Giustizia, l’Italia è agli ultimi posti al mondo per efficienza.

Roma –  In Italia i processi civili si svolgono con tale lentezza che il nostro Paese è superato in termini di efficienza giudiziaria  da Stati come l’Angola, il Gabon, la Guinea e Sao Tomè. L’Italia si attesta, per la precisione, al 156° posto su 181 Stati al mondo. L’allarme arriva per voce del primo presidente di Cassazione, Vincenzo Carbone, che nella sua relazione di apertura dell’anno giudiziario, alla presenza del Capo dello Stato e delle massime autorità italiane, mette in evidenza come il ritardo della giustizia italiana sia un danno per il sistema-Paese. <<Non possiamo andare avanti così – ha detto Carbone -. La crisi della giustizia ha conseguenze che vanno ben al di là dei costi e degli sprechi di un servizio inefficiente e si estendono alla fiducia dei cittadini, alla credibilità delle istituzioni democratiche, allo sviluppo e alla competitività del Paese. La crisi di fiducia da parte dei cittadini è la conseguenza più dolorosa dei dati appena esposti e l’incoraggiamento più forte a lavorare per modificarli>>. I dati sui tempi processuali sono frutto di una classifica internazionale stilata dalla Banca mondiale.

Durante la cerimonia è intervenuto anche il ministro della Giustizia, Angelino Alfano. Nel suo intervento il ministro ha voluto precisare che le riforme del processo penale a cui il governo sta lavorando avranno, tra l’altro, come obiettivo quello di porre un freno a una «gogna mediatica» che danneggia la dignità della persona. <<Stiamo lavorando – ha affermato Alfano – ad un diritto processuale autenticamente giusto, rispettoso al contempo delle esigenze investigative e della dignità della persona, soprattutto se estranea all’investigazione e, tuttavia, coinvolta in quella che troppo spesso diventa una gogna mediatica tanto invincibile quanto insopportabile>>. Ed ha aggiunto che sulla riforma della giustizia serve un <<lavoro di squadra>>. In sostanza nessun cambiamento dovrà avvenire a colpi di maggioranza.

Inaugurato l’anno giudiziario. Il Pg di Cassazione: intercettazioni essenziali.

Roma – Le intercettazioni, se pur costose, sono indispensabili. L’ha dichiarato il Procuratore generale della Cassazione, Vitaliano Esposito, nel corso della cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario 2009 della Suprema Corte. <<Sono strumenti utili per il contrasto a diversi fenomeni criminali e ancora di più necessari per le indagini sulla criminalità organizzata o finalizzate alla cattura di latitanti, in un periodo storico in cui il contributo dei collaboratori di giustizia è estremamente ridotto>>. E’ uno dei passaggi della relazione del Procuratore generale che ha definito le intercettazioni <<strumenti essenziali>>. Sull’argomento è intervenuto anche il primo presidente della Cassazione, Vincenzo Carbone, che ha ribadito l’utilità delle intercettazioni, ponendo all’attenzione dei presenti però una avvertenza. Il problema delle intercettazioni <<risiede nella loro abnorme e poco giustificata reiterazione nel tempo – ha detto Carbone –  Dovrebbero essere vietate le proroghe se nel periodo inizialmente stabilito non si sono raggiunti risultati apprezzabili, tranne casi eccezionali, rigorosamente motivati>>.    

E’ scomparso lo scrittore statunitense John Updike.

Roma Lo scrittore statunitense John Updike, vincitore per ben due volte del premio Pulitzer, è morto oggi all’età di 76 anni dopo una grave malattia. A renderlo noto sono stati i giornali statunitensi. Updike aveva conquistato il successo con la sua popolare serie del “Coniglio”, inaugurata all’inizio degli anni Sessanta col romanzo ‘Rabbit Run’ (Coniglio Corri). Con il suo libro “Rabbit is Rich” (Sei ricco, coniglio) pubblicato 1981, Updike vinse il premio Pulitzer. Un decennio dopo, con “Rabbit at Rest” (Coniglio a riposo) vinse il suo secondo Pulitzer. Updike aveva pubblicato oltre 50 libri tra novelle, saggi, poesie e raccolte di brevi racconti.

E’ morto Mino Reitano.

Agrate Brianza E’ morto dopo una lunga malattia Mino Reitano. Il cantante, nato il 7 dicembre del 1944, si è spento nella sua abitazione di Agrate Brianza. I funerali di Reitano (aveva 64 anni) che lascia la moglie, Patrizia, e le figlie, Giuseppina Elena e Grazia Benedetta, si svolgeranno alle ore 15 dopodomani nella chiesa di Agrate Brianza.  

Il libro dei deportati.

 TorinoIl bombardamento mediatico di questo periodo stordisce gli italiani e dà un’immagine piena di parole ma povera di contenuti sulla politica italiana e le sole piccole speranze vengono dagli Stati Uniti dove il nuovo presidente Obama agisce rapidamente per annullare la vergogna di Guantanamo e tentare una difficile ricostruzione dell’economia americana. In questa atmosfera cade oggi il giorno della memoria che il centro-sinistra adottò nel 2000 e che dobbiamo utilizzare non per celebrare o far retorica ma per ricordare agli italiani i massacri della seconda guerra mondiale e il tentativo nazista di realizzare la “soluzione finale” contro gli ebrei e gli oppositori del Terzo Reich. Quest’anno, dopo molti anni di lavoro, ci sono risultati importanti su quello che successe nell’Italia occupata dai nazisti e dai fascisti della Repubblica Sociale Italiana.

I dati che compongono i tre tomi del grande “Libro dei deportati” in 2250 pagine, pubblicati dall’editore Mursia a cura di Nicola Tranfaglia e Brunello Mantelli, dimostrano senza più possibilità di dubbi che ben 23 mila italiani tra i 15 e i 45 anni andarono a finire nei lager di annientamento e concentramento come Dachau, Auschwitz e Mauthasen (per citate i maggiori) e in più di diecimila non ritornarono a casa.
Con questi profili biografici nati da una ricerca durata otto anni siamo in grado di smentire tutte le ricerche che volevano escludere l’Italia fascista dalla Shoah e dal Cono d’ombra che aveva incluso i nazisti dopo la seconda guerra mondiale. Anche noi italiani collaborammo a quel massacro e fummo complici attivi del disegno di Hitler di cancellare dalla faccia della terra non solo il Popolo di Israele ma anche tutti quelli che si opponevano al Nuovo ordine nell’Europa occupata.

E solo riconoscendolo possiamo capire meglio perché il fascismo ha avuto in Italia una eredità così lunga e terribile. E perché persino nel centro-sinistra ci sono stati uomini desiderosi di andare incontro agli ex fascisti e a ai massacratori di Salò almeno fino a quando persino l’ex capo del MSI e attuale presidente della Camera, Gianfranco Fini, ha dovuto riconoscere che l’antifascismo è in Italia un requisito fondamentale per la democrazia repubblicana. Ora a questo siamo finalmente arrivati. E conoscere fino in fondo quella tragedia, piangere tutte le vittime della deportazione politica e razziale può servire a celebrare l’importanza della nostra memoria, come ci chiede la legge del 2000 presentata alla Camera  da Furio Colombo e approvata all’unanimità. Un deputato giornalista che ha capito, prima di tanti altri, la necessità di non dimenticare quello che era successo sessanta anni fa. Non soltanto gli ebrei investiti a fondo dall’attacco fascista ma anche tanti giovani dai 15 ai 45 anni si ribellarono a quel Nuovo ordine e furono deportati nei lager dell’Europa occupata. La percentuale dei decessi per i deportati politici superò il cinquanta per cento, meno degli ebrei ma tanto per gli oppositori del Terzo Reich                                          

Fonte: www.nicolatranfaglia.com 

La parola ai giurati: l’impegno civile a teatro

Firenze – E’ andato in scena a Firenze, al Teatro Verdi, la versione realizzata da Alessandro Gassman del famoso testo La parola ai giurati, dramma teatrale scritto da Reginald Rose nel 1954.

 

La storia è abbastanza nota, anche per le numerose trasposizioni cinematografiche e teatrali già viste (la più nota è il film del 1957 di Sidney Lumet, con Henry Fonda nel ruolo del protagonista). A New York, nel giorno di Ferragosto del 1950, una giuria popolare composta da dodici uomini deve decidere la condanna a morte di un ragazzo ispano-americano di 16 anni, accusato di avere ucciso il padre. Tutti sono convinti della colpevolezza del giovane, ma uno di loro (Gassman) vota contro e inizia a insinuare negli altri il tarlo del dubbio, incrinando pian piano le loro certezze.

 

Non è mia intenzione ripercorrere passo per passo lo sviluppo della storia, che si sviluppa in crescendo con l’uomo che ripercorre le tappe del processo, mostrando la vacuità delle testimonianze che in aula erano state prese per buone da un avvocato difensore nominato d’ufficio e senza troppa voglia di impegnarsi per un ragazzo già condannato a priori dalla propria immagine di giovane immigrato.

 

La rivisitazione del testo in chiave sociale, la sottolineatura degli aspetti antirazzisti e contrari alla pena di morte, l’importanza della capacità d’ascolto e di pacato ragionamento contro la violenza e la prevaricazione. Questi gli aspetti salienti del lavoro di Gassman, patrocinato da Amnesty International e chiuso da una toccante citazione di una superstite del genocidio in Ruanda a favore dell’abolizione della pena di morte (il Ruanda è stato il primo paese africano a cancellare la pena capitale per tutti i crimini).

 

Gassman conferma la sua bravura, sia nella recitazione (coadiuvato da un gruppo di attori eccellente) che nella regia, con l’uso di proiezioni e retroproiezioni che richiamano la versione cinematografica dell’opera.

 

Un testo di impegno civile molto attuale, quasi una metafora dell’Italia di oggi, involuta, concentrata solo su se stessa, colpita da manifestazioni di razzismo sempre più frequenti, favorite anche da una spettacolarizzazione della giustizia imbarazzante. Un lavoro che suscita partecipazione, commozione e che alla fine ha visto giustamente premiato l’ottimo cast da applausi a scena aperta.

Resistenza/ Napolitano: Boldrini ne impersono’ ideali e valori

 

Ravenna – Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha inviato una lettera al presidente del Comitato nazionale Anpi Tino Casali in occasione della manifestazione per la celebrazione del primo anniversario della scomparsa di Arrigo Boldrini.

Caro Presidente Casali, ho ricevuto la lettera nella quale mi informa della manifestazione dell’Anpi per ricordare, ad un anno della sua scomparsa, Arrigo Boldrini, il comandante Bulow, protagonista della Guerra di Liberazione, autorevole componente dell’Assemblea Costituente e, per molte legislature, del Parlamento italiano – scrive Napolitano – Le esprimo il convinto apprezzamento per l’iniziativa, che tiene viva la memoria di un uomo al quale fu conferita, con impegnativa motivazione, la Medaglia d’oro al valor militare, e che seppe impersonare gli ideali e i valori della Resistenza”.

All’Anpi e’ arrivato anche un messaggio del presidente Emerito della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro.

Fonte: Apcom

Ci opporremo in ogni modo alla via disciplinare al giornalismo.

Roma No, non ci stiamo e ci faremo ascoltare in tutte le forme possibili! Gli inviti alla prudenza che pure ci sono arrivati da qualche vecchio amico non ci hanno affatto convinto. La via disciplinare al giornalismo non ci è mai piaciuta, di questi tempi ci piace ancora meno. Non vi è nulla di casuale nei provvedimenti decisi dall’autorità nei confronti di Michele Santoro e di Fabio Fazio. Quei provvedimenti erano in programma da mesi. Perchè sono stati tirati fuori ora? Perchè si è deciso a maggioranza? Perchè l’autorità che pure non  era riuscita ad affrontare la questione morale che si era manifestata al suo  interno ha ritrovato la grinta solo in questo caso? Sul merito della  vicenda non vi è nulla da aggiungere alle parole limpide, pacate, argomentate, pronunciate dal commissario D’Angelo che, insieme ai consiglieri Lauria e Sortino, ha deciso di votare contro la delibera. Il commissario Lauria, uomo moderatissimo, è arrivato sino al punto di dimettersi da relatore. Non ci vuole grande immaginazione per comprendere quanto questa decisione sia un omaggio allo spirito dei tempi. Per l’ennesima volta la scure si abbatte sul giornalismo d’inchiesta, su chi tenta di sottrarsi, magari commettendo errori, ai riti dell’ossequio, della genuflessione, dell’omissione cortigiana. Questo  non significa solidarizzare in modo acritico con chiunque e con  qualsiasi trasmissione, ma non si può essere così ipocriti e opportunisti da non vedere che  in questo paese si tollerano i conflitti interesse, gli accordi di cartello, la sistematica alterazione del principio di pari opportunità, addirittura si consente a condannati e inquisiti di insultare i propri magistrati e poi si finge sdegno contro Santoro, contro Travaglio che critica Schifani, contro Fabio Fazio che osa intervistare Beppino Englaro.

Dove stavano quando, sullo stesso argomento, andavano in onda servizi omissivi e faziosii? Perchè non hanno mai dato risposta alle preoccupazioni espresse dai palestinesi moderati? Perchè, qualche anno fa,  furono rimossi corrispondenti stimatisssimi come Paolo Longo, Mark Innaro? Per fare solo qualche nome. Chi chiese il loro allontanamento? Perchè non si sono occupati di promuovere altre serate su un tema così delicato? Perchè non hanno mai discusso delle esibizioni in tv di Moggi? Come fingere di non sapere che Berlusconi, i suoi fedelissimi e qualche stolto anche nelle file dell’opposizione, si augurano finalmente che qualche rompiscatole sia messo alla porta. Chi si illude che i provvedimenti riguarderanno solo Santoro,Fazio,Travaglio (sarebbe comunque gravissimo), dovrà presto ricredersi. Nelle stesse ore sono arrivati messaggi chiarissimi contro  il Tg3, contro Rai3, contro chiunque osi ancora disturbare la pax berlusconiana…Per queste ragioni non ascolteremo gli appelli  alla prudenza, l’articolo 21 della Costituzione non si difende con i sussurri. Ci opporremo in  ogni modo alla via disciplinare al giornalismo e lo faremo anche quando le persone o le trasmissioni coinvolte non rientreranno tra quelle che amiamo guardare o ascoltare. All’epoca dell’editto bulgaro non pochi politici e giornalisti ci invitarono a non perdere tempo con Biagi, Luttazzi e Santoro, a poco a poco quell’elenco diventò chilometrico, alcuni dei perplessi e dei pavidi ritrovarono, tardi, troppo tardi, il coraggio e la voce. Questa volta sarà il caso di non perdere tempo. Per quanto ci riguarda e per quanto riguarda questo sito procederemo sulla strada di sempre, anche a costo di scontentare amici e compagni.

 

Fonte: Articolo 21 (Giuseppe Giulietti)

Il Treno della Memoria e le iniziative a Prato

Prato. Si rinnova l’appuntamento con il “Treno della Memoria”, che per il sesto anno consecutivo porterà gli studenti delle scuole medie superiori toscane ad Auschwitz e Birkenau, i campi di concentramento nazisti situati in Polonia. Il treno partirà il 25 gennaio da Firenze e a bordo ci saranno circa 600 studenti e 93 insegnanti provenienti da 70 scuole sparse su tutto il territorio toscano.

Per rendere emotivamente più incisivo l’evento quest’anno ad ogni studente è stato assegnato il nome di una vittima di Auschwitz da custodire e pronunciare poi davanti al Memoriale del campo. Anche gli studenti che non visiteranno il lager potranno rivivere l’esperienza attraverso i racconti dei loro compagni.

 

Per la realizzazione dell’evento è stata fondamentale la collaborazione tra la Regione Toscana e la Fondazione Museo e centro di documentazione della Deportazione e Resistenza di Prato. Il Museo della Deportazione è l’unico centro specializzato in Toscana, dal 2008 si è trasformato in Fondazione ed è stato riconosciuto a livello regionale.

 

Oltre al Treno della Memoria e alla tradizionale deposizione della corona di alloro alla targa commemorativa di piazza delle Carceri, il Comune di Prato organizzerà una serie di eventi legati al tema dell’Olocausto.

 

Si inizia il 27 gennaio, alle ore 21, con il concerto di Musica Klezmer del Marco Fusi Group negli spazi di Officina Giovani. Si prosegue il 5 febbraio, alle ore 20,30 negli spazi del Museo di Figline, con lo spettacolo teatrale ‘Zingari: l’olocausto dimenticato’, di Pino Petruzzelli. Questo evento sara’ anticipato dalla presentazione del volume dello stesso Petruzzelli ‘Non chiamarmi zingaro’. Il 6 febbraio, alle ore 10, lo spettacolo verra’ replicato per le scuole all’interno degli spazi di Officina Giovani. L’ultimo appuntamento sara’ in programma il 13 febbraio alle ore 15,30, nel Museo, dove verra’ presentato il volume di Gabriella Nocentini ‘Tutto questo va detto. La deportazione di Maria Rudolf’, a cui partecipera’ il saggista e ricercatore di storia contemporanea Marco Coslovich. La superstite di Auschwitz, Maria Rudolf, sara’ uno dei testimoni che parteciperanno.

 

Tra i partecipanti alla presentazione dell’iniziativa la direttrice della Fondazione Museo della Deportazione Camilla Brunelli, l’assessore alla Cultura del Comune Andrea Mazzoni, il direttore del Dipartimento Igiene e prevenzione Asl 4 Franco Ventura, Ennio Saccenti presidente Anpi e il presidente di Aned Giancarlo Biagini, che ha ringraziato sentitamente la giunta e il sindaco Romagnoli per aver inciso con forza sulla nascita della Fondazione, strumento fondamentale per la continuità della memoria.

 

Fonti: Il Tirreno, Toscana TV

Thyssenkrupp: di nuovo in aula il 4 febbraio.

TorinoSi è svolta stamani la seconda udienza per il rogo alla Thyssenkrupp dove nel dicembre 2007 morirono sette operai. I legali degli imputati, a questo giro tutti assenti (alla prima seduta erano presenti soltanto in due), hanno chiesto di estromettere alcune delle richieste dalla lista delle parti civili. Sul versante opposto il pubblico ministero e gli avvocati di parte civile invece si sono pronunciati a favore dell’ammissibilità di tutte le parti civili al processo. Il presidente della Corte Maria Iannibelli ha rinviato il processo al 4 febbraio, quando si pronuncerà su alcune eccezioni di nullità che i difensori degli imputati hanno deciso di sollevare.