Ambiente Svenduto, niente patteggiamento per l’ex Riva Fire. Processo resta a Taranto

Taranto – Torna in aula il processo ‘Ambiente Svenduto’ sul presunto disastro ambientale causato dall’Ilva di Taranto sotto la gestione del gruppo Riva. Nell’udienza odierna è stato stabilito che la società ‘Partecipazioni industriali spa’ (la ex Riva FIRE) non potrà più accedere alla procedura del patteggiamento.

La Corte d’Assise ha rigettato l’istanza presentata dall’avv. Massimo Lauro per conto di Partecipazioni industriali, che aveva chiesto lo stralcio della posizione della società in attesa di perfezionare l’istanza di patteggiamento, slittata il mese scorso a causa dal mancato rientro in Italia dei capitali sequestrati alla famiglia Riva nel 2013. La somma in questione, di circa 1,3 miliardi, è depositata in Svizzera nella banca Ubs e controllata da otto trust domiciliati nel paradiso fiscale dell’isola britannica di Jersey. Il patteggiamento, quindi, non potrà essere più presentato in quanto oggi è formalmente iniziato il dibattimento del processo.

La Corte d’assise di Taranto ha invece stralciato la posizione di ‘Ilva spa’ e di ‘Riva Forni Elettrici’: le due società avevano chiesto di patteggiare la pena e la richiesta presentata a gennaio dovrà essere valutata da un’altra sezione della Corte d’assise, che dovrà valutarne, tra l’altro, sia la congruità che l’eventuale ratifica.

La Corte d’assise ha inoltre provveduto a rigettare tutte le eccezioni sollevate dalla difesa, a partire da quella che prevedeva la richiesta di spostare il processo a Potenza (in quanto, secondo i legali della difesa, anche i magistrati tarantini sarebbero parti lese o danneggiate).

Il processo riprenderà mercoledì 8 marzo.

‘Ambiente Svenduto’, nuovo rinvio: si torna in aula l’1 marzo

Taranto – Nuovo rinvio per il processo ‘Ambiente svenduto‘ sul presunto disastro ambientale causato dall’Ilva: la prossima udienza si svolgerà l’1 marzo. Questo perché la Corte d’Assise ha accolto l’istanza di rinvio presentata dall’avvocato Massimo Lauro, nuovo legale della società ‘Partecipazioni industriali spa’ (ex Riva FIRE), finalizzata alla definizione del patteggiamento. Alla richiesta avanzata dall’avv. Lauro si erano opposte le parti civili.

Il curatore speciale della società, Carlo Bianco, nominato nei giorni scorsi dal Tribunale di Milano, aveva sollecitato un ulteriore rinvio per studiare il dossier e chiudere con la procura di Taranto l’accordo per l’applicazione della pena, che dovrebbe tradursi nella confisca di 1,3 miliardi di euro bloccati in Svizzera da destinare alla decontaminazione e all’adeguamento alle norme ambientali del Siderurgico in forza di un emendamento inserito dal governo nella Legge di stabilità.

Protestano intanto gli ambientalisti: “tra un rinvio e l’altro il processo stenta a decollare e rischia di morire con la prescrizione prima ancora di partire – commenta Angelo Bonelli dei Verdi – siamo preoccupati dai patteggiamenti. Con l’accordo coi Riva, un miliardo e 300 milioni anziché risarcire la città andranno alla fabbrica e il principio ‘chi inquina paga’ non verrà applicato”.

‘Ambiente Svenduto’, si va verso il patteggiamento. Rinvio al 17 gennaio

Taranto – Accordo doveva essere. E l’accordo, alla fine, c’è. Il maxi-processo Ambiente Svenduto, sul presunto disastro ambientale prodotto dall’Ilva, ha vissuto questa mattina un momento decisivo.

La prima novità dell’udienza odierna è stata la notizia dell’entrata in amministrazione straordinaria della Riva FIRE (in liquidazione dal febbraio 2015) che ha anche cambiato denominazione: da oggi infatti si chiamerà ‘Partecipazioni industriali spa’. I commissari straordinari nominati dal MiSE sono gli stessi dell’Ilva: Piero Gnudi, Alfredo Laghi e Corrado Carrubba. Gli avvocati della Riva FIRE, Annicchiarico e Loiacono, hanno poi rinunciato al loro mandato, al cui posto la società ha nominato l’avv. Massimo Lauro di Roma, che ha chiesto e ottenuto un termine a difesa.

Durante l’udienza è intervenuto anche il procuratore di Taranto, Carlo Maria Capristo, chiedendo che venisse deciso un termine congruo di rinvio in quanto è in corso la trattativa per il patteggiamento della oramai ex Riva FIRE, confermata dal legale Lauro che ha ottenuto il consenso del MiSE stesso. Il rinvio, inoltre, è stato deciso per consentire ai nuovi legali di studiare a fondo la mole di carte e documenti riguardante il processo in corso.

L’accordo, lo ricordiamo, prevede la rinuncia da parte della famiglia Riva dei 1,2 miliardi di euro attualmente bloccati in Svizzera e confiscati al gruppo dalla procura di Milano, da destinare all’ambientalizzazione dello stabilimento tarantino, come hanno previsto i giudici milanesi e i vari decreti approvati nel corso degli anni per il salvataggio dell’Ilva (ultimo l’emendamento approvato alla legge di Bilancio 2016).

Come previsto, sempre nell’udienza odierna la società Ilva e la Riva forni elettrici, hanno depositato l’istanza con richiesta di patteggiamento su cui hanno trattato con la Procura di Taranto. L’intesa per la società Ilva prevede 3 milioni di euro a titolo di sanzione pecuniaria, 8 mesi di commissariamento giudiziale e 241 milioni di euro di confisca quale profitto del reato. A due milioni di euro invece, dovrebbe ammontare la sanzione pecuniaria per Riva Forni Elettrici.

La corte adesso dovrà valutare se accettare o meno le richieste di patteggiamento (diventando però incompatibile con il prosieguo del processo, che continuerebbe poi con una nuova Corte d’Assise) oppure lasciare che il presidente del tribunale possa decidere di nominare nuovi magistrati.

Infine, nell’udienza del prossimo 17 gennaio, la Corte d’Assise presieduta dal giudice Michele Petrangelo dovrebbe finalmente esprimersi in via definitiva sulle eccezioni sollevate nelle precedenti udienze dai legali della difesa delle società e di vari imputati, circa la necessità di spostare il processo al tribunale di Potenza.

‘Ambiente Svenduto’, nuovi capi d’imputazione alle tre società

Taranto – Nuova puntata del processo ‘Ambiente Svenduto‘ sul presunto disastro ambientale causato dall’Ilva nell’udienza di quest’oggi davanti alla Corte d’Assise di Taranto. il pool di magistrati che ha coordinato le indagini e fanno parte dell’accusa, ha infatti modificato il capo d’imputazione contestato alle tre società imputate Ilva, Riva Fire e Riva Forni Elettrici, che rispondono ai sensi della legge 231 che disciplina la responsabilità amministrativa delle imprese. Il processo è stato aggiornato al 6 dicembre prossimo.

I pm quest’oggi hanno meglio descritto le condotte delle tre società, sostenendo che la Riva Fire esercitava un’attività di controllo sull’Ilva attraverso il contratto di servizio esistente tra Riva Fire e la stessa Ilva, e il contratto con la tesoreria centralizzata. Circostanza che, secondo i magistrati, aveva determinato “un’attività di gestione di Riva Fire nei confronti di Ilva“. Sono state anche modificate e attualizzate le date del presunto compimento dei reati, riportate all’entrata in vigore della legge 231, ed è stato modificato anche il capo d’imputazione inerente il danneggiamento degli immobili con un’aggiunta all’elenco dei cittadini che lamentavano danni alle proprie abitazioni. L’iniziativa dei pm determinerà ora la notifica dei nuovi capi d’imputazione integrati e modificati. Gli imputati potranno decidere eventualmente di ricorrere a riti alternativi.

Alla luce delle novità scaturite dall’udienza di ieri, il maxi-processo potrebbe addirittura sdoppiarsi.

‘Ambiente Svenduto’, penalisti attaccano i magistrati

Taranto – Una polemica tira l’altra. Anche l’Unione delle Camere penali interviene sul caso riguardante il processo «Ambiente svenduto», chiamato a far luce sul presunto disastro ambientale provocato dall’attività dello stabilimento Ilva.

La Giunta che rappresenta i penalisti italiani esprime la propria solidarietà nei confronti dei colleghi del collegio difensivo che, nel corso del processo Ilva, hanno subito un «durissimo ed inammissibile attacco, prima dalla sezione cittadina di Anm, e poi addirittura dalla sezione distrettuale leccese». L’Unione delle Camere penali parla senza mezzi termini di una «grave e inammissibile interferenza sullo svolgimento di quel delicatissimo processo» compiuta dal sindacato delle toghe.

“Non è stato diffuso alcun dato sensibile riguardante le persone dei magistrati tarantini. Gli indirizzi abitativi non rientrano nell’elenco normativo dei dati sensibili, come ogni magistrato dovrebbe ben sapere. Meno che mai i dati anagrafici, da noi desunti da documenti ufficiali del ministero di giustizia“. A sottolinearlo in una nota è l’avv. Pasquale Annicchiarico, difensore di Nicola Riva, Riva FIRE e Riva Forni elettrici, che replica così al comunicato diffuso ieri dal giudice Martino Rosati, presidente della sottosezione di Taranto dell’Anm (Associazione nazionale magistrati), che ha fortemente stigmatizzato la scelta del legale di rendere “pubblicamente noti gli indirizzi delle abitazioni di vari magistrati in servizio presso gli uffici giudiziari tarantini” davanti alla Corte d’Assise di Taranto.

Taranto, l’Anm attacca l’avvocato dei Riva: “Ha reso pubblici dati sensibili sui magistrati”

Taranto – La sottosezione di Taranto dell’Anm (Associazione nazionale magistrati), attraverso il suo presidente Martino Rosati, contesta la scelta dell’avvocato Pasquale Annicchiarico, difensore di Nicola Riva, Riva Fire e Riva Forni elettrici, di rendere “pubblicamente noti gli indirizzi delle abitazioni di vari magistrati in servizio presso gli uffici giudiziari tarantini” davanti alla Corte d’assise di Taranto nel maxiprocesso ‘Ambiente svenduto’ sul presunto disastro ambientale causato dall’Ilva.

Nell’udienza di ieri il legale ha portato in aula alcuni cartelloni con una legenda che indica i luoghi di residenza delle parti civili ammesse, che lamentano un danno da esposizione, e di alcuni magistrati, per dimostrare che in alcuni casi abitano a poche decine di metri gli uni dagli altri e sarebbero sa considerare anch’essi parti danneggiate.

‘Ambiente Svenduto’, la difesa spinge per Potenza. Si torna in aula il 26

Taranto – Ripreso il processo ‘Ambiente Svenduto’, proseguito con l’ascolto delle nuove eccezioni presentate dagli avvocati difensori. Che hanno ripreso da dove avevano lasciato mercoledì scorso: ovvero nel richiedere lo spostamento del processo a Potenza.

L’assunto di base è sempre lo stesso: tutte le persone residenti a Taranto, e quindi anche i pubblici ministeri che rappresentano l’accusa e i giudici popolari che devono emettere sentenza, sono da ritenere persone offese e danneggiate dai reati contestati nel processo all’Ilva, perché hanno respirato e respirano tutt’oggi la stessa aria e vivono nello stesso ambiente: per questi motivi il processo deve essere svolto altrove e trasferito a Potenza, competente a decidere per i magistrati del distretto della Corte d’Appello di Lecce.

L’avvocato Pasquale Annicchiarico, difensore di Nicola Riva, Riva FIRE e Riva Forni Elettrici, si è presentato in aula con una mappa di Taranto: evidenziate nella mappa, le abitazioni dei giudici. Cioè, persone che vivono in un territorio chiaramente al centro della vicenda e che, secondo la difesa dei Riva, sono in qualche modo influenzabili da ciò.

 

Ambiente Svenduto, il processo rischia un altro stop

Taranto – È stato aggiornato a mercoledì 12 ottobre il processo per il presunto disastro ambientale causato dall’Ilva. In quella sede proseguiranno le eccezioni preliminari – dopo le richieste di trasferire il processo a Potenza e di annullare il decreto che dispone il giudizio relativo al replay dell’udienza preliminare – con gli interventi degli avvocati Pasquale Annicchiarico e Giandomenico Caiazza per conto delle società Riva Fire e Riva Forni elettrici e per alcuni imputati. Nel corso dell’udienza odierna, l’avvocato Nicola Marseglia, difensore di Fabio Riva, ha chiesto la nullità dell’ordinanza del Gup De Simone del 5 febbraio scorso, in quanto ritenuta «lesiva dei diritti di difesa dell’imputato», che non sarebbe stato messo nelle condizioni di esercitare alcuni diritti difensivi tra cui dichiarazioni spontanee e richiesta di riti alternativi.

A seguire l’avvocato Luca Perrone, co-difensore di Fabio Riva, ha sostenuto l’inutilizzabilità soggettiva delle perizie epidemiologica e chimica, alla base del sequestro degli impianti Ilva di luglio 2012, nei confronti dello stesso ex vicepresidente di Riva Fire, perché l’imputato – ha detto il legale – non ha «mai partecipato, né personalmente né per mezzo del proprio difensore, all’assunzione delle prove acquisite con l’incidente probatorio, negando inoltre il consenso all’acquisizione di una serie di atti nel fascicolo per il dibattimento».

Altre eccezioni preliminari del collegio difensivo presentate oggi, hanno riguardato alcuni legali che si sono associati alla richiesta avanzata ieri dall’avv. Francesco Centonze – che assiste due capi area del siderurgico – di trasferire il processo a Potenza sul presupposto che anche i magistrati residenti a Taranto sono potenziali parti lese in relazione al danno ambientale e sanitario.

E’ ripartito il processo Ambiente Svenduto

Taranto – Ripreso a Taranto in Corte d’Assise il processo ‘Ambiente Svenduto’ che riguarda il reato di disastro ambientale dell’Ilva.

Il collegio di difesa ha presentato altre eccezioni preliminari, sollevando anche questione di nullità in merito alla seconda udienza preliminare che si è tenuta dopo l’annullamento delle tre udienze iniziali del primo processo per un vizio procedurale. Tra gli altri, come riferisce l’Ansa, hanno preso la parola l’avv. Raffaele Della Valle in difesa di Franco Perli, uno dei legali della vecchia Ilva, e l’avv. Nicola Marseglia per conto di Fabio Riva, ex vice presidente di Riva Fire. Nel suo intervento Marseglia ha tra l’altro paragonato il processo in corso a Taranto a quello di Norimberga.

La Corte d’Assise ha ammesso la Fiom come parte civile nel processo, rigettando la tesi delle difese degli imputati che non la ritenevano legittimata a farlo.

‘Ambiente Svenduto’, ancora un rinvio. Si riprende il 4 ottobre

Taranto – Ancora un rinvio, l’ennesimo di una lunga serie. È stato infatti aggiornato al prossimo 4 ottobre prossimo il processo ‘Ambiente Svenduto‘ sul presunto disastro ambientale causato dall’Ilva. Quel giorno, si spera, la Corte d’Assise presieduta dal giudice Michele Petrangelo dovrebbe finalmente sciogliere la riserva sulle eccezioni che riguardano sia i responsabili civili Riva Fire e Riva Forni elettrici, che sulle costituzioni di parte civile presentate nell’udienza preliminare e durante il processo. Sono state annullate, pertanto, le altre due udienze che erano state programmate per il 26 e il 27 settembre.

L’impasse è dovuta alla tantissime parti civili costituitesi nel corso delle varie fasi del processo, e che continuano a presentarsi ad ogni udienza, sulle quali i legali degli imputati sollevano puntualmente decine di eccezioni.