Thyssen, le motivazioni della sentenza: per l’ad Espenhahn una “scelta sciagurata ma consapevole”

Torino - Conosceva i rischi, ma azzerò la prevenzione e la sicurezza. Una scelta “sciagurata”, ma consapevole. Per questo Harald Espenhahn, amministratore delegato della ThyssenKrupp in Italia, è stato condannato a 16 anni e sei mesi di reclusione per “omicidio con dolo eventuale”, una sentenza storica per gli incidenti mortali sul lavoro

Stando a quanto scritto nelle 504 pagine depositate ieri in cancelleria daòl giudice a latere Paola Dezani, Espenhahn decise di non fare nulla per la sicurezza degli incendi confidando nei suoi collaboratori, “decidendo di azzerare qualsiasi intervento di ‘fire prevention’ e di continuare la produzione in quelle condizioni”. Perché per l’impianto torinese era già prevista la chiusura, con trasferimento della produzione nello stabilimento di Terni. La situazione complessiva e “gli elementi di conoscenza ed all’alto grado della consapevolezza” dell’ad tedesco inducono “la Corte a ritenere che certamente Espenhahn si fosse ‘rappresentato’ la concreta possibilità, la probabilità del verificarsi di un incendio, di un infortunio anche mortale sulla linea 5 di Torino, e che altrettanto certamente, omettendo qualsiasi intervento di ‘fire prevention’ in tutto lo stabilimento e anche sulla linea 5 e anche nella zona di entrata della linea 5, ne avesse effettivamente accettato il rischio”.

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Thyssen, Galli: Confindustria si scusa. E la Marcegaglia?

Firenze - «L’applauso all’amministratore delegato di Thyssen è stato sbagliato, inopportuno, e colgo l’occasione per chiedere scusa a nome di Confindustria ai familiari delle vittime e all’opinione pubblica che si è sentita colpita e offesa»Lo ha affermato il direttore generale di Confindustria Giampaolo Galli intervenendo al programma “Coffee Break” in onda su La7. Gli imprenditori hanno applaudito l’amministratore delegato Herald Espenhahn, condannato in primo grado a sedici anni e mezzo per il rogo in cui morirono sette operai,  durante l’assise di Confindustria che si è svolta sabato scorso a Bergamo. «Ma quell’applauso – ha aggiunto Galli – va capito perché è spontaneo in una platea di imprenditori. Perchè c’è stato? Perchè le imprese si trovano preoccupate per l’estrema incertezza del diritto in Italia». Intanto Antonio Boccuzzi, unico superstite al rogo del 6 dicembre 2007. annuncia:  «Il presidente Emma Marcegaglia, verrà nei prossimi giorni a Torino per incontrare i familiari delle vittime della Thyssen» (link).

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Thyssenkrupp: un applauso che strazia il cuore

Firenze -È difficile commentare l’applauso di Confindustria a favore di chi è stato condannato per l’omicidio dei nostri cari: l’amministratore delegato della Thyssenkrupp Harald Espenhahn. E’ uno strazio continuo per noi ogni volta che sentiamo dire non è colpa dell’ad, non è stato il dirigente, le pene sono troppo severe, i giudici si sono fatti influenzare, ecc…. Lasciando sottintendere che la morte dei sette ragazzi sia stata “solo” una fatalità o un “costo” che bisogna mettere in conto, o peggio sia responsabilità degli stessi operai.
Possiamo comprendere che nessuno dei condannati voglia andare in carcere, ma come noi abbiamo accettato in silenzio il verdetto della Corte d’Assise di Torino, vorremmo che almeno la parte migliore della società civile e dell’imprenditoria italiana rispettassero il nostro dolore e non insultassero la memoria dei nostri cari.
Oggi noi parteciperemo al convegno “ThyssenKrupp, la sentenza” organizzato dal giornale Sicurezza e Lavoro con Città di Torino, Provincia di Torino e Regione Piemonte. Ci sarà anche l’avvocato della Thyssen Ezio Audisio. Volevamo che ci fossero anche i dirigenti della multinazionale condannati. Siamo pronti ad ascoltarli, sperando però che per una volta ci siano un minimo di umiltà e di comprensione per la tragedia causata dalla multinazionale dell’acciaio. Quando a metà luglio usciranno le motivazioni della sentenza, faremo un altro incontro (a cura di Sicurezza e Lavoro, ndr): speriamo che la presidente di Confidustria Emma Marcegaglia voglia in quell’occasione venire a Torino a spiegarci le ragioni degli applausi ad Espenhahn e a discutere con noi, gli operai, gli Enti locali e gli imprenditori che saranno disponibili.

Firma: Antonio Boccuzzi e familiari vittime Thyssenkrupp

Fonte: Articolo 21

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Thyssen, la sentenza: è omicidio volontario, condannato l’amministratore delegato.

Torino – La Corte di Assise di Torino ha riconosciuto l’omicidio volontario con dolo eventuale per i sette operai morti nel rogo alla Thyssenkrupp. L’amministratore delegato Harald Espenhahn è stato condannato a 16 anni e mezzo di reclusione.  Confermata la condanna a 13 anni e 6 mesi per i quattro dirigenti: Marco Pucci, Giuseppe Salerno, Gerald Prigneitz e Cosimo Cafueri. Solo per Daniele Moroni la Corte ha aumentato la pena a 10 anni e 10 mesi, l’accusa aveva chiesto 9 anni. I giudici hanno accolto in toto le richieste dei pubblici ministeri.

Alla Thyssen fu omicidio volontario” (La Stampa)

Thyssen, 16 anni e mezzo all’ad Colpevole di omicidio volontario (La Repubblica)

Lo speciale (La Repubblica)

Sentenza Thyssenkrupp… (Il Fatto Quotidiano)

Foto di Elena Saita (Facebook)

Sentenza storica (il video, Repubblica Radio Tv)

Sentenza Thyssenkrupp…. Colloquio con Raffaele Guariniello (Articolo 21)

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Thyssen, la Corte è in camera di consiglio. Stasera la sentenza.

TorinoE’ durata pochi minuti l’ultima udienza del processo per il rogo alla Thyssenkrupp dove il 6 dicembre 2007 morirono sette operai. I loro nomi: Rocco Marzo, Angelo Laurino, Antonio Schiavone, Rosario Rodinò, Bruno Santino, Roberto Scola e Giuseppe Demasi. Conclusa la replica dell’avvocato Ezio Audisio che ha ribadito che il proprio assistito, Harald Espenhahn, non è un assassino, la presidente della Corte Maria Iannibelli ha annunciato che la sentenza sarà pronunciata in serata. La Corte si è ritirata in camera di consiglio. L’imputato principale è l’amministratore delegato Harald Espenhahn, accusato di omicidio volontario con dolo eventuale. E’ la prima volta che è stata formulata un’accusa di questo tipo nella storia delle morti sul lavoro. L’accusa per l’amministratore delegato Harald Espenhahn ha chiesto 16 anni e mezzo. Per  Marco Pucci, Giuseppe Salerno, Gerald Prigneitz e Cosimo Cafueri, chiamati a rispondere di omicidio colposo con colpa cosciente, incendio colposo e omissione dolosa di cautele anti-infortunistiche, l’accusa ha chiesto 13 anni e 6 mesi. Una pena di 9 anni è stata chiesta invece per Daniele Moroni, accusato degli stessi capi di imputazione (omicidio colposo con colpa cosciente e omissione dolosa di cautele infortunistiche),  ma con attenuanti equivalenti alle aggravanti. Per la ThyssenKrupp Acciai Speciali Terni spa è stato chiesto un milione e mezzo di multa, il blocco e la revoca di finanziamenti e sovvenzioni, lo stop a qualsiasi pubblicità per un anno, la pubblicazione della sentenza su quotidiani internazionali, il pagamento di 800mila euro come «prezzo del reato», ovvero l’equivalente della somma che la società doveva spendere se avesse collocato un impianto di rilevazione incendi sulla linea di produzione andata a fuoco.

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Thyssen, la difesa: nessuna ipotesi dolosa

Torino«Nulla dell’ipotesi dolosa ha trovato riscontro in questo processo». Lo ha detto stamani  l’avvocato Ezio Audisio nella penultima udienza del processo per il rogo alla Thyssenkrupp e dedicata alle repliche dei legali degli imputati. Una delle tesi della difesa si basa sul fatto che «non esisteva nessun obbligo di installazione di impianti di rilevazione e spegnimento incendi sul quel tratto della linea 5, tanto che né prima né dopo, questo sistema è stato previsto in nessun altro impianto». «Non soltanto – ha precisato Audisio – non vi fu consapevolezza di quanto sarebbe potuto accadere da parte del mio cliente (Harald Espenhahn, ndr), ma dagli elementi emersi in questo processo, non avrebbe potuto neppure essere immaginata». Audisio è il legale dell’amministratore delegato Espenhahn, accusato di omicidio volontario con dolo eventuale e per lui l’accusa ha chiesto sedici anni e mezzo. Prima dell’avvocato Audisio, hanno esposto le proprie argomentazioni gli altri legali del collegio difensivo. L’udienza si è aperta con le parole dell’avvocato Maurizio Anglesio, difensore degli imputati Giuseppe Salerno, Cosimo Cafueri e Daniele Moroni. Il legale ha ribadito che il rischio corso dagli operai, secondo specifici studi, era da considerarsi medio e non alto. Anglesio ha riaffermato che gli operai non erano così vicini al punto di un possibile  innesco di incendio e ha ricordato che passarono almeno undici minuti dal momento in cui si sviluppò il primo focolaio dell’incendio all’intervento dei lavoratori con gli estintori. Poi, è stata la volta dell’avvocato Franco Coppi che ha ribadito come non si possa attribuire il dolo eventuale ad Harald Espenhahn. «Sostenere che ha agito con dolo, significherebbe ammettere che Espenhahn è un assassino». E’ uno dei passaggi più forti della replica dell’avvocato Coppi. Poi, hanno preso la parola gli avvocati Cesare Zaccone e Andrea Garaventa. L’ultima udienza si svolgerà venerdì mattina, quando concluderà il suo intervento l’avvocato Audisio. Sempre venerdì, in serata, è attesa la sentenza.

Thyssenkrupp, si avvicina la sentenza 

Processo thyssen, la difesa: no al dolo

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Thyssen, l’accusa: pene adeguate per la più grande tragedia in Italia

Torino«Le difese hanno cercato di sminuire l’evento, ma ci troviamo di fronte alla più grave tragedia sul lavoro che si sia verificata in Italia in epoca recente. Per trovarne una più grave dobbiamo andare indietro fino al 1987, con la morte dei 13 lavoratori della Mecnavi sulla nave Montanari nel porto di Ravenna». Lo hanno detto stamani i pm Laura Longo e Francesca Traverso nella replica alla difesa durante l’udienza del processo per il rogo alla Thyssenkrupp il 6 dicembre 2007, in cui persero la vita sette operai. «Sono state morti annunciate – hanno proseguito i pm – In quello stabilimento rischiavano la vita ogni giorno e ogni notte. E se non fosse capitato a loro sarebbe capitato ad altri». L’accusa si è soffermata anche sugli impianti di rilevazione e spegnimento incendi ribadendo che se «fossero stati installati sulla linea 5 avrebbero evitato la morte dei sette operai». Poi, è stata la volta del procuratore Raffaele Guariniello che ha depositato una memoria scritta di 223 e affrontato i punti principali del processo. «Le pene richieste – ha detto Guariniello – non sono ispirate da spirito di vendetta, come hanno detto alcuni legali, ma sono proporzionate ai reati».  «Per esempio – ha ricordato -, per la tragedia del Mulino Cordero di Fossano il titolare fu condannato a otto anni con giudizio abbreviato, il che significa che con rito ordinario la condanna sarebbe stata a 12 anni. E in quel caso furono contestati solo l’omicidio colposo e l’omissione di cautele antinfortunistiche». L’amministratore delegato Harald Espenhahn, accusato di omicidio volontario con dolo eventuale, è stata richiesta una pena di 16 anni e mezzo.  Per Marco Pucci, Giuseppe Salerno, Gerald Prigneitz e Cosimo Cafueri, chiamati a rispondere di omicidio colposo con colpa cosciente e omissione dolosa di cautele infortunistiche, l’accusa ha chiesto 13 anni e sei mesi. Una pena di 9 anni è stata chiesta invece per Daniele Moroni, accusato degli stessi capi di imputazione (omicidio colposo con colpa cosciente e omissione dolosa di cautele infortunistiche). Inoltre, la pubblica accusa ha evidenziato come per la difesa nessuno sia colpevole, eccetto Raffaele Salerno, il direttore dello stabilimento di Corso Regina Margherita. L’accusa ha ribadito che ha le sue responsabilità ma non tutta la colpa non e per spiegare il concetto ha rievocato Malaussène, il personaggio dello scrittore Pennac abituato a rivestire gli abiti del capro espiatorio (link).

Thyssen, in aula il film della tragedia (La Stampa, di Alberto Gaino)

Thyssenkrupp, Guariniello: “Questo processo è un vanto per il Paese (Sicurezza e Lavoro, Articolo 21)

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Thyssen, terminata l’arringa dell’avvocato Audisio

TorinoLa Regione Piemonte, gli enti locali e i sindacati hanno chiesto alla Thyssenkrupp risarcimenti per svariati milioni di euro al processo di Torino, ma «dove erano» quando si è trattato di prevenire il disastro che il 6 dicembre 2007 costò la vita a sette operai? Una domanda che l’avvocato Ezio Audisio, difensore di Marco Pucci, Gerald Prigneitz e di Harald Espenhahn, ha rivolto più volte ai giudici della Corte d’Assise. Il legale ha fatto presente che Regione e Provincia parteciparono ai lavori del Comitato tecnico regionale chiudendo i lavori pochi mesi prima della tragedia, senza rilevare anomalie particolari in materia di sicurezza. Audisio ha ricordato che il Comune non mandò nemmeno il proprio rappresentante.

Il penalista ha rievocato un analogo processo per una tragedia sul lavoro, quella del Mulino di Fossano – in provincia di Cuneo – in cui morirono cinque operai, e in quella occasione le istituzioni pubbliche avanzarono pretese decisamente inferiori. Il Comune di Fossano e la Provincia di Cuneo si sono accontentate di un simbolico euro, la Regione ha chiesto che i danni venissero quantificati in sede civile. Al  processo per il rogo alla Thyssenkrupp, invece, la Regione ha chiesto sei milioni, mentre Comune e Provincia di Torino hanno avanzato una richiesta di un milione e mezzo. L’avvocato ha parlato di «sproporzione irragionevole». «La nostra vicenda ha avuto un clamore mediatico diverso rispetto a quella di Fossano. Ma è per il clamore mediatico che la Regione ha chiesto un euro per ogni abitante del Piemonte?».

Poi, Audisio si è soffermato sul comportamento tenuto dai sindacati che hanno svolto la loro parte durante gli incontri al centro dei quali vi era il trasferimento degli impianti dal capoluogo piemontese a Terni. «In quelle occasioni – ha precisato Audisio – non sono mai stati sollevati problemi relativi alla sicurezza. Si è sempre discusso di questioni occupazionali. E allora dove erano i sindacati quando l’azienda, come sostiene l’accusa, cominciò a violare le norme? Le possibilità sono due: o non si sono accorti di nulla oppure, come diciamo noi, quelle violazioni non ci sono state. In ogni caso, i sindacati non possono avanzare seriamente una richiesta di risarcimento».

Fonte: Ansa

 

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Thyssen, la difesa: Espenhahn non sapeva delle carenze nella sicurezza.

Torino - Ad Harald Espenhahn, imputato di omicidio volontario nel processo per il rogo alla Thyssenkrupp, nessuno segnalò l’esistenza di carenze in materia di sicurezza nel corso degli ultimi mesi di attività dello stabilimento. L’ha sostenuto stamani nel riprendere la sua arringa l’avvocato Ezio Audisio, difensore dell’allora amministratore delegato Espenhahn e imputato per omicidio volontario con dolo eventuale. Il legale ha spiegato che non ci furono ispezioni da parte degli organi di vigilanza e che i tre rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza – fra questi anche Antonio Boccuzzi – non fecero nessuna segnalazione. «Se avessero notato qualcosa di anomalo – ha detto Audisio – avrebbero dovuto attivarsi. Lo prevede la legge. Ma non lo hanno fatto. E questo mi porta a pensare che la situazione non fosse così straordinaria». L’avvocato si è soffermato anche sulle competenze dell’amministratore delegato e ha spiegato la distinzione esistente nella norma fra pericolo e rischio di incendio.

 

 

 

 

 

 

 

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Thyssen, è iniziata l’ultima arringa difensiva.

TorinoIl processo per il rogo alla Thyssenkrupp non ha più giudici popolari di riserva in grado di subentrare ai titolari. In apertura dell’udienza odierna – la numero 91 -, il presidente ha comunicato che uno dei giudici popolari è stato sostituito. Qualora vi fossero eventuali nuove defezioni, tutto dovrebbe ripartire da capo. Ad allontare uno scenario sconfortante evitando di pensare al peggio, vi è il fatto che stamani è iniziata l’ultima arringa difensiva. A parlare l’avvocato Ezio Audisio, difensore di Marco Pucci, Gerald Prigneitz e dell’amministratore delegato Harald Espenhahn, quest’ultimo accusato di omicidio volontario con dolo eventuale. I primi due invece sono chiamati a rispondere di omicidio colposo con colpa cosciente e omissione dolosa di cautele infortunistiche. Audisio ha contestato la tesi dell’omicidio doloso definendola «frutto di una suggestione». L’avvocato ha affermato che i pm si basano su una email aziendale dove si dice che un investimento per la sicurezza della linea 5 – dove avvenne l’incendio – , doveva essere rinviato al trasloco dell’impianto “from Turin” a Terni. Ma, secondo la difesa,  tale investimento non riguarda il luogo dell’incidente. Successivamente, Audisio si è soffermato sulla dinamica dell’incendio, evidenziando secondo la sua ricostruzione gli errori commessi dai lavoratori.

 

 

 

 

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