E’ morto Mino Reitano.

Agrate Brianza E’ morto dopo una lunga malattia Mino Reitano. Il cantante, nato il 7 dicembre del 1944, si è spento nella sua abitazione di Agrate Brianza. I funerali di Reitano (aveva 64 anni) che lascia la moglie, Patrizia, e le figlie, Giuseppina Elena e Grazia Benedetta, si svolgeranno alle ore 15 dopodomani nella chiesa di Agrate Brianza.  

Il libro dei deportati.

 TorinoIl bombardamento mediatico di questo periodo stordisce gli italiani e dà un’immagine piena di parole ma povera di contenuti sulla politica italiana e le sole piccole speranze vengono dagli Stati Uniti dove il nuovo presidente Obama agisce rapidamente per annullare la vergogna di Guantanamo e tentare una difficile ricostruzione dell’economia americana. In questa atmosfera cade oggi il giorno della memoria che il centro-sinistra adottò nel 2000 e che dobbiamo utilizzare non per celebrare o far retorica ma per ricordare agli italiani i massacri della seconda guerra mondiale e il tentativo nazista di realizzare la “soluzione finale” contro gli ebrei e gli oppositori del Terzo Reich. Quest’anno, dopo molti anni di lavoro, ci sono risultati importanti su quello che successe nell’Italia occupata dai nazisti e dai fascisti della Repubblica Sociale Italiana.

I dati che compongono i tre tomi del grande “Libro dei deportati” in 2250 pagine, pubblicati dall’editore Mursia a cura di Nicola Tranfaglia e Brunello Mantelli, dimostrano senza più possibilità di dubbi che ben 23 mila italiani tra i 15 e i 45 anni andarono a finire nei lager di annientamento e concentramento come Dachau, Auschwitz e Mauthasen (per citate i maggiori) e in più di diecimila non ritornarono a casa.
Con questi profili biografici nati da una ricerca durata otto anni siamo in grado di smentire tutte le ricerche che volevano escludere l’Italia fascista dalla Shoah e dal Cono d’ombra che aveva incluso i nazisti dopo la seconda guerra mondiale. Anche noi italiani collaborammo a quel massacro e fummo complici attivi del disegno di Hitler di cancellare dalla faccia della terra non solo il Popolo di Israele ma anche tutti quelli che si opponevano al Nuovo ordine nell’Europa occupata.

E solo riconoscendolo possiamo capire meglio perché il fascismo ha avuto in Italia una eredità così lunga e terribile. E perché persino nel centro-sinistra ci sono stati uomini desiderosi di andare incontro agli ex fascisti e a ai massacratori di Salò almeno fino a quando persino l’ex capo del MSI e attuale presidente della Camera, Gianfranco Fini, ha dovuto riconoscere che l’antifascismo è in Italia un requisito fondamentale per la democrazia repubblicana. Ora a questo siamo finalmente arrivati. E conoscere fino in fondo quella tragedia, piangere tutte le vittime della deportazione politica e razziale può servire a celebrare l’importanza della nostra memoria, come ci chiede la legge del 2000 presentata alla Camera  da Furio Colombo e approvata all’unanimità. Un deputato giornalista che ha capito, prima di tanti altri, la necessità di non dimenticare quello che era successo sessanta anni fa. Non soltanto gli ebrei investiti a fondo dall’attacco fascista ma anche tanti giovani dai 15 ai 45 anni si ribellarono a quel Nuovo ordine e furono deportati nei lager dell’Europa occupata. La percentuale dei decessi per i deportati politici superò il cinquanta per cento, meno degli ebrei ma tanto per gli oppositori del Terzo Reich                                          

Fonte: www.nicolatranfaglia.com 

La parola ai giurati: l’impegno civile a teatro

Firenze – E’ andato in scena a Firenze, al Teatro Verdi, la versione realizzata da Alessandro Gassman del famoso testo La parola ai giurati, dramma teatrale scritto da Reginald Rose nel 1954.

 

La storia è abbastanza nota, anche per le numerose trasposizioni cinematografiche e teatrali già viste (la più nota è il film del 1957 di Sidney Lumet, con Henry Fonda nel ruolo del protagonista). A New York, nel giorno di Ferragosto del 1950, una giuria popolare composta da dodici uomini deve decidere la condanna a morte di un ragazzo ispano-americano di 16 anni, accusato di avere ucciso il padre. Tutti sono convinti della colpevolezza del giovane, ma uno di loro (Gassman) vota contro e inizia a insinuare negli altri il tarlo del dubbio, incrinando pian piano le loro certezze.

 

Non è mia intenzione ripercorrere passo per passo lo sviluppo della storia, che si sviluppa in crescendo con l’uomo che ripercorre le tappe del processo, mostrando la vacuità delle testimonianze che in aula erano state prese per buone da un avvocato difensore nominato d’ufficio e senza troppa voglia di impegnarsi per un ragazzo già condannato a priori dalla propria immagine di giovane immigrato.

 

La rivisitazione del testo in chiave sociale, la sottolineatura degli aspetti antirazzisti e contrari alla pena di morte, l’importanza della capacità d’ascolto e di pacato ragionamento contro la violenza e la prevaricazione. Questi gli aspetti salienti del lavoro di Gassman, patrocinato da Amnesty International e chiuso da una toccante citazione di una superstite del genocidio in Ruanda a favore dell’abolizione della pena di morte (il Ruanda è stato il primo paese africano a cancellare la pena capitale per tutti i crimini).

 

Gassman conferma la sua bravura, sia nella recitazione (coadiuvato da un gruppo di attori eccellente) che nella regia, con l’uso di proiezioni e retroproiezioni che richiamano la versione cinematografica dell’opera.

 

Un testo di impegno civile molto attuale, quasi una metafora dell’Italia di oggi, involuta, concentrata solo su se stessa, colpita da manifestazioni di razzismo sempre più frequenti, favorite anche da una spettacolarizzazione della giustizia imbarazzante. Un lavoro che suscita partecipazione, commozione e che alla fine ha visto giustamente premiato l’ottimo cast da applausi a scena aperta.

Resistenza/ Napolitano: Boldrini ne impersono’ ideali e valori

 

Ravenna – Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha inviato una lettera al presidente del Comitato nazionale Anpi Tino Casali in occasione della manifestazione per la celebrazione del primo anniversario della scomparsa di Arrigo Boldrini.

Caro Presidente Casali, ho ricevuto la lettera nella quale mi informa della manifestazione dell’Anpi per ricordare, ad un anno della sua scomparsa, Arrigo Boldrini, il comandante Bulow, protagonista della Guerra di Liberazione, autorevole componente dell’Assemblea Costituente e, per molte legislature, del Parlamento italiano – scrive Napolitano – Le esprimo il convinto apprezzamento per l’iniziativa, che tiene viva la memoria di un uomo al quale fu conferita, con impegnativa motivazione, la Medaglia d’oro al valor militare, e che seppe impersonare gli ideali e i valori della Resistenza”.

All’Anpi e’ arrivato anche un messaggio del presidente Emerito della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro.

Fonte: Apcom

Ci opporremo in ogni modo alla via disciplinare al giornalismo.

Roma No, non ci stiamo e ci faremo ascoltare in tutte le forme possibili! Gli inviti alla prudenza che pure ci sono arrivati da qualche vecchio amico non ci hanno affatto convinto. La via disciplinare al giornalismo non ci è mai piaciuta, di questi tempi ci piace ancora meno. Non vi è nulla di casuale nei provvedimenti decisi dall’autorità nei confronti di Michele Santoro e di Fabio Fazio. Quei provvedimenti erano in programma da mesi. Perchè sono stati tirati fuori ora? Perchè si è deciso a maggioranza? Perchè l’autorità che pure non  era riuscita ad affrontare la questione morale che si era manifestata al suo  interno ha ritrovato la grinta solo in questo caso? Sul merito della  vicenda non vi è nulla da aggiungere alle parole limpide, pacate, argomentate, pronunciate dal commissario D’Angelo che, insieme ai consiglieri Lauria e Sortino, ha deciso di votare contro la delibera. Il commissario Lauria, uomo moderatissimo, è arrivato sino al punto di dimettersi da relatore. Non ci vuole grande immaginazione per comprendere quanto questa decisione sia un omaggio allo spirito dei tempi. Per l’ennesima volta la scure si abbatte sul giornalismo d’inchiesta, su chi tenta di sottrarsi, magari commettendo errori, ai riti dell’ossequio, della genuflessione, dell’omissione cortigiana. Questo  non significa solidarizzare in modo acritico con chiunque e con  qualsiasi trasmissione, ma non si può essere così ipocriti e opportunisti da non vedere che  in questo paese si tollerano i conflitti interesse, gli accordi di cartello, la sistematica alterazione del principio di pari opportunità, addirittura si consente a condannati e inquisiti di insultare i propri magistrati e poi si finge sdegno contro Santoro, contro Travaglio che critica Schifani, contro Fabio Fazio che osa intervistare Beppino Englaro.

Dove stavano quando, sullo stesso argomento, andavano in onda servizi omissivi e faziosii? Perchè non hanno mai dato risposta alle preoccupazioni espresse dai palestinesi moderati? Perchè, qualche anno fa,  furono rimossi corrispondenti stimatisssimi come Paolo Longo, Mark Innaro? Per fare solo qualche nome. Chi chiese il loro allontanamento? Perchè non si sono occupati di promuovere altre serate su un tema così delicato? Perchè non hanno mai discusso delle esibizioni in tv di Moggi? Come fingere di non sapere che Berlusconi, i suoi fedelissimi e qualche stolto anche nelle file dell’opposizione, si augurano finalmente che qualche rompiscatole sia messo alla porta. Chi si illude che i provvedimenti riguarderanno solo Santoro,Fazio,Travaglio (sarebbe comunque gravissimo), dovrà presto ricredersi. Nelle stesse ore sono arrivati messaggi chiarissimi contro  il Tg3, contro Rai3, contro chiunque osi ancora disturbare la pax berlusconiana…Per queste ragioni non ascolteremo gli appelli  alla prudenza, l’articolo 21 della Costituzione non si difende con i sussurri. Ci opporremo in  ogni modo alla via disciplinare al giornalismo e lo faremo anche quando le persone o le trasmissioni coinvolte non rientreranno tra quelle che amiamo guardare o ascoltare. All’epoca dell’editto bulgaro non pochi politici e giornalisti ci invitarono a non perdere tempo con Biagi, Luttazzi e Santoro, a poco a poco quell’elenco diventò chilometrico, alcuni dei perplessi e dei pavidi ritrovarono, tardi, troppo tardi, il coraggio e la voce. Questa volta sarà il caso di non perdere tempo. Per quanto ci riguarda e per quanto riguarda questo sito procederemo sulla strada di sempre, anche a costo di scontentare amici e compagni.

 

Fonte: Articolo 21 (Giuseppe Giulietti)

Il Treno della Memoria e le iniziative a Prato

Prato. Si rinnova l’appuntamento con il “Treno della Memoria”, che per il sesto anno consecutivo porterà gli studenti delle scuole medie superiori toscane ad Auschwitz e Birkenau, i campi di concentramento nazisti situati in Polonia. Il treno partirà il 25 gennaio da Firenze e a bordo ci saranno circa 600 studenti e 93 insegnanti provenienti da 70 scuole sparse su tutto il territorio toscano.

Per rendere emotivamente più incisivo l’evento quest’anno ad ogni studente è stato assegnato il nome di una vittima di Auschwitz da custodire e pronunciare poi davanti al Memoriale del campo. Anche gli studenti che non visiteranno il lager potranno rivivere l’esperienza attraverso i racconti dei loro compagni.

 

Per la realizzazione dell’evento è stata fondamentale la collaborazione tra la Regione Toscana e la Fondazione Museo e centro di documentazione della Deportazione e Resistenza di Prato. Il Museo della Deportazione è l’unico centro specializzato in Toscana, dal 2008 si è trasformato in Fondazione ed è stato riconosciuto a livello regionale.

 

Oltre al Treno della Memoria e alla tradizionale deposizione della corona di alloro alla targa commemorativa di piazza delle Carceri, il Comune di Prato organizzerà una serie di eventi legati al tema dell’Olocausto.

 

Si inizia il 27 gennaio, alle ore 21, con il concerto di Musica Klezmer del Marco Fusi Group negli spazi di Officina Giovani. Si prosegue il 5 febbraio, alle ore 20,30 negli spazi del Museo di Figline, con lo spettacolo teatrale ‘Zingari: l’olocausto dimenticato’, di Pino Petruzzelli. Questo evento sara’ anticipato dalla presentazione del volume dello stesso Petruzzelli ‘Non chiamarmi zingaro’. Il 6 febbraio, alle ore 10, lo spettacolo verra’ replicato per le scuole all’interno degli spazi di Officina Giovani. L’ultimo appuntamento sara’ in programma il 13 febbraio alle ore 15,30, nel Museo, dove verra’ presentato il volume di Gabriella Nocentini ‘Tutto questo va detto. La deportazione di Maria Rudolf’, a cui partecipera’ il saggista e ricercatore di storia contemporanea Marco Coslovich. La superstite di Auschwitz, Maria Rudolf, sara’ uno dei testimoni che parteciperanno.

 

Tra i partecipanti alla presentazione dell’iniziativa la direttrice della Fondazione Museo della Deportazione Camilla Brunelli, l’assessore alla Cultura del Comune Andrea Mazzoni, il direttore del Dipartimento Igiene e prevenzione Asl 4 Franco Ventura, Ennio Saccenti presidente Anpi e il presidente di Aned Giancarlo Biagini, che ha ringraziato sentitamente la giunta e il sindaco Romagnoli per aver inciso con forza sulla nascita della Fondazione, strumento fondamentale per la continuità della memoria.

 

Fonti: Il Tirreno, Toscana TV

Thyssenkrupp: di nuovo in aula il 4 febbraio.

TorinoSi è svolta stamani la seconda udienza per il rogo alla Thyssenkrupp dove nel dicembre 2007 morirono sette operai. I legali degli imputati, a questo giro tutti assenti (alla prima seduta erano presenti soltanto in due), hanno chiesto di estromettere alcune delle richieste dalla lista delle parti civili. Sul versante opposto il pubblico ministero e gli avvocati di parte civile invece si sono pronunciati a favore dell’ammissibilità di tutte le parti civili al processo. Il presidente della Corte Maria Iannibelli ha rinviato il processo al 4 febbraio, quando si pronuncerà su alcune eccezioni di nullità che i difensori degli imputati hanno deciso di sollevare.

La Milano perbene regala a Enzo Biagi la medaglia d’oro dell’affetto

Milano – Una serata come la voleva lui. E per questo vi diciamo grazie. E’ il messaggio che arriva dalla famiglia di Enzo Biagi e dagli amici più stretti. C’erano tanti, giovedì sera, al Circolo della stampa di Milano per ricordare Enzo. Ognuno con un ricordo o un aneddoto diverso. L’iniziativa era nata sulla piazza virtuale di internet. Sul social network di facebook circa un mese fa era stata lanciata l’idea che, in tempi rapidi, si è realizzata. Un’iniziativa sobria e assolutamente priva di polemica contro chi, dalla maggioranza di Palazzo Marino, aveva negato la grande medaglia d’oro alla memoria di Enzo. Anzi, come ha detto Michelino Crosti – a lui si deve l’idea della serata – è bene ringraziare quei consiglieri di centro-destra per quella scelta, poiché hanno permesso alla Milano “per bene” di ricordare Enzo e di trasmettere questo grande affetto in modo libero e straordinario.Nessuna polemica ma la certezza che Enzo, ieri l’altro sera, avrebbe riconosciuto come sua la Milano che era al Circolo. Interventi brevi, aneddoti, ricordi, letture di Maurizio Trombini (la voce de Il Fatto) di articoli e pagine dei libri scritti da Enzo. Poi i ricordi personali e brevi degli amici. Loris Mazzetti, amico e collaboratore, lo ha ricordato convinto che il partigiano Biagi oggi sarebbe a fianco di Vassallo, Scalfaro e Ciampi nel difendere i valori della Costituzione nata dalla resistenza e a contrastare chi oggi vorrebbe equiparare i repubblichini di Salò ai partigiani. Beppe Giulietti, portavoce di Articolo 21 ha posto l’accento su quanto per Enzo fossero importanti le persone che lavoravano con lui e quanto spazio desse ai giovani. Una serata che idealmente, sosteneva Giulietti, è dedicata a chi continua a fare questo lavoro nell’invisibilità quotidiana, nei territori di frontiera, sotto la minaccia delle mafie. Ferruccio De Bortoli non ha potuto fare a meno di ricordare come la memoria di Enzo Biagi resta incancellabile, nonostante qualcuno abbia provato a farlo in ogni modo, sia durante la sua vita che dopo la sua morte. Ma come si fa a raccontare in poche righe i sentimenti, l’affetto, e la gratitudine che emergevano da ogni intervento, da ogni messaggio dei tanti che su facebook hanno scritto da ogni parte d’Italia?

E’ il segretario della Cgil regionale Baseotto a ricordare Enzo attraverso un articolo che il giornalista scriveva sul tema dei morti per lavoro. Gianclaudio Schiavi attraverso un pezzo di cronaca di Enzo, riesce a far capire chiaramente a tutti come lui fosse innanzitutto un cronista. Volle scrivere un pezzo di cronaca su un fatto di nera accaduto a Milano. “Non ce ne è per nessuno, non c’è gara” dicevano i cronisti milanesi il giorno successivo dopo aver letto il pezzo di Enzo Biagi. Erano solo 8 anni fa, Enzo aveva 80 anni e sentiva l’esigenza di fare quello che aveva fatto per una vita intera: raccontare l’Italia più diversa: quella dello sviluppo e quella della povertà, quella dei fatti di nera e dei grandi reportage.

Quell’Italia Enzo l’aveva girata e raccontata tutta, ma c’era sempre qualcosa in più o di nuovo da raccontare.
Era… l’impegno della sua vita, da quando realizzò i servizi sul Polesine alle ultime interviste di RT. Passando poi per i momenti bui in cui qualcuno gli negò quel diritto o pretendeva che lui raccontasse verità parziali. E allora lui rispose dicendo: <<meglio essere cacciati per avere detto qualche verità che restare a costo di certi patteggiamenti>>.
C’è commozione crescente quando Trombini legge, di fronte ad una platea silenziosa, le pagine del libro in cui Enzo si rivolge a Lucia, compagna di vita. La moglie è scomparsa da poco. In prima fila si commuovono le nipoti, sul tavolo della presidenza le figlie. E’ normale… ma non se ne vergogna nessuno, non è intimità violata. Per un attimo in sala è come se ci fosse un’unica famiglia.

 

Ciao Enzo, le immagini scorrono sul grande schermo dietro la platea. Andrea Riscassi, la giovane Giulia Cusumano e Michelino Crosti consegnano la targa a Carla e Bice (impressa c’è anche la medaglia d’oro con l’effige di Sant’Ambrogio). I fotografi scattano, la gente applaude. Tu da una foto guardi dall’alto in basso sornione. Poi ne appare un’altra: sei tu abbracciato a Montanelli e state sorridendo scambiandovi qualche battuta. Forse, da qualche parte, è davvero così!

Fonte: Articolo 21.

ThyssenKrupp: al via il processo. Autorizzate foto e televisioni.

TorinoE’ iniziato, con quasi due ore e mezzo di ritardo rispetto all’orario previsto, stamani il processo per il rogo alla Thyssenkrupp dove nel dicembre 2007 persero la vita sette operai.  Motivo del ritardo è stato la sostituzione di tre giudici popolari che nei giorni scorsi erano stati intervistati da un quotidiano. Nell’aula 1 della Corte di Assise di Torino, oltre i familiari e molti operai e amici delle vittime, erano presenti soltanto due dei sei imputati: Raffaele Salerno, direttore dello stabilimento di  Corso Regina Margherita, e Cosimo Cafueri, dirigente con funzioni di responsabile dell’area Ecologia Ambiente e Sicurezza. La presidente della corte Maria Iannibelli ha autorizzato le riprese audiovisive in aula, dopo che i pubblici ministeri avevano dato parere positivo, mentre le difese si erano opposte. I familiari dei sette operai morti hanno indossato delle magliette con i volti delle vittime. Durante l’udienza, che riprenderà il 22 gennaio, 54 persone hanno avanzato la richiesta di costituirsi parte civile.  

Al Corriere dell’Umbria nominato nuovo direttore Anna Mossuto.

PerugiaCambia il direttore delle testate del gruppo “Corriere”, presente con tre edizioni in Toscana (Siena, Arezzo e Grosseto), due nel Lazio (Rieti e Viterbo) ma il giornale di riferimento del gruppo è il “Corriere dell’Umbria”. Anna Mossuto, già vice-direttore del gruppo, prende il posto di Federico Fioravanti che oggi ha pubblicato il suo ultimo editoriale. Fioravanti è stato fondatore del “Corriere” e negli ultimi dodici anni ha ricoperto la carica di direttore. Pubblichiamo  l’editoriale di Fioravanti dal titolo “Il saluto ai lettori”. L’editoriale è preceduto da un comunicato dell’editore.

Federico Fioravanti lascia la direzione dei quotidiani del gruppo ”Corriere”. <<A Fioravanti – è detto in un comunicato dell’editore pubblicato oggi sul ”Corriere dell’Umbria” – il ringraziamento per il lavoro svolto in questi anni. Al suo posto l’Editore ha nominato direttore responsabile Anna Mossuto, già vicedirettore del gruppo. Al neo-direttore gli auguri di buon lavoro>>.

<<Lasciare il Corriere è difficile. Vivo una tempesta di emozioni, che vorrei nascondere e conservare. Ma credo di dovere due parole ai lettori. Questo, per me, non è un giornale qualsiasi: l’ho fondato, nel maggio di 26 anni fa e per quasi 12 anni ne sono stato il direttore. Ora l’editore ha deciso di sostituirmi. Succede, se non si va più d’accordo. Lascio con la coscienza a posto: il gruppo Corriere, secondo l’Audipress, in poco più di un decennio ha quasi raddoppiato i lettori e, per anni, ha macinato utili pubblicitari. Ai giornalisti lascio una eredità facile da trasportare. Tre parole. Le stesse che ho ripetuto negli anni, in tante riunioni di redazione. Parole semplici. Ma che hanno fatto la fortuna di questo giornale: onestà, chiarezza, autonomia. Onestà nel raccontare i fatti e nell’ammettere i propri errori, chiarezza nella scrittura e nei rapporti personali. Soprattutto, autonomia. Verso la politica, l’arroganza del potere, le pressioni, i tentativi di condizionamento, il pensiero dominante che adesso, come sempre, non ammette critiche. Questo ho cercato di fare: il garante di un giornale aperto a tutte le opinioni, tollerante. Capace di servire il lettore senza essere servo di nessuno. Se, come spero, ci sono riuscito, lo devo soprattutto a degli straordinari compagni di lavoro. Una grande squadra di giornalisti. Li ringrazio e li abbraccio. Insieme a tutti i poligrafici, gli impiegati, gli agenti della pubblicità, i rotativisti. E ai tanti, affezionati lettori, il vero, inestimabile patrimonio di questo giornale. A loro, raccomando, come un padre, il Corriere. Adesso, mi piace pensare ad una lontana sera d’inverno, sulla costa romagnola. Nell’androne di un hotel, le parole di Enzo Biagi. Mi disse che nella vita, nei momenti decisivi, le poche cose importanti, quelle che contano veramente, sono quelle che, da bambino, ti ha insegnato tua madre. Aveva ragione, anche in questo>>.

Federico Fioravanti