Licenziato il fiduciario di redazione del “Corriere di Livorno”.

Livorno <<A poco più di un mese dallo sciopero proclamato dall’assemblea dei redattori (4 dicembre) del “Corriere di Livorno”, il fiduciario di redazione Claudio Passiatore è stato licenziato (30-01-09) in tronco e senza preavviso. Tutto questo, il giorno prima del termine del “periodo di prova” (previsto dal contratto nazionale, ma non specificato nel contratto di praticante a tempo indeterminato) che per il giornalista praticante scadeva il 31 gennaio.
Un chiaro disegno con il quale l’editore, restando ancora in essere molte delle richieste avanzate nel tavolo aperto con Mediacoop, ha voluto cancellare ogni elemento di dissenso nella redazione e eliminare ogni professionalità affermatasi in un anno e mezzo di vita del quotidiano. Con un evidente comportamento antisindacale, l’azienda si è resa protagonista della cancellazione di un gruppo di cronisti che ha contribuito in maniera determinante alla nascita de quotidiano livornese. La motivazione ufficiale per il licenziamento di Passiatore (sotto tutela sindacale, art. 34), è stato il “mancato superamento del periodo di prova”. Un giudizio sull’operato del cronista motivato con una serie di considerazioni molto generiche, peraltro mai contestate a Passiatore che, peraltro, ha collaborato con il “Corriere di Livorno” già da molti mesi prima rispetto alla data dell’assunzione avvenuta il primo agosto 2008.
L’azienda, invece di far conoscere il piano editoriale, le strategie aziendali, (istanze avanzate nel tavolo con Mediacoop e rimaste senza risposta), ha preferito licenziare un lavoratore e mettere sul lastrico dall’oggi al domani una famiglia in spregio di ogni regola e dello Statuto dei lavoratori>>.

Fonte: FNSI

 

Zavoli eletto presidente della commissione di Vigilanza Rai.

ROMASergio Zavoli è il nuovo presidente della commissione di Vigilanza Rai. Il senatore del partito democratico  è stato eletto con 34 voti. Quattro sono state le schede bianche. L’ex presidente della Rai è stato eletto alla prima votazione.  L’elezione di Zavoli arriva dopo mesi di duro scontro politico che ha contrapposto maggioranza ed opposizione al precedente presidente Riccardo Villari, poi destituito a causa delle dimissioni della quasi totalità dei membri della precedente commissione parlamentare di Vigilanza.

Thyssen, non ammessi come parti civili gli operai che firmarono i verbali.

TorinoNiente costituzione di parte civile per gli oltre cinquanta operai della Thyssenkrupp che firmarono un verbale di conciliazione con l’azienda. L’ha deciso la Corte d’Assise di Torino aprendo oggi la terza udienza del processo per il rogo che il 6 dicembre 2007 costò la vita a sette operai. La Corte d’Assise ha così respinto la richiesta di costituzione come parti civili dei lavoratori che avevano accettato una buona uscita e avevano rinunciato a risarcimenti. Non sono stati ammessi neppure tre parenti di vittime del rogo, in quanto non sono stati ritenuti <<prossimi congiunti>>.  Ad essere esclusi in tutto sono 56 persone. Sono stati invece ammessi come parti civili gli operai che non firmarono i verbali con la Thyssen.

Non sono mancati momenti di contrasto fra accusa e i legali dei sei dirigenti della multinazionale dell’acciaio, di cui uno, l’amministratore delegato della divisione italiana Harald Espenhahn, è imputato per omicidio volontario con dolo eventuale. La classica goccia è arrivata quando la pm Longo ha replicato a un’eccezione dell’avvocato Ezio Audisio, che chiedeva di annullare il processo per la mancata traduzione di atti, proiettando su uno schermo il filmato di un’intervista alla Rai di Harald Espenhahn, per dimostrare che il dirigente conosceva bene l’italiano. Il processo è stato aggiornato al 10 febbraio.

Calano gli infortuni sul lavoro a Prato

Prato – Si è tenuta venerdì scorso a Prato l’ottava Conferenza provinciale sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. L’appuntamento, promosso dalla Provincia e organizzato dalla Fil, ha avuto come tema portante gli infortuni in itinere, quelli che avvengono nel tragitto di spostamento tra casa e lavoro.

I dati sono stati illustrati dal direttore dell’Inail di Prato Sabrina Tartaglia. Il trend è in lieve diminuzione: dai 3.782 infortuni del 2007 si è passati ai 3.713 del 2008, con un aumento per quanto riguarda gli infortuni subiti da lavoratori stranieri (626 contro i 579 dell’anno precedente). A questo proposito spicca però un dato significativo: nessun caso di infortunio riguarda la comunità cinese, cosa che fa riflettere considerati i numeri della comunità cinese presente in città.

Dati importanti anche quelli relativi ai singoli settori economici: gli infortuni avvenuti nel tessile sono il 14,8% del totale, nel 2004 erano il 23,1%. Un dato che si presta a una duplice lettura, positiva da un lato (più attenzione alla prevenzione), negativa dall’altro (calo complessivo degli occupati nel settore). Le stesse considerazioni si possono fare per il comparto dell’edilizia, che passa dai 513 infortuni del 2007 ai 466 del 2008.

Gli infortuni in netto aumento sono quelli derivanti da incidenti stradali, cresciuti del 25% negli ultimi 4 anni: da 525 si è passati a 742. Le fasce orarie più a rischio per questo tipo di incidenti sono quelle tra le 7 e le 8 e tra le 13 e le 14; quasi la metà delle vittime ha meno di 35 anni. In questo caso l’incremento non è dovuto alla maggiore presenza di stranieri sul territorio, dato che ha fatto registrare un’oscillazione minima tra il 2004 e il 2008, né al settore trasporti, la cui incidenza sul totale degli infortuni è stabile attorno al 9%.

Giustizia, l’Italia è agli ultimi posti al mondo per efficienza.

Roma –  In Italia i processi civili si svolgono con tale lentezza che il nostro Paese è superato in termini di efficienza giudiziaria  da Stati come l’Angola, il Gabon, la Guinea e Sao Tomè. L’Italia si attesta, per la precisione, al 156° posto su 181 Stati al mondo. L’allarme arriva per voce del primo presidente di Cassazione, Vincenzo Carbone, che nella sua relazione di apertura dell’anno giudiziario, alla presenza del Capo dello Stato e delle massime autorità italiane, mette in evidenza come il ritardo della giustizia italiana sia un danno per il sistema-Paese. <<Non possiamo andare avanti così – ha detto Carbone -. La crisi della giustizia ha conseguenze che vanno ben al di là dei costi e degli sprechi di un servizio inefficiente e si estendono alla fiducia dei cittadini, alla credibilità delle istituzioni democratiche, allo sviluppo e alla competitività del Paese. La crisi di fiducia da parte dei cittadini è la conseguenza più dolorosa dei dati appena esposti e l’incoraggiamento più forte a lavorare per modificarli>>. I dati sui tempi processuali sono frutto di una classifica internazionale stilata dalla Banca mondiale.

Durante la cerimonia è intervenuto anche il ministro della Giustizia, Angelino Alfano. Nel suo intervento il ministro ha voluto precisare che le riforme del processo penale a cui il governo sta lavorando avranno, tra l’altro, come obiettivo quello di porre un freno a una «gogna mediatica» che danneggia la dignità della persona. <<Stiamo lavorando – ha affermato Alfano – ad un diritto processuale autenticamente giusto, rispettoso al contempo delle esigenze investigative e della dignità della persona, soprattutto se estranea all’investigazione e, tuttavia, coinvolta in quella che troppo spesso diventa una gogna mediatica tanto invincibile quanto insopportabile>>. Ed ha aggiunto che sulla riforma della giustizia serve un <<lavoro di squadra>>. In sostanza nessun cambiamento dovrà avvenire a colpi di maggioranza.

Inaugurato l’anno giudiziario. Il Pg di Cassazione: intercettazioni essenziali.

Roma – Le intercettazioni, se pur costose, sono indispensabili. L’ha dichiarato il Procuratore generale della Cassazione, Vitaliano Esposito, nel corso della cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario 2009 della Suprema Corte. <<Sono strumenti utili per il contrasto a diversi fenomeni criminali e ancora di più necessari per le indagini sulla criminalità organizzata o finalizzate alla cattura di latitanti, in un periodo storico in cui il contributo dei collaboratori di giustizia è estremamente ridotto>>. E’ uno dei passaggi della relazione del Procuratore generale che ha definito le intercettazioni <<strumenti essenziali>>. Sull’argomento è intervenuto anche il primo presidente della Cassazione, Vincenzo Carbone, che ha ribadito l’utilità delle intercettazioni, ponendo all’attenzione dei presenti però una avvertenza. Il problema delle intercettazioni <<risiede nella loro abnorme e poco giustificata reiterazione nel tempo – ha detto Carbone –  Dovrebbero essere vietate le proroghe se nel periodo inizialmente stabilito non si sono raggiunti risultati apprezzabili, tranne casi eccezionali, rigorosamente motivati>>.    

E’ scomparso lo scrittore statunitense John Updike.

Roma Lo scrittore statunitense John Updike, vincitore per ben due volte del premio Pulitzer, è morto oggi all’età di 76 anni dopo una grave malattia. A renderlo noto sono stati i giornali statunitensi. Updike aveva conquistato il successo con la sua popolare serie del “Coniglio”, inaugurata all’inizio degli anni Sessanta col romanzo ‘Rabbit Run’ (Coniglio Corri). Con il suo libro “Rabbit is Rich” (Sei ricco, coniglio) pubblicato 1981, Updike vinse il premio Pulitzer. Un decennio dopo, con “Rabbit at Rest” (Coniglio a riposo) vinse il suo secondo Pulitzer. Updike aveva pubblicato oltre 50 libri tra novelle, saggi, poesie e raccolte di brevi racconti.

E’ morto Mino Reitano.

Agrate Brianza E’ morto dopo una lunga malattia Mino Reitano. Il cantante, nato il 7 dicembre del 1944, si è spento nella sua abitazione di Agrate Brianza. I funerali di Reitano (aveva 64 anni) che lascia la moglie, Patrizia, e le figlie, Giuseppina Elena e Grazia Benedetta, si svolgeranno alle ore 15 dopodomani nella chiesa di Agrate Brianza.  

Il libro dei deportati.

 TorinoIl bombardamento mediatico di questo periodo stordisce gli italiani e dà un’immagine piena di parole ma povera di contenuti sulla politica italiana e le sole piccole speranze vengono dagli Stati Uniti dove il nuovo presidente Obama agisce rapidamente per annullare la vergogna di Guantanamo e tentare una difficile ricostruzione dell’economia americana. In questa atmosfera cade oggi il giorno della memoria che il centro-sinistra adottò nel 2000 e che dobbiamo utilizzare non per celebrare o far retorica ma per ricordare agli italiani i massacri della seconda guerra mondiale e il tentativo nazista di realizzare la “soluzione finale” contro gli ebrei e gli oppositori del Terzo Reich. Quest’anno, dopo molti anni di lavoro, ci sono risultati importanti su quello che successe nell’Italia occupata dai nazisti e dai fascisti della Repubblica Sociale Italiana.

I dati che compongono i tre tomi del grande “Libro dei deportati” in 2250 pagine, pubblicati dall’editore Mursia a cura di Nicola Tranfaglia e Brunello Mantelli, dimostrano senza più possibilità di dubbi che ben 23 mila italiani tra i 15 e i 45 anni andarono a finire nei lager di annientamento e concentramento come Dachau, Auschwitz e Mauthasen (per citate i maggiori) e in più di diecimila non ritornarono a casa.
Con questi profili biografici nati da una ricerca durata otto anni siamo in grado di smentire tutte le ricerche che volevano escludere l’Italia fascista dalla Shoah e dal Cono d’ombra che aveva incluso i nazisti dopo la seconda guerra mondiale. Anche noi italiani collaborammo a quel massacro e fummo complici attivi del disegno di Hitler di cancellare dalla faccia della terra non solo il Popolo di Israele ma anche tutti quelli che si opponevano al Nuovo ordine nell’Europa occupata.

E solo riconoscendolo possiamo capire meglio perché il fascismo ha avuto in Italia una eredità così lunga e terribile. E perché persino nel centro-sinistra ci sono stati uomini desiderosi di andare incontro agli ex fascisti e a ai massacratori di Salò almeno fino a quando persino l’ex capo del MSI e attuale presidente della Camera, Gianfranco Fini, ha dovuto riconoscere che l’antifascismo è in Italia un requisito fondamentale per la democrazia repubblicana. Ora a questo siamo finalmente arrivati. E conoscere fino in fondo quella tragedia, piangere tutte le vittime della deportazione politica e razziale può servire a celebrare l’importanza della nostra memoria, come ci chiede la legge del 2000 presentata alla Camera  da Furio Colombo e approvata all’unanimità. Un deputato giornalista che ha capito, prima di tanti altri, la necessità di non dimenticare quello che era successo sessanta anni fa. Non soltanto gli ebrei investiti a fondo dall’attacco fascista ma anche tanti giovani dai 15 ai 45 anni si ribellarono a quel Nuovo ordine e furono deportati nei lager dell’Europa occupata. La percentuale dei decessi per i deportati politici superò il cinquanta per cento, meno degli ebrei ma tanto per gli oppositori del Terzo Reich                                          

Fonte: www.nicolatranfaglia.com 

La parola ai giurati: l’impegno civile a teatro

Firenze – E’ andato in scena a Firenze, al Teatro Verdi, la versione realizzata da Alessandro Gassman del famoso testo La parola ai giurati, dramma teatrale scritto da Reginald Rose nel 1954.

 

La storia è abbastanza nota, anche per le numerose trasposizioni cinematografiche e teatrali già viste (la più nota è il film del 1957 di Sidney Lumet, con Henry Fonda nel ruolo del protagonista). A New York, nel giorno di Ferragosto del 1950, una giuria popolare composta da dodici uomini deve decidere la condanna a morte di un ragazzo ispano-americano di 16 anni, accusato di avere ucciso il padre. Tutti sono convinti della colpevolezza del giovane, ma uno di loro (Gassman) vota contro e inizia a insinuare negli altri il tarlo del dubbio, incrinando pian piano le loro certezze.

 

Non è mia intenzione ripercorrere passo per passo lo sviluppo della storia, che si sviluppa in crescendo con l’uomo che ripercorre le tappe del processo, mostrando la vacuità delle testimonianze che in aula erano state prese per buone da un avvocato difensore nominato d’ufficio e senza troppa voglia di impegnarsi per un ragazzo già condannato a priori dalla propria immagine di giovane immigrato.

 

La rivisitazione del testo in chiave sociale, la sottolineatura degli aspetti antirazzisti e contrari alla pena di morte, l’importanza della capacità d’ascolto e di pacato ragionamento contro la violenza e la prevaricazione. Questi gli aspetti salienti del lavoro di Gassman, patrocinato da Amnesty International e chiuso da una toccante citazione di una superstite del genocidio in Ruanda a favore dell’abolizione della pena di morte (il Ruanda è stato il primo paese africano a cancellare la pena capitale per tutti i crimini).

 

Gassman conferma la sua bravura, sia nella recitazione (coadiuvato da un gruppo di attori eccellente) che nella regia, con l’uso di proiezioni e retroproiezioni che richiamano la versione cinematografica dell’opera.

 

Un testo di impegno civile molto attuale, quasi una metafora dell’Italia di oggi, involuta, concentrata solo su se stessa, colpita da manifestazioni di razzismo sempre più frequenti, favorite anche da una spettacolarizzazione della giustizia imbarazzante. Un lavoro che suscita partecipazione, commozione e che alla fine ha visto giustamente premiato l’ottimo cast da applausi a scena aperta.