Morti sul lavoro, sanatoria in vista per i manager?

La denuncia della Fiom-Cgil. Le responsabilità dei manager escluse se l’evento è imputabile ai lavoratori

Roma – L’accusa della Fiom-Cgil è pesante: la proposta di modifica all’art. 10 bis del  Testo Unico sulla sicurezza nei luoghi di lavoro contiene una norma che elimina la responsabilità dei manager in caso di gravi incidenti. La nuova formulazione prevede “che la responsabilità del datore di lavoro sia (…) esclusa se l’evento è imputabile a preposti, medico competente, progettisti, fabbricanti e soprattutto ai lavoratori, per violazione delle norme previste dal Testo unico sulla sicurezza”.

La denuncia, che ha avuto ampio risalto sugli organi di stampa, ha suscitato l’immediata reazione del Ministero, che ne contesta la veridicità. La gravità della questione è lampante: un processo come quello ai vertici della Thyssenkrupp non sarebbe più possibile e anche il suo esito rischia di essere condizionato, se si pensa che nell’ultima udienza la difesa ha cercato di scaricare parte della responsabilità sugli operai.

Un dato è innegabile: i segnali che arrivano negli ultimi tempi sembrano configurare un allentamento della tensione sul tema della sicurezza del lavoro, mentre il numero delle morti continua a essere costante, nel silenzio e nell’indifferenza generale. Noi non ci stiamo e continueremo a informarvi.

Più controlli sui luoghi di lavoro in Toscana

I dati presentati al Forum nazionale sulla salute dei lavoratori. Aumentano anche le violazioni riscontrate

Firenze – Si è tenuto oggi al PalaCongressi di Firenze il Forum nazionale sulla salute dei lavoratori, un incontro organizzato dalla Commissione Salute della Conferenza delle Regioni, dalla Regione Toscana e dal Coordinamento tecnico interregionale della prevenzione nei luoghi di lavoro.

Il Forum è stata l’occasione per fare il punto sui controlli effettuati in Toscana sui luoghi di lavoro, e il bilancio è positivo in termini di lavoro svolto, un po’ meno in termini di irregolarità riscontrate, il dato che ci sta più a cuore. A fronte di 30mila sopralluoghi sono state evidenziate 6.142 violazioni di legge e sono stati effettuati 164 sequestri.

Tutto ciò conferma l’indispensabilità di un sistema di controlli rigoroso e costante. Un dato che speriamo venga confermato anche per il futuro nonostante i segnali non proprio positivi che giungono dalle ultime iniziative del Governo.

La cronaca del Forum

Sale dal 20 al 40% la rendita per i figli naturali di chi è morto sul lavoro

Sale dal 20 al 40% la rendita per i figli naturali di chi è morto sul lavoro. L’ha stabilito la Corte Costituzionale che ha emesso una sentenza in ragione alla questione di legittimità sollevata dal tribunale di Milano che, in sede civile, era chiamato ad esprimersi su una controversia fra l’Inail e una donna, il cui convivente era morto in un incidente sul lavoro.

RomaUna sentenza della Corte Costituzionale riconosce la disparità di trattamento rispetto alla prole nata da una coppia regolarmente sposata. Ma esclude che al convivente “more uxorio” possa spettare lo stesso beneficio percepito dal coniuge.

 

Il figlio naturale di un lavoratore morto in un incidente sul lavoro d’ora innanzi ha diritto non più al 20% ma al 40% della rendita Inail, per l’evidente disparità con i figli legittimi, nati da una coppia regolarmente sposata, i quali possono godere del “plus” di assistenza che spetta al genitore superstite nella misura del 50% della rendita. Lo ha stabilito la Corte Costituzionale che ha dichiarato l’illegittimità parziale dell’art.85 (primo comma, numero due) del Testo unico del 1965 relativo alle norme sull’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali.

La Corte, nella sentenza n. 86 scritta dal giudice Alfio Finocchiaro, ha accolto solo in parte le questioni di legittimità sollevate dal tribunale di Milano che, in sede civile, era chiamato a decidere su una controversia tra l’Inail e una donna il cui convivente era morto in un incidente sul lavoro. La Consulta ha escluso – come invece richiesto dal tribunale – che il convivente “more uxorio” abbia diritto alla stessa rendita percepita dal coniuge del lavoratore deceduto (vale a dire il 50% della retribuzione), ma al contempo ha ampliato i diritti dei figli naturali, altrimenti discriminati rispetto a quelli legittimi.

Nella sentenza la Corte ricorda di aver «ripetutamente posto in evidenza la diversità tra famiglia di fatto e famiglia fondata sul matrimonio, in ragione dei caratteri di stabilità, certezza, reciprocità e corrispettività dei diritti e doveri che nascono soltanto da tale vincolo, individuando le ragioni costituzionali che giustificano un differente trattamento normativo tra i due casi nella circostanza che il rapporto coniugale trova tutela diretta nell’art. 29 della Costituzione». Ecco perché, in materia pensionistica, i giudici costituzionali ribadiscono un principio già sancito nel 2000 secondo cui «la mancata inclusione del convivente “more uxorio” tra i soggetti beneficiari del trattamento pensionistico di reversibilità trova una sua non irragionevole giustificazione nella circostanza che il suddetto trattamento si collega geneticamente ad un preesistente rapporto giuridico che, nel caso considerato, manca».

Ciò premesso, i giudici costituzionali hanno accolto la richiesta del tribunale di Milano che quantomeno al figlio naturale venga concessa una rendita del 40% (anziché del 20%) fino al compimento dei diciotto anni, pari a quella cui hanno diritto gli orfani di entrambi i genitori. La Consulta in questo caso ha riconosciuto una «discriminazione tra figli naturali e figli   legittimi» che si pone in contrasto con gli articoli 3 e 30 della Costituzione. «Infatti mentre la morte del coniuge per infortunio comporta, in presenza di figli legittimi, l’attribuzione della rendita al superstite nella misura del 50% e a ciascuno dei figli nella misura del 20%”, spiega la Corte, «la morte per infortunio di colui che non è  coniugato e ha figli naturali riconosciuti non comporta l’attribuzione al genitore superstite di alcuna rendita per infortunio, mentre i figli hanno diritto solo al 20% di detta rendita».

Fonte: Inail

Nel decreto Sacconi deroghe a principi generali e diritti individuali

L’analisi del giornalista Diego Alhaique sul sito Articolo 21. L’attenzione della Casa della Cultura Enzo Biagi su questo tema resta costante.

Prato – E’ un’analisi pesante quella fatta da Diego Alhaique  sul sito Articolo 21 con riferimento ad alcuni articoli del recente decreto Sacconi, presentato alcuni giorni fa in Consiglio dei Ministri.

La Casa della Cultura Enzo Biagi, da sempre attenta a queste tematiche, non può che continuare a tenere alta l’attenzione su un tema che meriterebbe un’attenzione costante e svincolata da particolari eventi luttuosi, che purtroppo costituiscono la regola e non l’eccezione.

Negli ultimi tempi si è parlato della diminuzione delle morti bianche, ma i valori assoluti del fenomeno (una media di quasi 4 morti al giorno) non sono degni di un paese civile.

Sicurezza sul lavoro, sanzioni penali solo per violazioni gravi

Approvato il decreto legislativo che modifica il Testo Unico del governo Prodi. Le principali norme e le reazioni

Roma – Ha suscitato molte polemiche il via libera dato venerdì dal Consiglio dei ministri al decreto legislativo che corregge e integra le disposizioni del Testo unico sulla sicurezza nei luoghi di lavoro.

Per essere operativo il decreto deve ottenere il parere della Conferenza unificata Stato-Regioni e delle commissioni competenti di Camera e Senato e poi tornare in Consiglio dei ministri per il via libera definitivo. Il ministro Sacconi ha anche detto che il decreto sarà sottoposto a una nuova consultazione con le parti sociali.

La nuova disciplina conferma le sanzioni penali per le violazioni più gravi, come detto dal ministro Sacconi: “L’arresto rimane come unica sanzione nel caso di violazioni non solo sostanziali ma anche significative”.

La notizia ha suscitato molte critiche, da quella dell’ex ministro del Lavoro Damiano a quella del segretario generale della Cgil Epifani, che giudica il provvedimento “un errore grave”. 

In attesa dei prossimi sviluppi, vi proponiamo un’interessante analisi dei risultati conseguiti dal Testo Unico approvato dal precedente governo Prodi ed in vigore dallo scorso 1° maggio.

Incidenti sul lavoro: solidarietà a Patrizia Sicignano che ha perso il fratello.

La “Casa della Cultura Enzo Biagi” esprime la propria solidarietà a Patrizia Sicignano che ha perso il fratello, morto sul lavoro.

PratoLa “Casa della Cultura Enzo Biagi” accoglie l’invito, lanciato da Articolo 21, esprimendo la propria solidarietà pubblica a Patrizia Sicignano che ha perso il fratello, morto sul lavoro. La nostra realtà è sensibile agli incidenti sul lavoro, fin dai nostri primi passi abbiamo deciso di dedicare una finestra a queste terribili situazioni. A Patrizia Sicignano, alla quale abbiamo deciso di scriverle in privato, va tutta la nostra solidarietà, così come a tutti i parenti e familiari che hanno perso un proprio caro in seguito ad un incidente sul lavoro. Ancora una volta il quotidiano on-line (Articolo 21) si conferma una fonte inesauribile di libertà ed esprime il senso vero e profondo di cosa significhi fare il mestiere del cronista.  

Sciopero, domani in piazza i lavoratori per far valere i propri diritti.

RomaDomani, in occasione dello sciopero generale indetto dalla Funzione pubblica e dalla Fiom Cgil, si svolgerà una manifestazione nazionale in Piazza San Giovanni a Roma.  A prendere la parola saranno il segretario generale della Fp-Cgil, Carlo Podda, il segretario generale della Fiom-Cgil, Gianni Rinaldini, delegati delle due categorie, e il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani.

La sicurezza sul lavoro non fa più notizia? Dal 1° gennaio 119 morti e oltre 119mila infortuni. E brutti segnali dal versante politico

Prato – Le emergenze del momento sembrano essere altre (è sufficiente ascoltare qualche telegiornale per rendersene conto), ma l’eloquenza dei numeri ci ricorda che una delle maggiori cause di morte nella nostra società continua a essere il lavoro.

Dal 1° gennaio all’11 febbraio 2009 in Italia ci sono stati 119 morti sul lavoro e 119.118 infortuni. Lo scorso anno, 1.027 morti, 1.027.436 infortuni, 25.685 invalidi. Dal 2001 a oggi 8.000 lavoratori morti con un costo sociale di circa 42 miliardi di euro l’anno!

E se si guarda al resto d’Europa la situazione si fa ancora più sconfortante. L’ultimo rapporto del Censis segnala che l’Italia è il Paese europeo nel quale si muore di più sul lavoro, il doppio rispetto alla Francia e il 30% in più rispetto a Germania e Spagna. L’Italia conta un numero di vittime sul lavoro, in rapporto alla popolazione, pari a 1,62 contro una media europea dello 0,97.

Numeri impressionanti, inaccettabili, da bollettino da guerra. Ma a quanto pare i morti sul lavoro  non fanno più notizia e la tematica della sicurezza sui luoghi di lavoro non merita la considerazione che sulla scia dell’emozione popolare seguita alla tragedia della Thyssenkrupp aveva portato all’approvazione del Testo unico.

Il Comitato Casa della Cultura Enzo Biagi intende tenere costante l’attenzione su questo tema, sia seguendo passo dopo passo l’evoluzione della vicenda processuale relativa al disastro della Thyssenkrupp, sia informando sulle evoluzioni legislative sulla materia. Non siamo giuslavoristi e non abbiamo le risorse materiali per realizzare una banca dati completa, altri siti più competenti del nostro lo stanno già facendo, ma non possiamo ignorare i segnali sinistri che stanno provenendo da più parti in direzione di un alleggerimento delle norme sulla sicurezza.

Questi alcuni dei segnali: pochi giorni fa il ministero del Welfare, all’interno del Documento di programmazione dell’attività di vigilanza, ha previsto per il 2009 138.000 ispezioni nei luoghi di lavoro, il 17% in meno rispetto all’anno scorso.

Negli stessi giorni il Senato ha respinto la proposta di gratuito patrocinio da parte dello Stato per le vittime di incidenti sul lavoro e per le loro famiglie, contenuta in un sub-emendamento al ddl sicurezza.

Il Senato ha anche stabilito lo slittamento a 24 mesi per l’emanazione dei decreti attuativi del decreto legislativo sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. Tutto questo nel decreto “mille proroghe”, approvato ieri e ora passato all’esame della Camera.

La non attuazione dei decreti attuativi previsti dal Testo unico è molto grave, soprattutto in merito a quello che doveva essere il nodo centrale di questo provvedimento, ovvero la valutazione dei rischi. I termini per la presentazione di tali decreti erano in scadenza e il Governo è corso ai ripari inserendo all’interno del decreto-legge 207/08, sul quale il Governo ha posto la questione di fiducia  al Senato, un ulteriore differimento di un anno del termine concernente la valutazione dei rischi dovuti a stress da lavoro. Un rinvio grave e pericoloso a vantaggio delle imprese alle quali viene così garantito per l’arco di un anno intero l’assenza di controlli degli organi ispettivi in tutti i settori di attività, pubblici e privati (soprattutto forze armate, trasporti marittimi, ferroviari e aerei, scuole di ogni ordine e grado).

Poteva andare anche peggio: nello stesso decreto infatti erano presenti due emendamenti, presentati col parere positivo del Governo, finalizzati a eliminare la figura dei Rappresentanti dei lavoratori alla sicurezza nelle aziende al di sotto dei 16 dipendenti. Gli emendamenti non sono passati.

Questi provvedimenti non hanno generato il dibattito che sarebbe doveroso aspettarsi in un paese maturo: la crisi economica, che incide pesantemente su salari e condizioni di lavoro, non può e non deve diventare un alibi per allentare la presa sui controlli e sull’applicazione stessa della legislazione relativa alla sicurezza sul lavoro.

Calano gli infortuni sul lavoro a Prato

Prato – Si è tenuta venerdì scorso a Prato l’ottava Conferenza provinciale sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. L’appuntamento, promosso dalla Provincia e organizzato dalla Fil, ha avuto come tema portante gli infortuni in itinere, quelli che avvengono nel tragitto di spostamento tra casa e lavoro.

I dati sono stati illustrati dal direttore dell’Inail di Prato Sabrina Tartaglia. Il trend è in lieve diminuzione: dai 3.782 infortuni del 2007 si è passati ai 3.713 del 2008, con un aumento per quanto riguarda gli infortuni subiti da lavoratori stranieri (626 contro i 579 dell’anno precedente). A questo proposito spicca però un dato significativo: nessun caso di infortunio riguarda la comunità cinese, cosa che fa riflettere considerati i numeri della comunità cinese presente in città.

Dati importanti anche quelli relativi ai singoli settori economici: gli infortuni avvenuti nel tessile sono il 14,8% del totale, nel 2004 erano il 23,1%. Un dato che si presta a una duplice lettura, positiva da un lato (più attenzione alla prevenzione), negativa dall’altro (calo complessivo degli occupati nel settore). Le stesse considerazioni si possono fare per il comparto dell’edilizia, che passa dai 513 infortuni del 2007 ai 466 del 2008.

Gli infortuni in netto aumento sono quelli derivanti da incidenti stradali, cresciuti del 25% negli ultimi 4 anni: da 525 si è passati a 742. Le fasce orarie più a rischio per questo tipo di incidenti sono quelle tra le 7 e le 8 e tra le 13 e le 14; quasi la metà delle vittime ha meno di 35 anni. In questo caso l’incremento non è dovuto alla maggiore presenza di stranieri sul territorio, dato che ha fatto registrare un’oscillazione minima tra il 2004 e il 2008, né al settore trasporti, la cui incidenza sul totale degli infortuni è stabile attorno al 9%.

Toscana: aumentano le morti bianche nei primi nove mesi del 2008

Firenze – Nei premi nove mesi del 2008 in Toscana si sono registrati sei incidenti mortali sul lavoro in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (59 casi contro 53 nel 2007). Ribaltato così il trend in calo tra il 2006 e il 2007, quando si era passati da 99 a 68 decessi. Questi i dati più significativi del rapporto regionale INAIL Toscana 2007, presentato presso Villa Tornabuoni Lemmi, a Firenze.

In totale le denunce di infortunio nel 2007 registrano un aumento di 232 casi (0,3%) rispetto al 2006. Mentre rimane stazionaria la situazione nell’industria (65.218 denunce), l’agricoltura presenta un trend in diminuzione (-4,1%). In questo settore in particolare sono stati denunciati 4.690 infortuni. In aumento, invece, gli incidenti occorsi ai lavoratori stranieri, che nel triennio 2005/2007 si attestano su una percentuale del 14,4% sul totale.

Dall’analisi dei dati si rileva che, a livello territoriale, gli indici di frequenza più alti riguardano la provincia di Massa e Carrara (47,56%), mentre le frequenze più basse riguardano le province di Firenze (27,31%) e Prato (27,98%), che si mantengono sotto la media nazionale.

Tra i lavoratori dei diversi comparti, il maggior numero di infortuni ha riguardato i dipendenti di aziende artigiane. Le attività più rischiose rimangono quelle relative all’estrazione dei minerali, attività caratteristica della provincia di Massa e Carrara (per la presenza di diverse cave di marmo).

Fonte: INAIL