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    Insieme per la Costituzione repubblicana. Manifestazione nazionale a Milano.

    martedì 1 giugno 2010

    Firenze“Insieme per la Costituzione repubblicana”.  E’ il titolo della manifestazione nazionale, promossa da diversi Comitati promotori – fra questi c’è anche l’Anpi -, che si svolgerà domani (2 giugno) a Milano in difesa dei principi presenti nella Carta Costituzionale e che sono alla base della nostra libertà. Il corteo partirà alle ore 14 da Bastioni Porta Venezia per affluire in piazza Venezia dove è previsto un comizio. Sul palco i vari rappresentanti delle associazioni che hanno promosso l’iniziativa che leggeranno gli articoli della prima parte della Costituzione. Saranno presenti il presidente dell’Anpi Raimondo Ricci, il presidente nazionale dell’Ordine dei Giornalisti Roberto Natale e il segretario della Cgil Guglielmo Epifani. A moderare i vari interventi e a presentare l’evento sarà Ottavia Piccolo. Pubblichiamo il testo “Appello per il 2 giugno”, condiviso e firmato da diversi Comitati.

    «La Repubblica e la Costituzione italiana sono legate in un rapporto indissolubile. Hanno radici comuni nella nostra storia e in particolare nella Resistenza, che, come ha ricordato il Presidente Giorgio Napolitano, non ha soltanto liberato il Paese dall’occupazione tedesca e dalla dittatura fascista, ma ha riunificato l’Italia. Il 2 giugno è la Festa della nascita della Repubblica e della Carta Costituzionale. La Costituzione ha consacrato sentimenti, speranze, valori profondamente radicati, in cui si riconoscono tutti gli italiani. Essa è il frutto del lavoro unitario della costituente, ma non può essere ridotta al semplice compromesso tra i partiti. Ora siamo vieppiù italiani ed europei. Ma siamo tanto più europei, se ogni cittadino, a Nord e a Sud, sente di appartenere alla stessa comunità, che ha fondamento nella Costituzione. La Costituzione è base della nostra libertà.

    In essa sono scolpiti i pilastri della nostra democrazia: i diritti umani e la partecipazione della cittadinanza alla vita sociale e politica; la passione egualitaria, cioè la passione verso i diritti di cittadinanza, egualmente riconosciuti a tutti. A partire dal diritto al lavoro e alla formazione, eliminando gli impedimenti e gli ostacoli e creando le condizioni al suo esercizio effettivo; l’autonomia e la separazione dei poteri (legislativo, esecutivo, giudiziario), compreso quello dell’informazione; e la loro indipendenza, la loro laicità e l’equilibrio tra di essi.

    Oggi questi pilastri e questi principi sono a rischio. E dunque la stessa democrazia può entrare in crisi e correre rischi di svuotamento e di involuzione. La Costituzione è come un albero, radicato nella terra in cui nasce e cresce. Si può potarlo o innestarlo, ma non si può sradicarlo dalla sua terra, senza farlo morire. Le riforme per rinnovare l’Italia vanno realizzate seguendo i principi della Carta Costituzionale. Per queste ragioni invitiamo tutti coloro i quali si riconoscono in questi fondamentali principi ed obiettivi a partecipare alla manifestazione che si svolgerà a Milano il 2 giugno. Facciamo del 2 giugno la ricorrenza civile e popolare per imparare, ridestare e tenere svegli i valori fondanti della Repubblica e della Costituzione».

    Comitato promotore: Acli Lombardia, Anpi nazionale, Arci, Associazione Adesso Basta, Associazione culturale Punto Rosso, Casa della Carità, Casa della Cultura, Cgil, Il Popolo Viola Milano, Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie, Libertà e Giustizia.

     

    L’adesione dell’Anpi

     

     

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    Thyssen, in aula i due imputati tedeschi.

    mercoledì 4 novembre 2009

    TorinoE’ stato il giorno dei due imputati tedeschi, Gerald Priegnitz e Harald Espenhahn, che nell’udienza della scorsa settimana si erano avvalsi della facoltà di non rispondere. Priegnitz, con l’aiuto di un interprete, è stato il primo ad essere ascoltato dalla Corte. Il consigliere delegato ha sostenuto che era a conoscenza dei fondi stanziati per gli investimenti in materia di prevenzione antincendio ma non della loro destinazione. Alle domande incentrate sulla chiusura dello stabilimento torinese e del suo trasferimento a Terni, Priegnitz ha affermato di aver appreso della decisione nel marzo 2007, ma questo non era stato affrontato all’interno dell’executive board, cioé il comitato esecutivo (link). L’udienza, dopo una sospensione per una breve pausa, è ripresa con l’esame all’amministratore delegato Harald Espenhahn, al quale è contestato il reato più grave, ossia omicidio volontario con dolo eventuale. Gli altri cinque imputati (Gerald Prigneitz, Marco Pucci, Giuseppe Salerno, Daniele Moroni e Cosimo Cafueri) invece sono accusati di omicidio colposo con colpa cosciente. L’interrogatorio dell’amministratore delegato, affiancato da un interprete, è durato circa tre ore (link 1).

    Link 2

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    Thyssen, ex operai senza lavoro perché hanno chiesto giustizia

    mercoledì 1 luglio 2009

    Torino - Gli operai che si sono costituiti parte civile nel processo per il rogo alla Thyssen con la ferma volontà di ottenere giustizia sono stati dimenticati, esclusi dal mondo professionale. Sono state prodotte discriminazioni a favore di coloro che non si sono costituiti nel processo. La denuncia arriva dall’associazione Legami d’Acciaio che domani darà vita ad un presidio di protesta davanti al Palazzo di Giustizia, dove è in programma una nuova udienza. «Lavoro e giustizia per i lavoratori ThyssenKrupp» chiedono gli ex operai della multinazionale dell’acciaio, che denunciano una «discriminazione tra i lavoratori stessi - si legge sul volantino che sarà distribuito domani – a cui veniva dato un lavoro solo in funzione del fatto che non si costituivano parte civile nel processo».  Gli ex operai del colosso dell’acciaieria chiedono – come si legge nel volantino – anche il rispetto dell’accordo che «prevedeva la chiusura del sito e la ricollocazione di tutti i lavoratori».

    Intanto, oggi in aula sono state proiettate delle diapositive inerenti alla documentazione che, secondo l’accusa, proverebbe che i vertici della Thyssen avevano deciso almeno dal 2005 di chiudere lo stabilimento piemontese e che gli investimenti per mettere in sicurezza gli impianti sarebbero stati posticipati a una data successiva al previsto trasferimento delle linee a Terni, nonostante gli operai continuassero a lavorare nella fabbrica torinese.  Ad illustrare  quale fosse l’organizzazione aziendale di Thyssen, sono intervenuti i consulenti della pubblica accusa. Quest’ultimi hanno spiegato che dove è presente al mondo la Thyssen le decisioni relative agli stabilimenti locali sono assunte da un comitato esecutivo, guidato da un amministratore delegato. Tale comitato in Italia era diretto da Harald Espenhahn e, secondo le tesi dell’accusa, solo formalmente e soltanto nel nostro Paese sarebbe stato sciolto nel 2005: le carte dimostrerebbero, sempre secondo l’accusa,  invece come il comitato abbia continuato a riunirsi e ad assumere decisioni anche in materia di investimenti sulla sicurezza.

    Il processo è stato aggiornato a domani.

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    ThyssenKrupp, respinte le eccezioni. Guariniello presenta dodici dossier.

    martedì 10 febbraio 2009

    TorinoLa Corte d’assise di Torino ha respinto le eccezioni di nullità, sollevate dalla difesa per la mancata traduzione di alcuni documenti, spiegando che gli imputati tedeschi (fra cui Herald Espenhahn, accusato di omicidio volontario) conoscono l’italiano in maniera <<idonea e sufficiente>>.  L’ordinanza è stata letta dal presidente della Corte, Maria Iannibelli, all’apertura della quarta udienza del processo Thyssenkrupp per il rogo del 6 dicembre 2007 che costò la vita a sette operai. La Corte ha inoltre rimosso dalla lista delle parti civili nove lavoratori che avevano firmato un verbale di conciliazione con l’azienda e ha ammesso invece tre cognati delle vittime (uno dei quali era stato escluso nell’udienza del 4 febbraio).  Il pubblico ministero Raffaele Guariniello, dopo aver chiesto l’ammissione delle prove e l’interrogatorio in aula dei sei dirigenti, ha presentato dodici dossier, tanti i temi di prova.  Il magistrato ha illustrato i temi di prova:  l’incendio alla linea 5 dello stabilimento torinese, l’individuazione delle figure responsabili e la dimostrazione dell’esistenza di un comitato esecutivo, un grosso incendio che si sviluppò il 22 giugno 2006 nella sede di Krefeld (Germania) dell’acciaieria, l’aumento della franchigia assicurativa per il rischio di incidenti, lo stanziamento di un budget straordinario per le misure antincendio, le visite di un ispettore della compagnia di assicurazioni Axa nelle sedi di Terni e Torino, la chiusura dello stabilimento di Torino e la decisione di rinviare gli interventi di miglioria sulla linea 5 dopo il suo trasferimento a Terni, le condizioni dello stabilimento torinese (la riduzione del personale, lo stato degli estintori, la pulizia, gli investimenti), le modalità di gestione delle emergenze incendi e l’assenza di un capo turno addestrato a questo scopo, il documento di valutazione del rischio, la ricollocazione della linea 5 a Terni e gli interventi che <<chissà quandò>>, come ha osservato il pubblico ministero, dovevano essere svolti.

    Dopo di lui hanno preso la parola gli avvocati di parte civile e delle difese che hanno presentato le loro richieste per il dibattimento fra cui quella del legale di parte civile del Comune di Torino di sentire, fra i vari testimoni, anche il sindaco Sergio Chiamparino o un suo rappresentante. La prossima udienza è stata fissata per venerdì 13.                                                                                         

     

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