civili. A seguire – il 20 maggio – la parola passerà ai legali delle società chiamate in causa e – infine – il 27 maggio interverranno i difensori degli imputati. Poi la corte si ritirerà in Camera di Consiglio per la sentenza. Tuttavia se l’udienza del 27 dovesse prolungarsi troppo il pronunciamento potrebbe slittare all’udienza successiva, precauzionalmente fissata per il 3 giugno.

Eternit, il processo va avanti. Respinte le eccezioni della difesa

Si riprenderà mercoledì, la parola ora passa all’accusa che parlerà per le prossime quattro udienze con i vari pm

Torino – Udienza importante quella odierna al processo d’appello Eternit. La corte presieduta dal giudice Alberto Oggé ha deciso di proseguire il processo con la discussione nel merito respingendo le eccezioni di competenza territoriale, di materia e di costituzionalità presentate dalla difesa nelle scorse udienze.

La parola ora passerà all’accusa. Il primo a parlare sarà il pm Gianfranco Colace, sulla presenza delle polveri negli stabilimenti italiani del gruppo, poi toccherà al pg Ennio Tomaselli a cui spetterà illustrare le risultanze delle consulenze epidemiologiche. Sulle responsabilità degli imputati argomenterà il pm Sara Panelli mentre le conclusioni spetteranno al pm Raffaele Guariniello.

Eternit, ancora le difese. I legali di De Cartier chiedono di tenere fuori dal processo i familiari delle vittime

Ha parlato anche la difesa di Schmidheiny, che ha chiesto l’assoluzione per il principio che la pena non sarebbe rieducativa.

Torino – Continua a ritmi sostenuti il processo d’appello Eternit. Oggi è andata in scena la quarta udienza, la terza della settimana secondo il serrato calendario fissato dal giudice Alberto Oggé. Sono continuate le richieste delle difese dei due imputati. I legali di Schmidheiny hanno chiesto di non punire il loro assistito: “Non sarebbe rieducativo”, queste le parole. Anche dalla difesa di De Cartier è partita una richiesta che ha suscitato proteste, quella di escludere dal processo i familiari delle vittime. Si riprenderà lunedì 25.

“Eternit, strage nascosta come l’Olocausto”

Queste le parole del giudice Alberto Oggé durante l’udienza di oggi. La relazione continua mercoledì

Torino – Seconda udienza al processo d’appello Eternit oggi a Torino. Il giudice Alberto Oggè, nella lettura della relazione che ha aperto il processo, ha paragonato la tragedia della fabbrica all’Olocausto: il cenno è legato a un passaggio della sentenza di primo grado in cui si spiega che i vertici della multinazionale dell’amianto, negli anni ’70, avrebbero deciso di minimizzare i rischi legati alla lavorazione del minerale e di diffondere informazioni rassicuranti. Il parallelo con l’Olocausto, ha osservato il giudice, si può rintracciare nel fatto che lo sterminio degli ebrei venne nascosto dalle autorità naziste e fu possibile ricostruirlo in tutti i suoi passaggi soltanto a posteriori.

Il giudice ha ricordato che si tratta di un processo di dimensioni enormi: “La complessità degli accertamenti richiesti ai giudici, già valutati nel processo di primo grado, è notevole: occorre dunque un’analisi con cuore intelligente”. Non sono mancati riferimenti filosofici e letterari, da Salomone a Kant, da Aristotele a Braudel.

La relazione del giudice Oggé, nella quale sono richiamati i passaggi fondamentali della sentenza di primo grado, continuerà nell’udienza di mercoledì. Nel frattempo La Stampa ha pubblicato un articolo che cita un documento nel quale Schmidheiny accusa l’Italia e contesta il conto dei morti da amianto.

Processo Eternit, al via l’appello. Centinaia di familiari delle vittime a Torino

Fissato il calendario, tre udienze a settimana. L’obiettivo è chiudere entro giugno. Assenti gli imputati. Petizione dei familiari delle vittime per avere giustizia anche in Francia e in Belgio.

Torino – A un anno esatto di distanza dalla sentenza di primo grado ha preso il via stamani al Tribunale di Torino il processo d’appello Eternit.

La prima udienza è durata tre quarti d’ora ed è servita a comunicare il calendario successivo, che prevederà tre udienze a settimana. Si comincerà con le relazioni sul primo grado del processo, a seguire saranno affrontate le questioni preliminari e le varie competenze territoriali. La strategia della difesa, già utilizzata in primo grado, è quella di dilatare i tempi del processo o addirittura di annullarlo, se dovesse essere accolta l’istanza dell’incompetenza territoriale.

A sostenere l’accusa saranno ancora una volta i pm Raffaele Guariniello, Gianfranco Colace e Sara Panelli, applicati dalla procura generale, insieme al pg Ennio Tommaselli. Il loro obiettivo è quello di chiudere entro il mese di giugno.

All’udienza di stamani erano assenti i due imputati, Stephan Schmidheiny e Jean Louis de Cartier, che sono stati dichiarati contumaci. Il presidente Alberto Oggé ha autorizzato le riprese televisive del processo, che sarà trasmesso in streaming sul sito della Provincia di Torino, per «l’interesse sociale particolarmente rilevante».

Prima dell’apertura del processo si è svolta l’annunciata manifestazione davanti al Tribunale. Presenti centinaia di persone da varie località italiane, dalla Francia e dal Belgio. Le associazioni che riuniscono i familiari delle vittime dell’amianto, tramite la portavoce Romana Blasotti, hanno diffuso una petizione congiunta per chiedere giustizia sull’amianto nei tre paesi.

La prossima udienza si terrà lunedì 18 febbraio.