mercoledì 30 giugno 2010
Torino – Una strategia difensiva fondata sui tempi per ricostruire attimo dopo attimo quanto avvenne la notte del 6 dicembre 2007 alla Thyssenkrupp dove morirono sette operai. I legali degli imputati per sostenere la propria tesi si sono affidati alla deposizione dell’ingegnere Vittorio Betta. Il consulente tecnico di parte ha ricostruito oggi in aula la dinamica della tragedia: le fiamme furono notate a mezzanotte, 46 minuti e 40 secondi, ovvero <<undici minuti dopo l’avvio della linea>>, ha precisato Betta. A mezzanotte e 45, secondo il consulente, gli operai non si erano accorti dell’incendio, poiché a quell’ora è registrata un’operazione effettuata da un collaudatore impegnato sulla linea 5 a provvedere ad un danno su una lamiera. <<Operazioni incompatibili con l’ipotesi che la squadra avesse già avvistato l’incendio a quell’ora. Se lo avessero visto, sicuramente avrebbero dato la precedenza al rogo>>, ha affermato l’ingegnere Betta che ha aggiunto: <<Se fosse stato un incendio iniziale con gli estintori lo avrebbero senz’altro spento, invece permaneva sull’impianto da almeno 10 minuti>>. Secondo questa ricostruzione, gli operai non si sarebbero accorti subito dell’incendio ma in ritardo. Il pubblico ministero Raffaele Guariniello ha considerato questa tesi <<non convincente>> e rivolgendosi al consulente di parte nel controinterrogatorio gli ha rivolto una domanda: <<Questi sette lavoratori quindi sono morti secondo lei per colpa loro?>> (link).
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mercoledì 12 maggio 2010
Torino – Nel corso dell’udienza odierna è stata ascoltata Caterina Di Bitonto che, nel giugno del 2006, fece parte della commissione coordinata dal ministero dell’Ambiente che ispezionò lo stabilimento di corso Regina. La relazione ispettiva fu spedita il primo dicembre 2007, cinque giorni prima del rogo alla Thyssenkrupp che costò la morte di sette operai. La stessa lettera arrivò a destinazione quando ormai non c’era più nulla da fare. Con la testimonianza della Di Bitonto, sono terminate le deposizioni dei testimoni (link).
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mercoledì 14 aprile 2010
Torino – In Corte d’Assise stamani ha testimoniato nel processo per il rogo alla Thyssenkrupp il vicesindaco di Torino Tom Dealessandri. Su richiesta della difesa, Dealessandri ha ricostruito i rapporti fra il Comune e l’azienda. Nella sua deposizione, il vicesindaco ha ricordato la volontà del Comune di far cambiare idea ai vertici della multinazionale dal momento in cui comunicarono la decisione di chiudere lo stabilimento piemontese e di trasferire gli impianti a Terni. Dealessandri, ricostruendo i vari incontri di quel periodo, ha affermato che la chiusura dello stabilimento era per Torino «un gravissimo problema». Una scelta che avrebbe comportato un depotenziamento industriale e, di riflesso, la perdita di molti posti di lavoro. «Cercammo – ha detto – di convincere la Thyssenkrupp a restare. Fino alla primavera del 2007 non era mai stata in discussione la permanenza dello sede. In precedenza, anzi, l’azienda aveva fatto delle assunzioni, aveva parlato di allargare lo stabilimento. La decisione di andarsene, ancora oggi, mi è incomprensibile». Alcuni passaggi della testimonianza del vicesindaco, non sono piaciuti ai lavoratori presenti in aula, in particolare quando Dealessandri ha affermato che l’amministrazione è tuttora impegnata ad aiutare coloro che sono rimasti senza un lavoro. «Ventitre di noi – ha detto un operaio all’uscita – sono ancora in cassa integrazione. E guarda caso sono quelli che si sono costituiti parte civile». Prima di Dealessandri era stato ascoltato anche Gianfranco Borghini che, all’epoca dei fatti, seguì la procedura della chiusura dell’impianto torinese, per il ministero dello Sviluppo Economico. Il processo è stato aggiornato al 21 aprile.
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martedì 16 marzo 2010
Torino – Il Comitato tecnico regionale sulla sicurezza, obbligatorio per legge, si costituì nello stabilimento Thyssenkrupp di Torino nel 2005. Fino al 2007, però, non venne eseguito nessun sopralluogo. Nell’estate 2007, quando venne elaborata la relazione con le prescrizioni alle quali l’azienda avrebbe dovuto adempiere, ormai la chiusura dello stabilimento era stata decisa. E, ad ogni modo, il termine ultimo per apportare le dovute modifiche e migliorie era il 31 dicembre dello stesso anno, ovvero tre settimane dopo il rogo che provocò la morte di sette operai. E’ quanto emerso stamani all’udienza del processo per l’incendio alla linea cinque. Nel corso dell’udienza è stato ascoltato, come teste della difesa, Michele Ferrero, ex presidente del Comitato regionale, organo previsto da un decreto del 1999 (link).
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mercoledì 24 febbraio 2010
Torino – Durante l’udienza odierna Cosimo Cafueri, uno degli imputati al processo per il rogo alla Thyssenkrupp che provocò la morte di sette operai, ha deciso di rilasciare una dichiarazione spontanea. Lo ha fatto dopo le deposizioni di Andrea Cortazzi, ex responsabile della produzione e manutenzione dello stabilimento torinese, e di Carlo Griva, ex capoturno della linea 5 fino al settembre 2007. Cafueri, ex responsabile del servizio prevenzione e protezione dello stabilimento di Corso Regina Margherita, ha ammesso che non era sua intenzione <<indurre i testi a rendere una falsa testimonianza>>. In aula, l’attenzione si è focalizzata, infatti, sull’inchiesta parallela che la Procura di Torino aveva avviato l’estate scorsa sulla genuinità delle deposizioni di alcuni testi, presentati dalla difesa. A tali lavoratori, come ricostruito dagli inquirenti, era stato consegnato un foglio con le domande e le tracce di eventuali risposte.
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mercoledì 10 febbraio 2010
Torino – Dopo diversi rinvii, è ripreso stamani il processo per il rogo alla Thyssenkrupp che provocò la morte di sette operai. Sono stati ascoltati alcuni testi della difesa, fra questi Antonietta Tota che, al momento della tragedia, ricopriva il ruolo di segretaria del personale dello stabilimento torinese. Incalzata dalle domande del pubblico ministero Raffaele Guariniello, Antonietta Tota ha ammesso che i corsi per la sicurezza dei dipendenti venivano svolti solo dopo l’orario di lavoro. E che, quindi, molti operai, già stremati dalla fatica, non li facevano. La stessa segretaria ha affermato che i corsi non erano obbligatori. E, non solo. E’ emerso anche che la direzione dell’azienda non ha mai inviato lettere di richiamo agli operai per la loro mancata frequentazione dei corsi. L’ultima udienza si era svolta lo scorso 17 dicembre. L’ultimo rinvio risale allo scorso 3 febbraio, determinato dalla morte in seguito ad un malore dell’avvocato Claudio Maria Papotti, procuratore legale della Regione, costituitasi parte civile.
Il processo è stato aggiornato al 24 febbraio.
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