Sciopero, domani in piazza i lavoratori per far valere i propri diritti.

RomaDomani, in occasione dello sciopero generale indetto dalla Funzione pubblica e dalla Fiom Cgil, si svolgerà una manifestazione nazionale in Piazza San Giovanni a Roma.  A prendere la parola saranno il segretario generale della Fp-Cgil, Carlo Podda, il segretario generale della Fiom-Cgil, Gianni Rinaldini, delegati delle due categorie, e il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani.

La sicurezza sul lavoro non fa più notizia? Dal 1° gennaio 119 morti e oltre 119mila infortuni. E brutti segnali dal versante politico

Prato – Le emergenze del momento sembrano essere altre (è sufficiente ascoltare qualche telegiornale per rendersene conto), ma l’eloquenza dei numeri ci ricorda che una delle maggiori cause di morte nella nostra società continua a essere il lavoro.

Dal 1° gennaio all’11 febbraio 2009 in Italia ci sono stati 119 morti sul lavoro e 119.118 infortuni. Lo scorso anno, 1.027 morti, 1.027.436 infortuni, 25.685 invalidi. Dal 2001 a oggi 8.000 lavoratori morti con un costo sociale di circa 42 miliardi di euro l’anno!

E se si guarda al resto d’Europa la situazione si fa ancora più sconfortante. L’ultimo rapporto del Censis segnala che l’Italia è il Paese europeo nel quale si muore di più sul lavoro, il doppio rispetto alla Francia e il 30% in più rispetto a Germania e Spagna. L’Italia conta un numero di vittime sul lavoro, in rapporto alla popolazione, pari a 1,62 contro una media europea dello 0,97.

Numeri impressionanti, inaccettabili, da bollettino da guerra. Ma a quanto pare i morti sul lavoro  non fanno più notizia e la tematica della sicurezza sui luoghi di lavoro non merita la considerazione che sulla scia dell’emozione popolare seguita alla tragedia della Thyssenkrupp aveva portato all’approvazione del Testo unico.

Il Comitato Casa della Cultura Enzo Biagi intende tenere costante l’attenzione su questo tema, sia seguendo passo dopo passo l’evoluzione della vicenda processuale relativa al disastro della Thyssenkrupp, sia informando sulle evoluzioni legislative sulla materia. Non siamo giuslavoristi e non abbiamo le risorse materiali per realizzare una banca dati completa, altri siti più competenti del nostro lo stanno già facendo, ma non possiamo ignorare i segnali sinistri che stanno provenendo da più parti in direzione di un alleggerimento delle norme sulla sicurezza.

Questi alcuni dei segnali: pochi giorni fa il ministero del Welfare, all’interno del Documento di programmazione dell’attività di vigilanza, ha previsto per il 2009 138.000 ispezioni nei luoghi di lavoro, il 17% in meno rispetto all’anno scorso.

Negli stessi giorni il Senato ha respinto la proposta di gratuito patrocinio da parte dello Stato per le vittime di incidenti sul lavoro e per le loro famiglie, contenuta in un sub-emendamento al ddl sicurezza.

Il Senato ha anche stabilito lo slittamento a 24 mesi per l’emanazione dei decreti attuativi del decreto legislativo sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. Tutto questo nel decreto “mille proroghe”, approvato ieri e ora passato all’esame della Camera.

La non attuazione dei decreti attuativi previsti dal Testo unico è molto grave, soprattutto in merito a quello che doveva essere il nodo centrale di questo provvedimento, ovvero la valutazione dei rischi. I termini per la presentazione di tali decreti erano in scadenza e il Governo è corso ai ripari inserendo all’interno del decreto-legge 207/08, sul quale il Governo ha posto la questione di fiducia  al Senato, un ulteriore differimento di un anno del termine concernente la valutazione dei rischi dovuti a stress da lavoro. Un rinvio grave e pericoloso a vantaggio delle imprese alle quali viene così garantito per l’arco di un anno intero l’assenza di controlli degli organi ispettivi in tutti i settori di attività, pubblici e privati (soprattutto forze armate, trasporti marittimi, ferroviari e aerei, scuole di ogni ordine e grado).

Poteva andare anche peggio: nello stesso decreto infatti erano presenti due emendamenti, presentati col parere positivo del Governo, finalizzati a eliminare la figura dei Rappresentanti dei lavoratori alla sicurezza nelle aziende al di sotto dei 16 dipendenti. Gli emendamenti non sono passati.

Questi provvedimenti non hanno generato il dibattito che sarebbe doveroso aspettarsi in un paese maturo: la crisi economica, che incide pesantemente su salari e condizioni di lavoro, non può e non deve diventare un alibi per allentare la presa sui controlli e sull’applicazione stessa della legislazione relativa alla sicurezza sul lavoro.

In piazza per difendere la Costituzione.

Roma Si svolgerà domani alle ore 18 in Piazza Santissimi Apostoli a Roma, la manifestazione promossa dal partito democratico in difesa della Costituzione e in solidarietà con il capo dello Stato. Unico a prendere la parola sarà il senatore a vita Oscar Luigi Scalfaro, presidente emerito della Repubblica.

Pubblica amministrazione: addio al riscatto delle lauree, delle specializzazioni e del servizio militare. E’ stato deciso con un emendamento presentato dal Pd. Governo battuto sul disegno di legge Brunetta. Una sconfitta anche per i lavoratori?

Con un emendamento, presentato dal partito democratico, è stato battuto alla camera il governo. L’emendamento stabilisce che nella pubblica amministrazione il conteggio del tetto massimo di anzianità previsto di 40 anni dovrà essere di servizio effettivo e non contributivo. Questo significa che sono escluse le possibilità di riscatto del periodo di laurea, di specializzazione o del servizio militare. Di fatto nella pubblica amministrazione si passa da un’anzianità massima contributiva di 40 anni a una di servizio effettivo sempre di 40 anni. Ma non si tratta oppure no anche di una sconfitta per i lavoratori.

Roma Il governo è stato battuto alla Camera su un emendamento, presentato dal Partito democratico e relativo all’articolo 5 del disegno di legge Brunetta. L’emendamento stabilisce che nella Pubblica amministrazione il conteggio del tetto massimo di anzianità previsto di 40 anni dovrà essere di servizio effettivo e non contributivo. Questo significa che sono escluse le possibilità di riscatto del periodo di laurea, di specializzazione o del servizio militare. Di fatto nella Pubblica amministrazione si passa da un’anzianità massima contributiva di 40 anni a una di servizio effettivo sempre di 40 anni. Il governo è stato battuto. Ma è oppure no anche una sconfitta per i lavoratori?

ThyssenKrupp, respinte le eccezioni. Guariniello presenta dodici dossier.

La Corte d’assise di Torino ha respinto le eccezioni di nullità, avanzate a suo tempo dalla difesa, spiegando che gli imputati tedeschi conoscono l’italiano in maniera <>. Il pubblico ministero Raffaele Guariniello ha presentato dodici dossier, tanti i temi di prova. Fra questi figurano l’incendio alla linea 5 dello stabilimento torinese, l’incendio che si sviluppò il 22 giugno 2006 nella sede di Krefeld (Germania), lo stanziamento di un budget straordinario per le misure antincendio dell’acciaieria, le condizioni stesse dello stabilimento, le modalità di gestione delle emergenze incendi e l’assenza di un capo turno addestrato a questo scopo. Sono soltanto alcuni dei dossier dei vari temi di prova illustrati dal pm di Torino. La prossima udienza si svolgerà venerdì 13.

TorinoLa Corte d’assise di Torino ha respinto le eccezioni di nullità, sollevate dalla difesa per la mancata traduzione di alcuni documenti, spiegando che gli imputati tedeschi (fra cui Herald Espenhahn, accusato di omicidio volontario) conoscono l’italiano in maniera <<idonea e sufficiente>>.  L’ordinanza è stata letta dal presidente della Corte, Maria Iannibelli, all’apertura della quarta udienza del processo Thyssenkrupp per il rogo del 6 dicembre 2007 che costò la vita a sette operai. La Corte ha inoltre rimosso dalla lista delle parti civili nove lavoratori che avevano firmato un verbale di conciliazione con l’azienda e ha ammesso invece tre cognati delle vittime (uno dei quali era stato escluso nell’udienza del 4 febbraio).  Il pubblico ministero Raffaele Guariniello, dopo aver chiesto l’ammissione delle prove e l’interrogatorio in aula dei sei dirigenti, ha presentato dodici dossier, tanti i temi di prova.  Il magistrato ha illustrato i temi di prova:  l’incendio alla linea 5 dello stabilimento torinese, l’individuazione delle figure responsabili e la dimostrazione dell’esistenza di un comitato esecutivo, un grosso incendio che si sviluppò il 22 giugno 2006 nella sede di Krefeld (Germania) dell’acciaieria, l’aumento della franchigia assicurativa per il rischio di incidenti, lo stanziamento di un budget straordinario per le misure antincendio, le visite di un ispettore della compagnia di assicurazioni Axa nelle sedi di Terni e Torino, la chiusura dello stabilimento di Torino e la decisione di rinviare gli interventi di miglioria sulla linea 5 dopo il suo trasferimento a Terni, le condizioni dello stabilimento torinese (la riduzione del personale, lo stato degli estintori, la pulizia, gli investimenti), le modalità di gestione delle emergenze incendi e l’assenza di un capo turno addestrato a questo scopo, il documento di valutazione del rischio, la ricollocazione della linea 5 a Terni e gli interventi che <<chissà quandò>>, come ha osservato il pubblico ministero, dovevano essere svolti.

Dopo di lui hanno preso la parola gli avvocati di parte civile e delle difese che hanno presentato le loro richieste per il dibattimento fra cui quella del legale di parte civile del Comune di Torino di sentire, fra i vari testimoni, anche il sindaco Sergio Chiamparino o un suo rappresentante. La prossima udienza è stata fissata per venerdì 13.                                                                                         

 

Eluana: il presidente Napolitano esprime il suo cordoglio e invita al silenzio.

Il Presidente Napolitano esprime il suo cordoglio per la morte di Eluana e in comunicato invita al silenzio.

Roma – <<Dinanzi all’epilogo di una lunga tragica vicenda, il silenzio che un naturale rispetto umano esige da tutti può lasciare spazio solo a un sentimento di profonda partecipazione al dolore dei familiari e di quanti sono stati vicini alla povera Eluana>>.  Sono le parole espresse dal Capo dello Stato una volta appresa la notizia della scomparsa di Eluana.  Il Comitato “Casa della Cultura Enzo Biagi” accoglie il messaggio del presidente Napolitano e, come abbiamo fatto volutamente finora, offriamo davanti alla vicenda solo il nostro silenzio.

MENTANA SI DIMETTE: “Canale 5 non fa informazione”.

Enrico Mentana, direttore editoriale di Mediaset, ha annunciato le dimissioni per protestare contro la decisione di Mediaset che, “di fronte ad un dramma che scuote il Paese intero”, ha deciso di lasciare in prima serata su Canale 5 “Il grande fratello” senza modificare il palinsesto.

Fonte: Repubblica.

ROMPIAMO IL SILENZIO

Il cammino della democrazia non è un cammino facile. Per questo bisogna essere continuamente vigilanti, non rassegnarsi al peggio, ma neppure abbandonarsi ad una tranquilla fiducia nelle sorti fatalmente progressive dell’umanità… La differenza tra la mia generazione e quella dei nostri padri è che loro erano democratici ottimisti. Noi siamo, dobbiamo essere, democratici sempre in allarme

– Norberto Bobbio

Tratto da Repubblica. Gustavo Zagrebelsky, Gae Aulenti, Giovanni Bachelet, Sandra Bonsanti, Umberto Eco, Giunio Luzzatto, Claudio Magris, Simona Peverelli, Guido Rossi, Elisabetta Rubini e Salvatore Veca sono stati i primi firmatari del documento da cui è tratta la citazione.

Domani a Roma in piazza per la Costituzione con Oscar Luigi Scalfaro

Roma – Domani il Pd scenderà in piazza per manifestare in difesa della Costituzione e del Quirinale. La decisione è stata presa a seguito dell’affondo del premier Silvio Berlusconi che aveva definito come filosovietica la carta fondamentale dello Stato. La manifestazione del Pd si svolgerà martedì 10 febbraio alle 18 in piazza Santissimi Apostoli a Roma. Non parleranno però i leader del centrosinistra: l’unico a prendere la parola, spiega una nota del partito di Veltroni, sarà il senatore a vita Oscar Luigi Scalfaro, presidente emerito della Repubblica e membro dell’Assemblea Costituente che ha redatto la Carta Costituzionale.

Il dibattito, sulla vicenda, è particolarmente acceso. E tutta l’opposizione è di fatto insorta contro l’uscita del presidente del Consiglio. Il leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini, ha sottolineato che «la Costituzione certamente è frutto di un’intesa fra diverse ideologie, ma personalità come De Gasperi e Moro hanno fatto un buon lavoro e non direi che hanno fatto una Costituzione filo-sovietica». «Se pensiamo al grande apporto culturale dei costituenti e lo confrontiamo ai lavori oggi sul federalismo, sui nuovi tessuti istituzionali del ministro Calderoli – ha aggiunto Casini – credo che dovremmo avere un pò di cautela prima di smantellare la Costituzione».

In difesa di Napolitano e della Carta si schiera anche Rifondazione comunista. Secondo il segretario, Paolo Ferrero, il capo dello Stato «ha tenuto la spina dorsale dritta, come deve fare un Presidente della Repubblica. Mi dispiace che anche parte dell’opposizione, come Di Pietro, nei giorni scorsi lo abbia attaccato. E invece va difeso il ruolo del capo dello Stato che è un garante della costituzione e lo sta dimostrando».

Dopo le polemiche scatenate dalle sue parole, Silvio Berlusconi è però tornato sulla questione dicendo che «la sinistra e la stampa hanno mistificato le mie parole»: «Non ho mai attaccato nè inteso attaccare la Costituzione, io ho giurato sulla Costituzione e la rispetto, non ho mai pensato di attaccarla – ha detto il presidente del Consiglio -. Ripeto però che la Costituzione non è un moloch, può evolvere e può essere cambiata, ma solo con il consenso di tutti o di quasi tutti perché per cambiarla ci vogliono i due terzi del Parlamento”.

Fonte: Corriere.it