Rockpolitik (2005), la lettera di Biagi a Celentano: “Molti che fanno il mio mestiere soffrono di scoliosi”.

 

FirenzePubblichiamo la lettera di Enzo Biagi inviata ad Adriano Celentano che nel 2005 invitò il cronista di Pianaccio al suo programma “Rockpolitik”. La riproponiamo in nome di un principio, la libertà di informazione, al quale lo stesso “Moleggiato” dedicò la prima puntata di Rockpolitik. Da quella lettera sono trascorsi sei anni e qualche mese: in Rai i personaggi sono cambiati (non tutti), nei volti, ma non nei comportamenti. Un esempio? Lo scorso 9 febbraio Il Fatto Quotidiano in esclusiva in diretta a Servizio Pubblico ha lanciato la notizia dell’esistenza di un documento che annunciava un “complotto omicidiario” nei confronti di Benedetto XVI. La notizia viene ripresa da tutte le principali testate di carta stampata, nazionali ed internazionali. Nelle tv italiane la notizia ha trovato l’approfondimento a Skytg24, Tgcom 24 e Rainews. Nei tg, eccetto La 7 e Tg3, ignorano la notizia. Il Tg della rete ammiraglia non ha dato la notizia, però l’ha smentita. Alla mancata notizia non è arrivato un richiamo, un commissariamento oppure un invito al «buon senso» e alla «correttezza», parole quest’ultime utilizzate dal direttore generale Rai, Lorenza Lei, alla vigilia della seconda performance di Celentano. Effetto del potere temporale e non spirituale del Vaticano su viale Mazzini?  
                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                   

«Caro Celentano, non mi piace parlare di me ma ho bisogno di spiegare perché giovedì prossimo non sarò con lei e con i miei compagni di avventura, Michele Santoro e Daniele Luttazzi, a “Rockpolitik”. Provo per lei stima e affetto, dunque non potevo che accettare il suo invito. So che la sua trasmissione rimarrà nella storia della tv italiana e pensi se a me non sarebbe piaciuto essere uno dei protagonisti. In questo momento le auguro di andare in onda e spero che chi ha impedito a me di continuare a fare quel che facevo non sia ancora oggi così forte da impedirlo a lei.

Veniamo al dunque: anche se il direttore di Raiuno, Fabrizio Del Noce, si è autosospeso e ha minacciato di togliere il nome della rete durante il suo programma, io in quella casa non posso entrare. Per 41 anni ho lavorato per Raiuno, ne ho diretto il tg, ho avuto a che fare con grandi direttori, che, quando non erano d’accordo, non si sospendevano, ma rinunciavano alla poltrona.

Oggi molti che fanno il mio mestiere soffrono di scoliosi. Lei, invece, dedicando la sua prima puntata alla libertà di informazione, rende un grande servizio non a noi epurati, ma alla democrazia del nostro Paese. Lei deve comprendere che io non posso ritornare alla rete ammiraglia della Rai fino a quando ci saranno le persone che hanno chiuso il programma e impedito alla mia redazione di lavorare. Forza Celentano, giovedì sarò il suo primo telespettatore».

 

Festival, Celentano: “Montezemolo adesso devi fare un treno lento”.

FirenzeDa più di due mesi vi sono operai che vivono sulla Torre faro della stazione centrale di Milano. La loro azione di protesta è contro la cancellazione dei treni notturni che collegavano il Nord al Sud. Una decisione, quella di Ferrovie dello Stato, assunta nel pieno delle celebrazioni per il 150° anniversario dell’Unità di Italia e che ha mandato a casa 800 persone. Una soluzione che non guarda all’identità, alla storia e alle esigenze di una nazione, di un popolo ma solo al profitto. La vicenda degli operai sulla Torre della stazione centrale di Milano, ha avuto in televisione il suo spazio a “Servizio Pubblico” di Santoro. In Rai, eccetto Rai Tre e Rainews 24, non ha trovato adeguato spazio e col passare dei giorni il fatto è scomparso dai notiziari. In questo modo è come se non esistesse più. E’ stato necessario l’arrivo del Festival, l’arrivo di Adriano Celentano sul palco del teatro Ariston per riaccendere le luci. Pubblichiamo il messaggio del “molleggiato” che nella prima serata del Festival invita Montezemolo, oltre ad essere rock, anche lento.    

«Sulla Torre della stazione centrale di Milano ci sono degli operai, che dall’8 dicembre stazionano lì, giorno e notte, al freddo e al gelo per protestare contro la cancellazione dei vagoni letto (non mi ricordo dove ho messo il bicchiere, eccolo qua). Quei vagoni letto che collegavano il Nord al Sud, lasciando a casa 800 persone addette ai servizi nei treni di notte. E questo, purtroppo, con il triste scopo di cancellare un’altra fetta del passato che costituisce le fondamenta della nostra identità. Montezemolo ha fatto bene a fare il treno veloce, quello bello, confortevole. E’ giusto, è giusto fare l’alta velocità. Però, bisogna bilanciare la velocità con qualche cosa di lento. Allora, io ti dico Montezemolo che adesso devi fare subito un treno lento che magari si chiama Lumaca dove ti fa vedere le bellezze dell’Italia perché c’è gente che vuole andare lento (caspita siete tutti lì, in prima fila. State bene? – Celentano si rivolge ai dirigenti della Rai e non solo ndr -). Sono sicuro che lo farà (guarda il video dal minuto 9,30 al 12)».  

 

Annozero, ascolti record nell’ultima puntata

FirenzeNell’ultima puntata Annozero ha fatto il record. Il programma di Michele Santoro è stato visto da una media di 8 milioni 389 mila telespettatori pari al 32.29% di share. E in 6 milioni 174 mila (22.82%) hanno seguito, durante l’anteprima del programma, il conduttore lanciare la sfida a Paolo Garimberti: «Io non ho ancora firmato con nessun altro editore – ha detto il conduttore rivolto al presidente Rai -. Da domani, teoricamente, potrei essere disponibile a riprendere questo programma al costo di un euro a puntata nella prossima stagione». Ma il commento di Garimberti oggi è stato secco: «Questo uso delle telecamere del servizio pubblico per parlare dei suoi contratti non lo condivido, è fuori regola. Ora ho capito perché ha annullato la conferenza stampa, lì avrebbe avuto un manipolo di giornalisti, ieri ha parlato ad otto milioni di persone». Il presidente Rai risponde anche sulla proposta di compenso: «Santoro è una star e non può essere retribuito con 1 euro. Il suo contratto va valutato secondo il mercato. Non scherziamo sul lavoro, tutto il resto è demagogia». E ancora: «Non facciamo giochini come l’anno scorso, queste sono cose serie. Santoro è uomo Rai e conosce le procedure: faccia un progetto e lo presenti al direttore generale, è lei che decide». La replica  di Santoro non si fa attendere: «Visto che non ha nemmeno il coraggio di sottoporre al voto del Consiglio la mia proposta di continuare la collaborazione con la Rai, lo rassicuro sulla mia volontà di finire qua la polemica. E’ inutile continuare il dialogo con chi cerca di imitare Ponzio Pilato senza averne la statura». Il botta e risposta tra Garimberti e Santoro arriva dopo che ieri sera il conduttore di Rai2 ha messo alle strette viale Mazzini: «Vorrei che lei, presidente Garimberti, scegliesse in libertà se in questa azienda una trasmissione così la volete o no». Il conduttore ha scelto il prologo dell’ultima puntata di Annozero per il suo affondo, forse non finale. «Caro presidente Garimberti, se fossi in lei non mi preoccuperei di quello che sto per dire, ma di quello che lei sta per fare – ha iniziato il conduttore -. Chi è il vero artefice del destino della Rai? Io sono un giornalista della Rai. Anche Celentano è della Rai. Chi è che gli impedisce da anni di fare un programma sulla tv pubblica?».

Fonte: Il Fatto Quotidiano

Santoro: “Io sono della Rai” (video)

Annozero non va in onda con i soldi del canone (video)

Urge politica alternativa

FirenzeÈ sempre interessante leggere ciò che scrive Adriano Celentano. Lunedì scorso sul Corriere, in un colloquio con Grillo, riferendosi ai sogni svaniti e alle necessità degli italiani, ha scritto che <<la gente ha bisogno di uno scatto. Uno scatto che indichi la direzione>>. Aggiungendo che l’uomo soffre perché si sente slegato dagli altri pur stando in mezzo a tanta gente. Cari politologi, cari intellettuali, cari professori del sapere, il re degli ignoranti, ancora una volta ha centrato il bersaglio. La nostra è una società che porta all’indifferenza (l’ottavo vizio capitale, denunciato da Don Gallo), di ciò B. non è l’unico responsabile. Che lui non sia più quello della “discesa in campo” lo si è capito da tempo. Gli ultimi due allarmi: l’intervista al Tg1, nonostante fosse “addomesticata” era sbagliata nella comunicazione, e si capiva benissimo che stava leggendo il gobbo; la dichiarazione di Andrea Riccardi, il fondatore della Comunità di Sant’Egidio: <<Chi ha gestito la Seconda Repubblica non può rilanciare il Paese >>.

Nonostante i Bunga bunga, le promesse non mantenute, il presidente operaio, giardiniere, pompiere, utilizzatore finale, rimane ancora l’unico leader sulla scena politica, grazie alla mancanza di una proposta alternativa. Ancora una volta la resistenza nasce dalla società civile. A Milano un giovane scrittore del Sud (Roberto Saviano) e un maturo intellettuale del Nord (Umberto Eco), sono riusciti a parlare contemporaneamente a donne e uomini, a giovani e anziani, a studenti e operai, colpendoli al cuore su “ciò che siamo e ciò che vogliamo, sulla necessità didifendere l’onore dell’Italia.

L’urlo di protesta “dimettiti, dimettiti nato in tante città e che il 13 febbraio, grazie alle donne, tornerà nelle piazze, è importante ma non sufficiente. Urlare è liberatorio, ma senza una proposta alternativa alla politica di B. non si andrà da nessuna parte. Bersani, il segretario del maggior partito dell’opposizione, è lì ancora a porre domande invece di dare risposte. Manca un progetto di società alternativo. Lo si può costruire con questa classe dirigente? Autoreferenziale, formatasi solo grazie alla cooptazione, che tiene in ostaggio e sotto ricatto i cittadini?

Firma: Loris Mazzetti

Fonte: Il Fatto Quotidiano