I ringraziamenti

Prato – Il Comitato “Casa della Cultura Enzo Biagi” desidera ringraziare tutti quanti hanno collaborato alla realizzazione degli incontri con la dottoressa Bice Biagi e con Don Giovanni Nicolini, che hanno inaugurato ufficialmente la nostra attività.

Ringraziamo la Regione Toscana, la Provincia di Prato ed il Comune di Prato per il patrocinio concesso, l’Anpi provinciale di Prato ed il presidente Ennio Saccenti per la partecipazione attiva alle due giornate, il Museo della Deportazione di Figline e la direttrice Camilla Brunelli per la disponibilità mostrata nell’aprire appositamente la struttura in occasione della visita della dottoressa Bice Biagi, l’istituto “A. Gramsci – J.M. Keynes” per avere concesso l’Auditorium “Roberto Castellani”, il luogo che ha ospitato i nostri incontri.

Ovviamente un sentito ringraziamento va anche a tutti coloro che sono intervenuti agli incontri. L’appuntamento con la prossima iniziativa pubblica del Comitato “Casa della Cultura Enzo Biagi” è per la primavera 2009.

Don Nicolini, portatore di pace e difensore della memoria

Prato – Un uomo alla mano, capace di rendere elementare ogni concetto. E’ Giovanni Nicolini, parroco alla periferia della diocesi bolognese, che nel corso della sua visita di ieri a Prato, è riuscito a spaziare in vari campi dello scibile umano.

Don Nicolini, un prete di frontiera per il suo instancabile impegno a favore dei deboli e degli emarginati, ha risposto ad una serie di domande con un linguaggio semplice e diretto al cuore delle persone. Non si è risparmiato su ogni fronte rivelandosi un portatore di pace e un sostenitore della memoria. «Il razzismo è una radicalizzazione dell’altro – ha ricordato don Nicolini – E’ opportuno lottare con una cultura di comunione». Sulla globalizzazione ha lanciato un monito. «Il mondo è una cosa sempre più piccola, ma il divario è sempre più grande», ha precisato Don Nicolini che ha espresso il suo no verso il revisionismo. «E’ molto negativo. La memoria va tenuta forte». Il riferimento è al movimento della Resistenza.

Fra i tanti argomenti trattati anche la televisione dove il parroco, fondatore della comunità “Le Famiglie della Visitazione” ha espresso la sua nostalgia per la tv dei tempi al passato remoto. «Il venerdì c’era sempre un programma di prosa – ha aggiunto Don Nicolini – Il grande teatro dialettale l’ho visto in tv. C’è stata una televisione di valore. Ma cosa fanno vedere? (oggi ndr). E’ anche offensivo che gli italiani debbano vedere solo stupidate. Sono contentissimo di essere italiano. C’è un’anima profonda nel nostro popolo che viene tradito».

All’incontro ha partecipato anche il presidente provinciale dell’Anpi Ennio Saccenti che ha focalizzato il suo discorso sull’individualismo sfrenato che l’essere umano in questo momento storico sta vivendo.

Lutto nel giornalismo, è morto Sandro Curzi

Sandro Curzi
Sandro Curzi

Roma – È morto a Roma dopo una lunga malattia Sandro Curzi. Nato a Roma il 4 marzo 1930, aveva 78 anni. Un’altra voce storica del giornalismo italiano che ci lascia.

Resistente partigiano a 13 anni, il suo impegno politico si è svolto all’interno dei mass media, dal primo articolo, quando era ancora adolescente, sull’Unità «clandestina» per raccontare l’assassinio di uno studente da parte di fascisti repubblichini, al ruolo di capo redattore nel mensile della Fgci Gioventù nuova, diretto da Enrico Berlinguer, fino alla vice direzione di Paese Sera, alla direzione del Tg3 e a quella di Liberazione.
Curzi ottenne nel 1944, nonostante la minore età, la tessera del Pci. Tra il ’47 e il ’48 lavora al settimanale Pattuglia insieme a Giulio Pontecorvo e, nel ’49, a la Repubblica d’Italia fino a diventare capo redattore di Gioventù nuova diretta da Enrico Berlinguer.
Nel ’56 fonda Nuova generazione e nel ’59 passa all’Unità, organo del Pci per il quale l’anno successivo viene inviato in Algeria per seguire la fasi dell’indipendenza. Lì intervista il capo del Fronte di Liberazione Ben Bellah. Dopo essere stato direttore dell’Unità, nel 1964 diventa responsabile stampa e propaganda della direzione del Pci. La stagione più calda, quella del ’68 e poi dell’autunno del ’69, della strage di Piazza Fontana e dei fatti che seguirono nei primi anni ’70, Curzi la seguì da vice direttore di Paese Sera.
Dalla metà degli anni ’70 arriva l’impegno con la televisione: entra infatti in Rai nel 1975 e comincia dal Gr1 diretto da Sergio Zavoli. Nel ’76, con Biagio Agnes e Alberto La Volpe, dà vita alla terza rete televisiva della Rai mentre nel 1978 è condirettore del Tg3 diretto da Biagio Agnes. In questa veste “scopre” Michele Santoro e collabora alla realizzazione del programma Samarcanda.
Diventa direttore del Tg3 nel 1987 dando al telegiornale una impronta inconfondibile, veloce e aggressiva che dà voce alle istanze della sinistra italiana interpretando gli umori di una crescente insofferenza verso la cosiddetta prima Repubblica. Soprannominato per questo, dagli avversari politici, «Telekabul» (dalla capitale dell’Afghanistan occupata dall’Urss negli anni ’70), il Tg3 cresce in spettatori (da poco più di 300 mila ai 3 milioni del ’91) e autorevolezza.
Nel ’92 pubblica con Corradino Mineo il libro «Giù le mani dalla Tv» (Sperling e Kupfer) e nel ’93, in contrasto con il nuovo consiglio d’amministrazione della cosiddetta Rai dei professori (direttore generale Gianni Locatelli e presidente Claudio Demattè), si dimette. Passa prima a dirigere il Tg dell’allora Tele Montecarlo e poi, dal 1998 al 2005, dirige Liberazione.
Dal 2005 era consigliere d’amministrazione della Rai di cui per tre mesi è stato anche presidente in qualità di consigliere anziano.
Fonte: Corriere.it

Don Nicolini: un prete di frontiera. Domani sarà a Prato.

 Prato – Una voce fuori dal coro. E’ quella di don Giovanni Nicolini, 68 anni, presente domani a Prato per affrontare alcuni temi di attualità e per ricordare la figura di Enzo Biagi. L’iniziativa, organizzata dalla “Casa della Cultura Enzo Biagi”, si avvale del patrocinio della Regione Toscana, della Provincia e del Comune di Prato. Al dibattito parteciperà l’Anpi – sezione di Prato – rappresentata dal presidente provinciale Ennio Saccenti. Nicolini, originario di Mantova, è laureato in filosofia e ha studiato teologia all’università Gregoriana dove ha avuto modo di conoscere monsignor Ancel e soprattutto il cardinal Lercaro e don Giuseppe Dossetti, che fin dall’inizio ha rappresentato per don Nicolini un riferimento spirituale. Ordinato presbitero nel 1972, Giovanni Nicolini ha assunto varie cariche prima di dedicarsi completamente alle sue parrocchie, Sant’Antonio da Padova alla Dozza e San Giovanni Battista a Calamosco, situate nella periferia della diocesi bolognese. Nel 1998 è diventato vicario episcopale per la carità e come tale è stato anche direttore della Caritas diocesana. Dal dicembre 2006, don Nicolini, un prete scomodo, ha lasciato l’incarico di vicario episcopale per dedicarsi alle sue parrocchie e alla sua comunità, Le Famiglie della Visitazione. Un prete di frontiera per il suo impegno quotidiano a favore dei deboli, dei poveri e degli emarginati e per le sue posizioni non sempre allineate alla chiesa romana. Don Nicolini che ha concelebrato, assieme al cardinal Ersilio Tonini, i funerali di Enzo Biagi, ha espresso il suo favore alla benedizione dei divorziati risposati. Lo scorso settembre Papa Benedetto XVI durante il sinodo vescovile che si è svolto al Lourdes in Francia, invocò una rigidità del Magistero verso i divorziati risposati – non fu la prima volta -, oltre alla liberalizzazione del rito tridentino.

Durante l’incontro – Auditorium Roberto Castellani istituto “A. Gramsci-J.M. Keynes”, via di Reggiana, 106 -, con inizio alle 15,30, don Giovanni Nicolini affronterà temi come il razzismo, la macro e la micro-violenza, i giovani e il loro rapporto con la televisione e il movimento della Resistenza.

 

A Sant’Anna per celebrare il 60° anniversario della Costituzione

Sant’Anna di Stazzema (LU) – Il 60° anniversario della Costituzione italiana e Sant’Anna di Stazzema, luogo simbolo in Toscana e nel mondo dell’orrore della guerra.

Proprio a Sant’Anna di Stazzema, il paese in provincia di Lucca che il 12 agosto 1944 vide la sua popolazione civile (oltre 500 persone, con intere famiglie, donne e bambini in fasce) massacrata dai nazifascisti, si terrà il 21 novembre l’evento, promosso dalla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, che intende sottolineare i valori fondanti della Carta Costituzionale promulgata nel 1948.

L’iniziativa ha il patrocinio della Regione Toscana e si svolge in collaborazione con il Museo Storico della Resistenza, il Comitato per le Onoranze ai Martiri di Sant’Anna di Stazzema, il Parco Nazionale della Pace di Sant’Anna di Stazzema, l’Associazione Martiri di San’Anna, l’Anpi, il Comune di Stazzema e la Provincia di Lucca.

La giornata vedrà il contributo di alcuni fra i più prestigiosi costituzionalisti italiani: Alessandro Pizzorusso, Emanuele Rossi e Ugo de Siervo, a cui si affiancheranno gli allievi della scuola superiore Sant’Anna, che presenteranno i risultati del lavoro svolto in relazione al ruolo della Resistenza nella guerra di liberazione e al rapporto con la Costituente e con i principi che sono diventati valori fondanti della carta costituzionale repubblicana. Seguiranno alcune testimonianze sull’eccidio di cui fu teatro Sant’Anna. Sede dell’evento sarà il Museo Storico della Resistenza di Sant’Anna di Stazzema, a partire dalle ore 10.

Nel pomeriggio sono previsti la visita al monumento e al Museo Storico della Resistenza e un concerto con lettura di alcuni brani a cura dell’associazione Allievi del Sant’Anna.

La Toscana ha avuto il numero di morti più alto in Italia a causa delle stragi nazifasciste e Stazzema, sede dal 2000 del Parco Nazionale per la Pace, voluto dall’allora presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, rappresenta un punto di riferimento per conservare la memoria.

 

Fonte: Regione Toscana

Una decisione storica

TorinoPer la  prima volta in Italia un giudice ha rinviato a giudizio per <<omicidio volontario con dolo eventuale>> un dirigente di azienda. Per la prima volta nel nostro Paese in corte di Assise – composta da due magistrati e sei giudici popolari -, si parlerà di morti sul lavoro. E’ il riflesso della sentenza del Gup di Torino, Francesco Gianfrotta, che ieri ha disposto il rinvio a giudizio di tutti e sei gli imputati, indagati nell’inchiesta per il rogo della ThyssenKrupp, dove il 6 dicembre dell’anno scorso persero la vita sette operai. A rispondere di <<omicidio volontario con dolo eventuale>> – il reato più grave -, sarà  l’amministratore delegato dell’acciaieria Harald Espenhahn, mentre gli altri indagati sono stati rinviati a giudizio per <<omicidio colposo con colpa cosciente>>. Per il giudice, l’amministratore delegato in Italia della ThyssenKrupp ha <<accettato il rischio della concreta possibilità del verificarsi di infortuni anche mortali sulla linea 5>>. Una decisione storica a meno di un anno dall’inizio delle indagini, condotte da Laura Longo, Francesca Traverso e Raffaele Guariniello, da molto tempo impegnato sul fronte della sicurezza dei lavoratori. L’udienza è fissata per il prossimo 15 gennaio. Vogliamo inoltre ricordare i nominativi di quei lavoratori che per la loro sopravvivenza e quella dei propri cari sono morti bruciati vivi nell’acciaieria torinese. Ecco i nomi:   Rocco Marzo, Angelo Laurino, Antonio Schiavone, Rosario Rodinò, Bruno Santino, Roberto Scola e Giuseppe Demasi.

Una giornata con Bice Biagi

Prato   Un viaggio a ritroso nel tempo per rendere omaggio a coloro che, in nome della libertà e della democrazia, hanno perso la vita durante l’occupazione nazifascista. Questo il significato più profondo della presenza a Prato di Bice Biagi che ieri ha presentato anche il suo ultimo libro dal titolo “In viaggio con mio padre”, edito da Rizzoli. La giornata è iniziata con la visita al “Museo della Deportazione” di Figline – borgo del comune toscano -, preceduta da un toccante momento: l’abbraccio fra la figlia di Enzo Biagi e il partigiano Vinicio Becchi, ferito nel settembre 1944 nello scontro a fuoco fra i tedeschi e il movimento della Resistenza. A fare gli onori di casa Camilla Brunelli, direttrice della “Fondazione Museo della Deportazione”, e cresciuta in Germania dove suo padre, Vittorio, era corrispondente da Bonn per il Corriere della Sera e nella sua carriera da cronista, in più di un’occasione ha avuto modo di ritrovarsi al fianco di Enzo Biagi. La direttrice del museo, inaugurato nell’aprile del 2002 dall’allora Presidente della Repubblica Ciampi, ha ricordato che la realizzazione del museo è il risultato dell’opera di testimonianza di alcuni superstiti pratesi del lager di Ebensee in Austria, dal 1987 gemellata con Prato, fra cui Roberto Castellani, scomparso nel dicembre 2004. Camilla Brunelli ha accompagnato Bice Biagi a visitare anche la scultura, dedicata ai 29 martiri di Figline. In questo paesino, il 6 settembre 1944 i tedeschi impiccarono 29 partigiani che facevano parte della brigata “Buricchi”. I condannati furono impiccati sotto le travi della via oggi intitolata ai martiri di Figline. Qualche metro più in là, scolpiti su roccia, i nomi di coloro che furono vittime dell’eccidio per mano nazista. In più di un’occasione Bice Biagi è apparsa visibilmente commossa. Un sentimento vissuto nuovamente dalla giornalista nel pomeriggio, quando durante l’incontro pubblico che si è svolto all’Auditorium “Roberto Castellani” dell’istituto “A. Gramsci-J.M. Keynes”, è stata proiettata l’intervista, realizzata dal comitato lo scorso 21 ottobre, al cardinal Ersilio Tonini. Presenti all’incontro anche l’assessore alla cultura del Comune di Prato Andrea Mazzoni e Alessandro Cintelli, membro dell’ufficio di presidenza dell’Anpi pratese. Entrambi hanno espresso parole di affetto e di stima nei confronti della figura di Enzo Biagi. Cintelli si è soffermato sul valore della Resistenza e sulla necessità di trasmettere ai giovani ciò che la Resistenza ha rappresentato nel nostro Paese. 

BICE BIAGI A PRATO: “L’Italia un anno dopo”


Bice Biagi, la figlia del grande giornalista scomparso un anno fa, sarà nostra gradita ospite domani pomeriggio per l’inaugurazione ufficiale delle iniziative del Comitato Casa della Cultura Enzo Biagi.

L’incontro si terrà alle ore 15.30 presso l’Auditorium del’ISIT “A. Gramsci – J.M. Keynes” di Prato che nel 2005 è stato intitolato a Roberto Castellani, ex deportato a Mathausen-Ebensee. L’ingresso è gratuito.

La dottoressa Bice Biagi ha diretto “Insieme”, “Intimità”, “Novella 2000” ed è stata vicedirettore di “Oggi”. Nel 2007 ha lavorato con il padre alla realizzazione di RT – Rotocalco televisivo. Durante l’incontro si soffermerà anche sul suo ultimo libro dal titolo “In viaggio con mio padre”, edito da Rizzoli e uscito da poco in libreria.

All’inizio dell’incontro sarà proiettata anche l’intervista, realizzata dal Comitato, a monsignor Ersilio Tonini, un grande comunicatore capace di trasmettere il messaggio della fede prima partecipando al programma di Biagi “I dieci comandamenti all’italiana”, e poi, intervenendo a più riprese in varie trasmissioni televisive.

L’ultimo applauso a Miriam Makeba

PratoMiriam Makeba, nonostante fosse malata da tempo, fino all’ultimo ha voluto far sentire la sua voce contro ogni forma di razzismo ed ingiustizia. La volontà di esserci su quel palco a Castelvolturno è costata la vita alla cantante sudafricana che sì è sempre impegnata durante la sua esistenza in difesa dei diritti civili e ha sempre rappresentato un simbolo alla lotta contro l’apartheid. Non sono mancati da tutto il mondo attestati di cordoglio e di affetto verso Miriam Makeba che si è sempre portata dentro l’ideale di una società libera e democratica. L’ex presidente sudafricano Nelson Mandela ha reso omaggio alla grande artista. «La first lady sudafricana della canzone, merita il titolo di Mamma Africa. Era la madre della nostra lotta e della nostra giovane nazione», ha scritto in un messaggio Mandela che per  difendere i suoi valori ha conosciuto per ben 27 anni il carcere. Sulla morte della Makeba è intervenuto anche il nostro Capo dello Stato. «L’Italia deve riconoscenza per il gesto che Miriam Makeba ha voluto compiere mettendo perfino a rischio la vita per esprimere solidarietà alle vittime africane della criminalità organizzata a Castelvolturno e dare il suo contributo alla causa della legalità e della civiltà nella nostra terra», ha affermato il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.