MENTANA SI DIMETTE: “Canale 5 non fa informazione”.

Enrico Mentana, direttore editoriale di Mediaset, ha annunciato le dimissioni per protestare contro la decisione di Mediaset che, “di fronte ad un dramma che scuote il Paese intero”, ha deciso di lasciare in prima serata su Canale 5 “Il grande fratello” senza modificare il palinsesto.

Fonte: Repubblica.

ROMPIAMO IL SILENZIO

Il cammino della democrazia non è un cammino facile. Per questo bisogna essere continuamente vigilanti, non rassegnarsi al peggio, ma neppure abbandonarsi ad una tranquilla fiducia nelle sorti fatalmente progressive dell’umanità… La differenza tra la mia generazione e quella dei nostri padri è che loro erano democratici ottimisti. Noi siamo, dobbiamo essere, democratici sempre in allarme

– Norberto Bobbio

Tratto da Repubblica. Gustavo Zagrebelsky, Gae Aulenti, Giovanni Bachelet, Sandra Bonsanti, Umberto Eco, Giunio Luzzatto, Claudio Magris, Simona Peverelli, Guido Rossi, Elisabetta Rubini e Salvatore Veca sono stati i primi firmatari del documento da cui è tratta la citazione.

Domani a Roma in piazza per la Costituzione con Oscar Luigi Scalfaro

Roma – Domani il Pd scenderà in piazza per manifestare in difesa della Costituzione e del Quirinale. La decisione è stata presa a seguito dell’affondo del premier Silvio Berlusconi che aveva definito come filosovietica la carta fondamentale dello Stato. La manifestazione del Pd si svolgerà martedì 10 febbraio alle 18 in piazza Santissimi Apostoli a Roma. Non parleranno però i leader del centrosinistra: l’unico a prendere la parola, spiega una nota del partito di Veltroni, sarà il senatore a vita Oscar Luigi Scalfaro, presidente emerito della Repubblica e membro dell’Assemblea Costituente che ha redatto la Carta Costituzionale.

Il dibattito, sulla vicenda, è particolarmente acceso. E tutta l’opposizione è di fatto insorta contro l’uscita del presidente del Consiglio. Il leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini, ha sottolineato che «la Costituzione certamente è frutto di un’intesa fra diverse ideologie, ma personalità come De Gasperi e Moro hanno fatto un buon lavoro e non direi che hanno fatto una Costituzione filo-sovietica». «Se pensiamo al grande apporto culturale dei costituenti e lo confrontiamo ai lavori oggi sul federalismo, sui nuovi tessuti istituzionali del ministro Calderoli – ha aggiunto Casini – credo che dovremmo avere un pò di cautela prima di smantellare la Costituzione».

In difesa di Napolitano e della Carta si schiera anche Rifondazione comunista. Secondo il segretario, Paolo Ferrero, il capo dello Stato «ha tenuto la spina dorsale dritta, come deve fare un Presidente della Repubblica. Mi dispiace che anche parte dell’opposizione, come Di Pietro, nei giorni scorsi lo abbia attaccato. E invece va difeso il ruolo del capo dello Stato che è un garante della costituzione e lo sta dimostrando».

Dopo le polemiche scatenate dalle sue parole, Silvio Berlusconi è però tornato sulla questione dicendo che «la sinistra e la stampa hanno mistificato le mie parole»: «Non ho mai attaccato nè inteso attaccare la Costituzione, io ho giurato sulla Costituzione e la rispetto, non ho mai pensato di attaccarla – ha detto il presidente del Consiglio -. Ripeto però che la Costituzione non è un moloch, può evolvere e può essere cambiata, ma solo con il consenso di tutti o di quasi tutti perché per cambiarla ci vogliono i due terzi del Parlamento”.

Fonte: Corriere.it

Informazione, Donald Sassoon scrive per “Il Sole 24 Ore”.

FirenzeDonald Sassoon, professore di storia all’università di Londra, ha iniziato a collaborare con “Il Sole 24 Ore” dove domenica scorsa nel supplemento culturale del giornale è apparso il primo articolo, tradotto da Paola Mazzarelli, dello storico inglese. Sassoon ha avviato la sua collaborazione ripercorrendo i passi salienti sulle norme del copyright e analizzando eventuali futuri scenari. L’annuncio è arrivato da Stefano Salis che ha scritto un corsivo al fianco dell’articolo di Sassoon, pubblicato nella prima pagina dell’inserto e intitolato “1709, guerra ai pirati del libro”. Sassoon, autore di “Cento anni di socialismo”, con il quale nel 1996 vinse il prestigioso premio Deutscher, è reduce dalla sua ultima fatica letteraria, pubblicata l’anno scorso da Rizzoli. “La cultura degli europei. Dal 1800 a oggi”. Circa 1600 pagine che rappresentano un viaggio nella cultura. Un percorso tramite il quale l’autore demolisce la classica distinzione storica fra cultura alta e bassa partendo da una domanda. Ma quale cultura, e soprattutto quella di chi? Torniamo al suo articolo sul giornale “Il Sole 24 Ore”. Lo storico inglese ricorda la prima legge sul copyright, varata nel 1709 in Inghilterra sotto il regno della regina Anna. Con questa norma iniziò la legislazione sul copyright. Ci fermiano qui e se accettate l’invito, vi suggeriamo la lettura di questo affascinante articolo.   

W., il divo americano

Prato – Confrontarsi con la mediocrità e trarne un affresco cinematografico. E’ quello che secondo me è riuscito a fare Oliver Stone in W., il suo ultimo lavoro dedicato all’ormai ex presidente degli Stati Uniti George W. Bush.

 

Stone non segue la chiave documentaristica e di inchiesta percorsa in JFK, arrivando a non citare eventi cruciali della recente storia americana (la contestata elezione con l’accusa di brogli del 2000, l’11 settembre). Il regista racconta una serie di momenti significativi della vita di George W., seguendolo nel suo tortuoso percorso umano, dai problemi caratteriali della gioventù alla redenzione religiosa. Ne viene fuori la figura di un uomo mediocre, complessato nei confronti dell’altro sesso e dell’ingombrante figura paterna, tenace e determinato ai limiti dell’ottusità.

 

La bravura di Stone e dell’interprete Josh Brolin, perfettamente a suo agio in una parte così scomoda, secondo me è consistita proprio nell’evitare la caduta nella macchietta. Stone evita di calcare eccessivamente la mano (che Bush non sia acutissimo è risaputo) e questo aspetto lo ha portato a subire diverse critiche, ma il trattamento quasi caritatevole riservato al presidente in alcune scene non può essere letto come tentativo di ridimensionare le sue colpe.

 

Neanche il popolo americano ne esce bene: quando la mediocrità va al potere è il paese intero a essere diventato mediocre. L’empatia di George W. col popolo è elevata fin dall’inizio della sua carriera politica, il tentativo fallito di diventare Governatore del Texas. “Sono uno di voi… parlo coi tifosi, coi venditori di hot dog”, dice in un comizio di quegli anni. Il feeling resta elevato anche in seguito nonostante (o forse proprio per) l’evidente impaccio mostrato in pubblico. Evidentemente gli ideali Dio-Patria-Famiglia, vera pietra angolare dell’operato del nostro, bastano e avanzano, e l’immagine delle riunioni di governo, con Bush che prega mentre Cheney, Rumsfeld e Rove portano avanti le loro strategie,  è emblematica.

 

Il ritmo del film è compassato e riflessivo, con grande spazio lasciato all’ironia. In questo ho notato una certa somiglianza con “Il divo” di Paolo Sorrentino, che secondo me è il miglior film italiano del 2008, anch’esso criticato a torto per avere lasciato un’immagine troppo umana di Giulio Andreotti. Ma quando la storia ha già dato il suo giudizio, il compito dell’artista non è forse quello di cercare altre angolazioni e di offrire nuovi spunti di riflessione?

 

Una riflessione finale la faccio anch’io, restando su un tema di attualità come gli Oscar. Il cinema americano sta riscoprendo il genere della monografia, come testimoniano le diverse pellicole in uscita anche in Italia e dedicate a personaggi più o meno importanti della storia recente: oltre a W. di Stone è già nelle sale “Milk” di Gus Van Sant, dedicato al politico omosessuale degli anni ’70, e domani uscirà “Frost-Nixon” di Ron Howard. Considerato il contesto io avrei inviato come rappresentante del cinema italiano alla corsa per le ambite statuette proprio “Il divo” invece di “Gomorra”, un film bellissimo ma che ha il difetto di presentare un’immagine della criminalità lontanissima da quella dei vari Padrini che piacciono tanto al pubblico americano. L’esclusione del film di Garrone dalla pre-list dei nove titoli mi sembra eccessiva, pur non avendo visto i concorrenti, ma ritengo che “Il divo”, sia per meriti propri che per il fatto di inserirsi nel contesto di cui parlavo, avrebbe avuto maggiori possibilità di vittoria.

Licenziato il fiduciario di redazione del “Corriere di Livorno”.

Livorno <<A poco più di un mese dallo sciopero proclamato dall’assemblea dei redattori (4 dicembre) del “Corriere di Livorno”, il fiduciario di redazione Claudio Passiatore è stato licenziato (30-01-09) in tronco e senza preavviso. Tutto questo, il giorno prima del termine del “periodo di prova” (previsto dal contratto nazionale, ma non specificato nel contratto di praticante a tempo indeterminato) che per il giornalista praticante scadeva il 31 gennaio.
Un chiaro disegno con il quale l’editore, restando ancora in essere molte delle richieste avanzate nel tavolo aperto con Mediacoop, ha voluto cancellare ogni elemento di dissenso nella redazione e eliminare ogni professionalità affermatasi in un anno e mezzo di vita del quotidiano. Con un evidente comportamento antisindacale, l’azienda si è resa protagonista della cancellazione di un gruppo di cronisti che ha contribuito in maniera determinante alla nascita de quotidiano livornese. La motivazione ufficiale per il licenziamento di Passiatore (sotto tutela sindacale, art. 34), è stato il “mancato superamento del periodo di prova”. Un giudizio sull’operato del cronista motivato con una serie di considerazioni molto generiche, peraltro mai contestate a Passiatore che, peraltro, ha collaborato con il “Corriere di Livorno” già da molti mesi prima rispetto alla data dell’assunzione avvenuta il primo agosto 2008.
L’azienda, invece di far conoscere il piano editoriale, le strategie aziendali, (istanze avanzate nel tavolo con Mediacoop e rimaste senza risposta), ha preferito licenziare un lavoratore e mettere sul lastrico dall’oggi al domani una famiglia in spregio di ogni regola e dello Statuto dei lavoratori>>.

Fonte: FNSI

 

Zavoli eletto presidente della commissione di Vigilanza Rai.

ROMASergio Zavoli è il nuovo presidente della commissione di Vigilanza Rai. Il senatore del partito democratico  è stato eletto con 34 voti. Quattro sono state le schede bianche. L’ex presidente della Rai è stato eletto alla prima votazione.  L’elezione di Zavoli arriva dopo mesi di duro scontro politico che ha contrapposto maggioranza ed opposizione al precedente presidente Riccardo Villari, poi destituito a causa delle dimissioni della quasi totalità dei membri della precedente commissione parlamentare di Vigilanza.

Thyssen, non ammessi come parti civili gli operai che firmarono i verbali.

TorinoNiente costituzione di parte civile per gli oltre cinquanta operai della Thyssenkrupp che firmarono un verbale di conciliazione con l’azienda. L’ha deciso la Corte d’Assise di Torino aprendo oggi la terza udienza del processo per il rogo che il 6 dicembre 2007 costò la vita a sette operai. La Corte d’Assise ha così respinto la richiesta di costituzione come parti civili dei lavoratori che avevano accettato una buona uscita e avevano rinunciato a risarcimenti. Non sono stati ammessi neppure tre parenti di vittime del rogo, in quanto non sono stati ritenuti <<prossimi congiunti>>.  Ad essere esclusi in tutto sono 56 persone. Sono stati invece ammessi come parti civili gli operai che non firmarono i verbali con la Thyssen.

Non sono mancati momenti di contrasto fra accusa e i legali dei sei dirigenti della multinazionale dell’acciaio, di cui uno, l’amministratore delegato della divisione italiana Harald Espenhahn, è imputato per omicidio volontario con dolo eventuale. La classica goccia è arrivata quando la pm Longo ha replicato a un’eccezione dell’avvocato Ezio Audisio, che chiedeva di annullare il processo per la mancata traduzione di atti, proiettando su uno schermo il filmato di un’intervista alla Rai di Harald Espenhahn, per dimostrare che il dirigente conosceva bene l’italiano. Il processo è stato aggiornato al 10 febbraio.

Calano gli infortuni sul lavoro a Prato

Prato – Si è tenuta venerdì scorso a Prato l’ottava Conferenza provinciale sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. L’appuntamento, promosso dalla Provincia e organizzato dalla Fil, ha avuto come tema portante gli infortuni in itinere, quelli che avvengono nel tragitto di spostamento tra casa e lavoro.

I dati sono stati illustrati dal direttore dell’Inail di Prato Sabrina Tartaglia. Il trend è in lieve diminuzione: dai 3.782 infortuni del 2007 si è passati ai 3.713 del 2008, con un aumento per quanto riguarda gli infortuni subiti da lavoratori stranieri (626 contro i 579 dell’anno precedente). A questo proposito spicca però un dato significativo: nessun caso di infortunio riguarda la comunità cinese, cosa che fa riflettere considerati i numeri della comunità cinese presente in città.

Dati importanti anche quelli relativi ai singoli settori economici: gli infortuni avvenuti nel tessile sono il 14,8% del totale, nel 2004 erano il 23,1%. Un dato che si presta a una duplice lettura, positiva da un lato (più attenzione alla prevenzione), negativa dall’altro (calo complessivo degli occupati nel settore). Le stesse considerazioni si possono fare per il comparto dell’edilizia, che passa dai 513 infortuni del 2007 ai 466 del 2008.

Gli infortuni in netto aumento sono quelli derivanti da incidenti stradali, cresciuti del 25% negli ultimi 4 anni: da 525 si è passati a 742. Le fasce orarie più a rischio per questo tipo di incidenti sono quelle tra le 7 e le 8 e tra le 13 e le 14; quasi la metà delle vittime ha meno di 35 anni. In questo caso l’incremento non è dovuto alla maggiore presenza di stranieri sul territorio, dato che ha fatto registrare un’oscillazione minima tra il 2004 e il 2008, né al settore trasporti, la cui incidenza sul totale degli infortuni è stabile attorno al 9%.