In piazza per difendere la Costituzione.

Roma Si svolgerà domani alle ore 18 in Piazza Santissimi Apostoli a Roma, la manifestazione promossa dal partito democratico in difesa della Costituzione e in solidarietà con il capo dello Stato. Unico a prendere la parola sarà il senatore a vita Oscar Luigi Scalfaro, presidente emerito della Repubblica.

Pubblica amministrazione: addio al riscatto delle lauree, delle specializzazioni e del servizio militare. E’ stato deciso con un emendamento presentato dal Pd. Governo battuto sul disegno di legge Brunetta. Una sconfitta anche per i lavoratori?

Con un emendamento, presentato dal partito democratico, è stato battuto alla camera il governo. L’emendamento stabilisce che nella pubblica amministrazione il conteggio del tetto massimo di anzianità previsto di 40 anni dovrà essere di servizio effettivo e non contributivo. Questo significa che sono escluse le possibilità di riscatto del periodo di laurea, di specializzazione o del servizio militare. Di fatto nella pubblica amministrazione si passa da un’anzianità massima contributiva di 40 anni a una di servizio effettivo sempre di 40 anni. Ma non si tratta oppure no anche di una sconfitta per i lavoratori.

Roma Il governo è stato battuto alla Camera su un emendamento, presentato dal Partito democratico e relativo all’articolo 5 del disegno di legge Brunetta. L’emendamento stabilisce che nella Pubblica amministrazione il conteggio del tetto massimo di anzianità previsto di 40 anni dovrà essere di servizio effettivo e non contributivo. Questo significa che sono escluse le possibilità di riscatto del periodo di laurea, di specializzazione o del servizio militare. Di fatto nella Pubblica amministrazione si passa da un’anzianità massima contributiva di 40 anni a una di servizio effettivo sempre di 40 anni. Il governo è stato battuto. Ma è oppure no anche una sconfitta per i lavoratori?

ThyssenKrupp, respinte le eccezioni. Guariniello presenta dodici dossier.

La Corte d’assise di Torino ha respinto le eccezioni di nullità, avanzate a suo tempo dalla difesa, spiegando che gli imputati tedeschi conoscono l’italiano in maniera <>. Il pubblico ministero Raffaele Guariniello ha presentato dodici dossier, tanti i temi di prova. Fra questi figurano l’incendio alla linea 5 dello stabilimento torinese, l’incendio che si sviluppò il 22 giugno 2006 nella sede di Krefeld (Germania), lo stanziamento di un budget straordinario per le misure antincendio dell’acciaieria, le condizioni stesse dello stabilimento, le modalità di gestione delle emergenze incendi e l’assenza di un capo turno addestrato a questo scopo. Sono soltanto alcuni dei dossier dei vari temi di prova illustrati dal pm di Torino. La prossima udienza si svolgerà venerdì 13.

TorinoLa Corte d’assise di Torino ha respinto le eccezioni di nullità, sollevate dalla difesa per la mancata traduzione di alcuni documenti, spiegando che gli imputati tedeschi (fra cui Herald Espenhahn, accusato di omicidio volontario) conoscono l’italiano in maniera <<idonea e sufficiente>>.  L’ordinanza è stata letta dal presidente della Corte, Maria Iannibelli, all’apertura della quarta udienza del processo Thyssenkrupp per il rogo del 6 dicembre 2007 che costò la vita a sette operai. La Corte ha inoltre rimosso dalla lista delle parti civili nove lavoratori che avevano firmato un verbale di conciliazione con l’azienda e ha ammesso invece tre cognati delle vittime (uno dei quali era stato escluso nell’udienza del 4 febbraio).  Il pubblico ministero Raffaele Guariniello, dopo aver chiesto l’ammissione delle prove e l’interrogatorio in aula dei sei dirigenti, ha presentato dodici dossier, tanti i temi di prova.  Il magistrato ha illustrato i temi di prova:  l’incendio alla linea 5 dello stabilimento torinese, l’individuazione delle figure responsabili e la dimostrazione dell’esistenza di un comitato esecutivo, un grosso incendio che si sviluppò il 22 giugno 2006 nella sede di Krefeld (Germania) dell’acciaieria, l’aumento della franchigia assicurativa per il rischio di incidenti, lo stanziamento di un budget straordinario per le misure antincendio, le visite di un ispettore della compagnia di assicurazioni Axa nelle sedi di Terni e Torino, la chiusura dello stabilimento di Torino e la decisione di rinviare gli interventi di miglioria sulla linea 5 dopo il suo trasferimento a Terni, le condizioni dello stabilimento torinese (la riduzione del personale, lo stato degli estintori, la pulizia, gli investimenti), le modalità di gestione delle emergenze incendi e l’assenza di un capo turno addestrato a questo scopo, il documento di valutazione del rischio, la ricollocazione della linea 5 a Terni e gli interventi che <<chissà quandò>>, come ha osservato il pubblico ministero, dovevano essere svolti.

Dopo di lui hanno preso la parola gli avvocati di parte civile e delle difese che hanno presentato le loro richieste per il dibattimento fra cui quella del legale di parte civile del Comune di Torino di sentire, fra i vari testimoni, anche il sindaco Sergio Chiamparino o un suo rappresentante. La prossima udienza è stata fissata per venerdì 13.                                                                                         

 

Eluana: il presidente Napolitano esprime il suo cordoglio e invita al silenzio.

Il Presidente Napolitano esprime il suo cordoglio per la morte di Eluana e in comunicato invita al silenzio.

Roma – <<Dinanzi all’epilogo di una lunga tragica vicenda, il silenzio che un naturale rispetto umano esige da tutti può lasciare spazio solo a un sentimento di profonda partecipazione al dolore dei familiari e di quanti sono stati vicini alla povera Eluana>>.  Sono le parole espresse dal Capo dello Stato una volta appresa la notizia della scomparsa di Eluana.  Il Comitato “Casa della Cultura Enzo Biagi” accoglie il messaggio del presidente Napolitano e, come abbiamo fatto volutamente finora, offriamo davanti alla vicenda solo il nostro silenzio.

MENTANA SI DIMETTE: “Canale 5 non fa informazione”.

Enrico Mentana, direttore editoriale di Mediaset, ha annunciato le dimissioni per protestare contro la decisione di Mediaset che, “di fronte ad un dramma che scuote il Paese intero”, ha deciso di lasciare in prima serata su Canale 5 “Il grande fratello” senza modificare il palinsesto.

Fonte: Repubblica.

ROMPIAMO IL SILENZIO

Il cammino della democrazia non è un cammino facile. Per questo bisogna essere continuamente vigilanti, non rassegnarsi al peggio, ma neppure abbandonarsi ad una tranquilla fiducia nelle sorti fatalmente progressive dell’umanità… La differenza tra la mia generazione e quella dei nostri padri è che loro erano democratici ottimisti. Noi siamo, dobbiamo essere, democratici sempre in allarme

– Norberto Bobbio

Tratto da Repubblica. Gustavo Zagrebelsky, Gae Aulenti, Giovanni Bachelet, Sandra Bonsanti, Umberto Eco, Giunio Luzzatto, Claudio Magris, Simona Peverelli, Guido Rossi, Elisabetta Rubini e Salvatore Veca sono stati i primi firmatari del documento da cui è tratta la citazione.

Domani a Roma in piazza per la Costituzione con Oscar Luigi Scalfaro

Roma – Domani il Pd scenderà in piazza per manifestare in difesa della Costituzione e del Quirinale. La decisione è stata presa a seguito dell’affondo del premier Silvio Berlusconi che aveva definito come filosovietica la carta fondamentale dello Stato. La manifestazione del Pd si svolgerà martedì 10 febbraio alle 18 in piazza Santissimi Apostoli a Roma. Non parleranno però i leader del centrosinistra: l’unico a prendere la parola, spiega una nota del partito di Veltroni, sarà il senatore a vita Oscar Luigi Scalfaro, presidente emerito della Repubblica e membro dell’Assemblea Costituente che ha redatto la Carta Costituzionale.

Il dibattito, sulla vicenda, è particolarmente acceso. E tutta l’opposizione è di fatto insorta contro l’uscita del presidente del Consiglio. Il leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini, ha sottolineato che «la Costituzione certamente è frutto di un’intesa fra diverse ideologie, ma personalità come De Gasperi e Moro hanno fatto un buon lavoro e non direi che hanno fatto una Costituzione filo-sovietica». «Se pensiamo al grande apporto culturale dei costituenti e lo confrontiamo ai lavori oggi sul federalismo, sui nuovi tessuti istituzionali del ministro Calderoli – ha aggiunto Casini – credo che dovremmo avere un pò di cautela prima di smantellare la Costituzione».

In difesa di Napolitano e della Carta si schiera anche Rifondazione comunista. Secondo il segretario, Paolo Ferrero, il capo dello Stato «ha tenuto la spina dorsale dritta, come deve fare un Presidente della Repubblica. Mi dispiace che anche parte dell’opposizione, come Di Pietro, nei giorni scorsi lo abbia attaccato. E invece va difeso il ruolo del capo dello Stato che è un garante della costituzione e lo sta dimostrando».

Dopo le polemiche scatenate dalle sue parole, Silvio Berlusconi è però tornato sulla questione dicendo che «la sinistra e la stampa hanno mistificato le mie parole»: «Non ho mai attaccato nè inteso attaccare la Costituzione, io ho giurato sulla Costituzione e la rispetto, non ho mai pensato di attaccarla – ha detto il presidente del Consiglio -. Ripeto però che la Costituzione non è un moloch, può evolvere e può essere cambiata, ma solo con il consenso di tutti o di quasi tutti perché per cambiarla ci vogliono i due terzi del Parlamento”.

Fonte: Corriere.it

Informazione, Donald Sassoon scrive per “Il Sole 24 Ore”.

FirenzeDonald Sassoon, professore di storia all’università di Londra, ha iniziato a collaborare con “Il Sole 24 Ore” dove domenica scorsa nel supplemento culturale del giornale è apparso il primo articolo, tradotto da Paola Mazzarelli, dello storico inglese. Sassoon ha avviato la sua collaborazione ripercorrendo i passi salienti sulle norme del copyright e analizzando eventuali futuri scenari. L’annuncio è arrivato da Stefano Salis che ha scritto un corsivo al fianco dell’articolo di Sassoon, pubblicato nella prima pagina dell’inserto e intitolato “1709, guerra ai pirati del libro”. Sassoon, autore di “Cento anni di socialismo”, con il quale nel 1996 vinse il prestigioso premio Deutscher, è reduce dalla sua ultima fatica letteraria, pubblicata l’anno scorso da Rizzoli. “La cultura degli europei. Dal 1800 a oggi”. Circa 1600 pagine che rappresentano un viaggio nella cultura. Un percorso tramite il quale l’autore demolisce la classica distinzione storica fra cultura alta e bassa partendo da una domanda. Ma quale cultura, e soprattutto quella di chi? Torniamo al suo articolo sul giornale “Il Sole 24 Ore”. Lo storico inglese ricorda la prima legge sul copyright, varata nel 1709 in Inghilterra sotto il regno della regina Anna. Con questa norma iniziò la legislazione sul copyright. Ci fermiano qui e se accettate l’invito, vi suggeriamo la lettura di questo affascinante articolo.   

W., il divo americano

Prato – Confrontarsi con la mediocrità e trarne un affresco cinematografico. E’ quello che secondo me è riuscito a fare Oliver Stone in W., il suo ultimo lavoro dedicato all’ormai ex presidente degli Stati Uniti George W. Bush.

 

Stone non segue la chiave documentaristica e di inchiesta percorsa in JFK, arrivando a non citare eventi cruciali della recente storia americana (la contestata elezione con l’accusa di brogli del 2000, l’11 settembre). Il regista racconta una serie di momenti significativi della vita di George W., seguendolo nel suo tortuoso percorso umano, dai problemi caratteriali della gioventù alla redenzione religiosa. Ne viene fuori la figura di un uomo mediocre, complessato nei confronti dell’altro sesso e dell’ingombrante figura paterna, tenace e determinato ai limiti dell’ottusità.

 

La bravura di Stone e dell’interprete Josh Brolin, perfettamente a suo agio in una parte così scomoda, secondo me è consistita proprio nell’evitare la caduta nella macchietta. Stone evita di calcare eccessivamente la mano (che Bush non sia acutissimo è risaputo) e questo aspetto lo ha portato a subire diverse critiche, ma il trattamento quasi caritatevole riservato al presidente in alcune scene non può essere letto come tentativo di ridimensionare le sue colpe.

 

Neanche il popolo americano ne esce bene: quando la mediocrità va al potere è il paese intero a essere diventato mediocre. L’empatia di George W. col popolo è elevata fin dall’inizio della sua carriera politica, il tentativo fallito di diventare Governatore del Texas. “Sono uno di voi… parlo coi tifosi, coi venditori di hot dog”, dice in un comizio di quegli anni. Il feeling resta elevato anche in seguito nonostante (o forse proprio per) l’evidente impaccio mostrato in pubblico. Evidentemente gli ideali Dio-Patria-Famiglia, vera pietra angolare dell’operato del nostro, bastano e avanzano, e l’immagine delle riunioni di governo, con Bush che prega mentre Cheney, Rumsfeld e Rove portano avanti le loro strategie,  è emblematica.

 

Il ritmo del film è compassato e riflessivo, con grande spazio lasciato all’ironia. In questo ho notato una certa somiglianza con “Il divo” di Paolo Sorrentino, che secondo me è il miglior film italiano del 2008, anch’esso criticato a torto per avere lasciato un’immagine troppo umana di Giulio Andreotti. Ma quando la storia ha già dato il suo giudizio, il compito dell’artista non è forse quello di cercare altre angolazioni e di offrire nuovi spunti di riflessione?

 

Una riflessione finale la faccio anch’io, restando su un tema di attualità come gli Oscar. Il cinema americano sta riscoprendo il genere della monografia, come testimoniano le diverse pellicole in uscita anche in Italia e dedicate a personaggi più o meno importanti della storia recente: oltre a W. di Stone è già nelle sale “Milk” di Gus Van Sant, dedicato al politico omosessuale degli anni ’70, e domani uscirà “Frost-Nixon” di Ron Howard. Considerato il contesto io avrei inviato come rappresentante del cinema italiano alla corsa per le ambite statuette proprio “Il divo” invece di “Gomorra”, un film bellissimo ma che ha il difetto di presentare un’immagine della criminalità lontanissima da quella dei vari Padrini che piacciono tanto al pubblico americano. L’esclusione del film di Garrone dalla pre-list dei nove titoli mi sembra eccessiva, pur non avendo visto i concorrenti, ma ritengo che “Il divo”, sia per meriti propri che per il fatto di inserirsi nel contesto di cui parlavo, avrebbe avuto maggiori possibilità di vittoria.