Orsi, Pollari, Formigoni: il giorno dopo le dimissioni del Papa la cronaca giudiziaria si riprende la prima pagina

L’ad di Finmeccanica arrestato per corruzione, peculato e concussione. L’ex capo del Sismi condannato nel processo Abu Omar. Il Celeste accusato di associazione a delinquere

Prato – Chi si aspettava una giornata dominata dalle reazioni alle dimissioni del Papa e da previsioni e analisi di vaticanisti vari sul futuro Pontefice è rimasto deluso. Tre importanti notizie di cronaca giudiziaria e politica ci riportano alla dura e cruda realtà.

Il presidente di Finmeccanica Giuseppe Orsi è stato arrestato per corruzione, peculato e concussione nella vendita di 12 elicotteri Agusta al governo indiano. Domiciliari per l’ad di Agusta Westland Bruno Spagnolini. Il caso ha già avuto interessanti sviluppi, dalle reazioni politiche alle rivelazioni sulle pressioni di Orsi nei confronti di Giorgio Squinzi, presidente di Confindustria, perché intervenisse per ammorbidire la linea del Sole 24 Ore.

In giornata è arrivata anche la sentenza della Corte d’Appello di Milano nel processo per il sequestro di Abu Omar. Una sentenza pesante, che ha visto la condanna degli ex vertici del Sismi Nicolò Pollari e Marco Mancini rispettivamente a 10 e 9 anni. Sei anni di detenzione per gli altri imputati, gli 007 Luciano Di Gregorio, Giuseppe Ciorra e Raffaele Di Troia. Sulla questione il governo Monti di recente aveva confermato il segreto di Stato già apposto dai precedenti governi.

Infine, ma solo in ordine temporale, è giunta la notizia dell’accusa di associazione a delinquere per il governatore uscente della Regione Lombardia Roberto Formigoni. Secondo gli inquirenti, Formigoni avrebbe garantito stabilmente tra il 1997 e il 2011 favori alla fondazione Maugeri e tra il 2002 e il 2011 al San Raffaele. Stando alla ricostruzione della procura, avrebbe anche favorito, grazie a delibere di giunta, i due poli sanitari e in cambio avrebbe ricevuto favori (tra cui viaggi e l’uso della yacht) e 8 milioni di euro. Oltre a Formigoni, nell’inchiesta sono coinvolte complessivamente 17 persone.

Lutto nel giornalismo italiano. E’ morto Giuseppe D’Avanzo

Il giornalista di Repubblica colpito da un malore durante una gita in bicicletta. Aveva 58 anni. Autore di molte grandi inchieste degli ultimi anni.

Roma – Un grave lutto per il mondo del giornalismo e della cultura del nostro Paese. E’ scomparso improvvisamente Giuseppe D’Avanzo, giornalista di Repubblica che aveva legato il suo nome ad alcune delle più importanti inchieste gioranlistiche degli ultimi anni. D’Avanzo è stato colto da un malore durante una gita in bicicletta a Calcata, nel viterbese. Era nato a Napoli nel 1953. era una delle firme principali di Repubblica, dove ha lavorato per una vita tranne una interruzione di tre anni al “Corriere della Sera”. Le sue inchieste hanno fatto la storia del quotidiano. Dal Nigergate alla vicenda Abu Omar, dal caso delle escort legate a Giampaolo Tarantini fino alle dieci domande poste al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, dalle pagine di Repubblica, per chiedere conto dei suoi rapporti con Noemi Letizia, al caso Ruby. Aveva scritto Il mercato della paura. La guerra al terrorismo islamico nel grande inganno italiano e Il Capo dei capi. Vita e carriera criminale di Totò Riina. Unanime il cordoglio delle parti politiche e di chi lo aveva conosciuto. I funerali lunedì 1 agosto alle 12 presso l’Aranciera di San Sisto, a Roma.

Le sue inchieste

Il ricordo di Roberto Saviano

Il ricordo di Attilio Bolzoni

Il ricordo di Liana Milella