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    Eternit, Demicheli (direttore sanità Piemonte): a Casale malattie da amianto per almeno altri quindici anni

    lunedì 19 luglio 2010

    TorinoA Casale Monferrato i cittadini continueranno ad ammalarsi di tumore, provocato dall’amianto, per almeno altri quindici anni. Lo ha detto oggi a Torino all’udienza del processo Eternit Vittorio Demicheli, direttore della sanità della Regione Piemonte (che si è costituita parte civile nel processo). <<Questo tipo di tumore – ha spiegato Demicheli - è legato a una bassa esposizione e quindi ha una lunghissima latenza. Sono tumori che possono impiegare decenni a svilupparsi, stimo che ci si ammalerà almeno per altri 15 anni da oggi, ma potrebbero essere di più. Questo per la presenza ambientale delle fibre>>. <<Su 250 casi di tumore – ha aggiunto Demicheli - legato all’amianto ogni anno, 50 sono nel casalese>>. In sostanza, un tumore su cinque insorge nella zona di Casale Monferrato, in provincia di Alessandria.

    Nel corso dell’udienza odierna, è stato ascoltato, sempre come teste delle parti civili, il segretario generale della Cgil Piemonte Vincenzo Scudiere. In totale la Cgil rappresenta più di 1600 persone al processo: oltre 1200 lavoratori, di cui più di 900 deceduti, e circa 400 cittadini, di cui più di 350 deceduti. Durante la sua testimonianza, Scudiere ha ricordato le varie iniziative promosse dal sindacato per sensibilizzare la popolazione non solo in termini di informazione ma cercando di mettere a confronto le esperienze di lavoratori di città diverse, anche europee (link).

    Quella di oggi è stata l’ultima udienza prima della pausa estiva.

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    Al processo Eternit i cittadini di Casale Monferrato con il lutto al braccio

    lunedì 12 luglio 2010

    Torino - All’udienza odierna del processo Eternit decine di cittadini di Casale Monferrato si sono presentati con il lutto al braccio per ricordare la signora Luisa Minazzi, loro concittadina, deceduta  la scorsa settimana a causa di un mesotelioma, il tumore provocato dall’amianto.

    Ha deposto il giornalista di Casale Monferrato Giovanni Turino, autore del libro “Eravamo tutti ricchi di sogni”, che ha parlato del difficile ruolo dei sindacati negli anni ’60. Il processo è stato aggiornato a lunedì 19 luglio, ultima udienza prima della pausa estiva.

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    Al processo Eternit la deposizione di Thomas Schmidheiny

    lunedì 5 luglio 2010

    Torino - Udienza importante, quella odierna del processo Eternit in corso di svolgimento a Torino. La testimonianza principale della giornata è stata resa da Thomas Schmidheiny, fratello di Stephan, uno dei due imputati assieme al barone belga Jean Louis de Cartier. Thomas è il rappresentante dalla quarta generazione di imprenditori svizzero tedeschi, proprietari di Eternit ed era responsabile della branca dedicata al cemento dell’azienda di famiglia.

    Sentito come persona informata sui fatti, ha fornito risposte secche e poco circostanziate, lasciando intuire che ai vertici dell’Eternit si conoscesse l’alto tasso nocivo dell’amianto ma non sbilanciandosi mai in questo senso. A detta dell’imprenditore, a suo fratello Stephan il tema stava molto a cuore e lo aveva sviscerato in prima persona in articoli di giornali e persino in un libro.

    Altra deposizione interessante è stata quella di Leo Mittelholser, amministratore delegato dell’Eternit Italia tra il 1984 e il 1986, intervenuto in qualità di teste. Mittelholser ha detto che già dal 1979 era chiaramente nota la pericolosità dell’amianto. Ma anche lui si è fatto parco di dettagli quando gli avvocati gli hanno chiesto di scendere nei particolari.

    Ultimo teste Luigi Antoniani, classe 1928, con l’asbestosi dal 1975, a lungo nel consiglio di fabbrica, che ha ricordato la visita di un azionista belga che prima cacciò alcuni operai dal suo ufficio senza farli parlare e poi fece licenziare in tronco alcune lavoratrici vedendole sedute. Ma le donne erano ancora in attesa di iniziare il proprio turno di lavoro.

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    Eternit: per l’accusa le visite di controllo erano preannunciate

    lunedì 28 giugno 2010

    Torino - Tre testimonianze all’udienza odierna del processo Eternit. Si è iniziato con la toccante deposizione della signora Romana Blasotti, presidente dell’Associazione familiari vittime dell’amianto di Casale Monferrato, che ha ricordato i suoi cinque morti per l’amianto: il marito, la figlia, la sorella, un nipote e una cugina.

    La seconda testimonianza è stata resa da Mauro Patrucco, dipendente Eternit dal ’74 al ’76 e poi licenziato per il diverbio nato con la direzione proprio a causa della presenza eccessiva di polvere d’amianto nello stabilimento di Casale.

    Il pm Raffaele Guariniello ha poi mostrato al presidente della Corte Casalbore due lettere, del ’77 e dell’81, inviate dal geometra Reposo, il direttore dello stabilimento di Casale, ai propri tecnici. Si tratta di una novità di questo processo con cui l’accusa vuole dimostrare che le visite di controllo in azienda erano preannunciate. Non solo. E che prima di questi controlli i vertici dell’azienda impartivano direttive al proprio personale per rendere pulito uno stabilimento che invece di norma era molto polveroso. Guariniello ha parlato delle due lettere durante l’interrogatorio di Ezio Bontempelli, dal ’77 all’inizio dell’86 responsabile del servizio tutela ambiente e sicurezza.

    Il processo è stato aggiornato al 5 luglio.

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    Eternit: a Bagnoli quasi 900 morti tra gli ex lavoratori. Lo Stato in ritardo nei pagamenti dei contributi per le bonifiche

    lunedì 21 giugno 2010

    Torino - Continuano le testimonianze istituzionali al processo Eternit. Oggi è stato il turno del sindaco di Napoli Rosa Russo Iervolino, dell’ex Presidente della Regione Campania Antonio Bassolino, del presidente della Regione Emilia Romagna Vasco Errani e del sindaco di Rubiera Lorena Baccarani, che hanno affrontato i casi dei due stabilimenti della multinazionale dell’amianto siti sui territori di loro competenza, rispettivamente a Bagnoli e Rubiera.

    Il sindaco Iervolino ha esposto i dati delle patologie che hanno colpito 891 degli ex lavoratori Eternit di Bagnoli, ormai deceduti. Un’incidenza superiore rispetto agli altri stabilimenti, visto che i lavoratori erano 2348. “Un’indagine recente dell’ospedale Cardarelli di Napoli dimostra che l’incidenza del cancro al polmone e’ in aumento anche nelle zone accanto a Bagnoli – ha detto la Iervolino - La gente ha paura, vive quasi nel terrore, perche’ studi scientici fanno emergere una latenza di 30 anni. Lo stabilimento e’ stato chiuso nell’86, qualcuno parla di un picco della malattia nel 2011 o nel 2013″. I risultati emersi dalle attività di ricognizione e bonifica sono allarmanti: “Abbiamo trovato amianto fino a 5 metri sotto terra fuori dal perimetro dello stabilimento di Bagnoli. Una misura che è andata ben oltre le previsioni, pensavamo che la contaminazione non andasse oltre i 3 metri”.

    L’ex Presidente Bassolino ha ricordato i 5 milioni di euro impegnati dalla Regione per le persone esposte all’amianto e ha sottolineato gli enormi costi dell’operazione di bonifica, con la conseguente necessità dell’impegno dello Stato, che invece finora ha erogato solo 7,5 milioni di euro sui 75 stanziati.

    Il presidente Errani ha ricordato i costi sostenuti dal sistema sanitario, pari a 20mila euro per ognuno dei 55 pazienti dello stabilimento di Rubiera. La Regione ha anche stanziato 12 milioni di euro per attivita’ di sostegno e incentivi alle aziende per la dismissione di amianto.

    Il processo è stato aggiornato al 28 giugno. Questo il calendario delle prossime testimonianze.

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    Al processo Eternit si parla di Bagnoli. Le testimonianze degli operai

    lunedì 14 giugno 2010

    Torino - Lo stabilimento di Bagnoli (Napoli) è stato al centro dell’attenzione all’udienza odierna al maxiprocesso Eternit. Nella filiale partenopea della multinazionale dell’amianto, attiva a partire dalla fine degli anni Trenta, si sono verificati, secondo i dati raccolti dalla polizia giudiziaria, non meno di 573 casi di operai colpiti da malattie provocata dal contatto con il minerale nocivo; di questi i morti sono ormai piu’ di 430 e il loro numero e’ destinato a salire.

    Hanno testimoniato due ex operai, Bruno Carnevalis e Luigi Falco, entrambi malati di asbestosi. Dalle loro parole è emerso che l’azienda non ha mai fornito molte notizie ai dipendenti: patologie da amianto che venivano scambiate per normali bronchiti, visite in cui i medici minimizzavano, tute da lavoro che dovevano essere lavate a casa dalle mogli, mascherine di protezione che dopo due ore non servivano più a nulla e soprattutto la grande quantità di polvere sprigionata nel corso delle lavorazioni.

    Falco ha ricordato la morte del padre, anche lui lavoratore Eternit, avvenuta nel 1965. “Il capo del personale disse a me e a mia madre che gli dispiaceva ma che se non facevamo confusione mi avrebbero assunto. Entrai nel 1969″.

    (link 1)

    (link 2)

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    Al processo Eternit una testimonianza favorevole agli imputati. La rabbia dei parenti delle vittime

    lunedì 7 giugno 2010

    Torino - Nuova udienza del processo Eternit. Ha testimoniato l’ex dirigente Fabrizio Longone, secondo il quale “c’erano più fibre d’amianto nella strada principale di Reggio Emilia che all’interno dello stabilimento Eternit di Rubiera”. Longone ha detto che l’azienda aveva un ufficio che si occupava di problematiche ambientali, promuovendo campagne di informazione per i dipendenti e attivando «controlli continui».

    Una testimonianza, quella di Longone, accolta con favore dalla difesa dei due imputati, che sostiene la tesi dei forti investimenti fatti dall’azienda negli anni per migliorare le condizioni di lavoro. Il pm Gianfranco Colace invece si è dichiarato non del tutto convinto dalla deposizione, alla luce delle precedenti testimonianze di Longone. Anche i parenti delle vittime non hanno gradito l’atteggiamento del teste.

    Hanno testimoniato anche due segretarie di Eternit Italia, le signore Giuliana e Angela Mondani, al servizio dell’azienda per oltre 30 anni.

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    La nocività dell’amianto era nota dal 1962. Le sedi italiane della Eternit più sporche di quelle tedesche

    lunedì 24 maggio 2010

    Torino - Tredicesima udienza al processo Eternit. La prima testimonianza è stata resa da Francois Iselin, consulente del Caova, un comitato svizzero di aiuto e orientamento alle vittime dell’amianto, con un’esperienza decennale nello studio del minerale killer. Iselin ha detto che la relazione tra l’uso dell’amianto e il cancro era nota fin dal 1962, ma che la Eternit lo ha utilizzato fino agli anni ’90. Il teste ha anche citato una lettera che Stephen Schmidheiny “scrisse ai rappresentanti dell’azienda in Italia in cui dice che si deve controllare la situazione perché c’è un sindacalista che vuole spiegare i rischi dell’amianto ai lavoratori”.

    Ha testimoniato anche Silvano Benitti, ex dirigente della Eternit, che ha rivelato la differenza tra le sedi italiane della multinazionale e quelle tedesche. In particolare, Benitti ha parlato di una “differenza eclatante” in materia di pulizia: nella filiale piemontese, ha spiegato, c’erano “puzza e polvere ovunque”.

    Al termine dell’udienza il presidente Casalbore ha fatto identificare due insegnanti che stavano accompagnando delle classi. Una delle due ha acceso il microfono di un’aula attigua a quella del processo, si è riferita in generale alla giustizia e ha detto ’la legge non è uguale per tutti, almeno in Italia’. Il processo è stato aggiornato al 7 giugno.

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    Eternit: nello stabilimento di Rubiera più di 40 morti, ma per l’azienda era tutto regolare

    lunedì 17 maggio 2010

    Torino - Al maxiprocesso Eternit oggi si è parlato della Icar di Rubiera, la cittadina in provincia di Reggio Emilia dove la multinazionale dell’amianto aveva aperto, nel 1961, una delle filiali italiane. In questa sede gli effetti dell’esposizione al minerale hanno provocato, secondo le stime della procura, gravissime patologie – quasi tutte con esito mortale – a una sessantina di lavoratori e residenti.

    Ha testimoniato Natale Corradini, che ha lavorato alla Icar dal 1970 al 1987. “La gente si ammalava – queste le sue parole – prendeva l’asbestosi e il cancro. E non erano mica pochi. Si dava la colpa al fumare, poi si è capito che forse la causa poteva essere quella lì, quella dell’amianto. Ma dai padroni di informazioni non ne abbiamo mai avute”. Il suo collega Ennio Lusuaghi ha confermato che l’azienda non forniva molte informazioni e che ancora nei primi anni Settanta si trattava l’amianto blu, considerato il più pericoloso.

    Per la prossima udienza, in programma lunedì 24, è stato convocato come testimone il presidente della Regione Emilia Romagna, ente che si è costituito parte civile sin dalla prima fase istruttoria.

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    Al Processo Eternit le testimonianze dei politici. L’ex sindaco di Casale Monferrato cita le pressioni subite

    lunedì 10 maggio 2010

    Torino - Al Processo Eternit è stato il giorno delle testimonianze da parte dei politici. In aula hanno deposto gli ultimi due Presidenti della Regione Piemonte: Roberto Cota, vincitore delle recenti elezioni, e Mercedes Bresso, in carica dal 2005 allo scorso aprile. La loro citazione è stata chiesta dalla Procura perché la Regione (parte civile nel maxi processo) si è occupata della bonifica del territorio di Casale Monferrato e Cavagnolo, dove la multinazionale dell’amianto aveva gli stabilimenti. Cota ha confermato la volontà di procedere con le bonifiche ambientali, la Bresso ha fornito delle cifre.”La Regione aveva cominciato la bonifica nelle legislature precedenti alla mia. Noi ne abbiamo continuato l’azione. Globalmente sono stati spesi 37 milioni su una stima complessiva che è arrivata a circa 60″. I dettagli sono stati esposti da Ugo Cavallera, assessore di lungo corso sin dagli anni Novanta che oggi, nella Giunta Cota, ha la delega all’urbanistica.

    Ha testimoniato anche Riccardo Coppo, sindaco di Casale Monferrato negli anni ’80, che ha ricordato il suo impegno per avvertire l’azienda delle sue preoccupazioni circa i rischi legati all’amianto. Ma la sua lettera ai vertici della Eternit non ha mai avuto risposta. Coppo ha anche citato le pressioni subite nel corso di un incontro chiesto dall’associazione mondiale di produttori dell’asbesto. Nel 1987, Coppo firmò la delibera con cui vietava l’impiego di lastre in amianto nel territorio comunale. Un provvedimento che incontrò molte opposizioni. 

    Tra i testimoni anche la vedova di un ferroviere, in servizio alla stazione cittadina nei primi anni Settanta, morto di mesotelioma: “Arrivavano treni merci carichi di sacchi di amianto. Quando si rompevano, gli addetti (di un’azienda legata all’Eternit – ndr) spazzavano i vagoni con la saggina e la polvere si alzava ovunque”. L’udienza è stata aggiornata al 17 maggio.

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