Ilva, lavoratori sui tetti dopo il licenziamento dell’operaio che aveva denunciato irregolarità. Venerdì altri cinque arresti.

E’ un atto “vile e infame”. Così l’Unione sindacale di base ha definito la cacciata di Marco Zanframundo, uno dei dipendenti attivisti del sindacato che da mesi attaccava l’azienda per le carenze sulla sicurezza

Taranto – Rimane incandescente la situazione all’Ilva di Taranto. E’ iniziato alle 7 di questa mattina lo sciopero con presidio a oltranza davanti alla portineria A dello stabilimento proclamato dall’Usb (Unione sindacale di base). Un gruppo di lavoratori è salito sui tetti della direzione dello stabilimento di Taranto per manifestare contro il licenziamento di Marco Zanframundo (dirigente del sindacato di base) e dei lavoratori della ditta d’appalto ‘Emmerrè’. Zanframundo avevano presentato un esposto alla magistratura per denunciare le anomalie della fabbrica. Forse troppo per l’azienda, che lo ha ripagato con la stessa moneta contestando una serie di violazioni alle norme di sicurezza che avrebbero messo in pericolo lui e i suoi colleghi. Una contestazione disciplinare dietro l’altra che si sono concluse con il suo licenziamento.

Venerdì scorso ci sono stati nuovi arresti: cinque dirigenti dello stabilimento con le accuse di associazione a delinquere finalizzata alla commissione di reati contro la pubblica incolumità in relazione al testo unico ambientale. Nel provvedimento firmato dal gip Patrizia Todisco si parla di una struttura ombra che rispondeva direttamente alla famiglia Riva e governava il siderurgico inquinando Taranto. Inquietante appare la lettura della parte finale del provvedimento in cui i magistrati chiariscono che “l’obiettivo che da sempre ha accomunato i fiduciari è quello caro alla proprietà ovvero quello legato alla produzione, fulcro su cui si muove il solo ed unico interesse dei Riva”. Un obiettivo da perseguire a qualunque costo. Magari sacrificando la salute di operai e cittadini di Taranto.

Ilva, un anno dopo. Tutto cambi perché nulla cambi.

Il 26 luglio 2012 il gip Patrizia Todisco dispone il sequestro di sei reparti dell’area a caldo dell’impianto siderurgico. Dopo 365 giorni, due governi, un’Aia ad hoc e due decreti ad aziendam la situazione è identica. E il siderurgico continua ad inquinare.

Taranto – E’ passato un anno dal 26 luglio 2012, quando il gip Patrizia Todisco dispose il sequestro di sei reparti dell’area a caldo dell’impianto siderurgico. Lo stesso giorno furono disposti gli arresti domiciliari per sette persone, tra cui i vertici della famiglia Riva. E’ passato un anno, ma la situazione sembra identica. L’impianto siderurgico continua ad inquinare nonostante i provvedimenti dei due governi che si sono succeduti, un’Aia ad hoc e due decreti ad aziendam. Un interessante articolo del Fatto Quotidiano ripercorre i momenti salienti dlel’annata.

La notizia del giorno invece è il ritorno in libertà per il patron Emilio Riva, suo figlio Nicola e l’ex direttore dello stabilimento di Taranto, Luigi Capogrosso. Ai tre è stata notificata un’ordinanza del gip del Tribunale di Taranto Patrizia Todisco. Il provvedimento è stato adottato per decorrenza dei termini di custodia cautelare. Ai tre indagati è stato comunque imposto l’obbligo di dimora e, per Emilio Riva e Capogrosso, il divieto di espatrio.

Ilva, stop all’altoforno 2. Progetti di riconversione presentati dagli studenti

Tre mesi di chiusura, restano attivi solo gli altiforni 4 e 5. Tra le ipotesi sul futuro dell’azienda spunta il trasferimento in Cina.

Taranto – L’Ilva fermerà da oggi l’altoforno 2 per la crisi del mercato siderurgico. La scorsa notte è avvenuta l’ultima carica di materiali per consentire l’ultima colata di ghisa, dopodiché l’impianto resterà inattivo per tre mesi, periodo nel quale, utilizzando la fermata, saranno effettuati in anticipo sul programma dell’Autorizzazione integrata ambientale i lavori di ammodernamento che riguarderanno fra l’altro il sistema di raffreddamento e la parte alta dell’altoforno.

Nel frattempo Peacelink ha presentato un dossier sulla crisi della siderurgia e due tesi di laurea, progetti di studiosi e giovani universitari tarantini impegnati per la riconversione ecologica. La prima tesi è di Gabriele Cometa e ha come titolo “I mass media anglo-americani e il caso Ilva: una prospettiva linguistica”. La tesi è in lingua inglese, con traduzione in Italiano. La seconda tesi è finalizzata a descrivere un progetto per la trasformazione e riqualificazione in parco verde dell’area a caldo dell’Ilva. Si intitola “Progetto di riqualificazione dell’area industriale Ilva di Taranto – Ilva verde” ed è stata scritta da Alice Martemucci. Questo mentre si rincorrono le ipotesi sul futuro dell’azienda, ipotesi che comprendono anche soluzioni nuove come il trasferimento dell’azienda in Cina.

Ilva, il Gip conferma i domiciliari per i Riva e Capogrosso. Edo Ronchi nominato subcommissario.

Taranto – Il gip del Tribunale di Taranto Patrizia Todisco ha rigettato le istanze di rimessione in libertà avanzate una settimana fa dai legali di Emilio Riva, del figlio Nicola e dell’ex dirigente dello stabilimento Ilva di Taranto Luigi Capogrosso.

Nei giorni scorsi Edo Ronchi è stato nominato subcommissario per l’Ilva. Il suo compito sarà quello di affiancare il commissario Enrico Bondi in un ruolo di tutela ambientale, e seguirà in particolare i lavori della commissione di esperti che verrà nominata prossimamente, incaricata di contribuire a formulare il piano ambientale per l’azienda.

Ilva, Bondi nominato commissario per 36 mesi.

Il ministro dello Sviluppo economico avverte che dalle decisioni che riguardano l’acciaieria pugliese dipende il futuro della siderurgia italiana e più in generale la credibilità del nostro Paese.

Taranto – Via libera del Governo alla nomina di Enrico Bondi come commissario straordinario dell’Ilva. Il Consiglio dei ministri ha approvato un nuovo decreto salva-Ilva, dopo quello approvato a dicembre scorso, per tentare di assicurare il salvataggio dell’acciaieria di Taranto.

Il decreto approvato prevede anche, rispetto all’ipotesi originaria, una modifica sui tempi del commissariamento che durerà 12 mesi, rinnovabile per due volte fino a un massimo di 36 mesi (nel testo entrato in Cdm si parlava solo di 36 mesi). Il provvedimento prevede anche lo svincolo delle somme finite nel maxisequestro da 8,1 miliardi di euro deciso dalla procura tarantina.

Ilva, le dimissioni del CdA. La società impugna il provvedimento di sequestro.

Lasciano i consiglieri Ferrante, Bondi e De Iure. Rinunceranno alle rispettive cariche con effetto dalla data dell’assemblea dei soci, che il Consiglio ha convocato per il giorno 5 giugno.

Taranto – Si è dimesso l’intero Cda dell’Ilva. “Vista la gravità della situazione e incidendo il provvedimento di sequestro anche sulla partecipazione di controllo di Ilva detenuta da Riva Fire“, si legge in una nota, “i consiglieri Bruno Ferrante, Enrico Bondi e Giuseppe De Iure hanno presentato le dimissioni dalle rispettive cariche, con effetto dalla data dell’assemblea dei soci, che il Consiglio ha convocato per il giorno 5 giugno ore 9, ponendo all’ordine del giorno la nomina del nuovo Consiglio di amministrazione”. La decisione del vertice della società è stata presa dopo una riunione durata oltre tre ore, convocata in seguito al maxi sequestro da 8,1 miliardi emesso dal gip di Taranto.

Il Consiglio di amministrazione, come si legge nella stessa nota, ha dato mandato ai propri legali di impugnare nelle sedi competenti il provvedimento di sequestro.

Ai Riva la licenza di inquinare (Il Fatto Quotidiano)

 

Ilva, sequestrati beni per 8 miliardi alla famiglia Riva. L’accusa: danno ambientale

L’accusa: associazione a delinquere finalizzata al disastro ambientale, indagato anche il presidente Ferrante. L’azienda convoca il cda per “decidere le iniziative conseguenti”. La Procura: la produzione non si tocca

Taranto – Sequestro da oltre otto miliardi di euro all’Ilva. I militari della guardia di Finanza di Taranto hanno avviato questa mattina il provvedimento di sequestro per equivalente disposto dal gip Patrizia Todisco su richiesta del pool guidato dal procuratore capo Franco Sebastio, titolare dell’inchiesta per disastro ambientale. Si tratta del più grande sequestro della Repubblica, che segue quello di mercoledì scorso da 1,2 miliardi di euro.

Sedici gli indagati (14 persone fisiche e due giuridiche, Ilva e Riva Fire spa). Nell’elenco figurano Emilio Riva, i figli Nicola e Fabio, l’ex direttore dello stabilimento Luigi Capogrosso, l’ex dirigente Ilva Girolamo Archinà, il presidente del cda dell’Ilva, Bruno Ferrante, e dirigenti del Siderurgico. Ai primi cinque viene contestata l’associazione per delinquere finalizzata «a commettere più delitti contro la pubblica incolumità, contro la pubblica amministrazione e la fede pubblica, quali fatti di corruzione, falsi e abuso d’ufficio».

“La produzione dell’Ilva non si tocca” ha spiegato il procuratore di Taranto Sebastio. “La ratio del sequestro è quella di bloccare le somme sottratte agli investimenti per abbattere l’inquinamento ambientale”

Così i Riva hanno nascosto i soldi (Repubblica.it)

Ilva, maxi evasione e truffa allo Stato. Sequestrati 1,2 miliardi alla famiglia Riva

Taranto – Una somma pari a circa 1 miliardo e 200 milioni di euro sottratti nell’arco di un decennio alle casse dell’Ilva, portati in paradisi fiscali e fatti rientrare in Italia grazie allo scudo fiscale nel 2009. E’ questa l’ipotesi accusatoria che ha fatto scattare l’iscrizione di Emilio e Adriano Riva nel registro degli indagati aperto dalla Procura di Milano. I due fratelli, proprietari dell’Ilva di Taranto, sono accusati di truffa aggravata ai danni dello Stato e trasferimento fittizio di beni. Oltre ai sequestri, sono in corso una serie di perquisizioni nei confronti della famiglia Riva e di diversi professionisti che ne hanno curato la pianificazione fiscale.

L’altra notizia della giornata è la concessione degli arresti domiciliari al presidente della Provincia di Taranto Gianni Florido da parte del gip del Tribunale di Taranto Patrizia Todisco. Florido era stato arrestato il 15 maggio scorso per concussione nell’ambito dell’inchiesta sull’Ilva Ambiente svenduto.

Ilva, arrestato il Presidente della Provincia di Taranto

Le accuse nell’inchiesta “Ambiente svenduto” vanno dalla concussione per induzione a quella per costrizione. Oltre a Gianni Florido, in manette anche l’assessore provinciale all’ambiente Michele Conserva. I due avrebbero favorito l’uso della discarica pubblica per i rifiuti speciali dell’azienda.

Taranto – Pressioni e minacce di licenziamento ai dirigenti che non si dimostravano propensi a favorire l’Ilva. È il nuovo terremoto giudiziario che questa mattina si è abbattuto su Taranto e ha travolto la politica locale. All’alba di oggi, infatti, la Guardia di finanza ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti del presidente della provincia Gianni Florido, dell’ex assessore provinciale all’ambiente Michele Conserva e dell’ex responsabile delle relazioni istituzionali dell’Ilva Girolamo Archinà, già detenuto dal 26 novembre scorso. Arresti domiciliari invece per l’ex direttore generale della provincia di Taranto e attualmente in servizio nella provincia di Lecce, Vincenzo Specchia. Le ipotesi di reato contestate dalla procura ionica nell’ambito dell’inchiesta “Ambiente svenduto” vanno dalla concussione per induzione alla tentata concussione per costrinzione.

La Consulta: “Decreto salva-Ilva per scongiurare crisi occupazionale”.

Secondo i giudici nella legge è garantito un ragionevole bilanciamento tra diritti fondamentali tutelati dalla Costituzione.

Taranto – La Corte Costituzionale ha depositato le motivazioni della sentenza con la quale il 9 aprile scorso dichiarò in parte non fondate e in parte inammissibili le questioni di legittimità costituzionale sollevate dal gip Patrizia Todisco e dal tribunale dell’appello su richiesta della Procura di Taranto riguardo alla legge salva-Ilva.

La sentenza, lunga 76 pagine, scioglie alcuni nodi riguardanti l’efficacia del provvedimento voluto dal Governo Monti e approvato a larghissima maggioranza dal vecchio Parlamento. Nella sentenza si legge che “il legislatore ha ritenuto di dover scongiurare una gravissima crisi occupazionale, di peso ancor maggiore nell’attuale fase di recessione economica nazionale e internazionale senza tuttavia sottovalutare la grave compromissione della salubrità dell’ambiente e quindi della salute delle popolazioni presenti nelle zone limitrofe”. I diritti fondamentali tutelati dalla Costituzione – la salute e il lavoro – “si trovano in rapporto di integrazione reciproca” e per questo “non è possibile individuare uno di essi che abbia la prevalenza assoluta sugli altri”. La ‘ratio’ della legge censurata, ossreva la Consulta, “consiste nella realizzazione di un ragionevole bilanciamento tra diritti fondamentali tutelati dalla Costituzione”.