Thyssen, la difesa: “E’ un processo politico”

Torino«E’ un processo politico», strumentalizzato mediaticamente con imputazioni «distorte» e «frettolose» da parte della pubblica accusa. Ad affermarlo all’inizio della sua arringa è l’avvocato Andrea Garaventa che fa parte del collegio difensivo nel processo per il rogo alla Thyssenkrupp. Secondo il legale, si è voluto combattere un’azienda straniera che stava chiudendo uno stabilimento in Italia, «sia pure con tutte le garanzie per i lavoratori». Al pronunciamento di tali parole i familari delle vittime hanno immediatamente lasciato l’aula. L’udienza di oggi si era aperta con il proseguimento dell’arringa di Maurizio Anglesio che ha ribadito che quanto è avvenuto non era prevedibile, ha posto di nuovo sull’accento che la pulizia veniva fatta, altrettanto la manutenzione (link).

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Thyssen, la difesa: gli operai arrivarono 11 minuti dopo dal primo focolaio.

Torino L’utilizzo degli estintori da parte degli operai non fu immediato. Passarono almeno undici minuti dal momento in cui si sviluppò il primo focolaio dell’incendio all’intervento dei lavoratori con gli estintori. E’ uno dei passaggi dell’arringa di Maurizio Anglesio, difensore degli imputati Giuseppe Salerno, Cosimo Cafueri e Daniele Moroni al processo per il rogo alla Thyssenkrupp. L’avvocato per sostenere la propria tesi ha riproposto in aula la ricostruzione, fatta nell’estate 2010 dall’ingegnere Vittorio Betta, consulente della difesa. In quella occasione il pubblico ministero Raffaele Guariniello nel corso del controinterrogatorio fece all’ingegnere una domanda: «Questi sette lavoratori quindi sono morti secondo lei per colpa loro?».

Torniamo all’udienza di oggi. Anglesio, a sostegno della tesi del collegio difensivo, ha spiegato che la linea 5 venne rimessa in moto alle ore 00.35 e che il focolaio si deve essere innescato “in meno di un minuto”: il nastro trasportatore, urtando contro la carpenteria, ci ha messo questo tempo per surriscaldarsi. E l’intervento, come dimostra l’analisi dei comandi tecnici che sono stati impartiti, non si può essere verificato prima delle 00.46. Poi, l’avvocato si è soffermato sulle condizioni dello stabilimento sostenendo che la sicurezza, a differenza di quanto sostiene l’accusa, non è mai stata trascurata (link).

 

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Thyssen, protagonista ancora il collegio difensivo

TorinoLa presenza di un impianto di rilevazione e di spegnimento automatico degli incendi sulla linea 5 non avrebbe probabilmente evitato il rogo alla Thyssenkrupp e si sarebbe rivelato <<poco efficace>>. A sostenere tale tesi, oggi, in aula è stato l’avvocato Maurizio Anglesio, difensore degli imputati Giuseppe Salerno, Cosimo Cafueri e Daniele Moroni. L’accusa contesta agli imputati la mancanza di un impianto di rilevazione e di spegnimento incendi sulla linea e per questo, fra i reati, ipotizza la rimozione volontaria di cautele contro gli incidenti. L’avvocato nella sua arringa ha ricordato che nessuno degli ispettori e dei tecnici che si erano succeduti per i controlli aveva segnalato la necessità di montare un impianto di questo tipo proprio nel punto dove si verificò l’incendio. <<L’impianto – ha affermato Anglesio – non impedisce l’evento e non evita ai lavoratori di venirne esposti>> (link).

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Thyssen, la difesa: “Mai dato colpa agli operai”

Torino - <<Non abbiamo mai dato la colpa agli operai>>. L’ha affermato stamani ad inizio del suo intervento l’avvocato Paolo Sommella, in qualità di difensore degli imputati Giuseppe Salerno, Cosimo Cafueri e Daniele Moroni nel processo per il rogo alla Thyssenkrupp. Sommella ha seguito in apertura la linea tracciata dal suo collega Franco Coppi ribadendo che la difesa non uscirà mai da due principi ferrei che si è imposta: il rispetto degli operai morti e il dolore dei familiari. Nella sua arringa, l’avvocato Sommella ha negato che negli ultimi mesi allo stabilimento vi fossero stati dei cali netti nella manutenzione e nella pulizia (link).

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Thyssen, l’avvocato Coppi: Espenhahn non è un assassino. E i familiari delle vittime abbandonano l’aula.

TorinoLa tensione traspare nei volti dei familiari e dei superstiti, scampati al rogo che più di tre anni fa alla Thyssenkrupp provocò la morte di sette operai. Il clima è teso, l’atmosfera pesante: amici, colleghi e parenti delle vittime attendono con ansia, accompagnata alla rabbia, le parole che saranno pronunciate dal collegio difensivo. L’udienza ha inizio e  la presidente della Corte, Maria Iannibelli, chiede ai parenti – pur comprendendo il loro stato d’animo – di non interrompere la difesa e di uscire dall’aula qualora l’emozione prendesse il sopravvento.  E, così sarà. In questo scenario ad iniziare la sua arringa è l’avvocato Franco Coppi, difensore dell’amministratore delegato Harald Espenhahn.  <<Difendo una causa impopolare>>. Queste le prime parole dell’avvocato Coppi questa mattina in Corte d’Assise a Torino.

Il penalista ha rievocato l’atteggiamento che nel corso del processo si è manifestato nei confronti degli avvocati: <<Ci siamo sentiti addosso sguardi sprezzanti, ci hanno rivolto contumelie, ci hanno chiamati servi>>. Proprio stamani davanti al Palagiustizia è stato diffuso un volantino con le fotografie degli avvocati e la definizione mercenari. Un episodio che lo stesso avvocato ha ricordato in aula.  <<Ci rendiamo conto – ha detto Coppi – dei sentimenti dei familiari delle vittime a cui portiamo senza retorica la nostra solidarietà. Io stesso se mi fossi trovato al loro posto avrei reagito anche peggio. Ma noi non siamo mercenari, siamo uomini di legge come i pubblici ministeri. Abbiamo il dovere di portare un contributo alla giustizia>>. Fin qui, tutti o quasi ad ascoltare.

Poi, è entrato nello specifico del capo di imputazione a carico del suo assistito. <<Per contestare l’omicidio con dolo eventuale dobbiamo pensare – ha precisato Coppi – che Espenhahn abbia lucidamente messo sulla bilancia da un lato l’economia dell’azienda e dall’altro la vita dei dipendenti. Questo è impensabile, a meno che non si stia parlando di un assassino>>. Per protesta le madri delle vittime hanno abbandonato l’aula. L’amministratore delegato Harald Espenhahn è accusato di omicidio volontario con dolo eventuale e per questo l’accusa ha chiesto una condanna a sedici anni e mezzo.  

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Thyssen, le parti civili: richiesti 129mila euro per i 40 ex operai

TorinoL’avvocato Sergio Bonetto ha avanzato alla Corte d’Assise una richiesta di risarcimento di 129mila euro per ogni operaio, quaranta in tutto, che si è costituito parte civile al processo per il rogo che nel 2007 alla Thyssenkrupp costò la morte di sette operai. <<Gli operai – ha affermato il legale – sono stati tenuti a lavorare in condizioni di rischio via via crescenti costruite all’interno dello stabilimento di Torino nell’interesse della ThyssenKrupp>>. Lo stesso avvocato ha anche dichiarato che <<gli operai a Torino hanno una tradizione di serietà e quindi anche la nostra richiesta è seria>>. I lavoratori presenti in aula, alla fine dell’udienza, sono andati dal loro avvocato e, uno per uno, gli hanno stretto la mano.

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Thyssen, parti civili: il sindacato Flmu ha chiesto un risarcimento di 150mila euro

TorinoDopo le richieste di pena, formulate dalla Procura, protagonista stamani al processo per il rogo alla Thyssenkrupp una delle diverse parti civili che ha avanzato la sua richiesta. Il sindacato Flmu-Cub (Federazione lavoratori metalmeccanici uniti-Confederazione unitaria di base) ha chiesto un risarcimento pari a 150mila euro da destinare in iniziative a favore della formazione dei lavoratori in tema di sicurezza. Alla ripresa del processo, oggi è intervenuto il legale del sindacato, Simone Vallese, che ha elencato tutte le violazioni alle norme in materia di sicurezza del lavoro che, secondo lui, sono state commesse dalla multinazionale dell’acciaio nello stabilimento di Corso Regina nel periodo precedente all’incendio (6 dicembre 2007) e che provocò la morte di sette operai.  

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Thyssen, chiesti 16 anni e mezzo per l’amministratore delegato Espenhahn

TorinoIl pubblico ministero Raffaele Guariniello ha chiesto una condanna a 16 anni e mezzo per l’amministratore delegato Harald Espenhahn, accusato di omicidio volontario con dolo eventuale. Per Marco Pucci, Giuseppe Salerno, Gerald Prigneitz e Cosimo Cafueri, chiamati a rispondere di omicidio colposo con colpa cosciente e omissione dolosa di cautele infortunistiche, l’accusa ha chiesto 13 anni e sei mesi. Una pena di 9 anni è stata chiesta invece per Daniele Moroni, accusato degli stessi capi di imputazione (omicidio colposo con colpa cosciente e omissione dolosa di cautele infortunistiche). Il procuratore aggiunto di Torino Raffaele Guariniello, assistito dai pm Laura Longo e Francesca Traverso, ha concluso così la requisitoria nel processo per il rogo alla Thyssenkrupp dove il 6 dicembre 2007 morirono sette persone.

Alla società, chiamata a rispondere in qualità di persona giuridica per la responsabilità amministrativa, è stata richiesta una sanzione pecuniaria di 1 milione e mezzo di euro. Guariniello ha anche proposto l’esclusione della Thyssenkrupp da agevolazioni e sussidi per un anno, la revoca di quelli già concessi, il divieto per un anno di pubblicizzare i propri prodotti e la pubblicazione dell’eventuale condanna sui principali giornali internazionali. Presenti in aula, rappresentanti di partiti politici e istituzioni, parti lese di altre stragi, come quella della Eternit e quella di Viareggio.

Thyssen… (Il Fatto Quotidiano)

Chiesti 16 e mezzo… (La Stampa)

Thyssen… (La Repubblica)

ThyssenKrupp, Guariniello… (www.sicurezzaelavoro.org)

 

 

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Il 14 dicembre in aula a Torino per il rogo alla Thyssenkrupp

TorinoSu richiesta dei familiari delle sette vittime del rogo alla Thyssenkrupp di Torino del 6 dicembre 2007, “Sicurezza e Lavoro”, il periodico per la promozione della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, diretto da Massimiliano Quirico condivide e inoltra ai media e ai rappresentanti delle istituzioni una lettera aperta scritta dai parenti degli operai uccisi nell’incendio e da Antonio Boccuzzi, ex operaio sopravvissuto al disastro, per invitare istituzioni, cittadini e lavoratori a intervenire all’udienza del processo penale di martedì 14 dicembre alle ore 9.00 al Palagiustizia di Torino. In tale udienza il Pubblico Ministero Raffaele Guariniello formulerà la richiesta di condanna ai vertici della multinazionale tedesca.

 
INVITO DEI FAMILIARI DELLE 7 VITTIME
THYSSENKRUPP e ANTONIO BOCCUZZI
<<Grazie a tutti coloro che ci sono stati vicini, oggi come tre anni fa, nel dolore della perdita dei nostri cari nell’incendio della ThyssenKrupp.
Vi chiediamo ancora di fare sentire la vostra voce e la vostra solidarietà partecipando all’udienza di martedì prossimo (14 dicembre, ore 9.00, Palagiustizia di Torino).
Finalmente verrà quantificata la pena che merita chi ci ha portato via i nostri ragazzi, chi ha permesso che sette lavoratori morissero nel modo più atroce e terribile.
 
Chiediamo ai rappresentanti delle istituzioni, che ci hanno sostenuto anche nella recente Settimana della Sicurezza, e ai cittadini, torinesi e non, di sedersi al nostro fianco nella Maxi-Aula del Palagiustizia di Torino.
Perché la nostra vita si è interrotta quella notte, e ora vogliamo giustizia. E non vogliamo che quello che è accaduto in quella maledetta fabbrica debba più succedere ad altri. Aiutateci ad ottenere giustizia, aiutateci a far diminuire le morti, gli infortuni e le malattie sul lavoro>>.
 
Fonte: Articolo 21
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Thyssen, pm: la forza distruttiva dell’incendio pari agli effetti di un lanciafiamme

TorinoNel descrivere il rogo che la notte del 6 dicembre 2007 alla Thyssenkrupp provocò la morte di sette operai, il pubblico ministero Laura Longo nel proseguire la requisitoria si affida all’immagine eloquente di un pozzo petrolifero che si incendia. In aggiunta, nel ricordare quell’onda anomala (alta 9, 10 metri) che arrivava fino al tetto dello stabilimento – raccontata da Antonio Boccuzzi, unico supersiste della squadra, e da altri testimoni – il pm ne paragona la forza distruttiva agli effetti di un lanciafiamme militare o di una fiamma ossiacetilenica. E’ la stesssa pubblica accusa a spiegare le ragioni del paragone con il lanciafiamme. <<La combustione avveniva quando l’olio, fuoriuscito con l’enorme spinta data dalla pressione dell’impianto oleodinamico, a causa della repentina depressurizzazione, nebulizzava in minuscole goccioline miscelandosi con l’ossigeno presente nell’aria circostante e trovando immediato innesco nell’incendio già presente>>. Gli idranti non sarebbero serviti, e non bastarono: <<Le fiamme cessarono da sole con il completo esaurimento del combustibile>> nel macchinario. La richiesta delle pene per i sei imputati è prevista per il 14 dicembre.

 

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