Emilio Fede, nuova condanna per l’ex direttore del Tg4

Milano Emilio Fede condannato a due anni e tre mesi di reclusione. E’ la sentenza emessa dal Tribunale di Milano contro l’ex direttore del Tg4 per la vicenda dei falsi fotomontaggi hot che, secondo l’ accusa, avrebbe usato per ricattare i vertici di Mediaset, quando venne licenziato nel 2012 e, in sostanza, per ottenere un accordo di uscita più vantaggioso. E’ la seconda condanna ricevuta dall’ex direttore del Tg4, dopo quella di tre giorni fa per concorso in bancarotta  .

Emilio Fede condannato per concorso in bancarotta a tre anni e mezzo

Milano – I giudici del Tribunale di Milano hanno condannato Emilio Fede a tre anni e mezzo di carcere per concorso in bancarotta nell’ambito della vicenda legata al fallimento della società di Lele Mora (che ha già patteggiato, uscendo dal processo) e del presunto dirottamento a suo favore di 1,1 milioni di euro della somma stanziata da Silvio Berlusconi per salvare la società dell’ex talent scout. Il Tribunale ha anche stabilito che Emilio Fede risarcisca per intero e immediatamente la somma distratta all’impresa individuale Dario Mora, la curatela del fallimento.

Rai, Mario Orfeo è il nuovo direttore generale

Roma Il nuovo direttore generale della Rai è Mario Orfeo. Il consiglio di amministrazione di Viale Mazzini, riunitosi questa mattina, ha designato il direttore del Tg1 per la nomina alla direzione generale e, ottenuto il sì dell’assemblea totalitaria, come previsto dallo statuto, ha nuovamente deliberato favorevolmente alla sua nomina. L’unico voto contrario tra gli otto membri del consiglio è stato quello di Carlo Freccero.

Mafia, Cassazione: assolti Mori e Obinu

Roma – La Cassazione ha respinto il ricorso della procura generale di Palermo contro la sentenza di assoluzione nei confronti dell’ex generale dei Carabinieri, Mario Mori, e del colonnello Mauro Obinu, imputati di favoreggiamento aggravato alla mafia per la mancata cattura del boss Bernardo Provenzano. I due alti ufficiali dell’Arma sono quindi assolti definitivamente dall’accusa dopo l’assoluzione in Appello. I due erano stati assolti anche nella sentenza di primo grado.

Ilva alla cordata Marcegaglia

Roma – Il ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda ha firmato il decreto di aggiudicazione dell’ Ilva a Am Investco Italy, la joint-venture composta dal colosso franco-indiano ArcelorMittal e il gruppo Marcegaglia.  Il prezzo di acquisto è di 1,8 miliardi e un canone di affitto annuo di 180 milioni di euro.

Ilva, previsti 5-6mila esuberi nei progetti delle due cordate. Sindacati: “E’ inaccettabile”.

Firenze – Tra i 5mila e i 6mila esuberi. È quanto previsto dalle due offerte presentate per l’Ilva di Taranto dalle cordate in gara: quella di Marcegaglia-ArcelorMittal e quella di Arvedi, Jindal e Cassa depositi e prestiti. Cifre che Cgil, Cisl e Uil, alla fine dell’incontro convocato dal ministro dello Sviluppo Carlo Calenda con i commissari dell’acciaieria pugliese Enrico Laghi, Piero Gnudi e Corrado Carrubba, hanno definito «inaccettabili».

Rai, Campo Dall’Orto si è dimesso

Roma – Il suo piano informazione era stato bocciato lunedì dai componenti del consiglio di amministrazione  Rai. E tra i voti contrari c’era anche quello della presidente di Viale Mazzini Monica Maggioni. Una sfiducia che ha portato il direttore generale Antonio Campo Dall’Orto – voluto dall’ex premier Matteo Renzi ai vertici del servizio pubblico – a rassegnare le proprie dimissioni dopo l’incontro, durato un’ora e mezza, col ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan. Una scelta che sarà successivamente formalizzata in consiglio di amministrazione.

Ilva, Adriano Riva patteggia due anni e mezzo di carcere. Via libera al rientro dalla Svizzera di 1,3 miliardi

Firenze – Adriano Riva ha patteggiato due anni e sei mesi con rinuncia alla prescrizione per bancarotta, truffa ai danni dello Stato e trasferimento fraudolento di valori. Si chiude così il suo capitolo giudiziario nell’inchiesta sul versante finanziario della vicenda Ilva di Taranto. Da un lato c’è l’applicazione della pena concordata con la Procura di Milano e approvata dal gup Chiara Valori; dall’altro sono arrivate le firme sui documenti per l’accettazione della rinuncia a poco più di 1,3 miliardi di euro, cifra sequestrata in Svizzera dai pm milanesi e ora a un passo dall’essere disponibile per bonificare l’area del siderurgico. La prima istanza di patteggiamento di Adriano Riva, fratello del patron del gruppo morto nel 2014, presentata a febbraio assieme ai nipoti Fabio e Nicola, era stata bocciata dal gip Maria Vicidomini perché le pene e il ristoro finanziario erano stati ritenuti incongrui. Infine, le posizioni di Fabio e Nicola Riva saranno discusse il 6 luglio.

Trapani, indagata la sottosegretaria Vicari. Si dimette dal governo Gentiloni.

Firenze – È indagata per corruzione perché avrebbe agevolato l’armatore Ettore Morace in cambio di un Rolex. È questa l’accusa contestata dalla procura di Palermo a Simona Vicari, senatrice di Alternativa Popolare e sottosegretario alle Infrastrutture e ai Trasporti. A poche ore dalla diffusione della notizia dell’indagine a suo carico, Vicari si è dimessa da sottosegretaria del governo di Paolo Gentiloni.

L’indagine a carico dell’esponente del partito di Angelino Alfano. fa parte dalla stessa inchiesta che stamattina ha portato all’arresto per corruzione di Morace e del’ex sindaco di Trapani – ricandidato alle prossime elezioni – e deputato regionale siciliano Girolamo Fazio. L’indagine della procura di Palermo fa luce su un giro di corruzione nel settore dei fondi per il trasporto marittimo. Nella stessa inchiesta è indagato anche il governatore Rosario Crocetta per concorso in corruzione.

 

 

 

Rogo Thyssen, manager tedeschi ancora liberi.

Firenze – Da due mesi le autorità giudiziarie tedesche dispongono delle carte che possono portare in carcere l’ex amministratore delegato della ThyssenKrupp Acciai Speciali Harald Espenhahn e l’ex consigliere Gerald Priegnitz, condannati in via definitiva il 13 maggio 2016 per omicidio colposo plurimo al termine del processo per il rogo allo stabilimento di Torino in cui, tra il 5 e il 6 dicembre 2007, morirono sette operai. Nonostante ciò i due manager sono ancora liberi, a differenza degli altri condannati, i dirigenti italiani Cosimo Cafueri, Daniele Moroni, Marco Pucci e Raffaele Salerno. Colpa delle procedure giudiziarie europee e forse anche delle autorità locali non proprio solerti. Non sono bastate, infatti, le cinque sentenze di condanna (una del tribunale di Torino, due della Corte d’appello e due della Cassazione) e un mandato d’arresto europeo. Hanno voluto di più, come consentono le norme europee, ma adesso che hanno le sentenze tradotte non hanno ancora provveduto a eseguire le pene.