L’Agcom multa la Rai per la bestemmia di Tiberio Timperi.

Firenze  L’Agcom multa la Rai per la bestemmia in diretta di Tiberio Timperi. E’ di 25mila euro la sanzione dell’Autorità per le comunicazioni dopo la denuncia del Codacons per violazione del Codice di Autoregolamentazione Media e Minori. L’azienda ha deciso di impugnare la decisione davanti al Tar del Lazio. Il fatto risale al 18 ottobre del 2014, quando il conduttore Timperi durante la registrazione “Uno mattina in famiglia”, si impappinò mentre annunciava un ospite in studio. Dopo aver detto «ho sbagliato», aggiunse a bassa voce una bestemmia. L’episodio per errore non fu tagliato dalla registrazione e anzi andò in onda due volte. Il giorno successivo, il conduttore si scusò all’interno dello stesso programma. Ma questo non fermò la denuncia del Codacons.

 

Il Tar accoglie il ricorso della Rai contro l’Agcom. “Fazio e Annunziata non hanno violato il pluralismo”.

Il Tar del Lazio ha dato ragione alla Rai che aveva presentato ricorso contro Agcom, sostenendo di non aver violato il principio di pluralismo nei programmi di Rai3 “In mezz’ora” e “Che tempo che fa”.

Roma Il Tar del Lazio ha dato ragione alla Rai che aveva presentato ricorso contro Agcom, sostenendo di non aver violato il principio di pluralismo nei programmi di Rai3 “In mezz’ora” e “Che tempo che fa”. La decisione dell’Agcom, che aveva ordinato alla tv pubblica di garantire una maggiore presenza di esponenti dell’allora Pdl nei programmi, era arrivata dopo le denunce presentate da Renato Brunetta. Quest’ultimo aveva accusato Lucia Annunziata e Fabio Fazio di essere parziali e di aver violato la par condicio con i loro programmi. Non è così. Secondo il Tar «per stabilire se una trasmissione d’informazione rispetti i principi di pluralità e parità di trattamento non è particolarmente significativo il numero degli esponenti di ciascun raggruppamento politico, e la quantità di tempo a ciascuno di essi dedicata». 

Rai, le nuove nomine e tante polemiche.

Anna Maria Tarantola, vicedirettore della banca d’Italia, è stata nominata presidente della Rai.

RomaAnna Maria Tarantola, vicedirettore della banca d’Italia, è stata nominata presidente della Rai. Luigi Gubitosi è stato invece “candidato”, così l’ha definito il premier Monti, per la poltrona di direttore generale. Mentre, il rappresentante del Tesoro nel Cda è Marco Pinto. La candidatura di Gubitosi sarà esaminata dalla Commissione di Vigilanza e dal Cda che nomina il direttore. Angelo Marcello Cardani è stato indicato dal governo come nuovo presidente dell’Agcom ed infine Mario Sebastiani guiderà l’Authority sui Trasporti (link).

Tv al mercato: serve un vigile

FirenzeBeppe Grillo, oltre a predicare di cancellare il canone Rai dovrebbe prendere seriamente in considerazione il mercato televisivo a tutela dei cittadini. B. pur ferito (Mediaset e la Mondadori in caduta libera), sta per calare l’asso piglia tutto: maggioranza all’interno dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni e accordo con Telecom per la banda larga.

Dopo la rivoluzione del digitale la tv del futuro è quella connessa. Le nuove televisioni hanno la possibilità, attraverso il cavo telefonico, di connettersi alla Rete. Mediaset entrerebbe in Matrix (la società di Telecom che controlla le attività Internet) e nel motore di ricerca Virgilio, in cambio Publitalia diventerebbe la concessionaria per la pubblicità delle società di Bernabè. Il bouquet di Telecom, lievemente aumentato, comprenderà, oltre al telefono e l’adsl, anche Mediaset Premium. TI Media (la società de La7), entro la fine dell’anno sarà messa in vendita divisa in due aziende. La prima comprende il marchio e i contenuti della tv: La7, La7 Donna e il 51% di Mtv Italia. Economicamente la meno appetibile (valore 160 milioni), con un buco economico aumentato nell’ultimo periodo (circa 100 milioni) grazie ai super contratti con le star della tv e al costo delle loro produzioni nettamente superiore alle entrate pubblicitarie.

La seconda è Timb (Telecom Italia Media Broadcasting), il vero business, quella che gestisce le infrastrutture di rete, cioè ripetitori e frequenze. A questa è interessato Carlo De Benedetti che aggiungerebbe i 3 multiplex de La7 ai 2 già in suo possesso. Se l’operazione andasse in porto sarebbe la nascita del secondo polo privato dopo EI Towers (nata dalla fusione di Elettronica Industriale di Mediaset con Dmt di Alessandro Falciai). Per la Rai sarebbe un’ottima occasione per mettere sul mercato parte di Raiway (la società che gestisce la rete di trasmissione) in modo tale da appianare l’indebitamento con le banche (oltre 300 milioni) e fare cassa, scongiurando l’emorragia di qualche migliaia di lavoratori. Questa nuova società, avendo come scopo non il controllo mediatico ma gli affari, potrebbe dare vita a quel pluralismo di mercato che da noi manca da anni.

Chi, inaspettatamente, sta manovrando nel silenzio assoluto è Mario Monti che, con l’aiuto di Passera, sta pensando seriamente alla vendita di parte della Rai dando così risposta al referendum del 1995 che decretò la privatizzazione, prevista anche dall’articolo 19 della legge Gasparri. L’esempio a cui farebbe riferimento Monti è quello della tv francese: privatizzare il canale più appetibile, Rai1. Il rischio è quello che gli acquirenti siano i soliti amici degli amici. Grillo dovrebbe fare quello che i partiti di centrosinistra non hanno fatto in questi vent’anni: vigilare.

Firma: Loris Mazzetti

Fonte: Il Fatto Quotidiano

Rai-Agcom, Berlusconi indagato per abuso di ufficio

Silvio Berlusconi indagato per abuso d’ufficio in concorso con l’ex commissario Agcom Giancarlo Innocenzi e l’ex direttore generale della Rai Mauro Masi per le pressioni esercitate dal premier nel 2009 affinché venisse sospesa la trasmissione “Annozero” di Michele Santoro.

RomaSilvio Berlusconi indagato per abuso d’ufficio in concorso con l’ex commissario Agcom Giancarlo Innocenzi e l’ex direttore generale della Rai Mauro Masi per le pressioni esercitate dal premier nel 2009 affinché venisse sospesa la trasmissione “Annozero” di Michele Santoro. E’ la novità istruttoria decisa dal procuratore Giovanni Ferrara, dall’aggiunto Alberto Caperna e dai pm Ilaria Calò e Roberto Felici cui il tribunale dei ministri aveva restituito il fascicolo aperto a Trani, dichiarandosi incompetente a giudicare il caso sul presupposto che Berlusconi, nel momento in cui telefonò a Innocenzi e Masi, non agì nelle sue funzioni di Presidente del Consiglio.

E così i magistrati della procura di Roma hanno preso atto delle conclusioni (benché non vincolanti) dello speciale collegio per i reati ministeriali che ha di fatto archiviato le accuse di minacce e concussione attribuite a Berlusconi, unico indagato finora, con Innocenzi e Masi persone offese. Per il tribunale dei ministri dall’esame delle intercettazioni relative a diciotto telefonate sarebbe configurabile un’ipotesi di abuso d’ufficio per tutti e tre i protagonisti della vicenda. Nei prossimi giorni i pm di piazzale Clodio si riuniranno per fare il punto della situazione e decidere se concludere gli accertamenti con il deposito degli atti (passo che prelude a una richiesta di rinvio a giudizio), salvo una integrazione dell’attività istruttoria, o con una richiesta di archiviazione al gip.

Fonte: Il Fatto Quotidiano

Come si è arrivati alla “notte della rete”. Storia di militanza per la libertà e la neutralità della rete

FirenzeLe prime avvisaglie arrivarono 2 anni fa, vi ricordate la proposta di legge D’Alia, subito incamerata dal Decreto Sicurezza il 5 Febbraio 2009? Per capirsi, quella per filtrare le pagine su Facebook, che inneggiavano alla mafia. Ebbene, iniziai con altri colleghi, Erica Paggini, allora consigliere di Assoprovider, e Gilberto Di Maccio, colleghi ovviamente competenti, ma attenti e sensibili a ciò che stava diventando internet per la comunità civile. E di quanto lontano fosse il mondo politico, eccetto pochissime eccezioni, nei fatti. Si perchè a parole, tutti ad ammantarsi di libertà di espressione, quando si trattava di condannare stati esteri, che censuravano la rete, salvo avere memoria selettiva quando si trattava del nostro paese. Ebbene, su Facebook creammo un gruppo “Contro la censura di della rete e Facebook ” ed in poco meno di un mese raggiungemmo poco più di 53.000 iscritti (c’è ancora ed ha ben 48.000 iscritti http://www.facebook.com/#!/group.php?gid=49315183767). Risultato marcia indietro del mondo politico, con l’espunzione dell’emendamento al Senato. Il direttivo di Assoprovider era costantemente informato dall’inizio, anche se, per evitare eventuali ripercussioni sull’associazione, Erica ed io, proponemmo e fu scelta la via dell’iniziativa personale. Per onestà intellettuale, ci furono anche altri gruppi che su internet promossero iniziative contro il provvedimento, ma il nostro se non il primo fu tra i primi per numero di iscritti. In una successiva audizione al Senato:(http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=SommComm&leg=16&id=427723) ringraziai per l’eliminazione dell’emendamento. Quasi contemporaneamente la mia associazione decise di aderire al Open Net Coalition, movimento che si oppone all’applicazione di norme restrittive sulla neutralità della rete, su cui stava lavorando il parlamento europeo, con me come delegato a seguire gli sviluppi. (http://www.assoprovider.it/index.php?option=com_content&task=view&id=213&Itemid=46)Il movimento Open Net Coalition, che ha come riferimento l’associazione francese “La Quadrature du net” , annovera associazioni nei 22 paesi membri dell’Unione Europea, in Sud e Nord America, fa lobbing in maniera del tutto volontaria e nel caso della discussione del Telecom Packages, riuscì a far arrivare ai parlamentari di Bruxelles, più di 500.000 mail da tutta Europa, inclusa l’Italia. Finisce il 2009 con nubi che si addensano sempre più sulla neutralità della rete: il protocollo Acta, nato è voluto nella presidenza USA Bush, viene confermato e di fatto rafforzato dalla presidenza Obama nel 2010, con la nomina al dipartimento di giustizia di ben due avvocati provenienti e consigliati dalla Riaa, associazione delle industrie discografiche americane. Acta, (Anti-Counterfeiting Trade Agreement) è il veicolo per la tutela del diritto d’autore delle major americane, del cinema, della musica, dell’editoria e dei broadcast televisivi, inseguendo per altro modelli di business vecchi e datati, come le leggi sul diritto d’autore, che datano almeno 50 anni, in tutti i paesi del mondo. In Italia il segnale in direzione di Acta, viene dal D.lgs 44/2010che modifica il T.U in materia radiotelevisiva D.lgs 177/2005 (http://www.camera.it/parlam/leggi/deleghe/10044dl.htm). Tutti si soffermano, sulla parte televisiva (assai discutibile, in quanto parifica le web tv, alle televisioni tradizionali, ante digitale terrestre, che giustamente basandosi su risorse esigue, le frequenze, richiedevano in cambio dei servizi per la comunità, non ultimi i servizi giornalistici, su internet non esistono risorse finite e le web tv possono essere infinite!). Nessuno o quasi coglie l’opportunità possibile di un florilegio di voci indipendenti con l’apertura di possibilità di creazione di lavoro per i professionisti della creazione dei contenuti i giornalisti, nel caso di una NON limitazione come vuole il decreto. Come diceva Tesauro, quando ancora Presidente dell’Antitrust: “…..la libertà di mercato piace a tutti, basta che non sia nel proprio!”, e questo decreto tutela lo status quo televisivo, vista la convergenza di tutti i media, su internet. Se poi si aggiunge che con mossa maestra, delega all’Agcom, anche l’applicazione della tutela del diritto d’autore, con mossa inclusiva di altri interessi corporativi. Ricordo che dopo enormi tentativi e senza risultati, di incontrare il Ministro Romani da parte della mia associazione, facendo slalom tra semi-crisi di governo e diaspore, mi ritrovo, il 4 Agosto del 2010, al Senato, nell’ufficio del sempre attento ai problemi della rete, sen. Vincenzo Vita (http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=Ddlpres&leg=16&id=431300) . Domanda: “Chi c’è dalla nostra parte?”.  Risposta: “Scambio Etico, movimento non sempre condivisibile per obbiettivi finali, ma sicuramente un lungo tratto di strada quello che va alla neutralità della rete, e molti cittadini che usano internet, opportunamente informati……….” Mi interrompe: “Siamo da soli, quindi…”. Risposta: “SI”. In vista di una delle ultime riunioni per l’approvazione del protocollo Acta, 10 ottobre 2010, lanciamo un gruppo su Facebook  (http://www.facebook.com/retelibera), che vi invito a visitare per i riferimenti cronologici puntuali sia a livello nazionale che europeo, che vedono il coinvolgimento ufficiale di Adiconsum (Un grazie di cuore a Pietro Giordano, segretario generale e a Mauro Vergari, Responsabile per l’Ict), ed il movimento Scambio Etico, ed ancora a livello personale Marco Pierani di Altroconsumo  (grazie Marco!).
Passano i mesi ed arriviamo a dicembre e il 18 escono le linee guida dell’Agcom. La cosa diventa di una pericolosità che travalica  i meri interessi di bottega (possibilità reale per gli Isp di dotarsi della tecnologia “deep-packet-inspection”, diverse 100K €uro, conseguenza, chiusura di almeno il 70% delle aziende), ma le ricadute sulla libertà di espressione e violazione dei diritti individuali sono devastanti. Cerco Marco Cappato, vecchia conoscenza e sempre impegnato nelle problematiche della rete, concordiamo un’azione comune con l’associazione Agorà Digitale,  dell’arcipelago del partito Radicale. Mi richiama un vecchio amico, l’avv.Fulvio Sarzana, vulcanico ed impegnato su i problemi della rete, e fondiamo tutto in una unica presenza in rete: www.sitononraggiungibile.it , facendo fronte comune con  Adiconsum , Altroconsumo, Assonet-Confesercenti, Assoprovider-Confcommercio, lo Studio Sarzana ed associati e Agorà Digitale. E’ ormai Febbraio 2011. Incominciamo a promuovere l’iniziativa, ed abbiamo due incontri in Agcom, di cui l’ultimo con il presidente Calabrò il 24/6/2011, e i dubbi diventano pressochè certezze. Una serie di presenze su Facebook (http://www.facebook.com/DeliberaAGCOM, http://www.facebook.com/home.php?sk=group_165138880220677&ap=1 ) e l’aiuto di amici di vecchia e recente data (Massimo Melica, grazie per il tuo aiuto con applomb severo, rigoroso e defilato, ce ne fossero di più come te, in tutte le professioni; Guido Iodice, ti stimo profondamente per la schiettezza ed onesta intellettuale, ing. Dino Bortolotto, presidente di Assoprovider, per il suo rigore tecnico scientifico ed anche per le litigate;  prof. Matteo Fici, vice presidente vicario di Assoprovider, per la sua amicizia e fine conoscenza dei meccanismi politici). Il resto è storia recente: La notte della rete. E’ giusto sacrificare la libertà di espressione e/o i diritti individuali dei cittadini sull’altare del diritto d’autore? Non è forse meglio aggiornare il diritto d’autore nella sua sede naturale, il Parlamento e trovare il giusto equilibrio tra questo e le nuove tecnologie?

“La libertà è come l’aria, ci si accorge quando manca.” Don Luigi Sturzo.

Firma: Giovan Battista Frontera (vice-presidente Assoprovider)

Fonte: Articolo 21.

 

Agcom, un richiamo a Tg3 e Studio aperto

Firenze – Un richiamo al Tg3 a dare spazio, entro domani ad esponente dello schieramento opposto a quello del leader Idv Antonio Di Pietro, in relazione all’intervista trasmessa il 20 maggio scorso sul ballottaggio a Napoli. Lo ha deciso a maggioranza la Commissione servizi e prodotti dell’Agcom, dopo aver esaminato gli esposti presentati. Inoltre, la Commissione, alla luce dei dati del monitoraggio radiotelevisivo del 15-21 maggio, ha invitato Studio Aperto ha attenersi ad un rigoroso equilibrio dell’informazione (link).

Una questione di legalità

Firenze Il futuro non sorride al Pdl, ma tutto ciò che luccica del Pd non è oro. B. ha perso lo smalto del comunicatore, assomiglia sempre più a un ciarlatano (venditore ambulante o smerciatore di prodotti scadenti, scelga il lettore), l’ultimo tentativo di spacciare un videomessaggio per un’intervista, occupando 5 tg su 7 (per i comizi illegali l’Agcom ha multato il Tg1 e Tg2 di 350 mila euro e i tre tg di Mediaset di 450 mila. Per la Rai chi pagherà, il solito contribuente o chi ha procurato il danno erariale?), ne è la conferma: stessa location, stesso contenuto, evidente lettura delle risposte. Ferrara ha parlato di un autogol e i suoi interventi li ha definiti: “Discorsi da bettola paesana”. Galli Della Loggia (altro sostenitore della prima ora), si è chiesto: “Ma davvero si può pensare che dilatare sui telegiornali, promettere ministeri, togliere multe, elargire mance e favori possa rovesciare un risultato che ha cause politiche profonde?”. A sostegno di B. ancora una volta è arrivato Bossi: “La Moratti poteva fare meglio, noi la sosterremo, anzi la terremo sotto tiro”. Ormai i due sono una coppia di fatto, peccato che il tempo dell’avanspettacolo sia finito, avrebbero avuto futuro. Breve repertorio. Gli immigrati: “Via da Lampedusa entro 60 ore, chiederemo per l’isola il Nobel per la Pace” (B.), “Fora dai ball” (Bossi). Definizioni di Fini: “Questo è pazzo” (B.), “È uno stronzo” (Bossi). Su Pisapia: “È alleato dei violenti. Milano città islamica, zingaropoli di campi rom” (B.), “Pisapia è un matto” (Bossi). L’avvocato Pisapia, il candidato dal volto per bene, il sindaco di cui Milano ha bisogno. La sua storia politica e professionale lo sta aiutando a guadagnare la fiducia dei milanesi. David Pisapia è consapevole di lottare contro Golia Moratti. Già una volta David ce l’ha fatta.

Nella città meneghina il Pd deve ringraziare le primarie. Il partito è poco sensibile al rinnovamento, quello vero, non di facciata, quello che chiede la società civile. È lontano dai giovani che guardano con simpatia il movimento di Grillo. Non riesce a liberarsi dei vecchi arnesi della politica. Anche l’oro di Napoli non nasce dal Pd. Il merito è solo del protagonista: Luigi De Magistris e dei cittadini che lo sostengono. L’ex magistrato, che crede nel rispetto delle istituzioni, rappresenta la risposta al bisogno di legalità. Ha risvegliato nei napoletani il diritto di sperare che la cultura dell’illegalità, imposta dalla camorra e dalla mala politica, si trasformi in occasioni per i giovani, che Napoli torni ad essere una città di cultura, arte e lavoro. Da Milano e da Napoli l’Italia tornerà a vivere.

Firma: Loris Mazzetti

Fonte: Il Fatto Quotidiano

Berlusconi in tv: l’Agcom stanga Tg1, Tg2, Tg4, Tg5 e Studio Aperto

Al Tg1 e al Tg4 la sanzione massima, prevista dalla legge, di 258mila 230euro poiché recidivi, sanzioni invece di 100mila euro ciascuno a Tg2, Tg5 e Studio Aperto. Lo ha deciso a maggioranza l’Agcom dopo aver visionato le interviste al premier del 20 maggio e dopo diversi esposti.

FirenzeAl Tg1 e al Tg4 la sanzione massima, prevista dalla legge, di 258mila 230euro poiché recidivi, sanzioni invece di 100mila euro ciascuno a Tg2, Tg5 e Studio Aperto. Lo ha deciso a maggioranza l’Agcom dopo aver visionato le interviste al premier del 20 maggio e dopo diversi esposti. «La Commissione servizi e prodotti dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni – si legge in una nota – ha esaminato, anche alla luce degli esposti presentati, la situazione determinatasi nella giornata di venerdì 20 maggio, nella quale si è avuta la trasmissione, in prime time, da parte dei notiziari Tg1, Tg2, Tg5, Tg4 e Studio Aperto, di interviste al Presidente del Consiglio».

 «Sul punto – prosegue la nota – l’Autorità aveva chiesto lo scorso 21 maggio chiarimenti urgenti alle emittenti interessate. Considerate le osservazioni pervenute da Rai e Mediaset, la Commissione ha ritenuto che le interviste, tutte contenenti opinioni e valutazioni politiche sui temi della campagna elettorale, ed omologhe per modalità di esposizione mediatica, abbiano determinato una violazione dei regolamenti elettorali emanati dalla Commissione parlamentare di Vigilanza e dall’Agcom». Da qui, la decisione della Commissione di comminare le dovute sanzioni alle varie emittenti televisive, accompagnate da un monito. «L’Autorità ribadisce che vige il dovere di equilibrio e completezza di informazione fino alla conclusione della campagna elettorale con i ballottaggi in corso». Mediaset ha annunciato ricorso al Tar.

Tg1, Agcom: “Forte squilibrio a favore della maggioranza”

FirenzePubblichiamo il comunicato diffuso oggi dalla Agcom, l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni.

<<La Commissione Servizi e Prodotti dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha esaminato oggi i dati relativi al monitoraggio per il periodo luglio, agosto, settembre 2010 riscontrando un forte squilibrio nel tempo dedicato da alcuni telegiornali (TG1, TG4, Studio Aperto) a favore della maggioranza e del Governo. La Commissione ha pertanto deliberato di impartire una diffida al TG1 e un richiamo al TG4 e a Studio Aperto. Qualora tale squilibrio perdurasse verranno adottati ulteriori provvedimenti>>.