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    LAVORO


    Gli incidenti e le morti sul lavoro

    Un tema che acquista rilevanza sulle prime pagine dei giornali o nei principali titoli dei telegiornali solo in corrispondenza di determinati eventi: basti pensare al clamore suscitato dalle tragedie avvenute all’acciaieria Thyssen Krupp di Torino e nella cisterna del depuratore di Mineo, in Sicilia. Per qualche giorno l’argomento resta al centro del dibattito politico, poi ricade nell’oblio. Mai come in questo caso risulta vera la vecchia e decisamente bieca frase attribuita a Stalin, secondo cui “una singola morte è una tragedia, un milione di morti è una statistica”.

    Le morti sul lavoro, comunemente definite “morti bianche”, costituiscono una delle principali cause di morte nell’odierno mondo occidentale. Gli eventi luttuosi si registrano con una cadenza quotidiana e vanno ad alimentare e incrementare una triste contabilità, quella dei caduti sul luogo di lavoro, che rappresenta un pugno nello stomaco per ogni paese che intenda definirsi civile.

    Abbiamo deciso di dedicare una sezione del sito all’illustrazione delle cifre redatte con cura e meticolosità dall’INAIL (Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro). Gli obiettivi dell’ente sono molteplici: dalla riduzione del fenomeno infortunistico all’assicurazione dei lavoratori che svolgono attività a rischio, senza dimenticare il reinserimento nella vita lavorativa degli infortunati sul lavoro. Già, perché ovviamente (e fortunatamente) non tutti gli incidenti sul lavoro comportano la perdita di una vita umana. Nella grande maggioranza dei casi si registrano casi di invalidità temporanea, con vari livelli di gravità, o di invalidità permanente. In questo scenario doloroso figurano anche le malattie professionali, come quelle derivanti dal continuo contatto con materiali pericolosi (basti citare, a titolo di esempio, l’amianto, largamente utilizzato fino a non molti anni fa).

    L’INAIL presenta il proprio rapporto ogni anno, specificando il numero di infortuni registrati e indennizzati, nonché il numero dei morti sul lavoro. Tale numero comprende anche i c.d. “infortuni in itinere”, quelli che si verificano mentre il lavoratore percorre il tragitto che porta dalla casa al lavoro e viceversa. L’infortunio è indennizzabile solo se è avvenuto durante il normale tragitto di andata e ritorno fra l’abitazione e il luogo di lavoro; tra due posti di lavoro, se il lavoratore presta più di un’attività dipendente; tra la sede di lavoro e il luogo di consumazione dei pasti, nel caso in cui non vi sia la mensa.1 Tali dati vengono poi scorporati secondo un gran numero di parametri e criteri: da quello geografico al settore tariffario (industria, agricoltura e servizi), da quello di genere a quello che riguarda le differenti tipologie contrattuali (lavoratori interinali e precari rispetto ai contratti a tempo indeterminato). Una enorme mole di dati, tutti reperibili sul sito dell’INAIL, che abbiamo pensato di proporvi con alcune forzate delimitazioni.

    Abbiamo deciso di partire dall’anno 2004, per consentire un confronto e poter tracciare una tendenza, seppur limitata. Ovviamente, allargando il quadro temporale di riferimento risulta che il numero complessivo di incidenti è in calo. Negli anni ‘50 e ‘60 si moriva di più, ma questo non deve certamente far cantare vittoria, perché il valore assoluto dei numeri continua a far registrare dei dati impietosi, nell’ordine dei 4 morti al giorno in tutta Italia. Le nostre tabelle (fonte INAIL) suddividono il numero degli infortuni e quello dei morti per area geografica, dedicando poi un’attenzione particolare alla situazione toscana e a quella delle singole province della nostra Regione.

    1.  Definizione introdotta con l’art. 12 del D.Lgs. 23/2/2000, n. 38 []

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